Le mie parole sono palle di neve al sole

Uso le parole perché le mie mani non arrivano dovunque. E alcune volte ho voglia di farti una carezza, altre volte ho bisogno di rubarla.

Uso le parole perché me ne ritrovo tante, valuta fuori corso che a nessuno più interessava, coniata in un paese lontano dove valeva la parola d’onore e un giorno gli abitanti scomparvero inghiottiti dalla terra.

Uso le parole perché sono fat-free e non fanno aumentare il colesterolo. Sono compatibili con i superalcolici e a volte ti proteggono da gravidanze indesiderate.

Uso le parole perché anche se danno un interesse bassissimo, per me restano il vero bene rifugio. I baci sono troppo volatili, seguono le fluttuazioni di mercato.

Uso le parole per falsificare la verità e verificare la falsità. Per vedere fino a che punto si può credere di essere, senza aver mai mosso un dito in quella direzione. Per appoggiarle su un piatto della bilancia, dall’altro metterci i tuoi gesti e dalla differenza di peso scoprire quanto vali davvero.

Uso le parole perché non ho mai posseduto un impermeabile, dimentico ovunque l’ombrello, soffro il freddo e non amo i diamanti. Però, se tu mi vuoi, questa sera danzo per te, e tolgo i sette veli di aggettivi e pronomi, avverbi e participi, articoli, congiunzioni e interiezioni.

Uso le parole perché mi guardi troppo. Arrossisco. Con le parole ti riesco a distrarre. E mentre guardi altrove sono io che ti guardo, che ti imparo. Che ti prendo.

Uso le parole perchè so fare poco altro ed ho imparato che nella vita il marketing serve sempre. Così poi mi perdoni il resto. Almeno.

Speriamo.

Uso le parole perché un confine resta sempre un confine, anche se ti prendo la mano. Ogni mia frase è un ponte, che si decida o meno di attraversarlo.  A volte li incendio e vado avanti.

Uso le parole perché non ho più paura di niente, perché voglio disperdere i segreti, allontanare i dèmoni, aprire le cortine e lasciar  entrare la luce.

E uso le parole perché un giorno di molti anni fa ho imparato che alleviano il dolore. O lo producono. Che non sono mai indifferenti, in ogni caso, mai neutre, mai innocenti. Contengono un mistero, come una torre dalle stanze segrete. E c’è una principessa che non ricorda il suo nome, lassù, nell’ultima stanza.

Io la conosco. La conosci anche tu.

E’ la Signora dei gesti.

Annunci

67 Risposte to “Le mie parole sono palle di neve al sole”

  1. anonimo Says:

    le parole, lo diceva anche mina.
    essenziali, mai di troppo, chiarificatrici.
    parole a punta, parole tonde, parole dolci parole parolacce. grazie a dio esistono e ne esistono tante.

    in non le sò usare, mi sto dando da fare però, cerco di abbinarle, di renderle fluide, di dargli una direzione o uno stile.
    gesticolare?
    mai
    jameS
    ps grazie della vostra visita, io la seguo da altrettanto tempo…..
    buon pomeriggio

  2. Flounder Says:

    siccome sono nostalgica e masochista a volte, al sabato mattina (chissà poi perché solo al sabato mattina) mi rileggo vecchi post. ma più che i post rileggo i commenti.
    e scopro cose. o assenze.
    o parole buttate là con un senso che poi hanno perso, poi hanno ritrovato, poi hanno perso di nuovo, poi boh.
    bello, comunque.

  3. manginobrioches Says:

    usi le parole perché, ringraziando gli dei, non puoi fare a meno di farlo, di camminare sul loro filo d’acciaio e argento e guardare di sotto, qualunque cosa ci sia, lì sotto, e lì sopra. Usi le parole perché noi siamo qui ad assorbirle come la carta porosa, e nutrirci di inchiostro da mettere da parte per l’inverno di ogni sabato mattina. Lei usa le parole, per fortuna.

  4. fuoridaidenti Says:

    Tu usale comunque, non importa perché. Non lo sai tu, non lo sappiamo noi. Non cercare spiegazioni. La musica (La mooseca!!) quella la capiamo. Ciao.

  5. cyrano56 Says:

    questo post è splendido, non c’è nulla da dire, è già stato detto tutto.

