Sono seduti in salotto, davanti alla grande vetrata che dà sul giardino. Fuori nasce la primavera, di fiori rossi e sanguigni. La casa è confortevole e lei bella come una statua. Sferruzza silenziosa.
A guardarla proprio da vicino ci si accorge dello sguardo fisso e impenetrabile.
Sembra davvero una statua, ma non trasmette freddezza. Ha i capelli raccolti in uno chignon e un’ombra di doppiomento, ma forse sono solo  le luci.
Lui si alza, si siede, si rialza. Sembra irrequieto, non riesce a stare un attimo fermo.
Percorre avanti e indietro il salone, specchiandosi in tutte le superfici che lo consentono.
– Questo non è il risultato che volevamo ottenere, sei d’accordo?
Lei non si scompone e nemmeno alza il capo a guardarlo. E’ assorta nel suo lavoro.
– Adesso tocca ricominciare. Partiamo con un mega rimpasto e diamo una facciata nuova. Deve collimare tutto, governo e zampe di gallina. Niente più crepe, niente fratture. Maggioranza solida e ordinata, pori chiusi. Niente esuberi e niente rotolini.
Continua ad andare su e giù. Nella foga del discorso si allunga in cucina per prendersi da bere. Con un solo salto scavalca divano e poltrona stile Impero.
Lei lo attende in cucina. E’ di spalle, appoggiata al tavolo. Immobile e impeccabile. I capelli adesso sono sciolti sulle spalle. La gonna le copre il ginocchio e le disegna forme opulente.
– Domattina c’è la prima riunione. Ma prima devo farmi vedere in giro, così si chiudono le polemiche e facciamo felice la stampa. Sei d’accordo?
Lei non risponde, è assorta a guardare il frigorifero.
Lui corre su per le scale, macina gradini due a due, la bella scala di marmo sparisce sotto i suoi balzi. Corre in camera da letto per infilarsi una tuta e uscire a fare footing sotto le telecamere dei paparazzi. Come se niente fosse accaduto.
Lei lo aspetta in camera da letto. E’ semisdraiata, con le spalle appoggiate alla testiera. Una camicia da notte color crema, con le spalline sottili sottili. La bocca atteggiata in un sorriso e il seno ampio che si intravede. Fermo come 20 anni fa.
– Ci vediamo dopo, Veronica. Stasera restiamo a cena qui.
La bacia sulla fronte e corre via. Sulle labbra gli resta la patina untuosa della cera. Si pulisce con la manica della tuta. Si osserva allo specchio, qualcosa comincia a cedere.
Piccole crepe, simili al guscio di un uovo sodo.

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22 Risposte to “”

  1. senzaveli Says:

    Sono passato a curiosare… credo che tornerò.
    Buona giornata.
    S.V.

  2. 7soci Says:

    bello!
    ma come conosci così bene quella casa ?
    sei sicura che veronica lì sul letto, non stesse pensando a Massimo….

    s2

  3. .kri Says:

    un grande applauso…:)
    adoro le storie che mi lasciano quel briciolo di dubbio fino alle ultime righe!!!
    grazie!

  4. anonimo Says:

    si dubbio, ci ho riflettuto un pò ma ora l’ho capita!!!
    ma voi come fate a sapere le abitudini del marito di Veronica Castro???

  5. lacontadina Says:

    giuro, giuro che, a parte lo stile imperiale, non pensavo che si trattasse dell’unto del signore.

  6. e.l.e.n.a. Says:

    ..possibile variante:
    “Sulle labbra le resta la patina untuosa del cerone.”

  7. e.l.e.n.a. Says:

    “signora flounder, mi consenta, ci manda il suo bel curriculum che abbiamo bisogno di nuove idee, nuovi sceneggiatori per le ficscion, i telegiornali, insomma tutti i programmi, qui a mediaset?”

  8. Climacus Says:

    Comincio subito col dire che ‘da’, voce del verbo dare, va scritto con l’accento. Ora riprendo a leggere.

  9. Climacus Says:

    mi piacciono i fiori sanguigni e, soprattutto, lo sferruzzare. Ricomincio

  10. Climacus Says:

    scusa, ma lo stacco temporale tra lei che sferruzza, il discorso di lui e il suo salto in cucina (dove ritrova lei) è così irrisorio da farmi pensare che o ci siano due lei oppure che ci sia una sola lei ubiqua.

  11. Climacus Says:

    Cazzo, povera Veronica. Le hai fatto una lobotomia, vero? Però un po’ ti dispiace. Il seno ampio mi ha procurato un trillo in Corso Sempione. Godo perché hai frugato dove è impossibile frugare ma, a tale straordinaria invadenza, contrapponi una satira leggera e educata, anziché calcare la mano come verrebbe spontaneo fare. Certo, l’ottima idea di partenza, meritava di essere sviluppata meglio: il racconto mi pare un po’ evanescente.

  12. Flounder Says:

    oddio, ora spiego. a me pareva bellissimo, ma dai rilievi fatti mi sa che non s’è capito.
    perché non è lei a sporcarsi di cerone.
    ma lui, di cera.
    perché non c’è stacco temporale, ma Veronica è in ogni stanza. come al museo di madame Toussaud. sono statue di cera. lei non c’è, non esiste, forse è già da Massimo.
    ma lui manda avanti la finzione, coerentemente.
    ma intanto fuori la primavera è arrivata (ci devo mettere pure il sol dell’avvenire o basta la metafora dei fiori sanguigni?) e le certezze vacillano, producendo piccole crepe interiori che si riflettono sul lifting.
    ufs, mi pare di spiegare una barzelletta ai carabinieri…

    utente n. 80 etc etc, stai scherzando, vero? (dimmi di sì, dimmi di sì)

  13. Flounder Says:

    climacus, ho corretto da in dà
    (ma che scassamaruzze che sei!)

  14. Climacus Says:

    Le statue di cera sferruzzano? (daaaaiiii, lo sai che scasso le palle soltanto perché scrivi bene ma mi sentirei un gran leccaculo se ti facessi sempre e solo complimenti. Io cerco di essere sincero. E poi mica sono infallibile: anche a un uomo pressoché perfetto come me può capitare di non capire un cazzo) Buonanotte Flounderessa.

  15. Flounder Says:

    mi piaci tutto cosparso di cenere.
    sei sexy.

  16. binariozeta Says:

    Climaco ha fatto una specie di commento letterario e mi ha innescato una recidiva della sindrome del recensore, malattia contratta durante tre anni di frequentazione di una mailing list di scrittura.
    Satira non pesante, la tua, come ebbe a dire il summenzionato Climaco, ed è una buona scelta perché si integra bene con gli altri post, che – da quel poco che ho letto – mantengono sempre una certa levità e un’atmosfera ironica.
    D’accordo anche sul “dà” con l’accento. Anch’io sono uno scassamaruzze, anche se l’errore non è grave: tra un accento di troppo e un’omissione d’accento preferisco quest’ultima, che almeno ha l’aria simpatica di una distrazione. Quindi ti risparmio, per questa volta, la bacchettata sulle mani.
    Invece, riguardo al disguido della cera, è scritto chiaramente: “sulle labbra GLI resta…”, quindi a lui. Non vedo come ci si possa confondere.
    Sul “giallo” del personaggio misterioso: la casa lussuosa non è un particolare rivelatorio (lo è un po’ di più lo stile Impero, forse, ma non tanto): credo che tutti i leader politici abitino in case lussuose.
    Io, non essendo un patito berlusconiano, non conoscevo il nome della moglie del Cavaliere, e quando hai parlato di footing in un attimo di confusione ho azzardato addirittura che fosse la moglie di Clinton, anche se sapevo bene che si chiama Hillary!
    Invece mi hanno aiutato i seguenti indizi:
    1) siamo in periodo post-elettorale (sconfitta del centro-destra)
    2) la frase “… su tutte le superfici che lo consentono” (il famoso “mi consenta”… ma questa considerazione è stata quasi inconscia – tipo messaggio subliminale – e chissà che tu stessa non l’abbia scritta insonsapevolmente)
    3) l’abbinamento “governo-zampe di gallina” (ossia la concezione di politica attenta all’immagine che si attribuisce al Berlusca)
    4) la frase “Maggioranza solida e ordinata”

    Un paio di considerazioni formali:
    Toglierei la frase “niente esuberi e niente rotolini” perché è chiaro che è messa lì solo per amplificare il gioco di richiami tra politica ed estetica (è in esubero, insomma).
    Metterei “stasera ceniamo a casa” invece che “stasera restiamo a cena qui” (perché sennò sembra che si trovino in un’abitazione che non è la loro).
    Mi piace il tocco surreale. Sai che nella chiusura mi ricorda un mio breve racconto, dove c’è una donna che alla fine diventa un oggetto e si rempie di sottili crepe?
    Secondo me altre cose tue che ho letto meritavano più attenzione, ma ormai è andata così. Comunque se continui ad essere così prolifica e narrativa ti fo omaggio di un link gratuito nel mio blog letterario “Binario Zeta” (un binario più morto che vivo, ma un posticino tranquillo).

  17. hladik Says:

    c’è una luce statica in questo racconto di fantapolitica che lo rende sospeso – bello –

  18. hladik Says:

    però flo non avevo notato l’accostamento tra lo spermicida e i bimbi :–) aahhahah

  19. Flounder Says:

    ahahaha, non ci avevo fatto caso.
    è un pensiero inconscio?

    binario, sei troppo gentile.
    io avevo già messo gli euri nel salvadanaio per pagarmi il link. ma visto che ci siamo posso chiederti le royalties?

  20. 7soci Says:

    scusa non avevo capito delle staue di cera
    sono un lettore distratto
    così è molto più bello però per gente più intelligente e sofisticata del sottoscritto
    s2

  21. Flounder Says:

    s2, di te amo altre qualità.
    poi ti dico quali (ci devo pensare)

  22. .kri Says:

    non vorrei peccare di presunzione, ma penso di essere stata io l’utente n.80, perdonami non mi ero accorta di non essere reg!!!
    sei stata bravissima dai!!!
    dà dà dà dà dà dà dà !

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