L'uomo che aveva perduto le gambe

Ci sono storie che non ammettono di essere scritte né raccontate, che si confinano ai bordi del linguaggio e trasmettono segnali ostili, come di bestia selvatica che ricacciata in un angolo tiri fuori gli artigli per timore di essere stanata. Allora occorrono pazienza e lentezza, piccoli trucchi, esche saporite.

Così è la storia dell’uomo che aveva perso le gambe.

Mi darà da penare. Lo so. Ha già rubato il sonno alle mie notti e ogni mio pensiero. Non mi lascia spazio, non mi concede tempo, è un metronomo nel cervello.

Si è conficcata tra le mie vertebre, raggomitolata nel sangue. E’ sfuggente a ogni presa. In alcuni giorni riesco a tenerla un po’ distante, quel tanto appena da permettermi di essere presente a me stessa, ma non appena mi pare di aver riacquistato un certo controllo, eccola che riemerge e non mi dà tregua. 

Potrò scrivere intorno a questa storia, ma non la storia in sé.

Non adesso. Sarà forse nel tempo, quando smetterà di muoversi nel mio ventre come un feto di smisurata grandezza che rifiuta di essere espulso.

Adesso posso solo raccontare di come al mattino mi svegli abbracciando il cuscino dell’uomo che aveva perso le gambe e respiri il suo odore notturno, di come osservi il cielo con i suoi occhi, di come passi le serate in cucina e assaggi i cibi con la sua bocca. Perché per scrivere di lui devo permettere che entri in me.

E’ quello che ho pensato lucidamente, prima di accorgermi che era già dentro di me.

C’era da tempo, più in profondità del consentito. Stabilmente insediato senza alcuna possibilità di sfratto.

Ormai muove e indirizza i miei gesti, anche quelli che compio quando credo di essere sola, sicché nei rari momenti in cui mi sembra di riuscire a vivere di vita indipendente,  in realtà faccio parte di lui. Se morissi all’istante lo troverebbero mischiato alle mie cellule, indistinguibile.

Alcuni racconti sono segreti. Questa storia va oltre la clandestinità, è come un amante con cui non si ha nemmeno più bisogno di parlare, come una relazione immorale che una volta scoperta si interrompe e tuttavia prosegue nel ricordo una sua vita serpeggiante, silenziosa. Un’insinuazione non sradicabile, un grumo indissolvibile di peccato.

Non si può vivere così, non con questa storia sotto la pelle, tra le cosce, nel cuore. Non con l’idea dell’uomo che aveva perso le gambe come unico compagno delle notti.

In alcuni momenti aspiro solo a liberarmene, a vomitarla. Sarebbe un urlo.

In altri momenti ho la certezza che non verrà mai fuori, che resterà avvinghiata ai miei polmoni, respirando aria di me fino a sfinirmi. Non si può vivere così, non con questa storia che mi si bisbiglia da sola all’orecchio in tutti gli esiti possibili e che tuttavia io ho il timore di scrivere. Come se da me dipendesse il lieto fine o la tragedia.

Ma non dipende da me.

L’uomo che non ha più le gambe è già padrone del suo destino.

Io posso dargli voce, offrirgli parole, tempo. Il mio cuore. Ma non conosco il finale che vorrebbe davvero.

Né se dopo mi lascerebbe libera di esistere senza di lui.

Ho paura di sbagliare, ho paura di perderlo.

Perché la verità è che io amo l’uomo che non aveva più le gambe. Questa è l’unica cosa che so.

Lo amo quando guardandomi intorno leggo immediatamente le differenze e torno a lui senza dubbio.

Lo amo quando qualcuno tenta di accarezzarmi una mano e io la ritiro, come se commettessi adulterio.

Lo amo al prezzo di uccidermi qualcosa dentro perché lui possa vivere altrove, in altre storie meglio raccontate, ben saldo sulle sue gambe.

Scriverne non servirà ad averlo con me e a trasformarlo in carne.

Non si può vivere così, vi assicuro.

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70 Risposte to “L'uomo che aveva perduto le gambe”

  1. shemale Says:

    Sono stato per mesi con un “uomo senza gambe” dentro il ventre.
    Sentivo il suo cuore che batteva in contraccolpo al mio.
    A un certo punto ho persino smesso di chiedermi se l’amavo davvero, se un giorno me ne sarei mai liberato e chi era che comandava fra di noi. Mi sono solo rintanato nel letto e ho dormito per un tempo interminabile; mi ha svegliato un soffio di zolfo e il borbottio della rugiada una mattina convalescente di aprile.
    L’“uomo senza gambe” si era alzato e, senza dire niente, se ne era andato non so dove.
    E non è mai tornato.
    Ma ho trovato un lunghissimo biglietto di addio sopra il mio comodino.
    Ci aveva scritto tutta la sua storia.

  2. zop Says:

    l’amore è cieco e a volte zoppo…

  3. fuoridaidenti Says:

    Quando scrivi così, sei la donna senza voce che vorrei portarmi dentro.

  4. charm Says:

    mi lasci senza parole.

  5. Flounder Says:

    punte di iceberg.
    tutto il resto si muove sotto questa luccicante e fredda superficie di mare.
    sono solo un blog. una patina.
    tutto il resto è innecessario, non vi appartiene.
    è fucina di pensieri maledetti, di istanti sprecati. è fabbrica di paura e dispiacere.
    il finale di shemale è splendido.
    fammi avere quel biglietto.

  6. apocrifo Says:

    Rimango in silenzio,non oso fare altro.

  7. ladritta Says:

    incantevole (non so perchè, ma di fronte a certe cose non riesco a parlare)

  8. minoio Says:

    mi noio. qui si vola senza gambe e senza trucchi.

  9. Bustrofedon Says:

    O.T.: come si pulisce il sangue che ho tutto il blog macchiato? 😉

  10. Flounder Says:

    cubetto di ghiaccio, ma bisogna intervenire subito.
    altrimenti le macchie di sangue diventano indelebili. come certe altre cose che mi vengono in mente.

  11. Flounder Says:

    (le altre cose che mi vengono in mente non sono le macchie d’erba, ma certi aloni scuri e imprecisi che circondano alcuni pensieri. è da sabato sera che ho difficoltà a esprimermi, credo sia una forma influenzale

  12. apocrifo Says:

    Io cerco di toglierre gli aloni ma anche i pensieri col gin,ma sti bastardi come vedono il bicchiere si mettono tutti il salvagente e galleggiano.Per i peli sul divano direi che forse sia colpa delle castagne,per i graffi sulla tapezzeria converrebbe che ci tagliassimo le unghie,che ne dici come soluzione Flo.

  13. e.l.e.n.a. Says:

    ci sono post che non sono solo post, sono molto di più e commenti che non sono solo commenti, ma molto di più.
    come queste tue parole.
    come quelle di calma.
    (da esserne quasi invidiosa)

  14. Bustrofedon Says:

    Di norma usavo il ghiaccio per gli ardori. Comunque, tutto torna: anch’essi portano sangue.

    BTW: se quando sei influenzata scrivi così….

  15. Flounder Says:

    ci sono post che se qualcuno li scrivesse al posto mio sarebbe meglio. non per altro: l’effetto carta vetrata sulle mucose e i tessuti molli è dolorosissimo.
    certe cose si potrebbero risolvere in modo diverso, con un po’ più di fantasia: per esempio una protesi per l’uomo senza gambe. o cose del genere.
    vabbè.
    lasciatemi perdere, che oggi mi sento un nonzocché

  16. broono Says:

    avevo scritto un commento ma l’ho cancellato.

    Ho pensato che quando una cosa è così importante devo chiedere il permesso prima di premere sulla carta vetrata.

  17. Flounder Says:

    l’importante è non usare la scartavetratrice elettrica. un passaggio a mano ancora ancora ce la faccio 🙂

  18. broono Says:

    Allora niente.
    Quella che per me potrebbe essere una passata di carta, seppur consapevole che sia vetrata, potrebbe rivelarsi per te come una caduta dal secondo piano nella campana della raccolta vetri.

    Facciamo che me la tengo, questa volta, e la aggiungo a quei due tre momenti nella mia vita nei quali son stato capace di capire quand’è il caso di tacere.

    Non mi capitano spesso.
    Fossi in te ne sarei onorata.

    Anche se capisco che questo tirare il sasso e nsacondere la mano mi fa apparire alquanto antipatico.
    Ma non è comunque nulla rispetto a quello che potrei rischiare.

    😉

  19. Flounder Says:

    ne sono onorata.
    per l’occasione tolgo il guanto di ferro e lo appoggio qui di fianco 😀

  20. broono Says:

    Allora per esser preparato, anch’io quelle parole non le butto ma le tengo qui di fianco.

    Altrimenti è sleale.

    Oggi un blog a quattro mani mio e tuo avrebbe convinto splinder a chiudere per andare ad aprire un chiosco di cocco in jamaica.

  21. Flounder Says:

    broono, riflettevo su una cosa.
    credi che io e te dovremmo andare a seguire un percorso di mediazione per blogger?
    o è un’incomunicabilità transitoria che si risolverà spontaneamente nel corso delle prossime 48 ore?

    è che comincio ad essere preoccupata 😀

  22. broono Says:

    …incomunicabilità?

    Amor mio, se fosse incomunicabilità io quel commento l’avrei lasciato senza chiedere.

  23. e.l.e.n.a. Says:

    probabilmente ne sono affetta io da qualche giorno. ché mi sembra di essere di quelli che sarebbe meglio non commentassero di qualche post fa. questa è la sensazione.

  24. anonimo Says:

    …di essere di quelli che sarebbe meglio non commentassero di qualche post fa

    sempre per i suddetti problemi di comunicazione non ho capito il secondo di come si colloca nell’economia della frase.
    son 48 ore che leggo testi, relazioni e mail e mi impunto su dettagli.

  25. anonimo Says:

    ero io.
    ‘a padrona ‘e casa.

  26. e.l.e.n.a. Says:

    il riferimento era questo.
    (credo ci volesse una virgola prima di quel di. ma non ne sono così sicura)

    “poi ci sono le noie.
    quando per esempio sai che una persona che non gradisci ti legge. oppure quando trovi un commento talmente sgradevole che ti viene da chiederti perché mai tanto astio e gratuita antipatia. non che sapere chi sia mi cambi molto nella vita o modifichi i miei stili e tempi. però scopro a volte cose interessanti, e mi fanno riflettere.”

  27. Flounder Says:

    broono, non chiamarmi pedante, te ne prego. ma vorrei operare una piccola rettifica sull’ultima cosa che hai scritto.
    una cosa da niente, un’inezia.
    secondo me va scritta così:

    [(Amor mio), se fosse incomunicabilità]io quel commento l’avrei lasciato (senza chiedere).

    (prima di lanciarti in una spiegazza di due ore concedimi il beneficio della cazzata, ok?)

  28. Flounder Says:

    elena, ci dev’essere un virus che si propaga via tastiera o via monitor.

    vi ricordate quando si usava il telefono? quell’oggetto con i numeri attraverso il quale si sentiva la voce?

  29. Flounder Says:

    però non capisco perché ti senti così.
    (lo so che è colpa mia, lo so. sono su un altro fuso interiore)

  30. e.l.e.n.a. Says:

    ma non so se sia il mezzo. io ho problemi anche con il telefono. anzi pensavo di averne molto meno con la tastiera (deduco quindi che il problema sia in me)
    è che la sensazione è quella di dire una cosa e poi quando la risposta è talmente altra, viene il dubbio.
    quel pezzo citato veniva dopo un mio commento e poi anche oggi, il lasciatemi perdere. (ma forse sono io che soggettivizzo il tutto)
    la sensazione è quella di parlare una lingua che non è la tua e quindi ti esprimi impropriamente e dall’altra parte ti rispondono per quello che capiscono. il problema è che a me sembra di parlare la lingua che so e non un’altra e quindi l’effetto mi preoccupa.

  31. Flounder Says:

    ho capito. hai ragione, avviene esattamente quello che scrivi e penso che sia inevitabile.tu scrivi una cosa bella e io rispondo con una brutta o non pertinente.
    in realtà sono i due aspetti della stessa cosa. tu vedi la faccia esterna e io quella interna.
    tu parli di un prodotto finito e io rispondo pensando al retroscena del prodotto.
    torniamo così a quello che scrivevamo l’altro giorno: l’apparente compostezza del risultato finale.
    apparente, appunto. il lavoro sporco si fa dietro.
    certe cose che sembrano partorite dalla mente risiedono altrove. il risultato sono comunque parole.
    però alcune escono fuori direttamente dalla carne.
    non eri fuori posto nei commenti, come in definitiva non lo sarebbe nessuno, tranne casi manifesti di volgarità o maleducazione.
    questo è un blog.
    sono io che spesso ne faccio un uso improprio.

  32. Flounder Says:

    poi, giusto per non lasciare alcun dubbio, perché mi dispiace molto. io non rispondo quasi mai seguendo un filo logico. per cui a volte se una cosa segue un commento non è legata a quello. come se procedessi per salti.
    non è che son tanto brava come voi a gestire le PR del blog, me ne accorgo. rispondo random e spesso cose che non c’entrano nulla, come se si dipartissero dei fili ulteriori dal post iniziale.

    sei la terza persona che riesco a far dispiacere in meno di 48 ore grazie a risposte improprie. un record mai raggiunto.

  33. e.l.e.n.a. Says:

    beh, lasciami il beneficio di non essere pienamente convinta. non di te, della tua argomentazione.
    non credo/penso debba essere “inevitabile”.
    per lo meno per qualcuno non lo è.
    dunque, deduco che il problema Рse di problema Рvogliamo parlare ̬ anche mio.
    nel senso che non con tutti è così.
    nel senso (diomiocomeparlo!) che se uno ti dice “che bel post!” (estremizzo) non è che tu riversi sempre la rabbia/dolore/pena/sofferenza/sangue/lacerazione che c’è dietro.
    boh, poi oggi dev’essere uno di quei giorni di congiunzione astrale per cui mi sembra accentuata l’incomprensione. e quando è così se tu ti impunti sui dettagli (vedi io ci ho letto la vena polemica pure qui), io leggo tutto con l’ottica”il mondo contro elena” difendiamoci!

    (questo per cercare di farmi capire)

    (e poi ognuno fa un uso improprio del blog. anche se sarebbe da capire quale sia quello proprio, sempre che ce ne sia uno.e uno soltanto)

    (che sono pedante l’avevi già capito, dunque perdonami)

  34. Flounder Says:

    non avrei ragione di essere polemica con te. già non lo sono di natura.
    te lo scrivo a parte.

  35. e.l.e.n.a. Says:

    stasera pure splinder si mette.
    comunque, velocemente per dirti che mentre tentavo di inviarti il commento (mangiato un po’ di volte) ho letto l’ultimo tuo che prima mancava.
    insomma mi spiace e non volevo assolutamente che ti dispiacessi tu. quanto meno per quel che riguarda me.
    davvero.
    e se ora non rispondo non è per maleducazione o altro.
    semplicemente perché vado a casa.

  36. e.l.e.n.a. Says:

    confermo che se lo è mangiato!
    riprovaci. aspetto.

  37. ^AleA^ Says:

    Porto della cioccolata?

    PragmaticMArmot

  38. Flounder Says:

    marmotta, mi sa che è serata 😀

  39. Flounder Says:

    in certi giorni il mestiere di tenutaria di blog è difficile quasi quanto vivere.
    in certi giorni anche il mestiere di commentatore di blog ha le sue difficoltà, me ne rendo conto.

  40. anonimo Says:

    Proporrei questa via d’uscita.

    Su, su, non è niente. Se ci fosse Bustro ci tracanneremmo un paio di litrozzi di qualcosa, di apicciassimo un paio di cannoni, ci abbracciassimo tutti e chi s’è visto s’è visto. Ah, ci diremmo pure “Ti voglio tanto bene”.

    Anonimo che tanto l’hai capito chi sono che mi tracci che altro che un cane da tartufo. (4 che, 1 chi)

  41. Flounder Says:

    calma, tu ti tracci da solo. con i lemmi tipo: appicciamo.

    comunque ne siamo uscite.
    questo è un blog emotivo che nasce in un territorio difficile, dove si muore anche per un proiettile volante non destinato a te.

    attrezzerò un’infermeria per chi viene ferito di striscio nella finestra dei commenti. 😀

    sono ancora in modalità [difetto di comunicazione]

  42. charm Says:

    sta cosa dell’uso improprio del blog, mi fa pensare ai rapporti sessuali impropri di Clinton con la Lewinski. Impropri, li definivano, quindi, di fatto, neanche rapporti. Ora se vi porto una torta di pere calda calda e profumata da mangiarci qui tutti insieme, che ne dite?
    Provo ad aggiungere qualcosa di attinente: comunicare e’ un lavoro certosino. Non ci incazziamo se a volte non riusciamo a trasmettere il senso delle nsotre parole, le parole so’ parole, mica acqua.
    Oh. Mo’ l’ho detta.
    Bacione

  43. Flounder Says:

    In realtà l’influenza verbale è iniziata prima di sabato. Se ne sono avuti i prodromi verso fine settimana, quando ho urtato la sensibilità di una lettrice del signor Calmafuoridaidenti.
    Il momento del contagio me lo ricordo. Poi ci sono stati un paio di giorni di incubazione, poi è esplosa in modo virulento.
    Ho starnutito aggettivi e avverbi a raffica. Alcuni mi colavano giù dal naso producendo un moccio verdastro che si coagulava sul labbro superiore in forma di frase sconnessa.
    Non sei affatto in forma!, mi ha detto un amico con cui ho pranzato domenica.
    No, non lo, sono. Mi sento slabbrata, gli ho risposto. Ed era vero.
    Il fatto è che domenica a pranzo con noi c’era anche un imbecille, ma di quelli veri, un coglione perfetto.
    Credo che abbia peggiorato le mie condizioni di salute. La sera, tornando a casa, avevo bubboni su tutta la schiena.
    Allora mi sono fatta untrice, per un fatto di giustizia ed equità, mal comune mezzo gaudio, chi la fa l’aspetti e mogli e buoi dei paesi tuoi.
    Mogli e buoi dei paesi tuoi.
    Ma io mi sento cittadina del mondo, ho obiettato alla saggezza popolare.
    Però poi mi veniva in mente il Bue Api e l’imbalsamazione delle mummie e questo pensiero in verità mi ha trasmesso un po’ di tristezza, perché gira e rigira finivo sempre sulla storia dell’uomo senza le gambe.
    Allora ho concluso: adesso vado un po’ di là e litigo con i miei blogger, anche quelli del quore. Anche con le bloggeresse.
    Tanto le mani addosso non me le possono mettere.
    Non so se mi sono spiegata.

  44. contrabasso Says:

    E l’uomo senza gambe non smetteva mai di sussurrarle all’orecchio nella quiete del risveglio mattutino.

    La conduceva dolcemente nel mondo dei rumori ovattati ed estranei, rendendoglieli familiari e smussati.

    Questo non lo rendeva carne come non era carne nelle storie che lei poteva raccontare.

    E lei allora urlò, nel loro mondo, quello dei sogni: il suo cane si era dato in pasto al leone, così gli uccelli nel nido sarebbero stati salvi. lei poteva solo decidere di voltare lo sguardo od assistere allo scempio urlando il proprio no: urlò così nel sogno con quanto fiato aveva in gola.

    Poi si mise a camminare nel mondo della veglia, carne che doveva andare incontro alla carne.

    Poche ore, di giorni che sembrarono anni, ma lei ormai era carne della sua carne, del suo stesso non poter essere carne e fece l’unica cosa rimasta: diventò una donna senza gambe.

  45. charm Says:

    Oh beh, se vuoi sfogarti con me, picchiami pure, ti faccio da pungiball (??), ci sono abituata, a me MI vomitano pure addosso e mi prendono a calci e pugni. Nulla mi puo’ far male, se so che devo mettermi prima la corrazza. Avanti, colpiscimi, che poi ci prendiamo a torte in faccia. Un baciotto

  46. Flounder Says:

    eh no, charm, così non vale. quest’atteggiamento mi deprime l’aggressività. non ci eravamo accordate per il rutto libero?

  47. Flounder Says:

    il suo cane si era dato in pasto al leone, così gli uccelli nel nido sarebbero stati salvi. lei poteva solo decidere di voltare lo sguardo od assistere allo scempio urlando il proprio no: urlò così nel sogno con quanto fiato aveva in gola.

    onirico da morire.
    me lo posso giocare pure al lotto?

  48. e.l.e.n.a. Says:

    potessi mettermi le mani addosso stamattina ti chiederei di spaccarmi la testa e farci uscire tutto ciò che mi fa male.

    potessi, io, invece, ti regalerei dei fiori.un mazzo di tulipani. i miei preferiti.

    (e comunque io a te, a quell’altro e quell’altro ancora, lo direi ti voglio tanto bene).

  49. contrabasso Says:

    Alla sola condizione che passi i numeri anche a me.
    Sai, la vita con i moncherini può essere dura 😉

  50. Flounder Says:

    elena, mi sento come se ti avessi portato a fare una visita guidata in fabbrica, con camice e mascherina, nel rispetto della 626.
    dev’essere una mia deformazione professionale. 😀

  51. Flounder Says:

    forse gli avevano sparato.
    intendo dire alle gambe. succede quando si commette uno sgarro.
    nella gamba corre non so quale arteria che può farti morire dissanguato.
    quella volta non era morto, no.
    era morto prima, un po’ di tempo prima.

  52. Flounder Says:

    (voglio dire: è un’ipotesi. certi giorni vorrei essere carver)

  53. e.l.e.n.a. Says:

    flou… probabilmente era un cantiere… e non mi avevi dato il caschetto d’ordinanza! 🙂

    (comunque sì, è vero)

  54. Flounder Says:

    questo post è cattivissimo, si mangia tutti quelli a seguire.
    io li scrivo e lui li mangia.
    io li riscrivo e lui cancella.
    sto preoccupata, non è mai successo che un personaggio o un post si insubordinassero fino a questo punto.

  55. ladritta Says:

    passavo.

  56. glider Says:

    stamani non mi vuol riconoscere che son glider e al mostro che de’ suoi fratelli fa strame e s’ingozza dico

    «Non ti noccia
    5 la tua paura; ché, poder ch’elli abbia,
    non ci torrà lo scender questa roccia».
    Poi si rivolse a quella ‘nfiata labbia,
    e disse: «Taci, maladetto lupo!
    consuma dentro te con la tua rabbia.

  57. zass Says:

    lui ha scelto te. La prospettiva può essere diversa.

  58. contrabasso Says:

    Spezzat’ d’ gamb’ devi rimanere (usa la fantasia o il dizionario barese italiano) e tu non lo vuoi capire!

  59. Flounder Says:

    glider, ma come 5 la paura?
    90, la paura.
    90.

    zass, e pure tu ciàiraggione.
    però mo’ basta, mo’.

  60. Flounder Says:

    contrabbassa, non ho capito se lo devo interpretare come una condizione temporanea o permanente.
    la mia bisnonna diceva: fai la brava o vengo là e te spezz’e ‘ccosce.
    secondo me ha influito molto.

  61. contrabasso Says:

    Filosofeggiamo?
    E corra…
    Permanente è far corrispondere interno ed esterno.
    Tutto il resto son solo temporanei attimi d’eternità…

  62. Flounder Says:

    contrabasso, avevo pensato una cosa a riguardo. poi me la sono dimenticata.
    doveva essere una cosa tipo:
    arrivo ad accettare che niente sia per sempre, ma non si potrebbe fare che almeno qualcosa è per un po’?
    ma non sono troppo sicura che fosse proprio così.

  63. Flounder Says:

    Lo amo quando qualcuno tenta di accarezzarmi una mano e io la ritiro, come se commettessi adulterio.

    questa frase mi fa veramente incazzare. l’avesse scritta qualcun’altra le avrei detto: imbecille, piantala.
    e pensare che invece l’ho scritta io.
    bah.

  64. contrabasso Says:

    “Qualcosa per un po’”, va bene ti è concesso…così puoi sperare di smettere di sentirti adultera ;))
    Quella frase è proprio da odiare. Concordo. Ma non è la frase. Sono le cose che si affermano con una loro autorità intrinseca.
    E’ che “qualcosa per un po’” non sempre ha la forma che abbiamo immaginato, occorre fantasia.

  65. Flounder Says:

    infatti non è la frase nella sua forma stilistica. è proprio il senso.
    ma mi sento così.

  66. Flounder Says:

    Stamattina l’uomo che aveva perso le gambe l’ho trovato nella doccia, che si strofinava le ascelle con la mia spugna. Mi sono lavata la faccia e sono passata in cucina strofinandomi ancora gli occhi. Era già lì, seduto al tavolo che faceva colazione. Poiché era presto ho pensato di innaffiare le piante e l’ho trovato in terrazza, dove mi aveva preceduto.
    I suoi vestiti sparpagliati per casa, le sue scarpe sul tappeto.
    Era lì, appoggiato allo schienale del divano che contemplava la mia fretta e i moti convulsi del mattino. Si toglieva dei lunghi spilloni dalla testa.
    Istintivamente ho portato le mani alla mia. Sentivo delle trafitture.
    Guardavo mia figlia e Anna, ma i loro volti non tradivano nulla.
    Sentite un rumore?, ho chiesto.
    Ma loro hanno scosso la testa.
    Si è infilato con noi in ascensore e ha preso posto accanto a me, in auto.
    A metà tragitto mia figlia ha detto: mamma, ma tu parli da sola, che stai dicendo?
    Lei nota spesso che io parlo da sola, è una cosa che la diverte molto.
    Io parlo da sola, è vero. In alcuni momenti di più. Costruisco frasi e ne testo la musicalità.
    E’ che passo così tanto tempo in auto che invento passatempi.
    Lungo il tragitto l’uomo senza gambe ha giocato con le mie orecchie: le plasmava costruendo delizione scatoline con i padiglioni, simili a quelle per le bomboniere.
    In ognuna poggiava una parola, simile a un confetto, e un bigliettino con una data.
    Per un attimo mi è sembrato che mi avesse appoggiato la mano sul ginocchio, ma è stato per un istante, poi l’ha subito ritratta.
    Arrivata al lavoro ormai era tardissimo, non c’era un solo posto in cui parcheggiare. Al quinto o sesto giro gli ho detto: bene, visto che sei qui, renditi utile. Io vado su e tu cerchi un parcheggio.
    In quel momento mi sono accorta che non c’era più.
    Era andato via, sparito chissà dove.
    Ti vengono a mancare sempre sul più bello, nei momenti necessari.
    Quando più ne avresti bisogno.

  67. contrabasso Says:

    Piccolo scotto da pagare, ma dove altro lo trovi uno che fa scatoline dei tuoi padiglioni e ci mette dentro parole e bigliettini?
    Amo anch’io l’uomo senza gambe.

  68. Flounder Says:

    a volte l’uomo senza gambe mi trasformava in delfino. in quei momenti respiravo dal cranio e ammiravo le stelle sulla mia testa senza bisogno di alzare lo sguardo.
    altre volte mi smontava e mi ricomponeva secondo un ordine picassiano. se gli avanzava un pezzo lo conservava con cura avvolto in una velina verde acqua e me lo porgeva sorridendo.

  69. contrabasso Says:

    Flo, così mi rendi davvero felice.

  70. Flounder Says:

    ma che sanguisuga!
    io distillo lacrime di nostalgia e sofferenza e tu sei felice.
    allora dillo, dillo che vuoi il mio male, tu e quell’altro sadico di calma.
    ditelo che vi piace vedermi soffrire.
    è questo che volete?
    ebbene, lo avrete!

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