  6. Flounder Says:

    cyrana, mi stai vezzeggiando troppo.
    finisce che ti credo 😀

  7. ^AleA^ Says:

    Ho grande timore e rispetto delle parole.
    Penso sempre di scrivere qualcosa in proposito ma, appunto, non ho ancora incontrato le parole giuste.

  8. lupesio Says:

    Scrivi sempre benissimo, Flo.
    Incanti e fai pensare.

  9. Avvelenatanera Says:

    Sono così completamente d’accordo che penso di non aggiungere altro.
    Bellissmo post!

  10. all Says:

    una mosca si è posata sulle tue parole voglio scacciarla la inseguo sullo schermo con la freccia del mouse non basta sposto il quadro su e giù con la colonnina di destra non basta mitraglio questo commento non basta SPLATT

  11. Flounder Says:

    ma che schifo, al.
    ho trovato il monitor tutto pieno di mosche spiaccicate. 😀

  12. zass Says:

    usi le parole e hai un’ottima padronanza, le dirigi e le gestisci perchè veicolano te e i tuoi contenuti e le tue prospettive. E’ il nostro mezzo per essere. (le mie, cazzo si ribellano e sono anarchiche :))

  13. glider Says:

    ciò che non ha nome semplicemente non è, non esiste e così la parola si trova a dar vita anche a ciò che non tocchiamo, non vediamo e non sentiamo oppure a far vivo anche per altri ciò che, senza parole evocatrici, lo sarebbe solo per noi.
    i sensi ingannevolmente prendono atto, la parola crea la realtà.
    tu sei una grande alchimista. con l’arte e l’equilibrio dell’alchimia dosi e mescoli parole, con quella sapienza, maestrìa e intuito nelle segrete stanze della tua capoccia crei, dai vita a corpi, animi e sentimenti che trapassano gli schermi e per ciascuno che ti legge son più veri che li avessimo toccati, ascoltati, visti.

    statti accorta flo’ che se lo viene a sapere il comitato scienza e vita te li trovi accigliati e tonitruanti sul pianerottolo.

  14. Flounder Says:

    in tutto questo mare di parole che si spendono a me spaventa sempre moltissimo una cosa: quanto le persone riescano a stare, a vivere in delle cose e situazioni, avendo paura di nominarle.
    ossia l’uso della parola come artificio per sfuggire alla realtà, anche in buona fede, che è l’esatto contrario di come la uso io, per inchiodare la realtà e (ultra)definirla.

    io noto sempre, anche dalle conversazioni che avvengono in questo blog, una tendenza generalizzata a prediligere la vaghezza e a considerare la puntualizzazione come un eccesso di razionalità che schiaccia il sentimento.
    da cui l’idea che chiamare le cose esattamente col loro nome le privi di poesia.
    me ne accorgo anche quando parlo con le persone in difficoltà e riformulo le loro frasi con termini più crudi o secondo un altro schema. è una tecnica banale che si apprende durante appositi corsi di formazione o perché tu stessa sei stata corretta da qualcuno su questo punto difficile dell’esistenza e hai appreso il meccanismo.

    ebbene, la gente spesso resta scioccata, non si riconosce nella riformulazione, incespica. tende a riaffermare la sua posizione, sperando di potersela raccontare come vuole, sfuggendo a una definizione stringente che implicherebbe poi altre conseguenze, come l’ammettere la propria confusione o rivedere le proprie azioni sotto un’altra etichetta.

    non è una questione di punti di vista, non sto parlando di questo. parlo molto più banalmente del definire le cose con nomi comuni che si evita di impiegare perché tradiscono implicazioni sotterranee.

    più tardi faccio un esempio, mo’ vado a prendere un caffè.

  15. minoio Says:

    mi noio. uso le tue parole per scavare dentro e levigare fuori.

  16. glider Says:

    è chiarissimo flo.
    parlare delle “cose” è rappresentarle, il modo di rappresentarle parlandone è come ricostruirle, dar loro un volto e una natura. non sempre la ricostruzione che si fa è oggettiva, spesso è, per necessità o per comodo, più o meno scientemente, artefatta, tendenziosa, parziale.
    a volte basta spostare una virgola e l’artificio dialettico, il maquillage verbale casca, si apre una crepa nella pia o indulgente piuttosto che malevola o interessata realtà ricostruita che subito si capisce che trattasi di un falso.
    a volte ci si affeziona più ai falsi che al vero.

    per restare attaccati al vero s’ha da essere tenaci, ostinati, tignosi insinuatori del dubbio, abili maestri di rasoio e forse pure un poco sadici.

    per qualcuno a costo di squarciare in un sol colpo con tutta la brutalità possibile.

  17. vombi Says:

    stupendo. stupendo. un abbraccio

  18. anonimo Says:

    e poi parole
    jS

  19. Flounder Says:

    buonasera, jS.
    abbiamo anche lacrima christi rosso con marron glacés.
    (non solo parole)

  20. anonimo Says:

    “io noto sempre, anche dalle conversazioni che avvengono in questo blog, una tendenza generalizzata a prediligere la vaghezza e a considerare la puntualizzazione come un eccesso di razionalità che schiaccia il sentimento.
    da cui l’idea che chiamare le cose esattamente col loro nome le privi di poesia.
    me ne accorgo anche quando parlo con le persone in difficoltà e riformulo le loro frasi con termini più crudi o secondo un altro schema. è una tecnica banale che si apprende durante appositi corsi di formazione o perché tu stessa sei stata corretta da qualcuno su questo punto difficile dell’esistenza e hai appreso il meccanismo.
    ebbene, la gente spesso resta scioccata, non si riconosce nella riformulazione, incespica. tende a riaffermare la sua posizione, sperando di potersela raccontare come vuole, sfuggendo a una definizione stringente che implicherebbe poi altre conseguenze, come l’ammettere la propria confusione o rivedere le proprie azioni sotto un’altra etichetta.”

    LA GOCCIA IN PIù; LA PAROLA IN PIù.
    UN PASSO INDIETRO E LE PAROLE POTEVANO DIVENTAR UN DONO DA CONDIVIDERE MENTRE CON UN PASSO AVANTI DIVENTANO ESAGERAZIONE E SUPERAMENTO DEL LIMITE ULTIMO, PRIMA DEL BARATRO DEL NULLA O DELLA FOLLIA. SEMPRE CHE NON SIA DIO STESSO A PROFERIRLE.

  21. Flounder Says:

    non amo i commenti anonimi.
    allo stesso modo in cui detesto chi fa scattare le segreterie telefoniche e non lascia messaggi.
    lo trovo un gesto di incuria, a prescindere dal senso delle parole.

  22. Bustrofedon Says:

    🙂

  23. ipotetico Says:

    Basta che le parole non siano ponti su piloni di silenzi…e non il contrario:-))

  24. riccardo638 Says:

    Come al solito “last” ma spero non del tutto “least”. Cara Flounder, usi le parole in modo veramente seduttivo. Direi quasi una sorta di “Cyrano” ( non in senso fisico!) al femminile. Ti tendi, pari un colpo, scarti d’un soffio a lato e , giunta al fin della tenzone, tu tocchi. Al cuore.
    Ciao, Ric

  25. Flounder Says:

    tu tocchi. Al cuore.

    secondo qualcuno anche alle mutande. che forse è anche un complimento, se si pensa che..etc..etc.., e che inoltre…etc.etc.., e per finire…etc.(stamattina sono impegnata, non ho tempo di esprimermi compiutamente, cercate di capirmi).

  26. anonimo Says:

    Il popolo è sempre anonimo.

    A Corte si conoscono i nomi di ogni singolo scrivano e notabile, di tutti i marchesi, di tutte le contesse e di tutti i cortigiani che ruotano attorno ai regnanti mentre il popolo, fuori dalle mura, resta anonimo e prononcia tutte le parole che conosce e scrive ogni vocabolo o serie di vocaboli dispersisi tra i vicoli in cui trascorre il suo tempo sin dai tempi di Babele.
    L’emozioni che il Popolo prova sono così vere(vere non vuol dire esclusivamente forti) che a volte non basta la stessa Babele per indicarle tanto è lo stupore che in loro suscitano. Ridurle a geometria assoluta e riduttiva vorrebbe dire farle vivere per puro esercizio di stile perdendo la meraviglia della creazione.

  27. charm Says:

    Sui commenti numero 14 e 20, perdona la mia deficienza, non ci ho capito un biiip.

    Sulle parole. Penso che siano pericolosissime, sono armi chimiche. Per cui, se le sai usare e amministrare nel giusto modo, hai il mondo in mano. Le userai per comunicare quel che vuoi ccomunicare. Se invece NON le sai usare, e’ come dare una bambolina woodoo in mano a un ragazzino. IO le uso per comunicare A e tutti capiscono B. Per fare un esempio. E proprio perche’ attribuisco alle parole un peso ENORME, sono a disagio nell’esprimermi con esse.
    Per qualcuno infatti, anche il blog e’ un esercizio.

    Un bacio dall’interno di un cubetto di ghiaccio
    charm

  28. Flounder Says:

    charm, un esempio banale sul commento 14.
    c’è una storia raccontata da Laing in cui si parla di una ragazza che è al tavolo con un uomo, quando di colpo lui le tocca la mano, in “quel” modo, e non per caso.
    la circostanza è tale che la cosa sia di per sé sconveniente (forse lui è impegnato, forse lo è lei, forse è un suo superiore), però, in quel momento, alla donna piace. ed ecco che si divide tra la percezione di ciò che è, e le piace, e il sentimento di ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere per conformarsi alla sua coscienza.
    è un’impasse terribile. deve fingere che l’uomo l’abbia toccata per caso,e lasciarlo fare?
    o sottrarsi a quel tocco, anche se le piace?
    o deve accettare che sia intenzionale e ammettere che le piace e lasciarlo continuare?
    questi tre dei casi possibili, ad esempio. per definire la sostanza delle situazioni bisogna nominarle.
    nella storia di Laing è previsto un finale ulteriore, ma non è di nostra competenza.

    con le parole tu puoi girare intorno al punto infinite volte, ma se racconti la storia a una tua amica dicendo che ti sentivi lacerata, divisa, confusa e la tua amica ti dice: bene, in pratica hai scoperto che la tua coscienza non è così salda come credevi (esempio di riformulazione) e che ci sono buone probabilità chela prossima volta tu ti faccia toccare anche la coscia ,
    è probabile che tu ti arrabbi.
    è molto probabile, ti assicuro. ancora di più quando i casi non sono così semplici come questo qui e hanno implicazioni di varia natura.

    il commento 20 potrebbe avere un senso se non fosse corelato a ciò che ho scritto io, per cui confesso di non capirlo nemmeno io.

    ribadisco di non aver piacere ai commenti anonimi. è come se il popolo si invitasse a cena a casa vostra senza presentarsi.

  29. Bustrofedon Says:

    Laing quello dei nodi?

  30. Flounder Says:

    quello.
    secondo me è un genio. a volte penso che invece di fare i corsi prematrimoniali in chiesa, dovrebbero far studiare Nodi a tutti.

  31. fuoridaidenti Says:

    io lo lessi strafatto in una vasca da bagno. un’altra vita. pensi che sia quello il modo giusto?

  32. Flounder Says:

    calma, l’importante è averlo letto e reso parte effettiva di te. non importa in quali condizioni.

    poi un altro fatto, sempre sulle parole. l’estate io e la mia vicina di ombrellone leggiamo un sacco e ogni tanto ci fermiamo per raccontarci ad alta voce dei passaggi. un giorno lei leggeva non so quale libro di andrea de carlo, nel quale c’era una riflessione sulla trasformazione del linguaggio ad opera dei nuovi mezzi di comunicazione, tipo mail e blog.
    cosicché ci troviamo tutti ad abbracciarci, baciarci, stringerci forte, tenerci per le mani.
    con persone con cui probabilmente non ci incontreremo nemmeno una volta nella vita.
    oppure quando noi stessi, magari, siamo persone che nella vita di tutti i giorni non sono così effusive.
    però ti bacio, ti abbraccio, ti tengo nel cuore, a volte ti amo pure.
    ma stai alla larga, eh, non avvicinarti 🙂

    siamo al paradosso,
    scripta volant.
    e cosa manent?

