Gli ereditieri

Quando la nonna morì ci scoprimmo eredi di una piccola fortuna.

Perché la nonna era tanto rigorosa quanto distratta e aveva l’abitudine di seppellire documenti e regali nei posti più impensati, dimenticandosene per anni.

Si ritrovarono gli atti di proprietà di una vecchia tenuta di campagna e le ricevute del pagamento di un affitto che nel corso degli anni si era rivalutato, passando da 100 a 900 lire.

Poi più nulla. Come se la casa fosse sparita e con lei tutti i suoi fantomatici abitanti.

Finché mia madre si ricordò.

Il paese con la sua piazzetta e la fontana di pietra, la palazzina di fine ‘800, su tre piani, gli affreschi. E tutt’intorno un giardino di limoni. Un ricordo che si era temporaneamente nascosto nel file 1955, archiviato automaticamente dalla memoria.

E per un lungo momento pensammo di essere diventati ricchi. E se non ricchi, almeno benestanti.

Che ci avremmo fatto una casa estiva, ma no, un agriturismo. Oppure un centro culturale. O magari venduta per ricomprare qualcosa di fronte al mare.

E man mano che si avvicinava il giorno del sopralluogo i progetti andarono di pari passo con la riesumazione dei ricordi, fino al sabato in cui partimmo.

Tutto vero, il minuscolo paese, le campagne, il rumore dei trattori.

Mia madre chiese in giro il nome del signor B. e ci indicarono una villetta di due piani, immersa in una terra di frutteti. E poco di fianco una bicocca putrescente, dal tetto completamente sfondato, secondo e primo piano inagibili, un piano terra abitato da pecore, galline e porcelli.

Furono tanto contenti di vederci. Che era venuto un momento in cui la nonna aveva cambiato casa e telefono e aveva dimenticato di comunicarlo e da allora ne avevano perse le tracce. Ma che non pensassimo male di loro, che erano gente umile, sì, di campagna, sì. Ma onesti come pochi dio ne ha fatti a questo mondo. E così mese dopo mese avevano messo da parte i soldi dell’affitto, e se lo erano indicizzato da soli, seguendo il ritmo degli aumenti della nonna, raggiungendo la bella cifra di 150.000 lire.

In casa non ci abitavano più da anni, il tetto crollato, il pavimento sfondato, i bagni esterni. Così che si erano costruiti una villetta a lato, in un fazzoletto di terra che il nonno gli aveva regalato prima di morire, perché li conosceva da sempre e da prima ancora, quando  i nonni del signor B. servivano i nonni della signora. Che avevano fatto le stime, occorrevano i lavori di consolidamento, centinaia di milioni.

Facemmo un giro. Mia madre sorrise, di quei sorrisi vacui e isterici che preludono al pianto.

Poi disse: bene, è stato un piacere. Resterà a voi, vi faremo una donazione.

Al ritorno ci fermammo per un panino con la mozzarella, proprio al centro di Battipaglia.

Come i ricchi ereditieri che non amano ostentare.

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18 Risposte to “Gli ereditieri”

  1. 7soci Says:

    peccato potevo farti un progetto di ristrutturazione
    pettia anche a gratis
    s2

  2. anonimo Says:

    mia zia li chiama ancora “i coloni”. non ci torno da 15 anni. tra i monti del matese.

  3. anonimo Says:

    ero io (calma)

  4. all Says:

    lezione di stile

  5. broono Says:

    quella cosa dell’altro giorno del fare le cose che si ritengono giuste, belle, quelle che fanno sentire bene.

    se loro sono persone come voi, un giorno quella casa ritornerà.

    bella storia.
    di quelle che non si sentono mai.

  6. caporaleReyes Says:

    e al credito d’imposta per le le ristrutturazioni edilizie non ci avete pensato? una palazzina dell’Ottocento, perdinci …

  7. anonimo Says:

    Caro socio2, prima di offrire progetti a gratis in giro per il mondo, dovresti contattare l’amministratore unico.
    Aspetta…. l’ho fatto io per te! ha risposto: ma sei scemo?
    S1

  8. Flounder Says:

    calma
    pure noi li chiamavamo i “coloni”. ma di questi tempi mi fa troppo medioriente usare questa parola

    caporalereyes
    la differenza tra i romantici e i realisti è che i primi non sanno cosa sia un credito d’imposta 😀

    soci 1 e 2
    se siete capaci di ristrutturare ME ne possiamo parlare

    ci avrei un racconto sulla nonna, per illustrarne la psicologia completa, ma dovrei postarlo a puntate, con opportuni intervalli pubblicitari.

  9. Climacus Says:

    Bella storia, davvero. E poi mi è piaciuto da morire il tuo controcommento sulla differenza tra romantici e realisti. Gran classe, perdincidiavolo. Voglio il racconto sulla nonna! Alla pubblicità ci penso io.

  10. 7soci Says:

    io non so cosa sia un credito di imposta ma posso benissimo immginarlo
    vuol dire che sono una via di mezzo?
    s2

  11. Flounder Says:

    non cercare di bluffare, s2.
    tu sei l’inventore del realismo romantico.
    o del romanticismo realista, fa lo stesso.

  12. fuoridaidenti Says:

    non è che conosci mia zia?

  13. .kri Says:

    con questa bella storia mi si stà rivalutando pure questo pomeriggio di pioggia, grazie!
    quando hai voglia di investire un pò di tempo per il racconto della nonna io passo a distribuire noccioline.

  14. Flounder Says:

    ohè, non mi provocate, che se parto con le storie di famiglia non la finiamo più.

  15. 7soci Says:

    per la tua ristrutturazione bisogna che ci mandi pianta e prospetto e sezione
    della tua persona per posta prioritaria o via fax
    (se ci entri nel fax) e poi ti facciamo sapere

    pettia flounderuzzza
    comunque sempre aggratiss

    s2

  16. 7soci Says:

    dimenticavo che ieri ho fatto il 20000’esimo contatto tu non mi hai visto ma io ho dei testimoni (s1 per intenderci)
    quindi adesso vengo giù e mi dai quella vacanza premio inutile rimandare
    al 30000 o chissà quando
    s2
    qui piove sempre

  17. Flounder Says:

    S2, ma come? per il 20millesimo contatto io avevo messo in palio grandi cose e tu mi parli di vacanza.
    bah

  18. Flounder Says:

    societto, parliamo d’affari piuttosto.
    io mando pianta e prospetto.
    ma voi mi rifate anche i solai con l’acido glicolico, il cartongesso nel sottomento, e le iniezioni isolanti di silicone comme il faut?

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