Portami a casa mia

Sono scampata alla distruzione di Pompei, quella del 79, 24 agosto. E sono finita direttamente qui, in questo Ventesimo secolo. Non chiedetemi come faccia ad esserne così sicura. Lo so e basta. Di quelle cose che si sanno e per le quali non occorrono conferme. Allo stesso modo in cui voi sapete di essere maschi o femmine o biondi o bassi.

Io quando vedo il rosso pompeiano mi sento mancare, ad esempio. O la forma di certi gioielli. O quando assaggio il sapore di alcuni vini che sono rimasti intatti nel tempo.

E anche il fatto che per un periodo della mia vita abbia parlato correntemente latino, al punto da sognare anche in questa lingua e andare in giro per casa addormentata recitando elegie. Fino a quando con uno sforzo sovrumano di volontà ho deciso di dimenticarlo. Perché alla gente non piace che nel Ventesimo secolo uno parli correntemente latino senza doverlo bollare del marchio della follia o, nella migliore delle ipotesi, di quello dell’eccentricità.

Ma è inutile che perda tempo ad aggiungere altri dettagli. La sostanza del discorso non cambierebbe. Le cose stanno così. O mi credete sulla parola o fa nulla.

Oggi è il giorno del primo sole, del primo bagno della stagione.

E da buona pompeiana io vado nello stesso identico posto in cui mi recavo duemila anni fa, ai Campi flegrei, dove l’acqua e il vapore sgorgano caldi dalle rocce, dove incontro vecchi conoscenti che come me hanno vissuto la stessa sorte. Lo sappiamo ma facciamo finta di nulla, ci salutiamo con un cenno del capo come se ci fossimo appena conosciuti, all’inizio del terzo millennio.

E’ l’unico posto in cui riesca a perdermi nell’acqua. Al mare non ci riesco, il freddo e le correnti mi disturbano. Ma tra le pareti di una sauna naturale mi sento a mio agio. La pelle brucia sotto l’effetto del vapore caldo, un brivido percorre la schiena e inturgidisce il seno, all’uscita una doccia gelata ripropone la sensazione e prepara al rilassamento, all’abbandono. Sono gli stessi tempi dell’amore.

Nell’acqua verdognola a 50 gradi di una piscina termale so che quello è esattamente il mio posto.

Con il cuore che batte fortissimo per via del calore vado su e giù e conto le vasche. Oppure non le conto e penso ad altro. Quell’acqua dissolve una serie di scorie e mi restituisce dei ricordi. Oppure mi fa riflettere, ad esempio sul principio di causa ed effetto.

E’ difficile sapere sempre con chiarezza cosa viene prima e cosa viene dopo, o quale delle due cose sia effetto dell’altra.

C’è anche chi non ha interesse a saperlo, questo è vero. Ma se uno non sa  qual è il prima e quale il dopo difficilmente riuscirà a modificare qualcosa che non gli va a genio. E viene anche il momento in cui certe cose vanno fatte. Questo vale per i pompeiani, ma anche per tutti gli altri. Capire certe cose fa acquisire un metodo. Fa parte del bagaglio di cultura personale. E’ un riparo contro le intemperie improvvise.

Io per esempio ho tre cose che so fare bene, ma proprio bene bene.

Una è riconoscere i sapori. Che vuol dire che posso assaggiare qualunque cibo di qualunque posto del mondo e individuare tutti gli ingredienti, tutte le spezie.

Un’altra è sentire i rumori sotto la pelle. Che le persone non hanno nemmeno bisogno di parlarmi o di spiegare,  mi basta stare appena vicino o anche una sfumatura della voce per conoscere quali farfalle impazzite o ragni velenosi si muovano dentro di loro.

La terza è un po’ più strana, lo ammetto. Si tratta di riconoscere la magnitudo dei terremoti. Ieri sera ad esempio una scossa mi ha fatto saltare dalla sedia e sapevo che si trattava di un quinto grado Mercalli.  E’ così da sempre, non mi sbaglio mai.

Ora andrebbe stabilito ad esempio se il riconoscere i sapori sia un effetto del saper cucinare o viceversa. E se leggere nel cuore delle persone sia causa o effetto dell’amore e dell’odio di sé.