  33. fuoridaidenti Says:

    Tutto volant, sogliolè, ma se ti starò lontano sarà solo perché hai citato Andrea De Carlo. Questo non me lo dovevi fare. Lo scrittore che più mi sta sulle palle in assoluto. Su icl credo di aver guidato più di una crociata contro di lui. Anche se era come sparare sulla Croce Rossa.
    Ti amo, a volte.

  34. contrabasso Says:

    bèh…Flou…De Carlo in effetti è scivolare decidendo di farsi male.
    Ultimamente ho difficoltà a commentarti.
    Forse per l’impressione che ho che tu faccia di tutto per mettere le cose in scatole precise, come se potesse essere d’aiuto per inscatolare anche te.
    Ho provato una gran tristezza ed un moto di ribellione a questa tua frase “Uso le parole…Per appoggiarle su un piatto della bilancia, dall’altro metterci i tuoi gesti e dalla differenza di peso scoprire quanto vali davvero.”
    Io amo le parole, creano, danno luce, sanno essere e fanno essere; oggetti preziosi e magici e strumenti di cura e tortura.
    Ma “definire” non sempre avvicina alla realtà multiforme e sfaccettata dei gesti e della vita; “non definire” non sempre è fuga e vigliaccheria. Talvolta è rispetto dell’indicibile, troppo ricco e delicato per non essere ucciso facilmente da una scatola.
    Perdonami se sono stata brutale.

  35. Bustrofedon Says:

    Non vorrei reggere il moccolo tra voi due, ma dato che sono particolarmente furastico, oggi, mi pugnalo alle spalle e dico che delle parole ne ho fin sopra i capelli, ché servono solo a far perdere tempo e financo senso

    P.S…io non mi sono ancora annodato, anche se incrociai Laing per vie traverse.

  36. contrabasso Says:

    Furastico, selvatico ad Olevano Romano. Minchia!

  37. Flounder Says:

    uè. io De Carlo mai lo lessi. me lo citarono sotto il solleone.
    ma trovo che il concetto abbia una sua intrinseca veridicità.

    contrabasso, ognuno vive come può.
    io cerco di mettere ordine, per non ritrovarmi distrutta dal senso delle cose.
    diciamo che mi anticipo il lavoro. 🙂

  38. Flounder Says:

    però ancora una volta si fa confusione.
    io sono un’entomologa, è vero. seziono, viviseziono e definisco.
    ma da qui a pensare di me di non possedere poesia, ebbene no.
    non trovo le due cose incompatibili.
    non ho niente della ragioniera esistenziale o affettiva, né discuto della bilancia come un rapporto di dare e avere.
    ma se una cosa è bianca è bianca.
    anche se la vogliamo dire nivea, chiara, di candore abbagliante, di biancore agghiacciante, di inusitato nitore etc, etc.
    è bianca, non nera.

  39. contrabasso Says:

    Ma se una cosa non è “bianca”?

  40. sevensisters Says:

    Io invece non uso molto le parole. Credo di non saperle maneggiare, soprattutto quelle parlate (quelle scritte, un pò meglio). Però mi accorgo (dall’effetto che fanno) che sono poche ma distillate…fanno un certo effetto, sì.

  41. Flounder Says:

    sarà grigia, beige, rosa, rossa, nera.
    biacca, bianco cadmio.
    al di là dell’impressione iniziale di inscatolare e separare, in realtà trovo che il generico faccia torto alla complessità dell’esistenza.
    quanto più si riesce a definire una cosa, tanto più si onora la sua intima essenza, la sua unicità.
    ma senza nulla togliere all’emozione indicibile di un primo sguardo. quello esiste ed esisterà sempre, come un tramonto, uno spettacolo, un bacio.
    nel tempo, però, se vuoi ricordare, devi ricostuire, abbinare ciò che hai visto e provato a categorie che conosci.

  42. Bustrofedon Says:

    Contrabasso: minchia?

    …e non era di voi due il moccolo, bensì di Flou e FDD

    (ma vedo che la pugnalata a tradimento non fa sanguinare)

  43. Flounder Says:

    (no Bustrofedon. siamo immuni a certe pugnalate. esse sono virtuali, come taluni baci 😀 )

  44. Bustrofedon Says:

    Ah, non son dunque preso sul serio?
    Ed era mio il sangue, che mai a voi averi rivolto l’arma, soprattutto a tradimento.

