La tradizione è tradizione

(è molto lungo, ma è il racconto di Natale)

Quell’anno don Gaetano Savanelli si fregava le mani e pensava.

Pensava al Natale e alla sorpresa che avrebbe tirato fuori. E chi se lo sarebbe mai aspettato?

L’avrebbe presentato dopo l’Immacolata, più o meno verso la metà di dicembre.

Un biscotto così non si era mai visto.

Perché non era proprio un biscotto, era quasi un pasticcino. Ma nemmeno. Nemmeno.

Una specie. Una via di mezzo, con quel profumo di pasta di mandorle e quell’aroma lontano di vaniglia.

Friabile e morbido, ma buono anche un po’ secco, da inzuppare nel latte al mattino per sprigionare un aroma ancora più intenso e un po’ diverso.

E già si immaginava una confezione di dolci natalizi: al centro gli struffoli e tutt’intorno i mostaccioli ricoperti di cioccolata, alternati a questi cosi. Questi cosi qua.

Che il problema suo adesso era trovare il nome giusto.

La ricetta segreta gliel’aveva data suo fratello che faceva il pasticciere a Stoccarda e che a sua volta l’aveva imparata da un pasticciere viennese che aveva lavorato per un tempo lungo a Parigi.

Don Gaetano si fregava le mani e sorrideva.

Sorrise fino alla fine di novembre quando, a ridosso dell’Immacolata, nemmeno tre giorni prima della festa, qualcuno fece girare la voce nel vicolo che qualche centinaio di metri più avanti, nella pasticceria di don Calogero Ravone, stavano succedendo cos’e pazze.

E che sono queste cose di pazzi?, chiese don Gaetano.

Glielo spiegò una signora che era vecchia cliente: vendono un biscotto che non è un biscotto, è quasi un pasticcino. Una cosa che non si può spiegare, con questo senso di pasta di mandorle e un odore di vaniglia. Che si scioglie in bocca e dopo qualche giorno, quando è già un po’ secco, si può pure inzuppare nel latte e piglia tutto un altro sapore.

Ma voi che state dicendo?, disse don Gaetano ai suoi clienti. Ma voi, voi, l’avete assaggiato?

E certamente, don Gaeta’, è ‘na cosa speciale. Pare che è una ricetta tedesca.

Don Gaetano servì gli ultimi clienti, si tolse il camice con lentezza. Infilò cappotto e cappello. Prese il bastone e dette voce alle ragazze che lavoravano nel laboratorio: torno fra poco.

Con passo fermo si portò fino alla pasticceria di Calogero Ravone. Entrò.

Don Calogero non c’era. Al suo posto il figlio Masino, rubicondo e sorridente.

Buon giorno, sorrise a don Gaetano, con quel viso bello e franco che si portava dietro da bambino.

C’è poco da sorridere, giovanotto. Voi questo non lo dovevate fare, e lo sapete. Fatemi parlare con vostro padre.

Papà non c’è, don Gaeta’. Da quando è morta mamma – lo sapete – non scende più di tanto. Ma in ogni caso lui non c’entra niente. E’ con me che dovete parlare.

Vuje site ‘nu guaglione. Cheste so’ cose e ‘uommene, gli rispose don Gaetano.

E uscì dalla bottega senza nemmeno salutare.

Per strada si accorse che nella rabbia non aveva nemmeno chiesto come li aveva chiamati. I cosi.  Questi che biscotti non erano e neppure pasticcini.

Anzi, decise che non lo voleva proprio sapere. Che li avrebbe preparati pure lui, tali e quali. E poi avrebbero deciso i clienti: o lui o don Calogero, con tutto quel che ne sarebbe conseguito.

Però. Però vedete se dopo tanti anni di onesto vicinato e di amicizia si fa una cosa così. E no che non si fa. Don Gaetano Savanelli si fregava le mani, ma già non sorrideva più.

