Gita a Parangritis

Considerando che sono da sempre totalmente contraria a qualunque sostanza stupefacente e chimica, ad eccezione delle potenti dosi di adrenalina messe in circolo dalle dinamiche di innamoramento nonché dai vini rossi con gradazione superiore ai 12°, non si capisce come mai in un’ estate di tanti anni fa decisi che sarei entrata in contatto con il fungo allucinogeno.
Nell’estremità orientale dell’isola di Giava esiste una ridente cittadina balneare che si chiama Parangritis. In verità la popolazione locale la chiama Meningitis, a causa di una pesante epidemia che molti anni fa decimò gli abitanti e ridusse i superstiti in stato di pressoché totale idiozia. Parangritis è il villaggio degli scemi. Per antonomasia.
Ridono continuamente, per le strade passeggiano uomini vestiti da donna, donne che chiacchierano da sole, vecchietti totalmente dementi. Lungo la spiaggia dalle onde altissime enormi cartelli avvisano in più lingue che è pericoloso bagnarsi, sia a causa delle correnti sia per gli squali.
Gli abitanti leggono, ridono e si tuffano. Muoiono in preda a un riso irrefrenabile, mentre quelli sul bagnasciuga si sganasciano dalle risate alla vista degli annegamenti. Un posto delirante.
I pochi sani di mente si sballano con la frittatina farcita di fungo allucinogeno, altra ragione per cui Parangritis è famosa in Indonesia.
Per trovare un posto in cui dormire perdemmo un’oretta buona : in tutti gli alberghetti ci accoglieva un idiota incapace di dirci se ci fosse posto o di darci un’idea della tariffa. L’idea di tornare nella città da cui eravamo partiti era impossibile : si era fatta notte e viaggiavamo in motorino. Le strade erano troppo pericolose per avventurarcisi al buio.
Finalmente trovammo una discreta pensione, senza altri clienti. La figlia del proprietario aveva sposato un americano grassissimo che girava mollemente nel giardinetto tropicale con un pareo fiorato e una latta di birra. Non che il clima fosse normale, tutt’altro. L’uomo che ci accompagnò alla stanza con le lenzuola e gli asciugamani era magrolino e si muoveva come un grillo. Si sedette sul letto piegato in due dal ridere. Non sapevamo se ridere con lui, per non inimicarcelo, o cacciarlo fuori. Aspettammo pazientemente fino a che decise di andar via.
Poi tornammo nel salone principale per la cena. Il menu prevedeva : fungo fritto, omelette di fungo, zuppa di fungo. Ordinammo tutto e mangiammo. Son cose che accadono.
Dopo cena l’americano venne a sedersi al nostro tavolo. Era apparentemente normale, se normale si può definire uno che abbia scelto di vivere in quel posto. Di fatto ragionava.
Non avrete mica mangiato il fungo ?, chiese aggrottando le sopracciglia.
Sì. E’ potente ?
Macché potente. E’ una porcheria che vi procurerà solo un terribile mal di pancia. L’ospedale più vicino è a 40 chilometri, non ci sono ambulanze, se chiederete a uno dei locali di accompagnarvi vi lasceranno a contorcervi per terra scompisciandosi dalle risate. Una volta uno ha avuto le convulsioni ed è morto lì, tra le risate di tutti. Questo è un posto di dementi. Ma in fondo si sta bene, la birra costa poco.
Ora non saprò mai se la nausea improvvisa fosse un effetto del fungo o dell’ansia, ma fatto sta che vomitai all’istante, sul tavolo, per terra, dovunque.
Nessuno sembrò farci caso. Il cameriere rideva contento, come uno che guardi un film di Stanlio e Ollio. L’americano rideva soddisfatto: che vi avevo detto ?
Passammo la notte seduti in giardino, terrorizzati dall’idea che in preda alle risa potessero lasciare il gas aperto, dare fuoco alla pensione o chissà che altro.
Al mattino seguente eravamo così allucinati che nessun fungo avrebbe potuto far di meglio. Nella notte qualcuno aveva sgonfiato le gomme del motorino. Così, per ridere.
Ci toccò spingerlo per cinque chilometri, fino ad uscire dal paese e trovare un benzinaio. Ridevano tutti, per strada. Un posto di buontemponi. Ve lo consiglio.

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2 Risposte to “Gita a Parangritis”

  1. glider Says:

    bah, preferisco boletus aureus con polenta e taleggio, un buon salame morbido e se proprio devo stordirmi magari un bel bis di barbaresco vinoso o valcalepio riserva

    strano paesino, metteremo crocina sulla eventuale guida gastronomica.

  2. Flounder Says:

    eh, glider.
    paese che vai usanza che trovi.
    adesso vado a scrivere un post pseudo-culinario, ce l’ho avuto in mente per 80 chilometri.
    lavorare nell’agroalimentare certi giorni mi scatena strani pensieri…

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