  45. Flounder Says:

    vatti a leggere Nodi, va’… 🙂

  46. contrabasso Says:

    Bustro, sì, minchia, ma che? Uno selvatico si risente?

    Flou, l’avvocato devi fa’.
    Certo se devo scegliere tra una definizione generica ed una quanto più dettagliata possibile…meglio la seconda.
    Nè intendo dire che semplicemente la vita ha un valore ulteriore rispetto alle parole e stop.
    Solo che non sempre tradurre la vita nelle categorie verbali che conosco me la fa vedere meglio, sentire meglio, avvicinarmi di più alla sua intima essenza.
    Poi non ho detto che manchi di poesia, altrimenti non faresti sforzi così immani per riportarti nelle scatole! 😉

  47. Flounder Says:

    Poi non ho detto che manchi di poesia, altrimenti non faresti sforzi così immani per riportarti nelle scatole! 😉

    m’hai scoperto, maledetto Carter!

    e comunque qua si passa dalla linguistica all’epistemologia come se niente fosse. mi fate paura, mi fate.

  48. anonimo Says:

    Io e la sogliola siamo già stati insieme, quattro lunghi anni, in un’altra vita. Io mi chiamavo Mauro, lei Pia. In questa qui, di vita, ci capita talvolta di risentire gli strascichi di quella che fu.

  49. fuoridaidenti Says:

    Ero io, in via d’anonimizzazione

  50. Flounder Says:

    pi(j)a e porta a casa?

    in questo senso? 😉

  51. Bustrofedon Says:

    Contrabbasso: risentito? Io? Pfiu….

  52. contrabasso Says:

    Bustro, io e te si gioca e c’è chi fa sul serio, altro che moccolo, qui ci fanno tenere entrambe le mani impegnate con candelabri barocchi…

  53. Flounder Says:

    e non vi dico quando si fa l’ora della danza dei sette veli e faccio cadere un avverbio dietro l’altro… 😀

  54. contrabasso Says:

    Spettacolino dietro invito?
    Fila alla cassa per il biglietto o ci fai entrare di straforo? 😉

  55. zop Says:

    ma l’importante è COME le sai usare le parole…

  56. Flounder Says:

    l’avete voluto voi.
    in anteprima, Flounder senza pelle. nuda.

  57. contrabasso Says:

    Ahahahah!
    Però dai! E’ orrenda questa sogliola bianco-rosata!

  58. Flounder Says:

    mo’ hai capito perché ci metto tutte le parole sopra? ahahahaha.

  59. contrabasso Says:

    Ho una reputazione – solo professionale eh – da proteggere io! I tuoi sono atti di sabotaggio, devo trattenermi la pancia dal ridere!
    Malandrina.

  60. apocrifo Says:

    Ciao santa flo protettrice della parola,leggendoti ho trovato il rimedio contro l’uso di super alcolici e alle gravidanze indesiderate,sarebbe meglio che parlassi di più,però ricado sempre quando vorrei che qualcuno mi parlasse.

  61. Matho Says:

    uso le parole perché sono più leggere della zappa.

  62. anonimo Says:

    ma che è? un petto di pollo? (FDD completamente anonimizzato)

  63. sanipensieri Says:

    brava…
    io ho tanto dentro, ma le parole che possono raccontarmi sono imprigionate nella mia mente…
    cmq complimenti per il blog, mi piace molto… anche se a tratti mi suggestiona… 🙂

  64. Flounder Says:

    no, un petto di sogliola.

    matho, ciai raggione! 😀

  65. Matho Says:

    già!
    il problema è che io uso anche la zappa…

  66. Flounder Says:

    ma quanti commenti avete fatto oggi?
    ma vi pagano?

  67. AnnaBella Says:

    copio e incollo un commento di là che trovo stia bene di qua

    “non sono perfetta, ho solo tempi di reazione molto rapidi. tanto più veloci quanto più l’emozione mi sconvolge. in compenso non so parlare.
    mi trema la voce, lacrimo, divento facilmente aggressiva. oppure mi blocco per un tempo indefinito alla ricerca del modo giusto di dire le cose. mi commuovo troppo facilmente. ”

    le similitudini sono sempre più numerose….
    🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: