Le tue mani. Non ancora su di me.

Viene un momento in cui lei gli vorrebbe prendere la mano.

E’ tutta la sera che non gli stacca lo sguardo dalle dita. Se chiudesse gli occhi potrebbe riprodurle a memoria.

Sono belle, si muovono con una grazia propria, quasi fossero indipendenti dal resto.

Non che lui non abbia grazia, no, non pensa questo. E’ solo che si sente affascinata dal movimento fluido mentre sollevano il bicchiere, dagli arzigogoli che accompagnano le parole del discorso.

In alcuni momenti si distrae e immagina di trovarsi da sola con le sue mani.

Non è una fantasia lasciva, non le pensa  appoggiate sui suoi fianchi o sulle cosce.

Le vede piuttosto intente ad occuparsi d’altro, qualcosa simile a suonare il pianoforte o strappare le erbacce da un  vaso. Per quanto andrebbe bene anche vederle riparare un tubo, una presa elettrica, pescare un grongo e squamarlo. Qualsiasi cosa, purché si tratti di un movimento compiuto in un contesto coerente.

Se gli posasse le dita sulle sue, in quel preciso istante in cui le due mani si sollevano simultaneamente per accostarsi al piatto da portata che li separa, poggiato sul tavolino che li divide e intorno al quale due sedie  li tengono equidistantemente lontani dal centro, per di più in una serata che è solo uno spartiacque e non creerà null’altro che non sia lontananza, lei pensa che lui potrebbe credere che in quel tocco sia contenuto un segnale di avvicinamento.

Un antidoto contro la crudeltà dello spazio, contro il cancro dell’inquietudine.

E avrebbe ragione, per quanto un avvicinarsi così provocherebbe in seguito una lacerazione ben più profonda della separazione che in questo momento stanno sperimentando, consapevoli del fatto di essere così distanti da non potersi toccare nonostante la superficie di un tavolino sia ben poca cosa da oltrepassare, se l’intento fosse solo quello di creare un fugace contatto.

Lei gli sorride, lui crede sia per via del vino, della serata mite di primavera.

Se gli sfiorasse la mano, di colpo lei dovrebbe proiettarsi così lontano da non sentirlo più, da mettere tra loro una tale distanza e una serie di schermi per proteggere entrambi dall’inevitabile distacco previsto a seguire, in un copione che non ammette intimità per espressa richiesta del regista e manifesta impreparazione degli attori.

Sicché lei non gli prende la mano, per quanto la voglia sia più forte delle misure prese ad occhio e cuore.

Sentendosi così profondamente vicina, in virtù della scelta, da trovare del tutto irrilevante il fatto di toccargli o non toccargli la mano.

 

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13 Risposte to “Le tue mani. Non ancora su di me.”

  1. gurb Says:

    Cara Flo io non mi fiderei tanto di uno che squama gronghi.La pelle della bestia in questione è liscia e ricoperta di muco. :-)))
    *Gurb

  2. Flounder Says:

    ahahaha, gurb.
    io non so nemmeno come sia fatto un grongo. so solo che è un pesce da zuppa. il fatto è che prima di mettermi a scrivere stavo sfogliando un libro di cucina e mi è rimasto in mente.
    non mi prendete troppo seriamente, eccheddiamine 😀

  3. Flounder Says:

    Cara Coscienza,
    spero di aver ottemperato a tutte le tue richieste.
    La tua minoritaria Flounder

    Cara Flounder,
    ho notato e apprezzato lo sforzo.
    Tua soddisfatta Coscienza

    Cara Coscienza,
    un’ultima cosa. E’ l’unico post di questo blog che è stato scritto a mano. Sul tavolo della cucina, che fa più intimo.
    Tua smielata Flounder

    Carissima Flounder,
    non ne avevo dubbi. Le coeur a ses raison etc etc. Ricordati di informare sempre la tua mano sinistra di cosa fa le destra. In caso di dubbio, consultami.
    Tua incontestabile Coscienza

  4. caporaleReyes Says:

    manifesta impreparazione degli attori … oh, sei bravina a scrivere 🙂

  5. marcosoriano Says:

    quando si mette di mezzo il pensare pensare addio addio e una veloce stretta di mano.

