Enrique, il Caso

Se quel giorno Enrique non avesse avuto un’intuizione mentre percorreva la linea metropolitana da Atocha a Mostoles  e fosse tornato ostinatamente a casa, magari in taxi, probabilmente sarei qui a scrivere di lui in un altro modo. O forse la storia sarebbe partita da un altro giorno, magari quello seguente, ma allora avrebbe preso una piega del tutto differente. Oppure no, sarebbe arrivata poi allo stesso punto in cui è adesso, ma seguendo un  percorso alternativo, con nodi cruciali e bivii situati in altri punti.

In fondo non possiamo saperlo e ci accontentiamo di questa versione dei fatti.

Sappiamo però che quella sera il treno partì da Atocha alla solita ora e che alla solita ora, le 19.00, Enrique detto Chique, vi salì come ogni sera, per tornare dal lavoro nel panificio industriale da cui dipendeva.

Sappiamo anche che nel pomeriggio dello stesso giorno, al centro di Madrid, precisamente alla calle Malasaňa n. 24,  si erano verificati una serie di eventi che avrebbero contribuito alla formazione della storia, così come si è svolta esattamente.

Ma torniamo a Chique. La sua sfortuna inizia nel momento esatto della sua nascita.

E’ la mezzanotte di un 26 dicembre di 37 anni prima. In ospedale il personale è ridotto al minimo, a causa delle vacanza natalizie. Mentre la sua mamma cerca di darlo alla luce, bel maschietto di tre chili e ottocento, nella saletta accanto sta nascendo il primo pargolo del ministro dell’economia. Le rare ostetriche e infermiere sono combattute. Il parto della moglie del ministro è molto più facile, in fondo la si potrebbe lasciare da sola a vivere i suoi ultimi momenti di doglie, mentre la mamma di Chique ha davvero bisogno di aiuto, il bacino è stretto e la spalla del figlio non passa. Ma tant’è, la moglie del ministro ha bisogno di tutto lo stuolo di personale medico e paramedico al seguito, così l’ostetrica va e viene dalle sale parto. In extremis, per evitare un cesareo di urgenza alla mamma di Chique, pratica un ‘operazione routinaria e che in genere è priva di conseguenza per il pupo: rottura della clavicola, in modo che la spalla cada e il bambino possa finalmente vedere la luce.

La clavicola di un neonato è un ossicino delicato e friabile, basta un clic col dito pollice. Non c’è bisogno di ingessare, basta solo che la mamma e chi si occuperà delle prime cure del bebè lo sappiano e adottino delle semplici accortezze nella vestizione del pupo per circa una settimana, evitando di sollevarlo bruscamente dalla culletta, ad esempio, o di tirarlo per il braccino.A mezzanotte meno due minuti si sentono due bambini gridare allo stesso tempo, e da qui iniziano due destini che seguiranno due diversi percorsi di tragicità.

Il figlio del ministro morirà venticinque anni dopo, in pieno boom economico spagnolo, per overdose. La droga in Spagna fa davvero il boom. Anzi, boom boom.

Ma al momento è vivo e vegeto, 3 chili 840 grammi. Nell’euforia del momento l’ostetrica dimentica di informare la mamma di Chique e di scrivere in cartella clinica la faccenda della clavicola.

E Chique cresce con un braccio offeso, il destro purtroppo, e benché dichiari che la cosa in fondo non ha mai costituito un vero problema, sappiamo che invece lo condizionerà moltissimo e determinerà una serie di scelte importanti, nonché la formazione del suo cattivo carattere, permanentemente in bilico tra la rabbia, la dipendenza affettiva e una certa amarezza di fondo.

Eppure, quel giorno, a prescindere dal cattivo carattere e dalle reiterate sfortune, un sesto senso disse a Chique di non tornare a Mostoles, ma di fermarsi in calle Malasaňa n.24, per terminare una lunga discussione con la sua compagna. Litigarono molto, poi si riconciliarono.

E passarono la notte insieme. Come non accadeva da tanto.

Tanto che al mattino non sentirono il suono della sveglia e uscirono in tutta fretta alle 9 passate, cercando di recuperare in auto il terribile ritardo accumulato.

Quella mattina Chique e Valeria arrivarono al lavoro terribilmente in ritardo. La città era congestionata e loro non ne capivano la ragione. Si dissero che nonostante tutto la metro era una benedizione e che l’auto era meglio dimenticarsela in garage.

Valeria è mia sorella. Ogni mattina, da oltre cinque anni, esattamente a quell’ora, si trova in metro alla stazione di Atocha. Ogni singola mattina. Tranne una.

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11 Risposte to “Enrique, il Caso”

  1. utente anonimo Says:

    quel “valeria è mia sorella” dà un ulteriore scossone al racconto, che già era divenuto così intenso riga dopo riga, ma che intuizione ebbe enrique? è tuttto vero o la verità è finzione e la finzione verità?

  2. utente anonimo Says:

    ero (sono) io
    ciao flounder

  3. hladik Says:

    sì insomma io volevo dire :–)

  4. Flounder Says:

    i singoli fatti sono tutti veri, compresa la sorella. per il fatto dell’intuizione, qui si entra nel privato e mi astengo dal riferire.

  5. 7soci Says:

    ce l’ho fatta da pivello quale sono
    ho trovato il giusto tono
    per provare ancora un giro
    l’ho già scritto con la biro
    su tre lati di un foglietto
    stropicciato lungo e stretto
    ma però non son convinto
    e così poi l’ho dipinto
    su un’altare della chiesa
    era tutto un’altra resa
    sotto una luce fatta a stella
    ho ritratto te marcella

    socio2

  6. Flounder Says:

    ebbene no, caro socio2.
    in ogni caso mi sarebbe piaciuto più arsella…
    ma la tua signora ancora ti ha lasciato solo solo in giro per blog?

  7. 7soci Says:

    si così ho approfittato per farmi un blog sempre in società ma distinto
    non duraminga
    ma insomma perchè non scivi il tuonome li affianco te lo chiedono pure quelli di splinder così non mi devo scervellare approfitto per scartarne uno che non mi piace
    notte gabriella

  8. verdad Says:

    hai le note del mai nelle mani bambina. 11.marzo …la cabala percorre ancora la tua bella fronte. The gift.

  9. nikink Says:

    La Storia, le storie…

    Grazie per la narrazione. Vita vissuta, d’accordo, ma bisogna saperla sceneggiare, e tu hai talento.

  10. verdad Says:

    flo : vai a leggerti caterpillar.splinder.com post dell’11.03.2005

  11. Flounder Says:

    l’ho letto. mi ha colpito la coincidenza, del resto inevitabile

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