Archive for ottobre 2005

Lettera dal fronte di una domenica

ottobre 30, 2005

Cara sorella lontana,

sono giorni difficili e duri, ma tu che ne sai, tu. Tu. Della mia domenica a mangiare in solitudine, con la badante polacca che ha fatto sparire chissà dove l’apriscatole e io che volevo i borlotti mi trovo obbligata a preferire i cannellini, grazie all’apertura a strappo. Questa è la vita, che credi? Confusamente condizionata dalle circostanze. Per esempio.

Dovrei aver fame, l’orologio biologico mi situa già nel dopopranzo. Ma non ho voglia di mangiare, son giorni che mi nutro a spizzichi. Mi sdraio sul tappeto persiano dove mia figlia sbriciola flauti del mulino bianco e ne aspiro noncurantemente le briciole. O poco più. Al momento mi basta.

La scorsa settimana mi si è risvegliato quel dolore nella guancia destra, quel maledetto nervo facciale per il quale neppure il cortisone è sufficiente. Urlare di dolore non mi allevia. Te lo ricordi l’altra volta? Quando al mattino mi sono svegliata con metà faccia insensibile e priva di espressione? Questa volta non è stato così terribile, è durato meno. Tre giorni appena. Per curarmi ho cambiato il colore dei capelli, virandoli dal castano scompigliami tutta a un castano non c’è tempo. Sfumature sobrie, autunnali.

Del resto alcune cose sono superflue, come sterilizzare l’ago per le iniezioni letali dei condannati a morte. Non si può mai sapere, dici tu. Vabbè, prendiamolo per buono.

Con l’ottimismo residuale mi sono spalmata su viso e collo una maschera energizzante alla Palmaria Palmata che se ci rimetti il tappetto al contrario puoi usarla ben tre volte. Invece dei quindici minuti previsti l’ho tenuta su per trentasei, obbligando tutti i pori del viso a un esercizio aerobico high impact.

Dice il foglietto: la maschera energizzante risveglia, tonifica, illumina pelli spente e senza tono, aumenta la microcircolazione cutanea, la tua pelle ritrova vitalità e freschezza, è più soda, riprende luminosità e colore.

Se funziona te ne mando qualche bustina. Le useremo per farcire i tramezzini in tempo di dieta  emotiva.

Qui il tempo è buono. C’è nebbia al mattino e di notte, ma i giorni sono chiari e luminosi, troppo caldi per la stagione. Indosso calze a rete in cui si impigliano avanzi di parole. La sera le metto in fila per ricomporre il puzzle, ma ne vengono fuori solo cose come: miebbetertinereoraaleieaccia o nostandiquechevofronta o iavomiufa. Troppo poco per costruirci un boomerang e colpire un bersaglio mobile.

Passo le mie giornate per analogia, talvolta per similitudine. La mia vita ricorda un disegno fatto con i chiodini della Quercetti.

Tua nipote cresce bene. Ancora non è esperta della sottile arte di farsi dei nemici, ma la vedo di giorno in giorno progredire in altri campi. Legge libri esoterici adatti alla sua età, manuali di self-help illustrati. Coltiva in un vasetto che le ho regalato i primi semini di masochismo e menta rotundifolia.

Stanotte ho sognato che bevevo matè con quella strana cannuccia che mi hai regalato. Dalla bombilla venivano su liquido e frammenti di foglie marcite, nonostante il filtro dai fori minuscoli. Era chiaro che il sogno alludeva al fondo delle cose, al grattare in fondo alle pentole.

Questo mi ricorda che i fagioli si stanno attaccando e che devo lasciarti.

Hai vinto una scommessa, ricordi?, ti devo cinquecento euro. E’ un fatto di principio, i debiti si pagano. Ed è anche un fatto di onore. Ti pagherò con il prossimo stipendio o, se preferisci, con la collezione delle mie gastroscopie, che ha aggiunto nuovi e superbi esemplari alle precedenti.

Ti abbraccio con affetto.

La costruzione centripeta di un addio

ottobre 29, 2005

Fammi morire con un fiore

ottobre 27, 2005

Voglio partire dall’ultimo commento che ho fatto, quello sulla pesantezza dell’essere.

Essere pesanti vuol dire avere un sistema di regole che governa il mondo e cercare di rispettarle nel modo più rigoroso possibile, flagellandosi per le cadute di stile, di tono o per le trasgressioni.

Ora io sono una che non trasgredisce nemmeno quando sogna. E’ veramente una cosa penosa.

Quando i miei colleghi scherzano su quello che farebbero se vincessero al Superenalotto io non riesco a dir nulla. Perché proprio non so immaginare, ho paura. Ho paura dello scollamento dal reale.

La mia pesantezza non ha a che fare col concetto di morale, lo dico subito, senza mezzi termini.

Faccio anche cose che agli occhi degli altri appaiono tremendamente trasgressive o sconce. Sgarbate e immorali.

La mia pesantezza risiede nel metodo, non nei contenuti. Nel trattare ogni singola cazzata con la stessa energia riservata alle cose serie. Insomma, per dirla in termini grotteschi, nel fare in modo che anche le cose sbagliate vengano fatte bene, con accuratezza e precisione.

Arrivati a sera ci si sente molto stanchi, ma soprattutto si capisce che si è perso un sacco di tempo.

Però voi lo sapete come sono i metodi e le abitudini: per sradicarle occorre tempo, volontà di ferro e coraggio. Il cerotto transdermico per queste cose ancora non esiste.

In questo mio mondo di elevato peso specifico i riti hanno un ruolo importantissimo. Non quelli pubblici, ma i piccoli riti privati che sanciscono i passaggi tra le cose.

Non sono mai stata al cimitero, per scelta. Pur avendoci persone che ho amato molto.

In famiglia non me lo chiedono nemmeno, non mi giudicano per questo. Non amo andare a piangere delle persone in un luogo che le contiene senza rappresentarle. Ai funerali invece ci vado volentieri, per quanto  la parola suoni inappropriata. Trovo che siano un momento di intensità sconvolgente.

Ai morti bisogna dare degna fine e sepoltura. A tutti quelli che si sono amati, anche a quelli che sono ancora in vita e che per qualche motivo vengono a mancare alle nostre esistenze.

Occorre un fiore, un saluto, una benedizione. Nel senso umano di dire il bene, di augurarlo.

Poi si è liberi di andare.

 

Today is a good day to bury and bless.

(ormai alla frasetta inglese ci ho preso gusto)

Dodici ore di controllata follia

ottobre 27, 2005

Avete assistito a “Dodici ore di controllata follia”, l’unico talk show per non udenti trasmesso in edizione unica.

Ringrazio i lettori e i commentatori tutti di questo blog per essersi sottoposti volontariamente  ai miei esperimenti. Sappiate che vi ho usato, benché si trattasse di uno scopo lecito.

Vi ricordo che la lettura di questo blog non è obbligatoria, non è consigliata dalla ASL e non è raccomandata dalla Food and Drug Administration.

Leggere questo blog non vi renderà più intelligenti e nemmeno migliori, non vi darà crediti formativi, non aumenterà la disponibilità del vostro conto corrente, non potenzierà le vostre performances sessuali (di questo non sono certa, ma è opportuno che dica così), non vi aiuterà a risolvere le vostre disfunzioni relazionali e sociali e nemmeno a dimagrire. Da domattina si rientra nei ranghi.

Today is a good day to say goodbye to your lover.

Una spesa equo-solidale

ottobre 26, 2005

Mi dia due etti di felicità e una fettina di coraggio.

Solo due etti?

Sì, che la sera mi risulta un po’ pesante, poi finisce che non dormo, ha visto mai tanta felicità tutta insieme, dovessi farci indigestione.

Le incarto anche un po’ di dignità? Ce l’ho fresca di giornata.

No, no, ne ho ancora dall’altro giorno. Va bene così.

Il perdono no, signora? Ah già, lei è allergica. Prende altro? Un po’ di crudeltà?

Ecco, mi dia quella, non l’ho mai assaggiata. Per quanti giorni la posso conservare?

Ah, la crudeltà se la tiene bene nel suo sacchetto dura anche dei mesi. Non la dia alla bambina, però, che ci sono i polifosfati.

Buonasera.

Buonasera.

Today is a good day to be invited to dinner.

Fammi male!

ottobre 26, 2005

Come dice? Che ho un coltello nella scapola sinistra? Ma è sicuro? Io non sento niente.
Boh, deve essere stato infilato con delicatezza, non saprei. 
Dice che è antiestetico? Che lo devo togliere? Non è che magari guardandolo da un’altra prospettiva mi dà un look un po’ pulp? No, eh?
Vabbè, se proprio devo almeno mi aiuti, non stia lì impalato. Faccia piano. Piano. Pianissimo.
Cerchi di non rovinarmi la maglia che è nuova.
Secondo lei devo fare l’antitetanica? Non è arruginito, vero?

Today is a good day to draw a tooth.

Tanto mento lo stesso

ottobre 26, 2005

Io a te ti faccio un monumento, Gino. Ti giuro, te lo faccio, ti lascio a bocca aperta. Anche se non mi credi. Perché me l’hai detto ieri che non mi credi.  Che non ti sforzi nemmeno un po’. E io te lo faccio lo stesso, per ringraziarti del fatto che tu non mi credi. Perché se non mi credi mi rendi inutile mentire. Se non mi credi, uno di questi giorni ti dico la verità. Magari quel giorno non mi credi lo stesso, ma non è questo che importa.
Che vuoi? Un Mausoleo, un Arco di Trionfo, un mezzo busto? Te lo faccio, te lo giuro.

Today is a good day to fish in troubled water.

Charity Cross

ottobre 26, 2005

Mi piace chiedere, ma detesto le estorsioni. Preferisco non avere nulla.
Le cose ottenute con la forza puzzano di morte.

Today is a good day  to die.

La mala educacion

ottobre 26, 2005

Questi blogger si concentrano prevalentemente sulla ricerca delle parolacce. Questo la dice lunga sul loro conto.

Today is a good day to feel disillusioned.

Dipende

ottobre 26, 2005

Il Bianco muove è dà scacco matto in due mosse.
Sì, ma il Nero sfina e va su tutto.

Today is a good day to mix up the papers.