Per come ti amo

In principio era il Verbo. Poi il Verbo si fece Carne.

Guardami mentre ti parlo, toccami mentre scrivo. Respirami, allunga la tua mano. Io esisto, sono viva.

Puoi tagliarmi a metà, con un temperino. Annusarmi. Assaggiarmi.

Plasmarti con le mie parole e trasformarti in ciò che non credevi possibile.

Scavare nella mia pancia fino a trovare il gomitolo che ti riporterà a te.

Puoi cancellarmi, se preferisci. Ignorare le mie frasi, reimpastarle fino a renderle nuovamente materia grezza. Restituirmi al nulla, al vuoto, al momento prima del Caos.

Quando la Carne era di là da venire.

Quando il Verbo non si era ancora detto.

Ci sono amori che non urlano eppure tagliano. Che iniziano con dettagli così insignificanti da rischiare di morire prima ancora di essere nati. Per semplice disattenzione.

Come chi assuefatto al ritornare delle stagioni  non nota il particolare e all’improvviso sente dolere la Carne. Come un guizzo di vita in qualcosa che sembrava essere morto.

E si racconta che basta solo un’aspirina. Da richiedere con la forza del verbo, indicativo presente, nessuna controindicazione.

 

(la canzone è di Servillo, si intitola Per come ti amo. Mi ricorda quel bellissimo romanzo di Kawabata, "La casa delle belle addormentate". Con i clienti del postribolo che pagano per passare la notte accanto alle ragazze senza poterle toccare, solo per restare a dormire accanto a loro e rubare qualcosa, qualcosa che non ha più prezzo)

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17 Risposte to “Per come ti amo”

  1. broono Says:

    voglia di vero, stasera.

  2. Flounder Says:

    anche.

  3. zop Says:

    in principio era il logos. poi si fece scrittura… 😉

  4. Flounder Says:

    zop, sei sempre carino.
    (lo so che voi uomini odiate l’aggettivo carino, lo so)

  5. lupinfabulae Says:

    si, indicativo presente.

  6. odorediluna Says:

    senza parole Flo! e la musica giàssai!

  7. Flounder Says:

    perché è questo che forse avvicina davvero le persone. cercare di rubare all’altro qualcosa che loro non possiedono.
    che più stesso posseggono ma costa troppo sforzo tirare fuori.
    questa canzone ha un testo bellissimo, il verso che mi piace di più è quando dice: io le parlassi dicendo “è innocente” sarei ridicolo come il presente
    e anche quando dice: e io sono stanco di questo incanto vorrei portarti una volta soltanto, molto lontano, per starti vicino, per come ti amo

    poi ci sono dei post che sono incommentabili. me ne accorgo anche leggendo i blog degli altri. sono quelli che si scrivono per se stessi o quelli che hanno un’ assoluta nitidezza interna. è come se proiettassero all’esterno una specie di calotta protettiva, che uno ha quasi paura di avvicinarsi.
    forse dovrei andare a zappare, sarei più utile 😀

  8. brezzamarina Says:

    “ci sono amori che non urlano eppure tagliano …da rischiare di morire prima ancora d’esser nati..etc.., ” aaaaahhh…oggi la coltellata me l’hai data tu cara Flo..é sempre un piacere 🙂

  9. Flounder Says:

    amica mia,
    mi piace sembre ricambiare i favori che mi vengono resi 😀
    (comunque l’aspirina non funzia)

  10. brezzamarina Says:

    mai provata..per certe cose funzionano solo le vaccinazioni…spesso un solo richiamo non basta..

  11. zop Says:

    ok me lo son segnato che devo odiare l’aggettivo carino! che io mica lo sapevo! che figura!

  12. Flounder Says:

    uh, zop, ma non lo so se è una regola.
    una volta climacus mi ha fatto una scenata nel blog, ha rotto tutti i piatti. solo perché gli avevo detto carino.
    e non è il solo, ho prove documentali.

  13. Flounder Says:

    brezza,
    in Giappone andai a visitare un posto stranissimo. doloroso e al tempo stesso ipocrita. per ciò stesso ancora più doloroso, forse.
    è il cimitero dei bimbi mai nati.
    per ogni aborto (e sono tanti laggiù) la madre commissiona una statuina bianca costosissima che va a deporre lì. una specie di monumento al senso di colpa. il santuario privato per il culto di “ciò che avrebbe potuto essere ma non è”.

  14. duenovembre Says:

    bello, mi son commossa…
    :*

  15. Matho Says:

    non c’è differenza tra la zappa e la penna. chi zappa può scrivere e chi scrive comunque zappa.

  16. Flounder Says:

    matho, dio ti benedica.
    allora esisti.
    proprio oggi stavo pensando a un post. lo avrei intitolato il primo blogger non si scorda mai .
    ve la giocavate a dadi tu e socio 2.

  17. anonimo Says:

    ..mi hai fatto venire in ment “Dolls” di Kitano…
    tristemente affascinante

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