Non tutti i portapastelli sono uguali

La differenza tra un portapastelli di buona qualità e uno scadente  è semplice, la capisce perfino un bambino di sei anni. Negli astucci costosi, quelli che oltre alle due valve chiuse dalla cerniera spalancano all’interno una serie di pieghevoli con elastici cuciti a doppia bacchetta, le punte dei pastelli non si spezzano mai.

In quelli di cattiva qualità i pastelli sono delicati, le mine all’interno fragili. Cominci a temperare e non appena la punta ti sembra perfetta, tac, ecco che si spezza e si frantuma. Allora continui a temperare e succede la stessa cosa. Fino a che il rosso, l’azzurro e il verde, che sono i colori più usati, diventano dei  mozziconi, dei residui ingloriosi che fanno sfigurare tutto il contenitore.

Non parliamo poi degli elastici, che dopo qualche mese si scuciono o si slabbrano.

O dei pennarelli, spesso già semi asciutti in partenza, che nel giro del primo trimestre saranno spuntati.

Noi li riempivamo di alcol, poco per volta sennò sbrodolava tutto il foglio e creava delle macchie disgustose. Però poi ci vergognavamo da morire quando gli altri bambini, quelli con l’astuccio elegante, arricciavano il naso e dicevano: ma che è quest’odore? Non senti come una puzza di spirito?

E lì sapevi che in cuor loro ti avevano bollato. Classificato tra quelli poveri, che non potevano permettersi le cose migliori, che non le avrebbero mai avute, per tutta la vita.

Ai quali era negato perfino desiderare.

Quelli che dovevi essere mille volte più tenace di loro, mille volte più ostinato di loro per ottenere forse solo la centesima parte.

Ma quando l’avevi ottenuta era tua, la stringevi con le unghie, la nascondevi in un angolino e passavi il tempo ad ammirarla, a controllare che fosse ancora lì, che nessuno la portasse via. A temere che una piccola distrazione potesse farti perdere di nuovo tutto. Che si trattasse di un oggetto, di un pensiero, di un’attenzione.

Cattive abitudini che non si perdono mai. Nemmeno quando il mondo si spalanca ai tuoi piedi  e sai che basta chiedere per avere. O che ti verrà offerto spontaneamente.

Ma tu ti affili le unghie in ricordo di vecchie battaglie.

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18 Risposte to “Non tutti i portapastelli sono uguali”

  1. Flounder Says:

    E vieniti a sedere, vieniti a riposare,
    su questa poltroncina a forma di fiore.
    Questa notte che viene non darà dolore,
    questa notte passerà, senza farti del male.

    Bellamore, Francesco De Gregori

  2. qwe Says:

    …io non avevo neanche l’astuccio… tenevo tutto dentro una busta di carta… quelle dove si mette il pane…
    per non parlare dei pennarelli… erano quelli che quelli come te buttavano dopo aver tentato con l’alcool…
    però non mi bollavano… anzi…
    altri posti? boh?

  3. zop Says:

    esitono dei portapastelli????? corro a comprarne uno e a svuotare il cassetto pieno di pastelli e matite! 🙂 zao! (bentornata o bentornato io?)

  4. Flounder Says:

    qwe, ho fatto l’animatrice per bambini da quando ho finito la scuola fino a quasi venticinque anni. mi sono capitati dei tali mostri di sette o otto anni che dovevano essere totalmente rieducati. che alla fine di una festa gli davi il ricordino e ti dicevano: guarda che su questo io ci sputo sopra, perché mio padre qua e mi padre là. oppure: a me non me ne frega niente della maestra perché tanto mio padre con i suoi soldi può comprarsi anche tutta la scuola. mostri, loro e i genitori.

  5. charm Says:

    Gia’. Io desideravo, al punto di starci male, le figurine. E non si poteva comprarle perche’ eravamo in cinque in famiglia e sono uno che lavorava. Ma io ci stavo male, perche’ i miei compagni le avevano. Arrivai a meditare il furto, una settimana di notti in bianco a preparare il colpo, divisa tra l’attrazione e un vago senso di colpa. Che poi divenne un terribile, insopportabile senso di colpa quando attuai il colpo e rubai le figurine.
    Perche’ la bambina a cui le avevo rubate piangeva. Piangeva e non la smetteva piu’. Piangeva non per la perdita delle figurine. Ma perche’ aveva scoperto che ero stata io. E io avrei dovuto essere sua amica. Quelle sue lacrime mi hanno fatto cosi’ male che me le ricordo oggi come fosse ieri, e mi sono state da monito per tutta la vita. E mi hanno fatto sentire che e’ bello non avere nulla, che l’importante e’ avere il cuore a posto.