Quella stessa sera la moglie di Masino Ravone, guardando il profilo dell’uomo che conosceva da quando era bambina, indovinò che qualcosa lo turbava. Gli accarezzò i capelli e si chinò a mordergli il lobo. Lui si fece da parte. Lei strinse di più e sussurrò: Masi’, che c’è?

Masino era uno che non si tirava dietro davanti a niente.

Guardò la moglie dritto in faccia e rispose: oggi al negozio è venuto don Gaetano.

Per il fatto dei cosi, dei biscotti?

Sì, per il fatto dei biscotti. Marì, ma nun so’ biscotti, come te lo devo dire?

Ho capito, Masino. I cosi, come si chiamano?

Non lo so. Io li ho chiamati i Cartoccetti di don Calogero.

Eh vabbe, i Cartoccetti di Don Calogero. E mo’ chi  lo sente?

Appunto.

Masi’, ci parlo io?

No, Mari’, cheste so’ cose e ‘uommene.

La discussione si arrestò in quel punto esatto. E i denti di nuovo strinsero il lobo e le mani scesero a cercare il dolce. Più giù.

Ma le donne si sa. Si sa come sono fatte.

La mattina seguente, di buon’ora, passeggiando quel corpo e quel ventre che ancora non lasciavano intuire l’imminente rotondità, Maria si affacciò alla pasticceria di don Gaetano Savanelli e lo salutò a gran voce, incontrandolo che dava le spalle alla porta.

Buongiorno. E sul viso le si aprì uno dei suoi sorrisi migliori.

Buongiorno. Rispose burbero don Gaetano.

Ho parlato con Masino, ieri sera.

Cheste so’ cose e ‘uommene, piccere’. Troncò brusco l’uomo.

Maria sorrise ancora, conosceva i suoi toni e sapeva che non era il caso di insistere.

Allora vado, disse appoggiandosi istintivamente la mano sulla pancia.

Don Gaetano notò il gesto e per un attimo fu tentato di farla sedere, di offrirle qualcosa da mangiare. Ma mentre recuperava aplomb e un tentativo di voce gentile, Maria era già uscita.

Mannaggia a me, e si dette uno schiaffo sulla guancia rasata. Mannaggia a me!

E ci pensò tutto il tempo.

Il quindici dicembre preparò anche lui le confezioni regalo: struffoli, mostaccioli e pasticciotti.

I pasticciotti Savanelli, così li chiamò.

Morbidi, che si scioglievano in bocca. Con questo sentore di vaniglia e il gusto di mandorla, che non erano biscotti e nemmeno pasticcini. E quando li inzuppavi nel latte, dopo tre o quattro giorni, sprigionavano un aroma indefinibile.

Cartoccetti e pasticciotti andarono a ruba. I clienti non facevano differenze, e grazie a Dio pure il prezzo era uguale, che fosse di qua o di là. Un biscotto così non si era mai visto. Ma non era proprio un biscotto. Una specie. Un coso così, insomma.

I due pasticcieri non si parlarono fino a Natale. Fino alla vigilia.

La sera del 24 la pancia di Maria spuntava appena appena e già si intuiva sotto la camicia. Il viso era radioso.

Sedetevi qua, papà, disse a don Calogero.

E tu invece qua, papà, rivolgendosi a don Gaetano. Mamma si mette accanto a te e vicino a don Calogero sistemiamo Ersilia e zio Renato. Io e Masino invece di qua, dal lato della cucina, che ci dobbiamo alzare in continuazione.

Don Gaetano strinse la mascella e sibilò alla moglie: io vicino a Calogero nun me voglio assetta’.

La moglie di Don Gaetano, Teresa,  era una donna pratica.

Gaeta’, noi questi siamo. Io e te. Calogero. Tuo fratello Renato che mo’ è arrivato dalla Germania e sta stanco. La moglie e i ragazzi nostri. Tu mo’ che vvuo’ fa?

Ma tu ti rendi conto? Ti rendi conto che nostra figlia si è sposata a un traditore?

Ma che traditore e traditore, Gaeta’. Ancora con questo fatto dei biscotti?

Tere’, ti ho spiegato mille volte che nun so’ biscotti. Sono una via di mezzo.

Sì, sì, ho capito, una via di mezzo. E comunque la ricetta della via di mezzo chi te l’ha data? Te l’ha data tuo fratello su indicazione della moglie, o no? E tuo fratello si è sposato la figlia di Calogero o no? Mo’ senti a me: la figlia di Calogero, Ersilia, è o non è la sorella di Masino? Lavora o non lavora col marito, il pasticciere austriaco e pure quello australiano? E allora ‘sta benedetta ricetta è di tutti quanti. E mo’ basta.

Con la coda tra le gambe don Gaetano si sedette tra sua moglie e don Calogero. Alla destra di Calogero, Ersilia e Renato.

A sinistra di sua moglie Maria e Masino.

E che so’ ‘ste facce? chiese Renato appena si sedette a tavola. Ma come, la vigilia di Natale voi state con questa faccia appesa? E io che vi volevo  far fare una risata con due, tre ricette nuove che vi avevo portato da sperimentare per Carnevale. Ersi’, diglielo, diglielo pure tu.

Rena’, ti voglio bene, disse alzandosi di scatto Teresa. A noi ci piace la tradizione. Queste ricette tedesche non le vogliamo nemmeno sentire. Mo’ facciamoci le feste in grazia di Dio. Buon appetito.

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51 Risposte to “La tradizione è tradizione”

  1. utente anonimo Says:

    buonanotte

  2. Matho Says:

    buonanotte
    non ero loggato

  3. utente anonimo Says:

    buonanotte

  4. Matho Says:

    buonanotte
    non ero loggato

  5. riccionascosto Says:

    Famiglie e trecce… 🙂

    Ma ‘sta benedetta ricetta?
    Mi sta venendo fame…

  6. riccionascosto Says:

    Famiglie e trecce… 🙂

    Ma ‘sta benedetta ricetta?
    Mi sta venendo fame…

  7. brezzamarina Says:

    vien voglia di provare a riprodurla..

  8. Effe Says:

    guardi, lo so che scado nel banale, ma a me questi inserti in lingua napoletana risultano più gustosi assai che la ricetta medesima.
    Questo è teatro, sia chiaro, potrebbe esser una commedia alla DeFilippo.
    Ne me ne volgia.
    E’ un bel regalo, grazie, davvero.

  9. Effe Says:

    guardi, lo so che scado nel banale, ma a me questi inserti in lingua napoletana risultano più gustosi assai che la ricetta medesima.
    Questo è teatro, sia chiaro, potrebbe esser una commedia alla DeFilippo.
    Ne me ne volgia.
    E’ un bel regalo, grazie, davvero.

  10. Flounder Says:

    dopo aver scritto questa storia stanotte mi sono sognata la casa mia nonna, che affacciava sulla pasticceria di Savanelli. e anche la portiera Maria, wikipedia ambulante di saggezza popolare.

    e comunque per tutta la mia infanzia sono stata convinta che De Filippo fosse solo il nome d’arte di un tale cugino Vittorino, antipaticissimo (che fisicamente gli assomigliava tale e quale) che approfittava delle storie di casa nostra per farsi bello e famoso.

  11. Flounder Says:

    dopo aver scritto questa storia stanotte mi sono sognata la casa mia nonna, che affacciava sulla pasticceria di Savanelli. e anche la portiera Maria, wikipedia ambulante di saggezza popolare.

    e comunque per tutta la mia infanzia sono stata convinta che De Filippo fosse solo il nome d’arte di un tale cugino Vittorino, antipaticissimo (che fisicamente gli assomigliava tale e quale) che approfittava delle storie di casa nostra per farsi bello e famoso.

  12. zop Says:

    dopo un po’ di post corti questo ripristina (meravigliosamente) la media! z

  13. Flounder Says:

    ma come, un paio lunghetti nelle ultime settimane (sacripante incluso) ci son stati.
    in questi giorni non ho tempo. potrei registrare in auto e qualcuno si offre di sbobinare e trascrivere 🙂

  14. Flounder Says:

    ma come, un paio lunghetti nelle ultime settimane (sacripante incluso) ci son stati.
    in questi giorni non ho tempo. potrei registrare in auto e qualcuno si offre di sbobinare e trascrivere 🙂

  15. zop Says:

    oppure – per non sbobinare – passare al podcasting o come si scrive!

  16. Flounder Says:

    che so’ ‘ste cose difficili?

  17. Effe Says:

    sono come un biscotto, ma non è proprio un biscotto.
    E’ una cosa a metà (ma devo spiegare tutto io?)

  18. Effe Says:

    sono come un biscotto, ma non è proprio un biscotto.
    E’ una cosa a metà (ma devo spiegare tutto io?)

  19. Flounder Says:

    cioè una specie di coso , per capirci?

  20. fuoridaidenti Says:

    Sei grandiosa, sì nu zuccher’, ‘ma sfogliatella, piccerè!

  21. all Says:

    nu babbà natale, per la precisione

  22. Flounder Says:

    una specie. ma non proprio.
    che sembrava un babà ma nel retrogusto teneva un aroma di pastiera. e dopo qualche giorno l’assimilavi a una prussiana (eh…l’indole tedesca, c’aggia fa’)

  23. Flounder Says:

    una specie. ma non proprio.
    che sembrava un babà ma nel retrogusto teneva un aroma di pastiera. e dopo qualche giorno l’assimilavi a una prussiana (eh…l’indole tedesca, c’aggia fa’)

  24. cyrano56 Says:

    bel racconto. benedetta partenope, sale della terra. grazie. 🙂

  25. Effe Says:

    ma Benedetta Partenope è la sua identità anagrafica?

  26. AnnaBella Says:

    uh madonna mia. Donna Benedè chisse so e storie senza tiempo!

    Quanto mi piace quando tiru fuori la napoletanità che hai nel sangue!

    Sempre bentrovata!
    🙂

  27. AnnaBella Says:

    uh madonna mia. Donna Benedè chisse so e storie senza tiempo!

    Quanto mi piace quando tiru fuori la napoletanità che hai nel sangue!

    Sempre bentrovata!
    🙂

  28. AnnaBella Says:

    senza offesa per nessuno ma di chi sono ste facce brutte che appaiono random qui vicino? Uno sembrava manson mi devo preoccupare?

  29. Grazia Says:

    napoli è gustosa
    piacere di fare la sua conoscenza

  30. Grazia Says:

    napoli è gustosa
    piacere di fare la sua conoscenza

  31. fuoridaidenti Says:

    Ué, piccerè, che fine hai fatto?

  32. ladritta Says:

    una storia piena di napoli. mi piace.

  33. Doug Says:

    Una cosa che non si può spiegare, con questo senso di pasta di mandorle e un odore di vaniglia? Ma esiste questa cosa? Se esiste ne devo mangiare subito uno. Anzi facciamo due.

  34. lupesio Says:

    Buongiorno Flo

  35. riccionascosto Says:

    Hei, ma … “è il racconto di natale” significa che fino a santo stefano non aggiorni il blog?

  36. Flounder Says:

    sono di passaggio. sto gestendo una doppia emergenza (perché si sa, le disgrazie non vengono mai sole).
    poi torno.

  37. Flounder Says:

    sono di passaggio. sto gestendo una doppia emergenza (perché si sa, le disgrazie non vengono mai sole).
    poi torno.

