Un addio

In prima elementare ero un bambina alta e sottile, nonostante i mesi di anticipo sull’età obbligatoria.

Ero timida e con una vista d’aquila.

E per tutte queste ragioni mi misero a sedere all’ultimo banco, accanto a una ragazzina di cui oggi ricordo solo il cognome e forse una possibilità di nome, Adele, ma della quale conservo benissimo l’immagine. Era figlia di emigrati tornati a casa, parlava italiano con un marcato accento straniero ed era bellissima.

Era trasandata. Era coraggiosa. Era ribelle.  Era tutto ciò che a me  non era permesso essere.

Avevamo lunghi capelli castani che dopo l’estate si erano arricchiti di strie color miele. Stretti in due trecce i miei, con una frangetta ordinata e tagliata pari pari. Sciolti sulla schiena i suoi, che dondolavano ad ogni moto del capo.

Indossava solo pantaloni, di jeans o di velluto. Sempre piuttosto larghi, che a volte le scoprivano l’ombelico. Non portava canottiere, le maglie le scivolavano sulla pelle nuda, anche d’inverno. E poi aveva un cappello da cowboy, di cuoio scolorito.

Condividevamo la stessa tara, l’identica maledizione. Quella di essere due straniere in questa terra che non apparteneva alla mia famiglia e non apparteneva più nemmeno alla sua. La forestiera e l’americana, così ci chiamavano.

Passò la prima settimana. In classe gli altri bambini ci ignoravano.

Forse per la magia del rapporto che si era immediatamente creata tra noi e  li escludeva.

Io ne studiavo i gesti, per ripeterli da sola nella mia stanza quando tutti fossero andati a dormire. Quell’andatura un po’ trascinata, quel modo di tirare su la fronte per allontanare una ciocca con uno scatto repentino. Quegli intercalari in una lingua che non conoscevo ancora e che nella sua bocca spalancavano un mondo di indipendenza, di orgoglio.

Non so invece cosa fosse di me ad attrarla. A volte immagino che si trattasse delle storie che inventavo per lei. Mi ascoltava ad occhi sgranati e in quegli attimi perdeva tutta la sicurezza, tutto il suo potere e il rapporto si capovolgeva completamente.

O forse era semplicemente il sentire la mia dedizione incondizionata che bastava a suscitare spontaneamente la sua.

Quando ci ripenso so per certo che ai bambini è dato lo stesso potere d’amore misterioso che anima il mondo degli adulti. Forse con un tratto di intensità ancora maggiore. Ai bambini è dato lo stesso potere di seduzione, la stessa gelosia, l’identica capacità di calcolo, rabbia e angoscia quando una storia d’amore o d’amicizia si conclude e non si riesce ad evitarlo.

Io la guardavo e a volte provavo la dolorosa sensazione del desiderio. La voglia di abbracciarla e baciarla, che lei mi inglobasse nella sua esistenza in un modo che non era da sorella, non era da cugina. Era un modo che non conoscevo e non ho mai più ritrovato, nemmeno nell’adolescenza con le amiche del cuore.

All’uscita di scuola si formavano piccoli crocchi di mamme dai quali le nostre erano escluse. Le seguivano con lo sguardo fino a che scomparivamo in automobile o dietro l’angolo. E così tutti i giorni.

Dopo una decina di giorni i nostri genitori furono chiamati a rapporto. Informati separatamente della condotta delle due bambine, della loro totale estraneità non solo ai rapporti con i coetanei ma anche alle lezioni. Della necessità di farci retrocedere e prevedere solo l’anno seguente l’iscrizione alla prima. I nostri genitori separatamente ascoltarono e separatamente risposero: ci scusi, direttrice, ma la verità è che la bambina si annoia.

Le suore decisero di convocare una riunione per esaminare le bambine. Tutte e due insieme.

Lettura, scrittura, dettato, test di comprensione.

Capacità di riassumere una storia, proprietà di linguaggio, test logici .

Credo che siano stati i giorni più divertenti della scuola.

Alla fine dissero ai nostri genitori che se accettavano l’idea di un sostegno privato per le materie scientifiche avrebbero potuto passarci in quarta. I nostri genitori risero e confermarono la prima.

Le suore si offesero una seconda volta.

