Kit: costruisci da solo il tuo post

Arance – Inverno – Salsedine – Banane – Scarpa – Occhiali – Ficus Benjamin – Sigaretta – Premolare – Orologio – Vulcano – Minestrone – Cuscino – Poesia – Assegno non trasferibile – Penna stilografica – Asciugamano – Telefono – Bicicletta – Pallone – Attesa – Ecografia – Pubblico Ministero – Pizza – Vaccino antinfluenzale – Treno – Pentola a pressione – Silenzio – Poltrona – Liquerizia – Olimpiadi – Calendario.

Immaginate che abbia scritto un post molto arrabbiato e molto triste. Mi affido alla vostra immaginazione, oggi non è giornata.

Annunci

14 Risposte to “Kit: costruisci da solo il tuo post”

  1. tookierecords Says:

    Troppo complicato in fase digestiva.
    Saluti!
    😀

  2. brezzamarina Says:

    mettiamo ‘silenzio’ alla fine e ci buttiamo indietro questa faccenda? un abbraccio

  3. glider Says:

    ah guarda, mi s’è rabbuiato il cielo.

  4. Flounder Says:

    Cara Coscienza,
    un altro granello di sale, uno solo e oggi distruggo il mondo.
    Tua ululante Flounder

    Cara Flounder,
    non mi dirai che hai l’arma di sterminio di massa?
    Tua incredula Coscienza

    Cara Coscienza,
    molto di più. Sono una torcia umana.
    Tua supercalifragilistechispiralidosa Flounder.

    Cara Flounder,
    ma e te il Lexotan non ti fa niente, ve’?
    Tua farmacologica Coscienza

  5. AnnaBella Says:

    La passeggiata in spiaggia non è servita. Nonostante la salsedine tenti di insidiarsi ovunque, nelle narici, tra le pieghe dei vestiti, a ricordarmi che l’inverno non è ancora arrivato e che un pò di sole può ancora scaldare l’anima e il cuore, metto su i miei occhiali scuri e volto le spalle al mare. Mi accendo un ‘altra sigaretta e guardo il vulcano: è proprio come lui che mi sento adesso. Un ribollire secolare e profondo che non si è mai spento, brace sotto la cenere che cova, una pentola a pressione pronta ad esplodere da un momento all’altro. La pausa è finita. Piego l’asciugamano che ho portato con me, raccolgo frammenti di arance e banana, frutti che in altri momenti mi avrebbero tirato su il morale, che rievocano momenti passati insieme. Le ho fatte a pezzi, non sono riuscita a mangiare nulla. Nemmeno oggi. Recupero una delle scarpe sommersa nella sabbia. Guardo l’orologio: è tardi, l’attesa è durata anche troppo. Devo andare finalmente a mettere un punto a questa storia.

    Ho lasciato la bicicletta legata ad un palo da una catena così sottile che anche un bambino avrebbe potuto romperla, ma la ritrovo ancorà lì, intatta, al suo posto. Monto in sella e faccio appena in tempo a schivare il pallone che alcuni bambini hanno lanciato proprio dalla mia parte. Mi arrabbio e gli urlo qualcosa contro: bisogna stare attenti quando si gioca per strada, non ci siete solo voi al mondo! Mi pento quasi subito della mia reazione esagerata, ma loro sembrano divertiti dalla mia rabbia, così mi volto e pedalo nella direzione opposta più veloce che posso.

    E’ strano il silenzio che mi avvolge mentre rientro a casa. L’unica cosa che riesco a sentire è la catena della bicicletta che cigola ormai da anni, nonostante latte e latte d’olio abbiano invano tentato di eliminare quel suono fastidioso. Ci sono così abituata che ormai non sento più nemmeno quello. Stamattina, appena sveglia, ancora intontita dal sonno e dal sogno, (non ricordo il sogno di stanotte, che anche i sogni notturni mi stiano abbandonando?) ho trovato il cuscino sporco di sangue. Prima che mi rendessi conto dell’accaduto l’ho visto, eccolo là, un premolare, apparentemente sano, che inspiegabilmente ha deciso di abbandonare la mia gengiva. Dovrò andare dal dentista, ma non adesso, oggi c’è qualcosa di più urgente da sistemare. Arrivata a casa, tiro fuori il minestrone dal congelatore per la cena di stasera, (non che abbia fame, ma non sono l’unica a dover mangiare in questa casa e alla fin fine il minestrone si fa da sè, basta metterlo su) e mi faccio una doccia veloce, con la speranza di riprendermi dal torpore, quando squila il telefono. Da quel giorno ogni volta che sento il telefono squillare sobbalzo. Ho sempre il terrore che ci sia di nuovo qualcuno dall’altra parte della cornetta pronto a darmi qualche altra brutta notizia, magari compiacente del mio dolore, come i bambini col pallone che ho incontrato alla spiaggia. E’ il mio avvocato. L’udienza col pubblico ministero è stata fissata. Prendo la mia stilografica ed appunto la data sul calendario. Una settimana, manca solo una settimana. Riaggancio, ora devo andare.

    Il treno parte tra meno di un’ora e devo sbrigarmi se non voglio perderlo. Mi fermo sulla porta della mia stanza, ancora un momento prima di uscire. Abbraccio con lo sguardo questo luogo tanto amato e tanto angusto allo stesso tempo: il letto da rifare, col cuscino ancora sporco di sangue, la lampada di tela all’angolo, vicino alla finestra, il ficus benjiamin che comincia ad afflosciarsi anche lui, quasi percepisse il mio umore, il risultato dell’ultima ecografia, che tanto ti ha sconvolto, avanzi di pizza della sera prima lasciati in terra vicino alla poltrona, il mio libro di poesie preferite poggiato sul comodino, il numero della farmacia dove prenotare il vaccino antinfluenzale per Marco, un volantino che offre sconti speciali per andare a vedere le prossime olimpiadi finito lì chissà come, un bastoncino di liquirizia mozzicato che Marco avrà lasciato qui prima di andare a dormire. Poi lo vedo, emerge tra mucchi di carta appallottolati nervosamente. La tua soluzione al problema. La sentenza definitva. La maniera migliore per metter a tacere la coscienza, per far finta che nulla sia accaduto. L’unica cosa che hai lasciato qui. La morte nel cuore è tutta lì, in quell’assegno non trasferibile messo lì, sul tavolo, prima di sparire così in punta dei piedi, esattamente come eri apparso.

    Ma adesso devo andare, il treno non aspetta.

  6. Flounder Says:

    non ho parole. non oso immaginare se avessi incluso alcuni vocaboli che ho volontariamente omesso, tipo:

    ginecologo – console onorario – assenza per malattia – ameba – tagliando auto – sputo in faccia.

  7. AnnaBella Says:

    😀

  8. fuoridaidenti Says:

    vieni qua, fatti stropicciare tanticchia. poi passa, passa.

  9. Flounder Says:

    calma, a passare passa tutto, prima o poi.
    si tratta di vedere cosa resta.

    astenersi risposte nobili tipo: il valore dell’esperienza, la dignità, il coraggio, l’aver lottato per una giusta causa, l’essere vivi e simili. oggi sono in modalità [pensiero debole]

  10. Flounder Says:

    e po’ vulesse vede’ a te, con una scimitarra infilata nella coscia, una spina nel fianco, una spada di damocle ‘n’capa e un’idrovora che ti aspira cuore e succhi gastrici.

  11. Matho Says:

    D’inverno preferisco le arance alle banane perché a volte profumano di liquerizia.
    Mi piazzo là, vicino al ficus benjamin a fumare una sigaretta mentre la salsedine mi appanna gli occhiali.
    Dopo aver guardato il calendario ho appena firmato con la penna stilografica e in silenzio un assegno non trasferibile a favore del medico per la cura al premolare, l’ecografia e il vaccino antinfluenzale. Che ladro!
    Prima o poi qualcuno porterà quello là, davanti ad un pubblico ministero, così com’è, ancora seduto, con tutta la poltrona, il telefono a forma di pallone (ci tiene a dire di essere stato alle olimpiadi), l’orologio d’oro, la scarpa firmata!
    Ma …. che pizza!L’attesa mi schiaccia, soffio come una pentola a pressione, anzi no, come un treno, come un vulcano!
    Come vorrei uscire ancora una volta in bicicletta a sentire la poesia cantata dal vento che porta l’odore del minestrone di quando ero bambino.
    Mi giro, affondo la faccia nel cuscino avvolto nell’asciugamano e continuo a sognare.

  12. anonimo Says:

    Flou… qui ci sono degli scrittori veri… tu lasci un kit per il post fai da te e viene fuori tutto cio’. Sono basita.

    Flou, ti mando un abbraccio.
    Qualunque cosa ti stia succedendo. E sento che non e’ propriamente piacevole

    charm

  13. Flounder Says:

    sì, charm.
    qui ci sono degli artisti. a volte fanno anche di peggio.

    io sono piena di cose non piacevoli, purtroppo è inevitabile. conto in un 2006 da urlo, però 🙂

  14. Flounder Says:

    Controllo ancora una volta il calendario di fronte alla poltrona con una certa perplessità. Doveva essere accaduto nel corso delle ultime olimpiadi. Il problema è che non mi ricordo mai la regola dei quattro anni. Allora, ogni due si fanno gli Europei, ogni quattro i Mondiali, ed è sempre roba di pallone. Ma non riesco a ricordare in che modo si intersecano e poi c’era qualcosa che aveva a che fare con gli anni bisestili, forse non potevano capitare nel secolo pieno, tipo 1800, 1900, 2000 e così via. Non lo so.
    Mentre penso il fischio della pentola a pressione mi richiama all’ordine. E’ la prima volta che la uso e sono terrorizzata: sai quando leggi di famiglie uccise da una fuga di gas o robe simili? Sarebbe grottesco morire per colpa delle verdure. I giornali titolerebbero: madre vedova si fa saltare in aria con la figlia in seguito a una crisi da dieta del minestrone. Evidente depressione da denutrizione.
    Spengo il gas e telefono al ragazzo qui sotto, per questa sera è meglio che ordiniamo una pizza, non si sa mai. Mi accorgo di non avere contanti, se non un assegno non trasferibile. Al limite gli lascio in pegno l’orologio e saldo domani, dai.
    Allora, dicevo, doveva essere accaduto quattro o sei anni fa. Partivamo per una gita della domenica. Mio marito non si sentiva tanto bene, credo fosse per l’esito del vaccino antinfluenzale. Lui era uno di quei tipi un po’ fissati per l’igiene, quelli che sbucciano le banane con forchetta e coltello per paura di prendere le malattie. Una volta avevamo litigato per via delle bucce d’arancia: a me piaceva farle seccare per le feste di Natale, ma lui insisteva che respirare aromi essenziali per tutto l’inverno ci avrebbe provocato dei danni polmonari. La gita era in treno con bicicletta al seguito e come al solito lui si era portato un asciugamano da stendere sui sedili per evitare il contatto con la pelle e un vecchio cuscino per appoggiarci i piedi senza dover togliere le scarpe. Durante il viaggio non potevo accendere la mia sigaretta e avevo continuato a sgranocchiare liquirizia.
    Un pezzetto doveva essermisi incastrato nel premolare e con il massimo zelo cercavo di tirarlo via con l’unghia. Fu in quel momento che mio marito urlò e disse che così non poteva andare avanti tra noi. Per l’ira gli volarono via gli occhiali e diventò tutto rosso in viso.
    Che lui, per l’amor del cielo, era una persona seria. Un pubblico ministero, minca un pincopallino qualsiasi. E che una moglie col dito in bocca non la voleva neppure per sogno.
    Cercavo di spiegargli che non era un vezzo, ma il pezzetto di liquirizia mi dava davvero noia, e così lui propose di fermarci al pronto soccorso per un’ecografia dell’arcata dentaria. Quando mio marito iniziava con questi capricci l’unica cosa era assecondarlo.
    Così all’accettazione tirò fuori la sua penna stilografica e pretese di firmare il modulo al posto mio.
    C’erano piante, in quell’ospedale. Un enorme ficus benjamin con una coccarda rossa, che doveva provenire dall’inaugurazione del padiglione. Mio marito continuava a tamburellare nervosamente le dita con una certa ansia, immaginando che la nostra gita domenicale sarebbe andata sprecata nell’attesa. Borbottava in continuazione.
    Dalle finestre entrava un buon odore di mare e salsedine e in lontananza si vedeva il nostro vulcano.
    Era lì che volevamo salire.
    Era lì che finalmente salimmo a fine giornata, quando finalmente scoprimmo che i miei denti erano a posto, non c’erano carie e nemmeno malaocclusione.
    Intorno c’era solo silenzio e mio marito volle delclamare una poesia. Arretrava, arretrava paurosamente. E quando il terreno vulcanico franò sotto i suoi piedi non potemmo nulla.
    Doveva essere l’anno delle Olimpiadi, ma non riesco a ricordarmi quale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: