Archive for dicembre 2005

Rosso di sera bel tempo si spera

dicembre 29, 2005

La donna siede al bordo del letto e continua a spingere avanti e indietro con la punta del piede la maniglia del cassetto. Con noncuranza apparente.

Un po’ sorride anche, le viene in mente uno di quei test da rivista femminile: mostrami il tuo cassetto e ti dirò chi sei.

Sorride solo un poco, il resto del viso è stanco e tirato.

Poi lo apre, definitivamente. Il cassetto.

E lì, nell’angolo destro, c’è un involto di velina.

E dentro l’involto le famose mutande rosse e reggipetto rossi. E una giarrettiera, una sola.

L’uomo non c’è, è uscito.

La donna pensa che per una volta tanto le piacerebbe che lui fosse andato a comprarsi dei boxer rossi.

Non sono mica cose importanti, è vero.

Però magari questa volta sì. Solo per questa volta.

Con la biancheria rossa ci si traghetta nel nuovo anno come protetti da un talismano, da un amuleto.

Ciò che si fa al primo dell’anno accadrà per tutto l’anno.

Non è così che si dice?

Mentalmente sfoglia i Capodanni passati, come un album di foto.

Stronzate, i proverbi.

Richiude il cassetto e dimentica l’involto. Si asciuga una lacrima.

Qui nulla è più lo stesso.

Che Dio ce la mandi buona.

Rosso di sera bel tempo si spera

dicembre 29, 2005

La donna siede al bordo del letto e continua a spingere avanti e indietro con la punta del piede la maniglia del cassetto. Con noncuranza apparente.

Un po’ sorride anche, le viene in mente uno di quei test da rivista femminile: mostrami il tuo cassetto e ti dirò chi sei.

Sorride solo un poco, il resto del viso è stanco e tirato.

Poi lo apre, definitivamente. Il cassetto.

E lì, nell’angolo destro, c’è un involto di velina.

E dentro l’involto le famose mutande rosse e reggipetto rossi. E una giarrettiera, una sola.

L’uomo non c’è, è uscito.

La donna pensa che per una volta tanto le piacerebbe che lui fosse andato a comprarsi dei boxer rossi.

Non sono mica cose importanti, è vero.

Però magari questa volta sì. Solo per questa volta.

Con la biancheria rossa ci si traghetta nel nuovo anno come protetti da un talismano, da un amuleto.

Ciò che si fa al primo dell’anno accadrà per tutto l’anno.

Non è così che si dice?

Mentalmente sfoglia i Capodanni passati, come un album di foto.

Stronzate, i proverbi.

Richiude il cassetto e dimentica l’involto. Si asciuga una lacrima.

Qui nulla è più lo stesso.

Che Dio ce la mandi buona.

Grazie dei fior, tra tutti gli altri li ho riconosciuti.

dicembre 27, 2005

Grazie dei fior, tra tutti gli altri li ho riconosciuti.

dicembre 27, 2005

Ho avuto in dono un battito di cuore.

Ma io lo rendo, lo torno indietro al padrone.

Io voglio un cuore intero, mica solo un pezzetto.

Mi dite che ci faccio con un tac e uno sfrusccc?

Dove lo appoggio, dove lo metto?

Indossarlo al  mattino quando esco 

così mi vibra al centro del petto?

Portarlo a spasso con il silenziatore

per un po’ d’aria, giusto un paio d’ore?

(Si è solo travestito da battito di cuore,

ma è bocca affamata, cordone ombelicale, mazzo di rose

lamento masticato, destino digerito, futuro trascinato

imbroglio claudicante, segreto malcelato).

Lui dice: sono un battito, null’altro. Un regalo da poco.

Puoi tenermi vicino, tra il letto e il comodino.

Ma un battito da solo risuona in casa con un’eco tremenda.

Batte il tempo e lo strozza.

Dopo un po’ muore di noia. Si avvelena di nostalgia.

E poi gli altri, chi ti vive vicino

s’accorgerebbero di come perdi il passo, come non marchi il ritmo.

Di quel piccolo affanno

che ti trascineresti per il nuovo anno.

Verrebbero da me, pensando che l’ho rubato.

Come spiegare che me l’hai regalato?

Riprenditi il tuo battito, sarà per un’altra occasione.

E adesso pensa a un altro dono.

Per il mio compleanno. Per la festa del patrono.

Per quando andrò in pensione.

Per il Santo Natale.

Per il giorno in cui non sarà più necessario farsi male.

Un dono semplice, banale. Un dono che assomigli a un giorno al mare.

Auspici ed àuguri

dicembre 23, 2005

Siccome ho un caratteraccio che tanto lo sapete pure voi che siete virtuali, allora saprete che sono brusca e schiva, poco incline alle smancerie, che non mi perdo nelle selve d’auguri.

Andando sul concreto, se vi augurassi ciò che auguro a me non so se lo vorreste: cambi di città, di lavoro, di casa, di vita, gambe che miracolosamente ricrescono e imparano a camminare.

E magari imparano da sole la strada che vorrei, senza che io abbia a spiegarla.

Per cui non ve lo auguro.

Stanotte ho sognato di perdere un sacco di sangue: so che è un sogno di rinnovamento e porta bene.

Sognatelo pure voi.

A molti di voi mi sento legata e spero di approfondire. Spero di continuare a leggere e scrivere belle cose.

Per finire: detesto gli sms di auguri.

Una poesia

dicembre 22, 2005

Io non mi commuovo facilmente. E nemmeno – di solito – ho bisogno di prendere parole in prestito dagli altri, ché le mie fanno il bello e il cattivo tempo e sono quattro stagioni. Ma oggi ho trovato una cosa da rubare.
Ho chiesto il permesso, però.

Grazie, Pispa. Magari stasera te la recito.

Ti scrivo

ti scrivo,
per dirti che sono ancora io
dopo la notte
la quiete la tempesta il sonno agitato
la sveglia a un’ora presta
ti penso
perché scrivere qui non può bastare
ad acquietar gli umori
le onde il mare
potremmo passeggiare
chiusi nella stanza
e spiegare i reciproci amori
poi, ridere di noi <!–

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Una poesia

dicembre 22, 2005

Io non mi commuovo facilmente. E nemmeno – di solito – ho bisogno di prendere parole in prestito dagli altri, ché le mie fanno il bello e il cattivo tempo e sono quattro stagioni. Ma oggi ho trovato una cosa da rubare.
Ho chiesto il permesso, però.

Grazie, Pispa. Magari stasera te la recito.

Ti scrivo

ti scrivo,
per dirti che sono ancora io
dopo la notte
la quiete la tempesta il sonno agitato
la sveglia a un’ora presta
ti penso
perché scrivere qui non può bastare
ad acquietar gli umori
le onde il mare
potremmo passeggiare
chiusi nella stanza
e spiegare i reciproci amori
poi, ridere di noi

Il cappone

dicembre 21, 2005

Ci hanno regalato un cappone.

Giuro, non avevo mai visto un cappone intero, è una bestia infinita.

Ce lo guardiamo in continuazione, io e mia moglie, perplessi sul da farsi.

Ci hanno detto che andrebbe farcito, ma non sappiamo da dove si comincia. Dovremmo portarlo a disossare, ma chi ha il coraggio di uscire di casa con il cadavere in braccio? Non entra in un sacchetto della spesa, forse entrerebbe in uno di quelli neri per le immondizie, ma ci fa un po’ senso metterlo lì.

Oppure potremmo fregarcene di farcirlo e tagliarlo a pezzi e congelarne una parte, ma è così grosso che forse ci vorrà una sega elettrica.

Io poi non ho cuore, non parliamo di mia moglie che non pulisce nemmeno le alici.

Potremmo a nostra volta regalarlo a qualcun altro, ma le domande imbarazzanti sull’origine della bestia farebbero capire che si tratta di un riciclo e che volevamo semplicemente sbarazzarcene e non risolveremmo comunque il problema dell’uscire di casa con la salma.

Sediamo afflitti intorno al tavolo della cucina, non riusciamo nemmeno a guardarci per timore che ognuno scopra i pensieri dell’altro.

Ci svegliamo in piena notte come in preda a un’illuminazione.

Ancora in pigiama ci tiriamo addosso un giaccone pesante e scaviamo in giardino come due forsennati. Lo seppelliremo in quell’angolo dove abbiamo deciso di sistemare la panchina.
All’alba finalmente torniamo a letto.

Buon Natale, amore, le dico infilandole la mano ancora fredda sotto il pigiama.

(è un riciclo, l’ho già detto)

Il cappone

dicembre 21, 2005

Ci hanno regalato un cappone.

Giuro, non avevo mai visto un cappone intero, è una bestia infinita.

Ce lo guardiamo in continuazione, io e mia moglie, perplessi sul da farsi.

Ci hanno detto che andrebbe farcito, ma non sappiamo da dove si comincia. Dovremmo portarlo a disossare, ma chi ha il coraggio di uscire di casa con il cadavere in braccio? Non entra in un sacchetto della spesa, forse entrerebbe in uno di quelli neri per le immondizie, ma ci fa un po’ senso metterlo lì.

Oppure potremmo fregarcene di farcirlo e tagliarlo a pezzi e congelarne una parte, ma è così grosso che forse ci vorrà una sega elettrica.

Io poi non ho cuore, non parliamo di mia moglie che non pulisce nemmeno le alici.

Potremmo a nostra volta regalarlo a qualcun altro, ma le domande imbarazzanti sull’origine della bestia farebbero capire che si tratta di un riciclo e che volevamo semplicemente sbarazzarcene e non risolveremmo comunque il problema dell’uscire di casa con la salma.

Sediamo afflitti intorno al tavolo della cucina, non riusciamo nemmeno a guardarci per timore che ognuno scopra i pensieri dell’altro.

Ci svegliamo in piena notte come in preda a un’illuminazione.

Ancora in pigiama ci tiriamo addosso un giaccone pesante e scaviamo in giardino come due forsennati. Lo seppelliremo in quell’angolo dove abbiamo deciso di sistemare la panchina.
All’alba finalmente torniamo a letto.

Buon Natale, amore, le dico infilandole la mano ancora fredda sotto il pigiama.

(è un riciclo, l’ho già detto)

Io t'amo. Tu, fa' chello che vvuo'.

dicembre 20, 2005

Se tu fossi il mio regalo di Natale io ti scartoccerei con cura, affondando il naso nei nastri per respirare l’odore di sorpresa.

Lo farei lentamente, come quando si spoglia un amante.

Ti disporrei dei fiori dentro, come se fossi un vaso di Murano. Li osserverei sbocciare e nell’acqua metterei zucchero e sale, per farli durare.

Ti appenderei in camera da letto, come un quadro olio su tela, ti indosserei come una stola di seta nelle sere in cui mi porti a teatro. Ti riempirei di spezie e odori buoni, come un set di pentole Lagostina. Ti osserverei presidiare la cucina.

Poi ti sfoggerei come zaffiro cabochon, come parure di smeraldi. E da solitario ti farei compagnia.

Mi stenderei su di te, come un tappeto Isfahan 320 x 240 mai messo a terra, tenuto in ottimo stato, mi creda, signora, un altro così non lo trova.

Se tu fossi il mio regalo di Natale non guarderei se c’è rimasta attaccata l’etichetta col prezzo.

Lo vedrei stampato intorno ai tuoi occhi, in notti di attesa e insonnia.

E piano lo staccherei con acqua calda e sapone, per non far restare il segno né farti male.

Poi leggerei il biglietto e ti darei un bacino.

Piccino piccino, tra il vischio e il camino.