Suonerà  una campanella

Con una capriola all’indietro il tempo oggi si è arrotolato su se stesso. In un solo balzo è tornato a trentun anni fa.

Abbiamo varcato insieme la soglia della scuola elementare che mi accolse in quella mattina di ottobre. Non è cambiato nulla, identici anche gli odori. Identica suor Maria Rosa alla reception, il giardino fiorito, l’enorme albero di fico.

Siamo entrate fin dentro l’aula, dove il mio ricordo raccontava di un pianoforte verticale coperto da un telo perché non si impolverasse. Non ti ho ingannato, bambina mia, il pianoforte è là. Lo userete ogni lunedì mattina per imparare le canzoncine nuove.

Oggi è il 31 maggio, vi porteranno ogni anno nel primo cortile, in fila per due. Vi disporranno a semicerchio e canterete. Esattamente come accade questa mattina.

Senti il mio amore e di colpo ami già questa scuola, mentre a me sale un magone incontrollabile.

Solo una cosa è diversa. In presidenza c’è una foto di Arturo.

E’ stato seduto davanti  a me per tre anni, paffuto e chiacchierone.

Sovrappeso fino a diciotto anni, come quella sera che siamo andati al compleanno di Chicco e al ritorno voleva accompagnarmi a casa con l’auto nuova. E io gli dissi sì, poi pensai a mio padre che mi avrebbe punito per essere andata in auto con un neopatentato e allora telefonai a casa per chiedergli di venirmi a prendere.

Quella notte, all’incrocio immediatamente precedente quello di casa nostra, Arturo fu preso in pieno da un’auto che correva. Mauro era sceso dieci metri prima, Andrea restò in coma per due mesi e lui finì sul colpo. Accanto ad Arturo ci sarei stata io, se non avessi avuto genitori severi. Severi come le suore. Un’altra volta ti parlerò di Maria Concetta, un’altra volta ancora di Anna. Adesso non è ancora tempo.

Questa scuola ti darà i ricordi più forti che potrai serbare. Per me continua ad essere un nucleo luminoso. Tutto quel che so l’ho imparato qui, tutto quel che sono, nel bene e nel male, l’ho preso qui.

Le altre cose importanti sono accadute così tanto tempo dopo che i venticinque anni nel mezzo pare quasi siano stati invisibili. Poche cose, poche persone sono state così significative. Posso contarle sulle dita di una sola mano, piccola come la tua.

Suor Raffaella era spigolosa, magrissima. Aveva un viso ossuto e mani con nocche che facevano male. Non sorrideva mai. Mai. Tutto quello che mi ha dato lo ha preteso indietro, con l’interesse del 100%. Tutti i libri  che mi ha prestato di nascosto, tutte le pagine che mi ha fatto riempire con la mia grafia ordinata. Nulla mi è stato regalato. Le ho restituito tutto, ancora oggi continuo a farlo. Ogni parola che esce dalla mia penna è sua. Il latino che mi ha prestato prima del tempo è suo. Ha piantato in me il seme della logica e non mi ha mai permesso di distrarmi. Mi ha costruito un mondo di certezze laddove sarei sprofondata.

Iniziai ad amarla solo in quinta elementare, quando mia madre le chiese a quattr’occhi se c’era qualcosa, un regalo che le avrebbe fatto piacere. La regola della scuola era rigorosa, non potevano essere accettati doni personali, ma solo oggetti per la comunità.

Ma suor Raffaella al sabato veniva con noi a Napoli nell’auto di mio padre. Noi a trovare le nonne, lei la sua famiglia. E vergognandosi chiese ciò che una suora non dovrebbe nemmeno avere l’ardire di pensare: calze di nylon velate con la riga dietro. Calze, non collant.

Mia nonna aveva un grandissimo negozio di biancheria e fu facile accontentarla.

Era l’unico legame che avrebbe conservato con il secolo, indossandole da sola, nel riserbo delle mura domestiche.

Anche lei aveva una debolezza e questo riuscì di colpo a farmela amare, oltre che adorare e temere.

Chiedo alla segretaria che fine abbia fatto. E’ morta tre anni fa. Ha insegnato fino all’ultimo giorno, nonostante i suoi ottant’anni.

Se fosse stata lì le avrei detto grazie.

Non sono abituata a farlo e so che alla prima lacrima mi avrebbe dato uno schiaffo con le sue mani legnose.

Abbasso gli occhi mentre sento la guancia bruciare e so che vorrei essere abbracciata. Adesso.

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19 Risposte to “Suonerà  una campanella”

  1. AnnaBella Says:

    :**

  2. Detroit Says:

    sì, sei tornata, proprio tu. non ti hanno sostituita con un altro flounder. me ne sarei accorta, o forse no.

  3. zop Says:

    un abbraccio col pensiero

  4. Flounder Says:

    oggi non mi riconosco.
    mi si potrebbe tagliare con un grissino. ottenere qualsiasi cosa.

    non chiedertemi prestiti, per piacere.
    non potrei rifiutarveli.

  5. LucaConfusione Says:

    beh… guarda….

  6. Detroit Says:

    allora sei felice!
    tutto è rosa e morbido.
    anch’io.

  7. Flounder Says:

    no, no.
    sono nostalgica e languida.
    felice proprio no.

  8. fuoridaidenti Says:

    Anch’io sono qui solo per testimoniare di esserci stato (l’avevo fatto anche nella blogchat che per fortuna hai cancellato) e ci tornerò con comodo a leggerti. ma l’incipit l’ho assaggiato e il cuore è un po’ più gonfio accidentattè

  9. glider Says:

    queste sono le storie suonate sulle corde che meglio risuonano con le mie e mi hai fatto pensare che spesso i frutti più buoni hanno la scorza più dura, e che le persone più dure son quelle capaci di un amore ed una generosità diversa, che ci accompagna con un passo più pesante e capace di lasciare un’impronta più profonda.

  10. Su Says:

    quando leggo queste(bellissime) storie qua, penso che come insegnante stia sbagliando tutto. Io che ho gli alunni che mi corrono incontro e mi ricoprono di baci, che mi saltano in braccio e mi dicono: “sei tutta mia”, che mi raccontano barzellette che mai avrei raccontato alla mia maestra e confidenze personalissime. Che mi fanno tante e tali richieste affettive cui rispondere forse spetterebbe ad altre persone. c’è però che loro le fanno a me, e forse ci sarà un perché. Vorrei saper mettere una distanza ed essere una figura severa ma incisiva come quella che hai descritto tu. Ma, a parte che certe caratteristiche se una non le ha non se le può dare, reggerebbero i piccoli di oggi, così emotivamente fragili, una relazione del genere?

  11. Flounder Says:

    non lo so. io sono severa, e lo sono per educazione. ne soffro molto. soffro della distanza emotiva e affettiva, soprattutto con i bambini.
    ma d’altronde uno non può essere ciò che non è.
    però se torno indietro so di aver amato e rispettato solo quei maestri severi, tanto a scuola quanto nello sport. quelli che non avevano paura di dire no o di essere impopolari.

  12. hladik Says:

    io il mio maestro dicono che era uno intelligente, ricordo il suo pomo d’adamo grandissimo e in rilievo e il suo volto scavato, lo ricordo disegnare alla lavagna, sì disegnare un quadro d’autunno con tanto di vendemmia, questa è l’immagine che ho di lui, lettere? ne ricordo poche, se non che mi davano sempre da rifare quaderni scritti da schifo che io sentivo come oggetti lontani anni luce da me, io non so da chi ho imparato quel poco che so, forse da tutti, persone importanti? tanti mi sembra ora, però poi non so, stasera so un po meno cose del solito …

  13. binariozeta Says:

    anch’io ho un buon ricordo di un’insegnante severa, delle elementari, che la chiamavano fascista per via della sua durezza. invece ho imparato di più nei due anni del suo insegnamento che in tutto il resto della scuola. e ricordo con piacere anche altri professori piuttosto severi. da non confondersi con quelli stronzi, che è diverso.

  14. Flounder Says:

    oggi ho tante di quelle parole che mi scoppia il cuore. non riesco nemmeno a scriverle.
    sento un’esatta corrispondenza tra dentro e fuori. niente di estetico, nulla di ironico.
    come un paesaggio di colline e pendii.
    ci vorrebbe un verso di prufrock per essere detto. qualcosa che ha a che fare con la forma delle labbra.

  15. Flounder Says:

    la dolcezza lambiva le coste delle labbra e i faraglioni di paura sgretolati dal tempo
    da un divenire accelerato
    di cui non sapevamo dire
    e nemmeno aspettare
    per timore che l’alta marea tornasse a ricoprire tutto

    una roba così, di un momento raro
    (pruf mi perdoni, ma io e la poesia non abbiamo molte frequentazioni. lui avrebbe saputo disegnare, io mi accontento)

  16. LucaConfusione Says:

    sir bond?

    si controlli cosa le sta succedendo?
    le faccio notare che i soci del club la stanno fissando attoniti,
    anche vagamente scossi se posso aver l’ardire.
    contegno!

  17. Climacus Says:

    Mi hai trasformato in tabula rasa e poi mi hai usato per scrivere questo testo maraviglioso. Quando troverò una lima, ritroverò me stesso. Ora sono un’educanda.

  18. Climacus Says:

    pudibonda

  19. emmegi48 Says:

    una carezza sul cuore…

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