Senza fretta

In fondo mi dispiace di non partire. Ma si sapeva fin dall’inizio.

Poi le cose sono cambiate così tante volte che alla fine avrei potuto. Solo che avrei dovuto modificare i piani esistenziali di una serie di persone, cambiare programmi, disdire prenotazioni. Troppo complicato. Allora ho deciso di lasciar perdere.

E sarà Elena a salire su quel benedetto volo che la porterà a Helsinki.

In cambio io mi sono offerta di farle tutto il lavoro dietro le quinte, che non è poco.

E anche di seguire la delegazione cinese in arrivo. I ricchi cinesi che vogliono mangiare l’etnico europeo, perché fa chic.

Ho la testa che mi scoppia per tutti i dettagli che devo tenere a mente, troppe iniziative concentrate in un arco di tempo brevissimo. Spero che almeno lei riesca a divertirsi, ne ha bisogno.

Le ho prenotato anche un bell’albergo.

Sono qui, in una giornata di luglio con un ufficio semideserto. Il telefono squilla a oltranza, più del solito. Una roba così grossa non l’abbiamo mai fatta.

Il capo passeggia nervosamente e mi chiede ogni dieci minuti a che punto sono.

Gli ricordo che un mese fa mi ha parlato di scarsa motivazione e che io gli ho risposto che non è necessario amare il proprio lavoro per farlo bene.

Una bufala colossale, ma era la prima cosa che mi era venuta da rispondergli. E difatti non ci era cascato.

Sei sicura che non vuoi partire con noi? I fondi ci sono.

Sono sicura. Preferisco andare al mare.

Da quando in qua sei diventata così stanziale?

Da adesso.

E quanto durerà?

Non lo so. Quando mi passa ti avverto.

In realtà non lo so se passa. Occorre un tale sovrappiù di energia per costringermi ad essere stanziale che ho paura di mollare la corda, ho il timore di voler  ricominciare col nomadismo e non poterlo fare e di sentirmi così frustrata da aver voglia di scappare.

Vivo con la precisa sensazione di avere un programma temporaneamente sospeso dentro di me, e non solo uno. Con la curiosità di sapere se si tratta di un meccanismo ancora funzionante o se invece si sia logorato a causa dell’inattività. E a volte con la sensazione di assomigliare al coccodrillo di Peter Pan, quello che aveva ingoiato la sveglia.

E al tempo stesso con la paura di scoprire che certe motivazioni sono andate perdute per sempre.

Forse questo è il seguito logico del post di ieri e dei suoi commenti.

In ogni caso un incredibile colpo di scena, se per un attimo mi ricordo di quella ragazza col tailleur color prugna che aveva sempre pronta la valigia sotto il letto.

La vedo sorridermi da lontano con uno sguardo malandrino. Non c’è ombra di compatimento.

Allora so di dovermi dire di essere contenta. Siamo sopravvissute a tante cose ed è arrivato il momento di curare i fiori in terrazza.

Senza fretta, come dice quello che sta di là.

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17 Risposte to “Senza fretta”

  1. contrabasso Says:

    Mi sembra di sbirciare un po’ meglio tra le tue parole ora.

  2. fuoridaidenti Says:

    E’ davvero strano. L’idea che ho di te non è di una nomade. Tutt’altro. Dinamica quanto vuoi. Effervescente. Perchè i tuoi posts, comunque tu la metti, mi lasciano sempre un forte retrogusto intimistico, collegato a una radice. Non so se mi sto spiegando bene. Ciò che si scrive, si sa, è solo mezza storia. L’altra metà è di chi la legge. Rischio di prendere una deriva paternalistica (lo so io, che è come se mi guardassi con un occhio esterno) che dunque abbandono immantinente. Ma quel che ho detto mi andava di dirlo. Così. Buona giornata e buona permanenza.

  3. anonimo Says:

    ah che nota dolente di questi tempi cara flo!
    Il nomadismo è ciò che ho nel sangue da sempre, ma che non ho sfruttato a dovere, almeno finora e scatta la paura che sia tardi, e la determinazione a credere che non sia così.
    Sarà per questo che non metto su famiglia, ma nemmeno riesco a mantenere una relazione “stabile”, (io a casa mia, tu a casa tua) anche se contemporanemante la desidero.
    A volte mi dico che trovare un uomo nomade più di me, da seguire, sarebbe lo stimolo adatto (anche perchè c’è già stato in passato, solo che i nomadi spesso lo sono solo per loro stessi), per poi incazzarmi con me stessa che ancora lego le mie scelte a chi mi sta intorno.
    E’ vero la spensieratezza non è legata all’età e non so se posso definirmi spensierata, sono una che pensa, rimugina, troppo a volte, ma che contemporanemaente sa di potersi accontentare anche delle cose semplici.
    Unica certezza è che il viaggio è una droga, una malattia, che una volta provata prima o poi torna indietro effetto boomerang, ti chiama, si insinua nel tuo corpo e nella tua mente come un tarlo che ogni tanto viene a bussare per ricordarti che stai perdendo tempo e che è ora di preparare lo zaino.
    Un paio di scarpe comode e tanti kilometri da percorrere, tante persone da incontrare, senza voltarsi indietro… ah come mi manca!

  4. anonimo Says:

    scusa la lunghezza del post ma stai toccanto corde scoperte

    ah già dimenticavo,
    Anna

  5. Flounder Says:

    la mia collega, che mi conosce da 13 anni, sostiene che io sia piuttosto una colonizzatrice, una che si sposta ma tende a riprodurre l’ecosistema esatto della sua dimensione abituale a qualsiasi latitudine e in qualsiasi condizione. come se ci fosse una specie di meccanismo omeostatico che risolve all’istante tutti i problemi di adattamento. lei dice che è un sistema di protezione per non perdersi e che assimilo le differenze e le culture portandole a me, anziché andare verso di loro.
    per cui, alla fine, ti muovi o non ti muovi, finisce che stai sempre allo stesso posto.
    dove però ti puoi specializzare nella geografia interna, nei delicati passaggi di frontiera, nelle transumanze di pensieri.
    calma, è complicato assai. ha ragione chatwin: non siamo mai contenti.

  6. Flounder Says:

    be’, anna.
    non scuso un bel niente.
    anzi, sto addirittura pensando, visto che non vai in vacanza, di lasciarti tenutaria unica del blog per il mese di agosto. è un’offerta prova che ti faccio gratis.
    poi, se va bene, da settembre potrai pagarmi un modesto canone di affitto con rivalutazione annuale, uso cucina, armadi a muro e posto auto.

  7. anonimo Says:

    Beh flo, non ti conosco davvero ma non mi pare sia come la tua collega ti descrive, e non è nemmeno vero che ti muovi o non ti muovi stai sempre allo stesso posto, o quantomeno è vero per alcuni, per I ciechi, per chi non ha nemmeno lo spirito colonizzatore ma semplicemente va in sudafrica come andrebbe a ostia, si nasconde dietro macchine da presa e/o fotografica e poi fa vedere I filmini agli amici senza accorgersi che di uno o mille viaggi che ha fatto ha visto tutto filtrato da una lente, ma questi non sono nè nomadi nè viaggiatori, sono turisti, collezionisti di storielle da raccontare, spesso accadute ad altri e non direttamente a loro. Tu hai uno spirito di osservazione che trascende tutto ciò, cogliere gli stati d’animo delle persone rendendosi conto che le differenze culturali sono soltanto la superficie, concepire il viaggio come un’avventura del corpo e, passami l’azzardo, dello spirito è ben altra cosa. E’ normale che ci si porti dietro il proprio bagaglio culturale ed il proprio vissuto ed è anche giusto che sia così, ma non dirmi che, in maniera che a volte può sembrare snob, non ti sei sentita distante anni luce nel parlare con concittadini che credono che il sushi sia l’ultimo film di tarantino e che non si sono mai spostati nemmeno nel paese affianco oppure che questa distanza ti abbia fatto, a volte soffrire di “solitudine”, di mancanza di scambio reale e profondo con qualcuno che non può capire perchè non ha provato le sensazioni che il viaggio ti lascia dentro.
    A.

  8. anonimo Says:

    giornata malinconica, si capiva?

  9. anonimo Says:

    wow che responsabilità, una blogger in prova e su uno dei blog più inspiegabilmente visitato?
    e perchè no… magari qualche volta vengo al circeo a farmi correggere le bozze
    😀

  10. Flounder Says:

    ma quando è uscito Sushi di Tarantino? pensi che arriverà anche qui in provincia? 😀

    e comunque c’è anche il controsnobismo dei viaggiatori che si credono strafighissimi, che ostentano il noglobalismo come una seconda pelle. come un ex-fidanzato di mia sorella (questa è vera, non come quelli di zuccherino) che aveva viaggiato davvero tanto, on the road senza pietà, in condizioni estreme e per testimoniarlo andava quotidianamente in giro con dei ponci ridicolissimi e gilet in tutte le occasioni, capelli a codino, narghilé e quant’altro.
    che poi un giorno ha fatto un colloquio di lavoro e nel giro di poco tempo è diventato l’avvocato di una famiglia che sta al nord e costruisce delle automobili spesso rosse, non mi ricordo come si chiamano…
    solo che non si rassegna all’idea di essere uno yuppie e quando viene a trovarci per le vacanze fa tutto il tipo noglobbbbal per esorcizzare il tempo perduto e tornare indietro di quindici anni.
    oppure ci parla del mercato equo e solidale e del carovita. a noi. col 730 da disperati.

  11. anonimo Says:

    si anche quelli sono una brutta razza, ma entriamo nella sfera “genere umano bacato”
    per quel che so esistono persone, i così detti “spiriti liberi”, che hanno bisogno di muoversi, di cambiare aria, di rinnovare il guardaroba della propria anima e ci sono altri che il solo pensiero di prendere un areo che lo porti lontani da casa equivale ad un incubo.. inutile specificare da che parte mi senta

  12. anonimo Says:

    Il Sushi di Tarantino ha per protagonista un pesce palla ninja che si innamora di un capitone (o meglio di una capitona) e che deve lottare contro tonni e barracuda per raggiungere la sua amata. Notevoli I combattimenti con I pesci spada, effetti speciali alla matrix a go-go

  13. anonimo Says:

    vuoi ridere stavo spedendo una mail per la sig.ra tarantino!!!

  14. anonimo Says:

    Partire è un po’ morire.
    Morire è un po’ seccante.
    Seccarsi è poco vitale.
    Vivere è un po’ complesso.
    Complicare è molto semplice.
    Essere semplici è molto difficile.
    Essere difficili è molto semplice.
    Semplificare è un po’ stupido.

    Stratagemma

  15. 7soci Says:

    Ma allora: chi gestirà questo blog per il mese di Agosto? Flo o Anna?
    S1

  16. Flounder Says:

    per il mese di agosto Anna. Flo va al mare.
    lìaltra possibilità è che si chiuda per ferie e si approfitti per fare i lavori di ristrutturazione: pensavo anche a mettere un dispenser per le bevande, dei divanetti, una piccola sala proiezioni.
    ben tornato socio 1, ti sei divertito?

  17. anonimo Says:

    Si, grazie Flo.
    Entrambe le soluzioni hanno lati positivi. Mi piacerebbe veder Anna a che fare con questo bell’impegno ma la trasformazione in un lounge affascina pure anche.
    Non so ci penso!
    Bacio
    S1

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