Ho una certa tenerezza per i postini. Sono figure miti, custodi di qualcosa che non esiste più. In passato i  nostri contatti erano molto frequenti, quasi quotidiani. Ora si sono diradati.  

Quando ero ancora ragazza il nostro postino era un uomo sui cinquant’anni. Riconosceva le grafie e citofonava preannunciandoci la posta: signora, una lettera da vostra figlia, diceva a mia madre. Signorina, un’altra lettera del vostro fidanzato, diceva a me. E dai francobolli conosceva la geografia dei nostri affetti.

Poi c’era la postina dei telegrammi, che seguono un percorso differente. A quell’epoca ne avevo ricevuti davvero pochi, tutti portatori di buone novelle. Una volta una borsa di studio, una volta una convocazione di lavoro. Una terza volta un laconico comunicato di mia sorella, da Mosca, che in pieno golpe e dopo aver fatto perdere le sue tracce per più giorni, scriveva più o meno così: “Gorby caduto, io ancora in piedi”.

Un quarto e ultimo (per molti anni a venire)  era arrivato un sabato nel primissimo pomeriggio, annunciato da una citofonata lunga e perentoria. Ero scesa con la faccia di circostanza. Non aspettavo nulla e sebbene non avessi precedenti di esperienze dolorose comunicate a mezzo telegramma, sapevo tuttavia che nell’immaginario collettivo spesso le due cose vanno abbinate.

Mi tremavano le mani, ma lei volle che lo aprissi subito. Conosceva il contenuto per averlo imbustato e continuava a ripetere: beata lei, beata lei.

Avevo vinto un viaggio per due persone con un concorso di mesi prima, completamente dimenticato. Che poi quel soggiorno a Parigi avrebbe segnato la fine di un amore lei non poteva saperlo. Al momento non potevamo che esserne felici.

Così oggi, parlando col mio amico futuro psicologo con precedenti postali, abbiamo convenuto che si tratta di una figura professionale che manca. Il postino psicologo.

Che dalla grafia intuisce il contenuto della missiva e trova le forme giuste per porgerla. Che se annuncia una disgrazia  fa sedere la famiglia intorno a un tavolo e contemporaneamente li coinvolge in una seduta per l’elaborazione del lutto. Che se recapita la lettera dell’amante clandestina ne approfitta per curare la sindrome dissociativa del soggetto coinvolto. Che se chiamato a comunicare un’improvvisa eredità, una notifica del tribunale  o un multone esagerato, si occupa anche di arginare lo stress che ne deriva con pochi ma sapientemente dosati elementi di training autogeno.

Si potrebbe poi arricchire l’offerta lavorativa mediante la creazione di appositi istituti sociali e giuridici, tipo il Mediatore dei conflitti postali, il Tribunale dei diritti del mittente, il Councellor telegrafico. E far fiorire il business con una serie di corsi formativi ad hoc.

Allora mi sono ricordata di una notizia apparsa mesi fa sulla stampa locale, a conclusione dei concorsi indetti dalla Regione per l’assunzione di non so quante centinaia di persone. Bande camorristiche sottraevano i sacchi contenenti le lettere di convocazione ai vincitori dei concorsi. Seguiva telefonata minatoria in cui si chiedeva al destinatario il pagamento di un piccolo contributo a favore dei disoccupati organizzati come merce di scambio per rientrare in possesso della preziosa lettera.

Bisogna parlarne con Bassolino. Se ha organizzato i corsi di formazione regionali per veline, cosa non farebbe per i postini?

 

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13 Risposte to “”

  1. codicePIN Says:

    ho finalmente capito cosa faro’ da grande.
    grazie

  2. 7soci Says:

    anch’io!!!
    torno bambino e ricomincio da capo
    s2

  3. Flounder Says:

    socio2, sei già tornato? che ci hai portato?
    marmellata di arance e the di harrods?

  4. prufrock1962 Says:

    sì, non hai idea di quanto mi manchino le lettere su carta, l’attesa per quelle attese, la sorpresa per quelle inattese, il rumore della carta nell’aprirle… io ho dei ricordi indelebili legati alle lettere, nessun ricordo di una email

  5. fuoridaidenti Says:

    noi avevamo il portiere (don Ciro ‘a panza) che filtrava e smistava la posta. La sua capacità introspettiva, comunque, era paragonabile a quella del tuo postino. E anche quello è mestiere obsoleto

  6. Flounder Says:

    è vero pruf.
    ricordi indelebili legati alle lettere, nessun ricordo di una email.

    ma secondo te è lo strumento o semplicemente un fatto di età?

  7. almavox Says:

    certo che sono convinta che bisogna scavare con i rischi che du dici ma attenzione se vuoi scavare devi andare fino in fondo e soprattutto la cosa piu’ importante che e’ il prezzo di questo accettare cio’ che trovi che ti piaccia o no, se invece non sei pronta a questo e’ meglio restare cio’ che si e’ senza lamentarsi troppo. tutto ha un prezzo e piu’ alta e’ la posta e piu’ alto e’ il prezzo da pagare. sei disposta?

  8. codicePIN Says:

    Penso che sia lo strumento.
    Io e la mia ex fidanzata ,nei periodi di stallo o di pausa o di incazzatura, preferivamo comunicare tramite email per evitare che parole impulsive potessero danneggiare ancora di piu’ il rapporto. Il risultato? email piene di insulti e di rabbia da poter cestinare facilmente e di cui non conservo nessuna traccia.

  9. Flounder Says:

    scripta digitalia non manent?

  10. codicePIN Says:

    digitalia

  11. codicePIN Says:

    no, digitalia non manent
    scusa ma prima mi è scappato il post

  12. Flounder Says:

    nemmeno gli mms?

  13. codicePIN Says:

    ho il telefono che non li riceve, per fortuna

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