I bambini continuarono ad ignorarci bellamente, ma questa volta con un misto di deferenza e imbarazzo. Con invidia, quando durante alcune lezioni ci veniva offerto un libro e ci veniva detto: intanto che gli altri bambini finiscono la paginetta voi leggete una storia.

Alla fine dell’anno ci salutammo per le vacanze. A ottobre saremmo state sedute ancora insieme, all’ultimo banco. Ci saremmo raccontate le storie lette durante l’estate. Ci lasciammo con tutte le promesse che rassicurano e avvolgono i grandi amori.

Ma al rientro c’ero solo io. Loro si erano trasferiti a Roma.

A volte, ancora adesso, mi viene in mente una maglia che indossava d’inverno. Aveva righe orizzontali di tutti i colori, anche sulle maniche. La portava su un paio di pantaloni di velluto nero a costine. Mia mamma diceva che il nero non è un colore per bambini. 

L’anno seguente andai via io. Cambiai città, cambiai scuola. Senza dispiaceri e senza addii.

Come una straniera senza terra approdai in una terra in cui ero ancora più straniera.
E giurai a me stessa che non avrei voluto bene mai più a nessuno.

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34 Risposte to “Un addio”

  1. anonimo Says:

    plink plink

  2. e.l.e.n.a. Says:

    non ho ancora letto tutto. saremmo state distanti. io piccola e sottile. timida e con la vista da acquila. ma sempre nel primo banco.

  3. Flounder Says:

    plink plink è il suono delle lacrime che cadono sul banco?

  4. brezzamarina Says:

    anch’io a sei anni ero alta e sottile (e addirittura bionda)..ma di lí a cinque anni sarebbe cambiato tutto..:-/..mi ha colpito molto la descrizione del desiderio di essere inglobata nel mondo dell’altra bambina..rende molto bene la forza di certi legami. Sono contenta che tu sia tornata di qua 🙂

  5. fuoridaidenti Says:

    eccomi.
    per gli altri (è più bella dal vivo)

  6. Flounder Says:

    signor calma,
    ma lei mi fa arrossire. la gentile utenza di questo blog penserà che io l’abbia prezzolata 😀

  7. charm Says:

    Sai, questa storia la sento molto sulla mia pelle, anche se io sono diventata adulta e solo allora ho cominciato a vagabondare, e a perdere il concetto stesso di “casa”. Non ho piu’ radici da nessuna parte, e ogni volta e’ tutto un salutare e lacrime e abbracci e qualcosa che finisce, qualcosa di bello, proprio quando era appena iniziato, proprio quando cominciavo a pensare di nuovo a un volto come famigliare.

    Che dire, spero che non sia vera la tua conclusione. Che sia riuscita, in seguito, a volere bene. Io ci sto provando, a fare si’ che questa vita nomade non mi azzeri il cuore. Perche’ penso che nonostante tutto ne valga la pena.
    BAcio

  8. Flounder Says:

    qua si apre un capitolo così lungo che non lo apro nemmeno.
    in questo momento ho il cuore espanso.
    occupa lo spazio dalla tiroide al piloro. forse me ne tolgono una parte sennò mi schiaccia i polmoni. 😀

  9. anonimo Says:

    Scrivi divinamente, Flo. Sarà che in questi giorni ho una particolare sensibilità per alcune cose, ma trovo il tuo ritorno una cosa bellissima. Non sono molte le volte che leggo senza voler finire di leggere.

  10. contrabasso Says:

    E vaiiiiiii!
    Ora sì che ragioniamo. Grazie per il ritorno.

  11. Flounder Says:

    se continuate a dirmi ‘ste cose lo chiudo un’altra volta. fate i bravi.

  12. AnnaBella Says:

    …sorrido leggendo questo post e dovresti sapere il perchè
    aveva ragione goethe con le sue affinità elettive
    🙂
    bentrovata!

  13. Flounder Says:

    dovrei saperlo e lo so.
    questo blog è anche casa tua.

  14. AnnaBella Says:

    …allora dovremmo proprio incontrarci se nona ltro per scambiarci i doppioni dele chiavi hai visto mai una delle due resti fuori casa! però non chiedermi di inglobarti che già faccio fatica a trovare spazio per me! 😀
    :**

  15. AnnaBella Says:

    ..tornando al post, mia mamma venne sgridata aspramente perchè le dissero che mi aveva messo sotto torchio per farmi imparare più degli altri e farmi saltare la prima elementare.
    Povera mamma!

  16. fuoridaidenti Says:

    Per te: lascia che lo pensino (intanto sappi che mi hai fregato il template)
    Per gli altri: non pensatelo. garantisco

  17. broono Says:

    dicevo…(mi si è chiuso il browser improvvisamente…)

    l’avevo lasciato nei commenti sotto il post precedente, perchè quello ho letto per primo.

    ma è qui, sotto questo, che doveva andare il mio desiderio di non veder perdersi nel nulla quella frase della Merini.

    Sotto questo post qui.

    L’altro, in confronto a questo, appare come una semplice storia d’amore di quelle dei bambini dei banchi di fianco.
    Quelli che prima di decidere chi sposare, dividevano la classe in maschietti e femminucce.

    Una critica a quel post?

    No, no.
    Assolutamente no.

  18. Flounder Says:

    oggi mi state facendo arrossire malamente.

  19. Matho Says:

    ma guarda un po’….

    da:
    ibis redibis non morieris in bello

    a:
    ibis redibis. non morieris in bello

  20. Matho Says:

    bentornata cara amica

  21. Flounder Says:

    broono, solo due parole.
    lo so che la tua non era una critica al post precedente e che vuol dire solo che hai apprezzato più questo qui.
    è vero anche che la mia scrittura, anche quando è immaginifica, anche quando è romanzata, ha un tratto marcatamente autobiografico.

    il post precedente è la descrizione esatta e fedele di uno dei momenti più intensi e magici che io abbia conosciuto negli ultimi anni.
    ed è questa magia, proprio questa, non un’altra, non una che ci assomigli, che ha mosso le mie dita su questa tastiera per lungo tempo.
    è questa magia, proprio questa, non un’altra, che riempie Flounder e le fa tirare fuori il meglio di sé.

    tutto il resto è paccottiglia.

    comunque vi è stato ridato tutto. avete Flounder, avete il vecchio template, avete Alda Merini, avete l’arial x-small, avete la signorina del tempo.

    ci sono poche novità, pochissime, ma da segnalare. nella colonna dei link due nuovi blogger.
    Mammeta , il blog più geniale che abbia letto da quando sono in rete.
    La sposa occidentale , che terrò d’occhio perché preannuncia bene, anzi benissimo.
    poi la mia fotografia, per quanto piccina.

    adesso mi resta solo da sapere che fine deve fare quell’altra là.
    perché la verità è che siete dei reazionari malmostosi, poco inclini all’avvento del nuovo. abitudinari, decisamente romantici e melensi.

    come me.

  22. broono Says:

    No, la differenza tra i due post è che quello che hai descritto nel primo, per quanto per te sia stato uno dei momenti più intensi e magici degli ultimi anni, è una cosa che puoi rivivere grazie ad altri uomini, seppur sicuramente forse uno o due al massimo, sulla terra, come lui.

    Quello che hai scritto in questo, racconta di cose che nemmeno impegnandoti e nemmeno se ritrovassi quella ragazza un giorno da qualche parte, potranno mai più ripetersi così.

    Il primo post è sicuramente meraviglioso, ma di momenti come quello ne potrai avere, e ti auguro di averne, ancora e ancora, sempre più belli.

    Il secondo post, questo, è una preziosa scatola chiusa.

    Una bella differenza.

    ma è una mia opinione, naturalmente.
    Non era mia intenzione attribuire valore nè sminuirne uno dei due.

  23. Flounder Says:

    le due cose non sono separate.
    alcune storie vengono fuori proprio grazie a una morbidezza che si è preparata altrove.
    alcuni ricordi vengono in mente grazie ad altri eventi che predispongono.

    si può scrivere mossi dalla rabbia, dal dispiacere, come è avvenuto ultimamente. o mossi dalla magia.
    in ogni caso ci dev’essere qualcosa dall’esterno, una persona, una circostanza, una concomitanza di eventi, che tiri fuori il dentro in un certo modo.
    io non credo che le persone siano troppo diverse o che le esperienze siano diverse. è solo il modo di raccontarle che cambia. e questo modo dipende molto da ciò che ci circonda e ci ispira.

  24. e.l.e.n.a. Says:

    …senta flounder, la smetta una volta per tutte che almeno una pecca ce l’ha…non sa difendersi…
    perché sia quel che sia, rabbia, ricordi, morbidezza, magia o dispiacere, lei scrive da dio…
    eccheccazzo!

    (e melensa sarà lei… tzè!)

  25. Flounder Says:

    ohhhhhh, ma senti chi parla.
    da quale pulpito viene la predica 😀

  26. .kri Says:

    che bel momento mi hai regalato, io sono davvero contenta che sei tornata, sai di solito passo e non lascio traccia, ma questa sera sono esondata.

  27. Flounder Says:

    Nei quaranta giorni in cui questo blog è rimasto chiuso ho sofferto molto. Per una serie di eventi.
    In tutto questo tempo non l’ho mai aperto, non sono mai entrata a rileggere. Era una cosa che doveva finire così. Finire e basta.
    Ma nel momento in cui Flounder è sparita, è scomparsa con lei una grande parte di me.
    Si è creato una specie di assurdo in base al quale io ho chiuso per essere maggiormente me stessa e mi sono trovata ad essere molto di meno.
    Sono stata isterica, in questi giorni. Ho gridato, pianto, strepitato.
    Sono stata particolarmente aggressiva con le persone che amo.
    E di una durezza implacabile con chi non amo.
    Mi sono sentita completamente squilibrata, in balia di sentimenti indisciplinabili. Incapace di reggere le tensioni senza uno sfogo adeguato.
    Oggi, più che mai, so che scrivere serve a tutelare la mia salute mentale, ad armonizzare le contraddizioni, a placare i tormenti. A contenere dei sentimenti così esplosivi che lasciati liberi di esprimere provocano solo danno, anche quando sono positivi. Quando l’ho riaperto l’altro giorno ho provato la stessa felicità di una bambina che ritrova la scatola dei giochi di quand’era piccina piccina. Per ogni frase che ho riletto ho ricordato il momento esatto in cui era venuta fuori. Ho ritrovato tutta la magia che aveva ispirato ogni singola parola.
    So di non volerla perdere.
    In questo momento è l’unica cosa che so.

  28. lupesio Says:

    Ciao Flo. Bentornata.

  29. broono Says:

    “…Oggi, più che mai, so che scrivere serve a tutelare la mia salute mentale, ad armonizzare le contraddizioni, a placare i tormenti. A contenere dei sentimenti così esplosivi che lasciati liberi di esprimere provocano solo danno, anche quando sono positivi…”

    Parole sante.
    …Mi ricordi qualcuno.

    Una visione così sessuale della scrittura è il modo migliore per essere consapevoli del perchè se ne prendono le distanze quando se ne ha bisogno, come del perchè a un certo punto si è in grado di tornare a goderne senza paura.

    La tua poi, ha in più questo meraviglioso pregio di regalare godimento anche a chi la vive da fuori.

    Francamente si, anch’io sono convinto che tutto questo dal vivo possa essere soltanto una cosa incredibilmente bella.

  30. Median Says:

    Non potrei dire nulla di più di ciò che è stato già detto, eri bella anche da bambina, flo’.
    (insomma, l’unica piccola e pure cicciona ero io, ho capito.)

  31. Flounder Says:

    median, io da bambina ero bellissima.
    ero alta quasi come adesso 😀

  32. Flounder Says:

    broono, una visione così sessuale della scrittura vuol dire che devo prendere le opportune precauzioni prima di sedermi al pc?

    mi fai venire in mente quella famosissima poesia della Lamarque:

    Poesia Illegittima

    Quella sera che ho fatto l’amore
    mentale con te
    non sono stata prudente
    dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
    sappi che due notti fa
    con dolorose doglie
    mi è nata una poesia illegittimamente
    porterà solo il mio nome
    ma ha la tua aria straniera ti somiglia
    mentre non sospetti niente di niente
    sappi che ti è nata una figlia.

  33. charm Says:

    bella sta poesia, accidenti…

  34. broono Says:

    vuol solo dire che devi continuare così, esattamente così, come in quella poesia.

    come in quella bellissima poesia.

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