Indifferentemente

L’uomo accartoccia nel pugno dei frammenti di carta: il biglietto da visita di un negozio, uno scontrino, un brandello di volantino del supermercato. Continua questo movimento per svariati minuti, come se nel maciullare la carta distruggesse anche un poco di qualcos’altro.

Per esempio un ricordo che gli fa male.

O una cattiva azione.

Oppure la rabbia per qualcosa che è chiamato a fare ma di cui non ha voglia. Come può essere un lavoro molesto o una responsabilità incombente. Aggiustare la corda di una tapparella, o forse peggio.

Dalla cassa del supermercato la donna lo scruta da lontano. E’ sua moglie, conosce a memoria i suoi gesti. Continua a imbustare la spesa nei sacchetti senza staccargli lo sguardo dal viso.

E’ da tempo che non lo vede sorridere, se non distrattamente, per brevi istanti frammentati da ricordi. Indifferentemente.

Però non chiede.

Sa che una sua parola, una soltanto, potrebbe alterare un equilibrio fragile.

Si limita ad aspettare, a contare i giorni. A segnare piccole tacche sul bordo delle sue labbra increspate. Che improvvisamente distende non appena incontra lo sguardo di lui.

Da un po’ di tempo ha appreso questa strana pazienza. Sa che non porta a nulla, eppure la esercita con dovizia, come se fabbricasse uno scudo protettivo per sé e per i figli. Sa che un sentimento inopportuno potrebbe forare lo scudo e lasciar entrare cose terribili, come gas velenosi. Come pioggia di insetti, pietre laviche. Se lei resta zitta e ferma lo scudo si consolida, acquisisce spessore. Saranno salvi.

L’uomo le appoggia lo sguardo sul mento, lei gli sorride.

Anche lui.

E’ passato del tempo dall’ultima volta.

Siamo a buon punto, pensa lei.

Siamo a buon punto, pensa lui, soddisfatto di esserci riuscito.

Una forma perfetta. Ha tirato su gli angoli delle labbra, si è esercitato a lungo davanti allo specchio del bagno. Indifferentemente.

Gli occhi no. Gli restano tristi, si sciolgono verso il basso. Formano rivoli di dispiacere che scivolano rapidamente lungo il collo della camicia, si infilano nella schiena, percorrono vie segrete che si incrociano lungo gli inguini.

La donna sorride ancora, fissa sulle labbra di lui. Ne esclude gli occhi dal campo visivo.

Ciò che non si vede non esiste, ciò di cui non si racconta è perduto per sempre. Ciò che non ricordiamo non è mai accaduto.

Il dettaglio ha la potenza del tutto. Come il prezzo dei prodotti-civetta.

—————————————————–

Famme chello ca vvuò
indifferentemente,
tanto ‘o ssaccio che so’:
pe’ te nun so’ cchiù niente!…
E damme stu veleno,
nun aspettà dimane…
ca, indifferentemente,
si tu mm’accide nun te dico niente.

( Indifferentemente di Martucci – Mazzocco, 1963 )

vabbè, io nel pensatoio non ci so stare. dopo un po’ divento scema.

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37 Risposte to “Indifferentemente”

  1. dirtyinbirdland Says:

    qui mi dovrei fermare con una coperta, mettermici sotto, posare una carezza, o prenderla per me– qualcosa cambia, sì.

  2. lupesio Says:

    Meglio stare qui che nel pensatoio, Flo. Forse parlare può servire a qualcosa.
    Ciao

  3. Flounder Says:

    a volte ho l’impressione di dover spiegare quello che scrivo, me ne accorgo dai commenti che lasciate.
    è che a volte mi fisso a guardare delle persone e immagino cosa può esserci dietro. altre volte ho come delle visioni, dei flash di dettagli che hanno una potenza fortissima.
    altre volte nessuna delle due cose. è solo un sentimento che mi attraversa e prende istantaneamente una forma, trova una situazione da abitare. una cosa che non mi riguarda affatto, ma in cui posso esprimere come mi sento in quel momento.
    questa è la cosa brutta della scrittura condivisa, il voler riportare, da parte di chi legge, un racconto a un fatto preciso, a un’idea autobiografica, a qualcosa di veramente accaduto in quell’esatto modo.
    io non c’entro nulla con quel supermercato, non mi sono mai trovata in una situazione del genere.
    per una strana coincidenza la canzone l’ho sentita ieri sera e oggi un’amica mi ha mandato il testo, senza saperlo.
    sorrido anch’io in questi giorni, così.
    indifferentemente.
    questa è l’unica cosa.

  4. lupesio Says:

    Io non credo che quello che scriviamo sia completamente casuale. A volte neanche te rendi conto. Poi, certo, capita che cose che vedi o senti facciano tornare alla mente certe cose, ma questo è un’altro discorso.
    Ad ogni modo, Flo, non scappare più.

  5. Flounder Says:

    non ho detto che è casuale. non è mai casuale.
    è il sentimento che è puntuale.
    la vicenda che lo ospita è secondaria, accidentale. frutto di fantasia.
    non è questione di scappare. sono fatta così. quando sono di cattivo umore non rispondo nemmeno al telefono e chiudo le porte al mondo. poi torno. torno sempre.

  6. broono Says:

    Una delle case di produzione per le quali lavor(av)o ha tra i suoi soci una ragazza con una stranissima abitudine.

    Se c’è un foglio di carta nei paraggi, lei se lo mangia facendolo in piccoli pezzettini partendo dagli angoli e passando man mano ai bordi finchè non è quasi finito, per poi passare al foglio successivo.

    Tutti lo sappiamo, lei sa che tutti lo sappiamo anche perchè lo fa indipendentemente da chi le sia accanto in quel momento e non facendo assolutamente nulla per nascondersi e la cosa è diventata talmente naturale che ormai l’unico riferimento che si fa quando se ne parla è per ricordarci a vicenda di non lasciarle fogli vicino soprattutto se contengono numeri di telefono o appunti importanti, visto che prima di mangiarlo non si assicura mai di cosa ci sia scritto sopra.

    Perchè lei non è che sta a guardare che foglio sia.
    Se è lì lei se lo mangia.

    E’ felicemente fidanzata e convive con la sua ragazza da tutti conosciuta come una che le da quell’equilibrio senza il quale forse gli elenchi telefonici sarebbero in grave pericolo.

    Credo di averla vista sorridere quattro volte in cinque anni.
    Sul lavoro, intendo, non quando è con lei.

    Però quando monta servizi nei quali la scelta delle immagini e delle musiche è sua, fa dei capolavori che ho visto fare da pochi altri anche quando il soggetto è uno sciroppo per aerofagie.

    L’unica cosa che lei ha sempre chiesto è una stanza dove montare nella quale si possa chiudere senza altre persone intorno e la possibilità di tenere in studio i due cani orrendi bruttissimi e spelacchiati che ha raccolto per strada e che con una dolcezza che nemmeno un umano non la abbandonano mai.

    Niente, la storia di C non ha niente a che fare col tuo post, semplicemente mentre leggevo di quel tizio con i pezzettini di carta in mano e un sorriso di circostanza mi è venuta in mente lei che ride solo quando ha accanto la sua ragazza, i suoi due cani e un paio di fogli di carta, non importa se scritti o meno da papparsi in tutta serenità.

    E poi, che il commento abbia un senso o meno non credo conti più di tanto.
    Tanto domani sparisci di nuovo per i soliti due tre giorni per tornare con un nuovo post sotto il quale di nuovo tutti faremo finta di nulla come facciamo noi in agenzia quando senza aver ancora finito il video lei si è già pappata metà sceneggiatura.

    Siete belle persone, a volte più di tanti altri che sorridono sempre.
    Basta farvi lavorare senza rompere troppo le balle sulle anomalie con le quali vi accompagnate.

    Cani spelacchiati, fidanzate o block notes al nero di china, che siano.

  7. Flounder Says:

    in questa storia c’è un tentativo di occultare e ignorare il dolore che è più devastante del dolore stesso.
    la categoria polaroid mi piace molto. sono sempre dei frammenti esplosivi, dei campi minati.
    se la gente riuscisse per un attimo a isolare i fotogrammi della sua esistenza e i dettagli di ogni singolo fotogramma, si accorgerebbe di vivere spesso sul bordo di una polveriera. o di percorrere bendata il perimetro del nulla, a rischio di caderci dentro per una minima distrazione, per un gesto imperfetto.
    e allora sì che avrebbe paura sul serio.

  8. broono Says:

    bordo…perimetro…

    è quando ti accorgi di starci sopra, alla polveriera e dentro, il nulla, che hai davvero paura.

    Camminare sul bordo o lungo il perimetro dei propri dolori serve a poco o nulla, consapevole o meno di farlo.

    Bisogna proprio farci bunjee jumping dentro, per scoprire cos’è la paura.

    Aver paura di cadere non è nulla, in confronto.
    Il peggio è dopo.

    D’altra parte, bisogna riconoscere che dopo la prima volta che ci si cade dentro, su quel bordo si saltella pedalando su un monociclo mentre si fanno roteare sei birilli da giocoliere nell’aria con una mano e cinque cerchi da campione olimpionico nell’altra senza nemmeno rendersi conto di essere davvero in grado di farlo.

    Dopo averlo fatto una volta, io un saltino nella propria merda lo consiglio a tutti.
    Certo, bisogna esser disposti a buttare nel cesso un anno o due della propria vita, ma garantisco che i restanti ne guadagnano in consapevolezza, dei propri limiti come delle proprie dorze.

    Questo è quello che manca di più alla gente, non tanto la paura.

  9. broono Says:

    dardalla…diore…Dlò.

    🙂

  10. Flounder Says:

    questa non l’ho capita. aiuto.

  11. broono Says:

    Ho scritto (digitando male)
    “…come delle proprie Dorze”

    e allora ne ho approfittato per farti un omaggio.

  12. fuoridaidenti Says:

    ‘sta storia della polaroid e dei frammenti se me la levi che scrivo a fare? indifferentemente (ciao)

  13. Flounder Says:

    a me dispiace se qualcuno legge della cattiveria in questo post. non ce n’è, nemmeno a volerla trovare con la lente di ingrandimento.
    ognuno ha le sue ossessioni. a me è quella della cecità, della rimozione, del modo in cui la gente evita se stessa e gli altri per la paura della paura.
    purtroppo non so scrivere d’altro.
    racconto sempre la stessa storia, anche se assume forme diverse.
    perché è qualcosa che mi tormenta, che mi scarica addosso delle tali ondate di dolore che se non me ne libero impazzisco.

  14. ^AleA^ Says:

    Ciao Flò, ben riemersa e buon lunedì! :*

  15. Bustrofedon Says:

    …mi convinco che non si scrive per caso. Aspetto FDD, con curiosità, come se fosse una conferma, solo per me.

  16. brezzamarina Says:

    come mi piace quando scrivi queste cose che mi fanno male..(splendida anche la canzone)

  17. Flounder Says:

    ieri sera ho letto L’amico immaginato della Parrella. se mi davano un paio di schiaffi era meglio.
    però non sono masochista, eh.

  18. brezzamarina Says:

    ma nemmeno io..eh ;-p

  19. Flounder Says:

    però il prossimo post sarà da suicidio, ti avverto. ho la vena (artistica) tagliata.

  20. brezzamarina Says:

    aspetto con le braccia aperte..i palmi in su..facciamoci del male! (o “di mmale” come diceva Nuti)..

  21. unalettrice Says:

    Dolce e sofferta Flounder, dubito seriamente che tu possegga una vena artistica. Da quando seguo i tuoi blog i momenti migliori sono stati quelli in cui hai deciso di chiuderli.
    Del resto ognuno si diverte come può.

  22. brezzamarina Says:

    ma per definirsi ‘lettrice’ che cosa bisogna aver letto? tipo..bastano i cartelli stradali, le scritte sul finestrino del treno (lettrice internazionale addirittura)?..non so..chiedo..
    comunque é proprio vero: ognuno si diverte come puó!

  23. Flounder Says:

    mammamia, che sollievo.
    io già pensavo alla mia vita che sarebbe diventata una sequela di autografi da firmare, interviste da rilasciare, contratti per la cessione dei diritti a editori transcaucasici e micronesiani.
    adesso posso continuare a giocare.
    appropo’, ma tu come ti diverti?

  24. Flounder Says:

    un’altra cosa che mi diverte molto è guardare quali utenti sono collegati in alcuni momenti. si fanno delle scoperte interessanti.
    ma credo che dipenda dall’agente Flounder che è in me.

  25. e.l.e.n.a. Says:

    flounder… non essere così cattiva dai… sparale in vena un po’ di sano divertimento… apri e chiudi una dozzina di blog …

  26. brezzamarina Says:

    anch’io mi faccio delle congetture sulle combinazioni di utenti ‘accesi’..eheh..;-)

  27. Flounder Says:

    non sono in vena.
    oopsss, vena non si può dire.
    o artistica non si può dire?

  28. Flounder Says:

    brezza, io ho il server che si chiama UFO.
    secondo te tutela la privacy?

  29. e.l.e.n.a. Says:

    bypassa su un’arteria…

  30. brezzamarina Says:

    guarda io ho dovuto rinunciare al counter perché il tuo amico FDD diceva che non riusciva a commentare..saró costretta a farmi i cazzi miei per un po’..;-p

  31. Median Says:

    Accidenti, nemmeno sul fatto di essere TOMPONZI sono originale..
    (post sutpendo, flo)

  32. Flounder Says:

    median, mi spiace, ma oggi non posso rilasciare autografi.
    passa domani.

    al massimo ti posso leggere il futuro nei fondi degli IP.

  33. brezzamarina Says:

    mi sa che é una prerogativa femminile…(si sa che a sbrigare le indagini era la moglie, lui si occupava solo della contabilitá e ogni tanto sbagliava pure..) 😉

  34. AnnaBella Says:

    eh, oggi è giornata! o meglio non è giornata

  35. Flounder Says:

    miss brodie docet 🙂

  36. brezzamarina Says:

    giá..;-)…bisogna che pensi alla prossima puntata..tutta ambientata a splinder city..

  37. yllo Says:

    bel post..un saluto

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