  6. Flounder Says:

    la vita è dura, soriano.
    e le braccia gli emissari del cuore.

  7. gurb Says:

    Neruda ha dedicato una delle odi elementali alla zuppa di grongo :-), in effetti il nome è suggestivo.

    *Gurb

  8. broono Says:

    quante volte, accidenti, quel tocco concesso, a se stessi, ha fatto cambiare il corso della storia, di se stessi.

    pensi valuti e organizzi in un giorno, un mese un anno di ragionamenti, ciò che un semplice sfiorare una mano ti fa sembrare sbagliato.

    incertezza per incertezza, sempre meglio sfiorarle, le mani.
    mal che vada si sarà salutata anche la pelle.
    che altrimenti, quasi sempre, un giorno ti ripresenta il conto che si è voluto evitare di saldare.

    nulla che sia iniziato con due mani che si sono sfiorate può finire senza il loro permesso.

    che sia una carezza o uno schiaffo, ciò che due mani hanno inziato, solo due mani possono concluderlo.

    ogni alternativa a quello, è incertezza.

  9. PoetaNonPoeta Says:

    Hai perfettamente descritto anche me. Alla fine diventa secondario il fatto che il tocco ci sia stato o meno. Forse.

  10. Flounder Says:

    quante volte, accidenti, quel tocco concesso, a se stessi, ha fatto cambiare il corso della storia, di se stessi.

    caro broono, leggendo questa frase mi è venuto in mente quel libro bellissimo, La variante di Luneburg. l’hai letto? la foto dell’autobus degli ebrei mandati a morte e sul retro la scritta: “e se fosse stata tutta colpa tua?”
    sapessi quante volte mi fermo improvvisamente nelle cose, dicendomi: e se poi sarà tutta colpa mia? e non posso accettarlo.
    quando sono più serena accantono questo delirio onnipotente e lascio anche a chi ho di fronte la sua fetta di responsabilità nel mutare il corso della sua storia.
    ma un rapido calcolo spesso mi informa che alcune cose hanno conseguenze devastanti, e che la curiosità avrà una moneta di scambio assai dolorosa. forse meno per me, che già la scorgo in partenza.
    l’alternativa a certi gesti non è sempre l’indifferenza, caso mai il suo esatto contrario.

  11. broono Says:

    Oh, no.
    se fosse indifferenza non ci sarebbe nemmeno il desiderio di sfiorarla, quella mano.

    io ho parlato di incertezza.
    decisamente più pesante dell’indifferenza, quando è di una scelta importante che si tratta.

    ma in realtà, ripensando alle mie scelte, mi rendo conto che in quel mio commento ho solo rivisto tutti i momenti nei quali ho scelto di andarmene, ricordandomi che senza dover per questo necessariamente rivedere la mia convinzione, prima di andarmene, una frazione di secondo di pelle me la sono sempre rubata per portarla via con me.

    sono sempre stato un egoista, ma se quella scelta è stata difficile è perchè la persona che avevo davanti era importante, e per questo, tolto tutto l’irreparabile, tutta la realtà, tutti gli errori, ho sempre preferito conservare e portarmi via l’unica cosa che non si era rovinata.

    poi si va via lo stesso.
    però, cavoli, con una carezza come ultimo gesto.

  12. broono Says:

    una carezza da egoista per rubare qualcosa per me, intendo.
    non una pacca sulla spalla per addolcire la pillola a lei.

  13. Flounder Says:

    scusami. ho letto indifferenza.
    l’ho fatto in modo automatico, quasi come chi ha paura di nominare la parola incertezza.

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