Archive for dicembre 2004

Time-out

dicembre 23, 2004

Restituiscimi il tempo che ho perduto ad aspettarti. Non voglio altro, nemmeno una parola di scusa, non mi occorre. Ma ridammi il mio tempo, è un anno esatto.

E tu sapevi benissimo, fin dall’inizio, che avrei aspettavo inutilmente.Hai un debito di un anno. Ricordati. Te ne accorgerai il giorno in cui qualcosa a cui tieni finirà troppo presto.

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Quando c’è la salute c’è tutto (per tacer dell’umorismo)

dicembre 22, 2004

Per prima cosa mi ha chiesto l’età, con lo stesso stile con cui avrebbe detto patente e libretto. Ho detto: sono trentasette, ma non vorrei sembrare esosa.

Non ha riso.

Nel corso della conversazione ha fatto un punto d’onore del fatto di avere hobby. Il tuo qual è?, mi ha chiesto.

Con sussiego gli ho raccontato che mi ero iscritta a un corso per corrispondenza di ombre cinesi.

Non ha riso nemmeno la seconda volta.

Andando a cena voleva parlarmi di cibi salutari e di abbinamenti alimentari nocivi.

Giuro di aver esaurito il repertorio. Mi sono sentita quasi in colpa a mangiare fritturine a iosa, per quanto avessi un sorriso ebete che non tradiva nulla.

Il prossimo che mi chiede perché non sono fidanzata si becca una capocciata nel sottomento.

Gli occhiali d'oro

dicembre 22, 2004

La tua immagine sbiadisce, un poco per volta. Dapprima i contorni, che si fanno più sottili, poi i colori. Per ultime perderò le espressioni, per quelle occorrerà più tempo.

Stai diventando sempre più piccolo, l’altra mattina entravi giusto giusto nel cassetto del comò. Tra qualche tempo sarei nel barattolo del caffè e poi in quella scatola di svedesi appoggiata sul tavolino.

Una mattina troverò un capello, un granello di polvere.

Basterà un soffio.

Devo decidermi a mettere gli occhiali da presbite.

Il Grande Seduttore, prima

dicembre 21, 2004

Non sopporto il Grande Seduttore.

Ha l’understatement di chi ha tutto e una sotterranea inquietudine per il timore che la sua collezione possa restare incompleta.

Scienza vs Stronzaggine

dicembre 14, 2004

Sono stata a questa grande maratona Telethon. Finalmente ricercatori e scienziati di tutto il mondo si sono uniti e hanno dichiarato che la stronzaggine è una malattia genetica.

Da tempo negli ambiti scientifici si indagava circa una possibile eziologia virale e dunque le risorse erano state prevalentemente indirizzate alla formulazione di un vaccino da somministrare in utero e poi in dosi sempre più elevate nell’arco dei successivi quindici anni. Oggi si è concordi nell’affermare che esiste un gene responsabile e che probabilmente il difetto può individuarsi nella mancata trasmissione di glicoproteine tra il cervello e il cuore.

I dati statistici ci parlano di un’incidenza elevata e diffusa a tutti gli strati della popolazione, senza alcun legame con il sesso o la base razziale. Assolutamente nullo l’impatto dell’alimentazione.

Purtroppo siamo ancora molto lontani dal prevedere cure risolutive e si può solo pensare di rivolgere la ricerca allo studio di farmaci che ne riducano la sintomatologia.

Qualche rara e isolata voce si leva dal coro e suggerisce un approccio sistemico alla malattia, che in alcuni casi si mantiene latente per molti anni, sviluppandosi lentamente come sindrome, spesso dagli esiti fatali e irreversibili.

Dagli esperimenti condotti in laboratorio su casi particolarmente aggressivi si è definito un protocollo sanitario sperimentale, che consiste nella somministrazione periodica e reiterata di un composto a base di vitamina B,  antiossidanti, inibitori di testosterone e  prostaglandine e attivatori  di endorfine.

Molto utile risulta anche un trattamento d’urto, che consiste nel praticare attività di “mirroring” nei confronti del paziente. Contrariamente a quanto si era affermato negli anni precedenti, ossia l’individuazione di una terapia basata su una certa  tolleranza nei confronti delle manifestazioni, nonché  l’esposizione continuativa del soggetto sofferente a irradiazioni positive, oggi si ritiene unanimemente che la malattia possa essere affrontata e contenuta solo facendo ricorso a terapie dolorose atte a riprodurre nel paziente, in dosi massicce, gli stessi sintomi che manifesta all’esterno.

A breve saranno disponibili presso farmacie e ASL anche kit gratuiti per  screening e  diagnosi precoci.

 

Per contribuire alla ricerca potete inviare fondi al c/c 10635.14 istituito presso MPS, ABI3045, CAB5643, intestato a:

“Telethon – La stronzaggine può colpire anche te. Uniti per sconfiggerla.”

Le voci di dentro

dicembre 14, 2004

La  verità era uno specchio che cadendo  dal cielo si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e, vedendo riflessa la propria immagine, credette di possedere l’intera verità. (Mevlana Rumi)

Ognuno ha il suo piccolo demone, che lo possiede e lo abita.

Ne ho visti abitati dalla lussuria, dalla smania dell’azzardo e dal piacere della sfida.

Ne ho visti posseduti dall’arroganza, dall’avarizia e dal desiderio di vendetta.

Il demonietto non dorme mai, tutt’al più si assopisce. Quando è sveglio si specchia compiaciuto e ridacchia..

Quale demone ospitate dentro di voi? Perché? Cosa nasconde o rivela? E come sfrattarlo?

Cri de coeur

dicembre 13, 2004

Il dolore si muove lungo cavi invisibili, interrati in profondità. Corre veloce come l’elettricità.

Fulmineo.

Ciò che tu non provi o non vuoi ammettere io lo sento come qualcosa che mi riguarda in prima persona. Mi sento invasa e non so schermarmi. Come se un demone prendesse forma e vita propria e venisse ad abitare dentro di me.

Io che so dare i nomi alle cose.

Io che ospito la tua vita.

Trattativa con Babbo Natale

dicembre 13, 2004

Quello stronzo di Babbo Natale mi ha detto: chiedi, chiedi pure. Chiedi senza ritegno. Tanto non costa nulla. E’ avere che impegna.

Appunto. Questa è la ragione per cui non mi sognerei mai di chiedere ciò che non riuscirei a tollerare. Ma il fatto che me lo abbia detto con quell’arroganza, come se fossi una pivellina, mi ha fatto arrabbiare davvero molto.

Mi pare un abuso in atti di ufficio.

Regali di Natale

dicembre 13, 2004

Stamattina sei romantico. Mi hai svegliato con una mitraglia di mille baci a ripetizione nell’orecchio sinistro. Ti ho detto che devo uscire, in tutta fretta, devo dedicarmi ai regali di Natale.

Tu cosa vuoi? Una cravatta double-face, calzini in lattice per i giorni di pioggia o ti faccio una sorpresa?

Mi hai guardato con quella tenerezza libidinosa che conosco bene. Poi mi hai detto: per me prendi un cuore più grande dove metterti.

Forse avrei dovuto avvisarti che prendo tutto alla lettera, ma eri così carino mentre me lo chiedevi.

Ho pensato all’espressione del tuo viso quando scarterai il tuo pacchetto, la notte del 24.

Vabbè, col tempo te ne accorgerai, perché toglierti il gusto della scoperta?.

All’espianto ci penso io.

Tu  mi bacerai sotto il vischio?

Quando passeggio, in tasca ho un amuleto

dicembre 4, 2004

 

Lo sai? Per un momento ho creduto di avere una malattia grave e non diagnosticabile. Ne ero certa. come se alcune parti del corpo si fossero dissociate del resto e agissero indipendentemente.

Su un libro di psichiatria avevo letto di disturbi di somatizzazione e alterazioni delle percezioni corporee, ma non mi sembrava che spiegassero il mio caso.

per esempio il pollice, che continuava a comporre il tuo numero di telefono sulla tastiera, pur sapendo che non volevi più sentirmi né vedermi. O i fianchi, che senza la tua stretta mi sembravano assottigliarsi ogni giorno di più. Temevo sarebbero scomparsi e che il mio corpo sarebbe rimasto drammaticamente segato in due parti, un sopra e un sotto privi di dignità propria.

E’ durata tanto. Ho provato a curarmi con ogni sorta di ricetta miracolosa, ma i sintomi non facevano che acuirsi.

Adesso non so se sia passata. Cerco di non pensarci, ma nei giorni in cui qualcuno per strada pronuncia il tuo nome mi prende una lieve vertigine.

Una volta ho incontrato tua moglie. Era frettolosa. Volevo fermarla per chiederle tue notizie, fingendo di essere una collega, una vecchia amica, per sapere qualcosa di te, se almeno tu stessi bene. Poi mi sono accorta che anche lei sembrava divisa in due e mi sono chiesta quanto l’infelicità possa essere contagiosa.