  6. Flounder Says:

    questo commento potrebe aprire il vaso di pandora. il risultato sarebbe devastante.

  7. charm Says:

    Cara Flounder… mi sa che parlo troppo.

  8. hladik Says:

    che bello flo’ una di queste sere passo a leggere ciao
    🙂

  9. Oltranzista Says:

    l’odore dei pennarelli… è uno di quegli odori che ci si porta dietro tutta la vita. mi hai fatto ricordare di quando, da bambino, accompagnavo mio padre a lavorare nel suo piccolo studio di grafica, il fine settimana. e mi metteva lì con i pennarelli pantone, un foglio bianco e tutti i libri da cui copiare. e io piangevo, perché non ero capace. e lui ha insistito, si è arrabbiato, e poi mi convinceva, perché non si può dire “non sono capace” nemmeno dopo che hai provato, e non sei riuscito. anche i pennarelli pantone hanno una filosofia di vita. non ti chiedere se sei capace o no, fallo e basta.

  10. AnnaBella Says:

    …i pennarelli puzzosi di spirito ah che mi hai ricordato 🙂 quelli con i buchetti vicino alla punta, che e’ da li’ che usciva lo spirito
    io era circondata da poveracci come me sara’ per questo che nessuno me lo faceva pesare
    ricordo che una volta pero’, e ci rimasi malissimo, mi presero in giro perche’ al ritorno dalle vacanze estive avevo le stesse scarpe che portavo a giugno… dandomi ovviamente della poveraccia….
    scarpe trimestrali o niente
    🙂
    flo resto sempre piu’ impressionata dalle coincidenze ne ho trovata un’altra ma non te la dico
    😀

  11. mrka Says:

    flounder, mi specchio in toto nel tuo commento numero quattro. e l’odore dei pennarelli è sempre ben presente, per fortuna non è un ricordo. 🙂
    ( non te ne fregherà un fico secco, me ne rendo conto, però mi piace più qua. dove tutto è bianco)
    m.

  12. Flounder Says:

    annabella, a naso direi che è la mania di controllo, l’ipervigilanza. ma a naso, eh 😀

  13. broono Says:

    Non vorrei risultare gratuitamente polemico e nemmeno vorrei interrompere la poesia, ma mi sembra giusto ricordare che l’unica filosofia dei pantone era quella di offrire 3000 sfumature di ogni colore, tutte assolutamente indispensabili secondo i professori, di essere gli unici disponibili sul mercato e di costare diverse migliaia di lire (son passati un po’ di anni) cadauno con variazioni a seconda della punta e della frequenza di acquisto.

    naturalmente i colori più richiesti, per una ovvia legge di filosofico mercato, erano quelli che costavano di più.

    Non la prenda come una cosa personale, signor Oltranzista, ma per onestà (e coerenza con questo post) credo sarebbe più bello se legasse il ricordo di quella giusta filosofia e dell’insegnamento che le sta dietro, a suo padre, meritevole di avergliela insegnata, invece che a una delle cose più care che a memoria scolastica ricordo di esser stato costretto a comperare.

    I pantone, dia retta a me, li rimuova dalla memoria e con loro la filosofia che ne è legata.
    Si tenga solo il ricordo di quei pomeriggi in studio a crescere accanto a suo padre e i pantone li chiami soltanto “colori”.

    L’insieme di quei due ricordi, sono certo, le darà la migliore immagine di quella filosofia che suo padre, lo ringrazi sempre per questo, le ha insegnato.

    Spero di non averla offesa e mi auguro capisca che in questa mia risposta non c’è nulla di personale.

    Se non una mia personale invidia per chi ha la possibilità di ricordare momenti come quelli.

    Ma questo, come è ovvio, riguarda solo me.

    Baci a Flò e AnnaBella.
    Vedervi di nuovo insieme è come guardare una scatola di “colori”.

    Che cazzo di ruffiano, che sono.

  14. Flounder Says:

    che cazzo di pantone che sei!!

  15. broono Says:

    🙂

  16. firma Says:

    Vecchie battaglie di altro genere le mie -bullismo- ma ancora mi mordo le guance dal di dentro e ricaccio giù la sensazione di salto nel vuoto alla bocca dello stomaco.
    p.s.: che sorriso leggerti di nuovo, avevo un magone…

  17. cristhina6000 Says:

    ciao

  18. ^AleA^ Says:

    Non sono mai stata una bambina ordinata. Avevo sempre l’astuccio tutto scaraboccihato e con le matite tutte scombinate. Non c’era verso. Ad ogni nuovo astuccio mi promettevo di tenerlo bene, ma poi lo facevo sistematicamente una schifezza.
    E poi mettevo sempre troppo alcool nei pennarelli, provocando disastri sul foglio.
    Che bella infanzia! 😉

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