E se il sapere che forza ha un terremoto provochi la conoscenza dei propri smottamenti interiori o valga invece il contrario.

Ma all’uscita dalla vasca tutto questo non aveva più molta importanza. C’era solo una voce che sussurrava: mi sono persa in una zona remota del corpo, collegata al resto dall’istmo sottile del collo. Dammi la mano e aiutami a tornare a casa.

Poi i pori si sono richiusi, uno a uno, ed è scesa subito la notte.

Dammi la mano. Aiutami a tornare a casa. Se puoi, se vuoi.

Prima che la cenere torni a coprire di nuovo tutto.

Annunci

17 Risposte to “Portami a casa mia”

  1. marcosoriano Says:

    come si dice… in girum imus nocte… oppure potremmo essere un samsa o un sisma divertente storia..

  2. fuoridaidenti Says:

    Flou, stai dando un’accelerazione impressionante alla qualità dei tuoi post (ma m’è piaciuto di più quello della marchesa)

  3. brezzamarina Says:

    solleciti il mio sistema limbico..

  4. anonimo Says:

    credo che certe cose capitino comunque
    considero cattivo chi colpisce cuori contenti
    capisco chiunque coltivi concetti contorti
    cancello continuamente cose che contengono commenti
    continuamente combatto consuete calamità che celano calunnie
    circostanze che credi ci condizionino
    che Cristo cambia! Calmati!
    Concentrati con costante controllo!
    Contatta cervelli capienti
    Cammina correttamente con calzari cuoiati
    Calpesta chi contraddice chiari convincimenti

    (chiamami Corrado che Climacus connota caldaie catalizzate con: consumi, costi contenuti)

  5. Flounder Says:

    cosa cavolo cerchi comunicarmi?
    mica te capisco

  6. LucaConfusione Says:

    credo cerchi creare confusione
    cacchio !
    citatemi come causa comune… capirò.

  7. Flounder Says:

    comunque non per essere autoreferenziale, ma questo post mi piace molto. risente dello stordimento del troppo sole. mi è valso un eritema.

  8. contrabasso Says:

    Mi piace questo post, ma concordo con CalMa: la signora marchesa mi ha mandato in sollucchero!

  9. verdad Says:

    l’acqua… la mater primigenia. meraviglioso perdersi nell’oblio.
    (E naufragar m’è dolce…)

  10. ghita Says:

    Io non ti so commentare in modo dotto ne’ ironico….ma alcuni tuoi post, molti per la verita’, mi “scavano” dentro
    Un abbraccio
    ghita

  11. Climacus Says:

    Anch’io sto dalla parte di CalMa. Dove cazzo tu riesca a trovare tanta ispirazione, giuro su dio che è un mistero al pari di quel che ribolle nella pancia e, soprattutto, nella testa del Vesuvio.

  12. Flounder Says:

    clim, si chiama sublimazione .
    e fermiamoci qua che è meglio.

  13. Flounder Says:
  14. Flounder Says:

    caro corrado,
    dio non ti vede, ma io sì.
    baci.

  15. zop Says:

    ma oltre a sentirli li sai anche interpretare i rumori sotto la pelle? ho un’amica a cui brontola sempre la pancia, certe volte appoggio l’orecchio e sento il rumore interno, come quello di un torrente… credo che cerchi di dirmi qualcosa, ma non riesco mai a capire cosa..

  16. Flounder Says:

    certo che li so interpretare, zop.
    a sentire i borborigmi son bravi tutti, poi va’ a capire…

  17. anonimo Says:

    questo post me lo ero perso…. probabilmente lo conosci già ma c’è uno splendido racconto di Gautier, incluso ne “I Racconti Fantastici”, in cui un viaggiatore francese visita Pomepei la prima volta e reta folgorato dal calco che riproduce il copro di quella che fu una giovane fanciulla pompeiana al tempo dell’eruzione. Decide così di tornare alle rovine di notte ed avviene il prodigio: la città si rianima e la Pompei pre-eruzione torna in vita sotto gli occhi del viaggiatore…
    molto affascinante e coinvolgente…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: