L'importanza di sognarsi Ernesto

Io qualche notte fa mi sono sognata Ernesto.

Ma la cosa bella è che io Ernesto non lo conosco. Cioè, lui esiste, di lui so un sacco di cose.

E’ una di quelle figure irreali che popolano la nostra esistenza, una delle più antiche, per quanto mi riguarda. Lo conosco da almeno quattro anni. Conoscere, poi.

Vabbè, ci siamo capiti. E’ lingua da blogger, da mondo virtuale.

Simpaticissimo, brillante. Chi lo conosce di persona conferma e mi riferisce anche che sia un bell’uomo.

Io non ho mai avuto l’occasione.

No. Non è vero. L’ho avuta, in realtà.

Ma è che io non amo invadere, e lui è un signore molto discreto. Non mi piace presentarmi in carne ed ossa e senza invito nella vita delle persone che conosco solo in modo virtuale. Non mi interessa nemmeno vederne le foto. Mi piace sapere di loro, questo sì, ma mantenere una certa distanza. Mi piace anche incontrarle, beninteso.

Lo faccio, quando posso. Anche in megaraduni festosi in cui ti presenti con un nick e solo successivamente dici il nome. A me una volta mi è capitato di baciare tutti e pretendere che mi riconoscessero, che quando mi chiedevano: scusa, ma tu chi sei? (perché non mi avevano mai visto nemmeno in foto) io ci restavo malissimo: ma come chi sono? E chi dovrei essere? Dopo che sapete anche quanti capelli ho!

E allora tutti ridevano e dicevano: ma sei Flounder.

Eccerto che sono Flounder, ma chi altri potrei essere?

E dopo un po’ asserivano: ma certo che sei proprio Flounder, come abbiamo fatto a non riconoscerti subito?

Però l’incontro deve discendere da un’esigenza condivisa, lieve, da qualcosa che non celi secondi e improbabili fini, e neppure venga vissuta alla stregua di un’amicizia simile a quelle coltivate dal vivo per anni. Perché è cosa diversa.

Non di più e non di meno. Non più bella e non più brutta. Diversa.

Perché caso mai al blogger o al forumista dopo tanti anni tu gli hai raccontato cose che i tuoi amici di una vita non sanno, o sanno in modo differente, nel senso che le vivono insieme a te, te le leggono addosso, senza parole. Con parole parlate.

Vabbe.

Dicevo: io mi sono sognata Ernesto.

Che lo andavo a trovare. Viveva in un albergo da quindici anni. Però aveva anche una casa, ma per ragioni di praticità preferiva stare in albergo.

Nel sogno condivideva temporaneamente la stanza, per due o tre giorni, con un calciatore famoso di cui non so il nome. Che nel sogno era Bettarin, ma non aveva la faccia di Bettarin, che quella la conosco, invece. Somigliava un po’ a Ramazzotti, invece. Che si era appena separato dalla moglie e non sapeva dove ospitare il bambino, così Ernesto gli aveva fatto aggiungere un letto nella sua stanza.

Che era tutta bianca e dava su un viale alberato. Mi ricordava un po’ un centro di cura mentale, come si vede in certi film americani, con quei bei parchi dove mandano i malati a passeggiare

Allora Ernesto mi ha chiesto se lo accompagnavo a comprare un regalo di compleanno per la figlia e così siamo usciti. Abbiamo preso un bel vestitino per la sua bambina, perché Ernesto nella vita ha una bambina. E quando io gli ho chiesto perché non si faceva accompagnare dalla sua donna, giacché Ernesto nella vita reale ha una compagna, lui non ha risposto. Anzi,  mi detto: uè, ma tu mi vuoi accompagnare o no?

Poi nel sogno è successa una cosa strana.

E cioè che mentre sognavo io sapevo che era un sogno, ma sapevo anche che di lì a poco, nella vita reale, mi sarei fidanzata con Ernesto. E nel sogno mi dicevo che non era possibile che sognassi in questo modo, visto che mancavano completamente tutti i presupposti, a cominciare dal fatto che dopo quattro anni di frequentazione “eterea” non ci sia mai venuto in mente di prenderci nemmeno un caffè insieme, pur avendo la possibilità di farlo, visto che siamo anche vicini ma invece non ci ha mai sfiorato neppure l’idea.

Cioè a me una volta sì, ma solo perché mi trovavo a passare dalle parti del suo ufficio e allora ho detto: magari vado a dirgli buongiorno. Però poi in portineria mi hanno detto che quel giorno lui era in ferie e tutto sommato mi sono sentita sollevata. Che quando gliel’ho scritto lui ha detto peccato, però non è che si sia stabilito un altro appuntamento. Perché oltretutto non ci siamo mai scambiati nemmeno il telefono, per quanto potremmo tranquillamente telefonarci in ufficio, visto che sappiamo dove lavoriamo e come ci chiamiamo. Ma è ovvio che se in quattro anni non lo abbiamo mai fatto, è perché non abbiamo mai ritenuto opportuno farlo. Ma se vogliamo dirla proprio tutta io ed Ernesto non ci siamo mai scritti neppure un’e-mail.

Però poi è successo che quando mi sono svegliata e mi son detta: perbacco, che razza di sogno, mi è anche venuto in mente che io Ernesto non lo leggevo da tanto, almeno diverse settimane. Né avevo sue notizie da altri.

Però poi la sera stessa ho saputo da conoscenti comuni che era un po’ giù.

Ma siccome Ernesto è un uomo veramente discreto, ma molto, come ce ne sono pochi su questa terra, non è che si sapesse bene perché era un po’ giù. Però si intuiva che avesse a che fare con la sua compagna. Almeno così mi è stato detto. In modo scarno. E io neppure ho approfondito.

Poi mi sono ricordata di una cosa.

Che un bel po’ di anni fa avevo incrociato di sfuggita un uomo. Mi aveva colpito qualcosa. Un certo guizzo nello zigomo. Io con quell’uomo non ci avevo mai parlato e neppure detto buongiorno o buonasera. Però la notte stessa avevo sognato di sposarlo e mi ero svegliata dicendo: ma che cazzo di sogno, manco so come si chiama. Manco mi piace, saranno stati i peperoni.

Poi sono partita e sono andata a lavorare all’estero, poi sono tornata e sono successe un sacco di cose. E dopo l’estate un giorno l’ho incrociato di nuovo, per puro caso. Solo che quella volta lui si è presentato e dopo dieci mesi l’ho sposato.

Mi sento preoccupata.

Non una, ma due volte. E non ho nemmeno mangiato peperoni.

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53 Risposte to “L'importanza di sognarsi Ernesto”

  1. anonimo Says:

    Attenzione, Passera! E’ un bel po’ di di tempo che conosco Ernesto (io abito proprio in quell’albergo, nella stanza accanto) e l’altra sera mi ha confessato che aveva sognato di sposarti.
    Saranno stati i peperoni?

    Daniele

  2. Flounder Says:

    daniele,
    tu sei un adorabile bugiardo.
    ma ciò non toglie nulla al tuo charme, beninteso.

  3. cyrano56 Says:

    fai bene a a preoccuparti (lol)

  4. riccionascosto Says:

    Vabbe’, mano male che con l’età diventi più prudente anche nei sogni… con lo zigomo guizzante sognavi di sposarti (e l’hai fatto), ora almeno ti limiti a fidanzarti, che se va male è mooolto meno complicato.
    Insomma, preoccupati a metà, anzichè il doppio 😉

  5. Flounder Says:

    alt.
    precisazione: questa del bloglover stories è la sezione più de-men-zia-le del blog.
    come si dice quella cosa?
    ogni riferimento a fatti e persone realmenti esistenti è puramente casuale.
    ecco.
    anche se scritto in prima persona.
    capitoooooo?

    capito anche tu, ernesto?
    non ti fare strane idee.

  6. masloco Says:

    Caspiterina, ho letto tutto d’ un fiato… se capitasse a mè un sogno così … non dor,mirei più almeno per due giorni….

    cmq, bellissimo il tuo blog…
    ciao

  7. Flounder Says:

    no, no.
    tu con questo culo così, non fai più dormire i lettori del mio blog 😀

  8. broono Says:

    niente di personale, insomma.

    “categoria” ricorrente, ultimamente, in giro per blog.

    😉

  9. Flounder Says:

    no, no, per davvero.
    sul mio onore.
    ndp

  10. anonimo Says:

    Mesi fa ho sognato che Broono era Francesco Caruso e si aggirava con un gruppetto di amici uguali a lui, cioè in pratica era un’amena combriccola di FranceschiCarusi.
    (ma dico Francesco Caruso, avete presente???Mon dieu!).

    Poi con sollievo ho scoperto che fra i 2 somiglianze zero.
    A volte i sogni son strani assai.

    Ste

  11. cf05103025 Says:

    Ma lo sai, o Flounder, che tu, appunto, devi tornare da noi cartografi perché di Erenesto si parla tantissimo, anzi è mio cugino, anzi adesso sono in rotta con lui, anzi ti dico che da quasi un anno sta in Mongolia e si sta facendo finanziare, dice lui, un nuovo suo progetto di idrociclovolante a energia solare. Dice che lo proverà sul lago Baikal.
    MarioB.

  12. Flounder Says:

    ste, sono scioccata.
    non tanto dalla somiglianza. ma che tu possa sognare Francesco Caruso.
    di Caruso forse broono ha la vis polemica, ma è mooooolto più sooltano.

    ho visto Mario, ho visto.
    Ernesto ovviamente è uno pseudonimo. non volevo che il poveretto si riconoscesse in un mio sogno e avesse a temere o a pretendere (entrambe le possibilità mi sarebbero sgradite, a onor del vero, anche se sarebbe tutto da verificare. nel sogno era gradevole, nella vita non so).

    quando si dice l’importanza di chiamarsi ernesto. (che non c’entra nulla, ma è per fare la citazione colta e darmi una certa allure )

  13. anonimo Says:

    Anche io rimasi alquanto scioccata,
    ma in realtà sognavo Broono e il Caruso si è inserito e sovrapposto a tradimento.
    Però in sogno mi è capitato anche di cenare con Rita Levi Montalcini.
    Sai, era il suo compleanno… non potevo proprio mancare.

    Ste

  14. broono Says:

    Tu che sogni Caruuuuuuso…
    …cavoli non me lo ricordavo!!!

    Ridete, voi….
    prima o poi scenderò in campo e userò i miei poteri di sooltano per movimentare le masse.
    E allora si che a Roma tremeranno!

    Tzè.

    P.S. Ste, la prossima volta che vengo a Napoli ci vengo vestito da Francesco Caruso, così quando mi vedrai mi dirai “Sei un sogno”!!!

    🙂

  15. Flounder Says:

    se la memoria non m’inganna con Caruso devo averci fatto l’università. o forse bazzicava in quegli anni da quelle parti.
    ed era già sufficientemente odioso.

  16. broono Says:

    non preoccuparti, come vedi nei sogni lo sostituisco io.

  17. Flounder Says:

    i sogni son desideri di feli-ci-tà
    nel sogno non hai pensie-ri
    ti esprimi con since-ri-tà

    e da un sito culinario vi riporto con un cordiale copincolla quanto segue:
    Iniziamo coll’apparecchiare la tavola, sognare di stendere la tovaglia significa fortuna, toglierla è sinonimo di disordine (oltre che briciole sparse ovunque…)

    Cucinare il cibo vuol dire figli in arrivo (non è dato sapere se sono figli già grandi che vengono inaspettatamente a pranzo da voi oppure se sono bebè, dovesse avverarsi il sogno fateci sapere…).

    Se sognate di essere in una cucina ci saranno pettegolezzi in arrivo (si sa come son fatte le comari e gli chef poi…uhhh gli chef!).

    Anche l’atto del mangiare significa fortuna in arrivo
    (… per i più golosi).

    Il cibo in genere, così come la frutta e il pane fresco indicano felicità, salute e ricchezza.

    I chicchi d’uva in particolare, ma anche le fragole , portano fortuna. Mi raccomando sognate frutta fresca e non marcia, sennò la fortuna gira a vostro sfavore.
    (mi raccomando, come se uno potesse sognare a comando!)

    Pigiare l’uva significa ricchezza in arrivo. Bisogna però prestare attenzione al colore dell’uva, bianca, nera o verde ha un significato diverso: bianca: fidanzamento, nera: rimproveri, verde: contrattempi.

    Le pesche sono strane: sognare di mangiarle è sinonimo di insoddisfazione;
    i lamponi invece presagiscono dei pettegolezzi sul vostro conto.

    Sognare noci e nocciole vuol dire che i vostri desideri saranno esauditi (specialmente se in quel momento avete voglia di frutta secca).

    Un orto o un frutteto rigoglioso significa appagamento in amore e felicità in famiglia. Se l’orto invece è più restio a dare i suoi frutti… allora tutto sarà un po’ più difficile e faticoso (anche riseminare e zappare).

    I pomodori maturi significano un’unione felice con il vostro partner.

    Sognare di bere latte significa abbondanza, se però il latte è bollente o acido ci saranno dei problemi (latte acido? E ci credo che si avranno dei problemi!)

    Anche gustare una zuppa è indice di buone nuove (se avete freddo è un vero toccasana, provare per credere!)

    Il riso è sinonimo di amici fedeli, di appagamento e felicità. Sognare il lancio del riso sugli sposi vuol dire che desiderate sposarvi (e qua non ci voleva il libro dei sogni per arrivarci).

    Se dovete concentrarvi su un progetto o avete delle preoccupazioni sognerete senz’altro dei polli (non da spennare) con una nidiata di pulcini a seguito.

    La gallina invece nei sogni è abbinata ad una donna seducente e intrigante, se poi è bella grassa significa un’unione felice, e se è circondata da pulcini anche i nostri figli e nipoti saranno fortunati.

    Sognare il formaggio (non ad occhi aperti! ma nella fase REM, quella in cui i sogni sono più intensi ed emotivamente più “toccanti”) vuol dire che siete piuttosto ostinati.

    Zucchero e dolci in genere sono legati alla sessualità, il miele invece è un presagio di cattive notizie, mentre sognare la luna di miele non porta nulla di buono nella vita di coppia.

    Sognare biscotti pare voglia dire che qualcuno a noi molto caro o vicino non è sincero (mai fidarsi di qualcuno che vi dice che i vostri biscotti sono i migliori del mondo).

    Bere alcolici o liquori significa voler sfuggire alla realtà, se sognate voi stessi un po’ alticci attenzione perché state perdendo il controllo di voi stessi (?).

    Se sognate di essere al ristorante vuol dire che amate vivere nel lusso;

    Se infine sognate me, fatevi ricoverare!

  18. Flounder Says:

    chiuso corsivo
    ecco

  19. riccionascosto Says:

    Broono, che vuoi dire, che dobbiamo costruirci un rifugio antisismico?

    Flo’, che non si sogna a comando lo dici tu… io nei sogni me lo dico, che non devo mangiare dolci perché poi porta male… 😛

  20. Flounder Says:

    io mi ricordo che quando lessi l’Isola del Tonàl di Castaneda rimasi proprio di stucco. c’erano scritte le stesse cose che pensavo io, solo che se le avessi dette io mi avrebbero fatto interdire. invece lui era uno scrittore, un guru, e così poteva anche sostenere pubblicamente che il sogno sognato non differisce in nulla dalla vita ad occhi aperti e che se ci si riesce ad esercitare si può passare di qua e di là.

    dopo qualche anno conobbi un maestro di shiatsu, che aveva stidiato non so in quale angolo remoto del giappone. e lui diceva sempre che, quando due persone si incontrano, in realtà è solo l’ultima fase di un processo cominciato molto prima.
    quella storia della condensazione della materia, per cui si parte dal corpo astrale, che è il più esterno e capace di muoversi alla lontana, per terminare a quello fisico, denso e solido.
    questo vuol dire che il blink , o attrazione a prima vista, in realtà non esiste.
    i nostri corpi astrali si sono incontrati moooolto tempo prima e si sono piaciuti. dopodiché hanno messo in moto un meccanismo per farci schiodare da casa, farci fare la stessa strada quel tale giorno, farci percorrere lo stesso marciapiede, farci scioccamente scontrare e maledire sotto la pioggia e nel raccogliere gli oggetti malamente caduti, far incontrare i nostri occhi.
    mentre noi facciamo la figura dei coglioni i nostri corpi astrali si stanno accoppiando già da tempo.

    allora io ho cominciato a esercitarmi. ci ho impiegato quasi vent’anni, ma adesso sono capace, la notte, ma non tutte le notti perché richiede troppa energia, di muovermi in sogno e finire in altri posti.
    dove ne vedo delle belle.
    oh, se ne vedo

    attenti.
    tutti.

  21. broono Says:

    se si cerca di “andare” da qualche parte, partendo solo dall’idea che si possa fare, difficilmente si arriverà oltre il proprio cuscino.

    Ci si arriva per gradi.
    Il primo è quello decisionale.

    Si sogna qualsiasi cosa capiti, senza cercare di indirizzare il sogno e poi quando ci si trova dovunque l’inconscio ci ha portato, si prendono decisioni.

    Semplici.
    vado a destra, entro in quella porta, fermo quel tale.
    Sembra facile, ma non lo è.
    Il più delle volte il sogno è passivo, siamo spettatori delle nostre stesse azioni.
    Prendere decisioni in sogno è una cosa pazzesca, ci si trova sospesi in una condizione assurda nella quale si è coscienti di stare sognando.
    Quando quella capacità diventa abitudine allora si, sono convinto anch’io che il passo successivo sia la possibilità di decidere dove andare.

    Sono sempre stato convinto non solo del fatto che sia possibile scegliere dove andare, ma soprattutto del fatto che se si sceglie di andare a “trovare qualcuno” questo qualcuno a sua volta si ritroverà in sogno noi.

    Perchè se può essere considerato abbastanza credibile il poter decidere cosa sognare, più difficile è riuscire a indirizzare anche il sogno di chi si è scelto di andare a visitare.

    Quella si è la vera frontiera.

    Mamma quante cose su questo argomento.
    Peccato non ci sia AnnaBella.

  22. Flounder Says:

    vabbè.
    ci vediamo alle 5.37. io sognerò di cercare un cornetto e un cappuccino e tu sognerai di essere il proprietario dell’unico bar aperto a quell’ora.
    mi raccomando.

  23. broono Says:

    Troverai la saracinesca chiusa.
    Bussa.
    E’ solo un modo per assicurarmi che quando arriverai non ci sia nessun altro nel bar oltre a noi due.

    Che qui è un attimo.
    Ora che l’hai detto, sai quanti tuoi lettori si faranno trovare alle 5:37 a far baccano e chiedere negroni e panini solo per impedirci un po’ di intimità.

  24. Flounder Says:

    mi stai dicendo che tutti i lettori del blog sono capaci di teletrasportarsi in sogno?

    ammazza che lettori fighi che ho!

  25. broono Says:

    ti sto dicendo che per farsi trovare da te chiunque diventerebbe bravo a indirizzare i propri sogni.

  26. Flounder Says:

    per la legge di murphy chiunque, ad eccezione della persona che tu davvero vorresti incontrare, dentro e fuori dal sogno.

    ma la vita è cinica e beffarda, si sa.

  27. broono Says:

    sottoscrivo.

    però è anche vero che a volte, a incontrare persone diverse da quella che si desidera, si scoprono un sacco di cose sull’effetto che queste altre persone ci fanno.

    Io ho persone che avrei pagato per non rivedere mai più nemmeno in sogno.
    E poi mi è capitato di sognarle e di scoprirmi incredibilmente contento di rivederle.
    E questo mi ha dimostrato che in alcuni casi me la raccontavo e basta.
    Non le avessi sognate, non fosse intervenuto Murphy intendo, avrei probabilmente continuato a detestarle.

    Sembra strano, ma a volte il sogno mi ha cambiato parecchio ciò che pensavo della realtà.
    Me l’ha raccontata meglio di quanto il baccano quotidiano sappia fare.

  28. riccionascosto Says:

    (nel frattempo, se posso ordinare cappuccino e cornetto per le 5.40… sono discreta, io, vi lascio ben 3 minuti di privacy)

  29. broono Says:

    “[…]

    tre minuti
    solo tre
    minuti per
    fidarti di me
    pensi basteranno
    a ricoprirmi
    di bugie
    come se
    tu dovessi
    saper di me
    quello che
    ancora no …
    non sono stato mai
    per convincerti ho
    due minuti
    ancora due
    minuti ma
    non li sprecherei
    per mentirti mai

    […]”

    “Solo tre minuti”
    Negramaro

  30. riccionascosto Says:

    ecco, vedi, mi è toccato tornare perché, per colpa tua, stanotte mi è toccato cucinare un risotto con gamberetti al curry.
    E cucinare, evvabbè, e il riso, evvabbè. Ma i gamberetti? Che vorrano dire i gamberetti, che tutto quello di prima se ne torna indietro?
    (e non chiederti che ci faccio già sveglia… i cani non conoscono domenica)

  31. Flounder Says:

    io stanotte ho sognato una poesia. mi ricordo che era bella, ma non sono riuscita a tenerla e mente fino a stamattina.
    mi ricordo solo un verso, che doveva essere così:
    la notte scende dritta
    come una ferita, come una fitta

    invece vi ripropongo la Lamarque, che stamattina mi rispecchia in pieno con:
    Volevo sognare il postino
    con una lettea in mano
    invece ho sognato il postino
    senza una mano

  32. cletus Says:

    io non sogno. scrivo. non è che poi ci sia tutta sta differenza. 🙂

  33. ostinAzione Says:

    strani noi bloggersci conosciamo intimamente senza neppure esserci mai visti…ma nonè l’amore perfetto?non influenzato da niente se non da quello che siamo davvero?saperlo…

  34. Flounder Says:

    no. non è l’amore perfetto.
    è l’amore ideale.

    quello perfetto si nutre di pantofole lasciate in angoli imprevisti della casa, di ostinazioni, di ritardi, di dimenticanze, di cupi malumori, di partenze e ritorni, anche restando per sempre nello stesso luogo.
    imho

    buongiorno, cletus.
    tra scrivere e sognare non c’è di mezzo il mare
    antico proverbio farsi

  35. manginobrioches Says:

    I sogni sono la continuazione del reale con altri mezzi, ne sono certa. E i peperoni aiutano quanto il peyote, o forse di più. Inoltre, Freud ha copiato da cenerentola, e questo non si fa.

  36. Flounder Says:

    (detto tra noi, io Cenerentola e Biancaneve le trovo altamente diseducative)

    cavolo, in questa casa è finito il vino. è rimasta solo la birra.

  37. manginobrioches Says:

    (detto tra noi, trovami una sola fiaba che non sia crudele e diseducativa)

  38. Flounder Says:

    la bella e la bestia

    (ma solo perché ho l’istinto da crocerossina)

    la più terribile invece è Pelle d’angelo.
    e anche quella del nano Tremotino.

  39. Su Says:

    OT :
    ‘ccipicchia, mai sentita quella del nano Tremotino.
    Com’è?

    Al momento non ricordo esattamente qual era, ma a me deve aver dis-educato quella dei folletti che di notte facevano il lavoro al posto della protagonista. Vado a letto sperando che qualcuno nottetempo svolga le faccende domestiche al posto mio e mi risveglio al mattino con la casa ancor più incasinata di quanto ricordassi.
    Son delusioni, non avrebbero dovuto illudermi così da piccina

    😉

  40. Flounder Says:

    quella dei folletti che di notte facevano il lavoro al posto della protagonista

    ma perché?
    non è così che funziona?
    e allora chi è che fa il lavoro sporco qua da me?

    Tremotino tu forse la sai in inglese, è il nano Rumplestilstskin (impronunciabile), che aveva fatto avere un figlio a una donna che non poteva averne, a patto di riprenderselo arrivato a una certa età.
    l’unica cosa che l’avrebbe salvata e le avrebbe permesso di tenersi il figlio, che altrimenti sarebbe finito giù in miniera col nano malefico, sarebbe stato appunto indovinare il nome del folletto.
    mo’ non mi ricordo tutte le peripezie, anche perché l’ho ascoltata solo una volta nella versione british, però finisce bene.
    ma è talmente sadica, ma talmente sadica…

  41. Su Says:

    cioè, fammi capire… vuoi dire che…

    da te veeengonoooo???

    sigh…sob… 😦 ma allora… insomma… devo pensare che…
    ..quindi è proprio una questione personale…

    me misera, me tapina.

  42. Flounder Says:

    vengono, vengono.
    ma si son fatti furbi: arrivano col bollettino INPS precompilato.

  43. riccionascosto Says:

    Serve Tremotino? Eccolo qua.
    Non per niente ho ricomprato le “Cinquanta novelle dei fratelli Grimm” (ed. Hoepli) che saranno diseducative, ma che hanno splendide illustrazioni.
    Da bambina mi esercitavo a ridisegnarle, con altrerni successi.

    Ma dicevamo, Tremotino. La storia è più o meno così (abbiate pietà, la sintesi non è il mio forte)

    Un mugnaio aveva una bella figlia, ma anche una grande tendenza ad esagerare… fu così che disse, davanti al re, che sua figlia sapeva filare la paglia e mutarla in oro.
    Ai re l’oro non basta mai, e così quello pensò bene di imprigionare la ragazza e farle filare la paglia in oro – pena la morte – per rimpinguarsi le tasche.
    La poverina, ovviamente, era disperata perché non sapeva come fare, ma dal nulla si presentò un omino che si offrì di farlo al posto suo in cambio di un dono. La cosa andò avanti per due giorni, con il re sempre più avido e la giovane mugnaia sempre più disperata. Quella sera il re la portò in un grande salone, facendo il solito discorso (o l’oro o la vita) aggiungendo però che, stavolta, se ella fosse riuscita nell’impresa l’avrebbe sposata.
    La fanciulla non aveva più niente di prezioso da donare, e allora l’omino le fece promettere di coonsegnargli il primo bimbo che le fosse nato. Avutone l’assenso, filò e filò fino a che la stanza fu piena d’oro.
    Un anno trascorse felicemente, e la giovane regina mise al mondo un bel principino e dimenticò la promessa.
    Ma l’omino la ricordava bene, e si presentò davanti alla regina chiedendo il principino.
    La giovane madre piangeva a calde lacrime, pregando l’omino di prendere qualsiasi cosa fosse nel regno, ma quello era irremovibile. Solo alla fine si commosse, e le concesse tre giorni di tempo. Se alla fine di questi tre giorni avesse indovinato il suo nome, il bimbo le sarebbe rimasto.
    La regina acconsentì (aveva forse altra scelta?) e mandò dei messaggeri nei quattro angoli del regno per ragccogliere i nomi più strani. Quando, il giorno seguente, l’omino tornò, glieli sciorinò come una filastrocca, o la litania dei santi.
    Ma quello scoteva la testa, stropicciandosi le mani, se diceva di no.
    Il secondo giorno trascorse tra libri e registri, ma anche questa ricerca non ebbe frutti.
    Alla fine del terzogiorno, però, uno dei messi tornò con una notizia: in mezzo al bosco, in un angolo sperduto, aveva visto un omino sgambettante che cantava una strana filastrocca, che si chiudeva così: “e ancor nessuno sa che mi chiamo Tremotino”.
    Al suono di quel nome il cuore della regina fece un salto, perché era certa di avere vinto.
    La sera arrivò, e con essa l’omino, pronto a prender con sé il principino.
    La regina iniziò a elencarli alcuni nomi, e il sorriso che gli si allargava in viso si seccò quando alla fine gli chiese se per caso non si chiamava… Tremotino
    (e quest’ultima la trascrivo, perché mi chiedo, poi, perché doveva fare questa fine, il povero nanetto).
    – Chi te l’ha detto?… Il diavolo?… – gridò il nano e battè con tanta ira il piede in terra che sprofondò fino alla cintola. Poi, rosso in viso come un tizzo, dimenandosi, si afferrò con le due mani il piedino che era rimasto fuori, e si spezzò in due)

    Poer nano…

  44. Flounder Says:

    ma grazie, grazie.
    la versione inglese è un po’ diversa.
    e poi provateci, a dire Rumplestilstskin.

    e comunque c’è una cosa che ho sempre sostenuto, fin dall’apertura di questo blog.
    in questo blog i commenti sono molto meglio dei post, in tutti i sensi.

    e adesso scusatemi, che io e la bronchite andiamo a una milonga pomeridiana.
    in provincia come a Parigi.
    come a Buenos Aires.
    allez!

  45. Su Says:

    questo parlar di fiabe m’ha fatto venir voglia di andare a cercare qualche fonte in rete, anche perché in questi giorni a scuola stiamo trattando l’argomento.

    Sai che cosa ho trovato?
    La storia dell’uomo senza braccia.

    Non che abbia qualcosa in comune con la tua dell’uomo senza gambe, ma mi ha incuriosita.
    E’ veramente inquietante.
    Sta qui :

    http://www.filastrocche.it/leggi.asp?id=5425&posizione=47

  46. Flounder Says:

    Su,
    non ho mai letto una foavola così strana. la devo rileggere con calma, mi pare costruita in modo troppo incongruo anche per essere una favola.

    e comunque l’uomo che aveva perduto le gambe è un prodotto a marchio registrato 😀

    (OT: tu mi puoi capire…ma quant’è bella una milonga al pomeriggio, da 1 a 10? quanto, eh?)

  47. manginobrioches Says:

    la bella e la bestia non è crudele? non è crudele che il povero padre di lei debba promettere quella cosa orribile alla bestia? e le sorelle? dve le mettiamo le sorelle? ma ti sembrano normali, le famiglie delle favole? e poi dicono la franzoni…

  48. Flounder Says:

    son d’accordo, è crudele.
    ma almeno la protagonista non è una povera sdilinquita che si fissa su principi e magie e nemmeno una che la fa tutta semplice, come cenerentola.
    la Bella mi pare una personcina a modo.

  49. manginobrioches Says:

    diffido di chi s’accontenta, e si fa piacere le bestie e i mostri. come dire, lo sento autobiografico…

  50. Flounder Says:

    ambè.
    allora comincia a diffidare di me.
    sono esperta nell’arte di baciar ranocchi e calcolare le percentuali di principi nascosti.
    (bassissime, invero. pressoché nulle) 🙂

  51. infieri1 Says:

    Concordo in pieno con la questione “avvicinamento blogger” oltre salotto virtuale, ma sei una delle poche che la pensa così. Un abbraccio (anche se, in realtà, non ho così presente lo stato demografico dei tuoi capelli)

  52. Flounder Says:

    in che senso?
    gli altri blogghèrs sono più favorevoli all’approachment? o meno di me?

  53. anonimo Says:

    ho sognato un camion pieno di uva cosa significa

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