  38. shemale Says:

    Passera,
    io ce l’avevo un commento per questo post, ma non te lo posso scrivere: “cheste so’ cose e ‘uommene…”

  39. shemale Says:

    Passera,
    io ce l’avevo un commento per questo post, ma non te lo posso scrivere: “cheste so’ cose e ‘uommene…”

  40. shemale Says:

    Passera,
    ho appena letto il tuo ultimo commento (“sono di passaggio. sto gestendo una doppia emergenza”).
    Che succede?
    Baci

  41. shemale Says:

    Passera,
    ho appena letto il tuo ultimo commento (“sono di passaggio. sto gestendo una doppia emergenza”).
    Che succede?
    Baci

  42. anfiosso Says:

    Ehi, Flounder, ma davvero spii dal buco della serratura?!

  43. demils Says:

    ho scoperto adesso la tua età ed il tuo sesso. immaginavo precisamente l’opposto. e sono abbastanza interdetta. e si che spio dal buco della serratura: l’inessenziale lo perdo di vista.

  44. Effe Says:

    (che tocca fa pe’ campà)
    Le segnalo che Samule Galassi, blogger noto con altro pseudonimo, da lei segnalato come vincitore del premio Certe Piccole Manie 2005 e autore del racconto sacripantico “Sperando che la cassiera capisca”, è evntualmente contattabile alla mail gargantuele[at]hotmail.com

  45. Effe Says:

    (che tocca fa pe’ campà)
    Le segnalo che Samule Galassi, blogger noto con altro pseudonimo, da lei segnalato come vincitore del premio Certe Piccole Manie 2005 e autore del racconto sacripantico “Sperando che la cassiera capisca”, è evntualmente contattabile alla mail gargantuele[at]hotmail.com

  46. Flounder Says:

    eccomi, prima del previsto.
    dov’ero rimasta?

    ah, ebbene sì, la mia identità anagrafica, Benedetta Partenope, di imprecisata età. Sono io, nascosta dietro un cyberavatar di nome Flounder.

    le facce qua affianco, cara Anna, sono tutti i blogghèr italiani che Granieri ha deciso di riunire in una sorta di totem a scopo dissuasivo: ove mai qualcuno pensasse che dietro un nick si possa celare un bell’uomo e che il blog possa essere inteso come luogo ultimo di acchiappanza, ecco che le vostre aspettative sono immediatamente smentite. come si dice a Napoli: dei purpi .

    Doug, sarei ben felice di poterti omaggiare con una confezione di “cosi”: mi devi solo dire se vuoi quelli di don Gaetano o di don Calogero (mi raccomando, attenzione nella risposta, perché spalancheranno due distinti universi cognitivo-comportamentali).

    Demils, adeso sono interdetta io, e per due ragioni: primo, che mi pareva evidente che fossi donna e scrivessi da donna, secondo, perché se immaginavi l’opposto di sesso ed età, come scrivi, pensavi che fossi un uomo di 83 anni? ommadonna, che choc! 🙂

    Effe, la ringrazio per il momento di “ruffianaggine”: appena posso gli scrivo. Non vorrei che il blogghèr in questione pensasse che il premio comporti un cuspicuo assegno da incassare entro fine anno.

    Anfiosso, magari mi limitassi solo a spiare dal buco della serratura. Faccio cose peggiori: delazione, furto con scasso, borseggio con destrezza, circonvenzione di incapace. Qualche volta anche cose peggiori, ma qui non posso scriverle.

    dovrei spiegare forse dov’ero.
    ma solo a patto che non mi si dica: poverina.

  47. Flounder Says:

    eccomi, prima del previsto.
    dov’ero rimasta?

    ah, ebbene sì, la mia identità anagrafica, Benedetta Partenope, di imprecisata età. Sono io, nascosta dietro un cyberavatar di nome Flounder.

    le facce qua affianco, cara Anna, sono tutti i blogghèr italiani che Granieri ha deciso di riunire in una sorta di totem a scopo dissuasivo: ove mai qualcuno pensasse che dietro un nick si possa celare un bell’uomo e che il blog possa essere inteso come luogo ultimo di acchiappanza, ecco che le vostre aspettative sono immediatamente smentite. come si dice a Napoli: dei purpi .

    Doug, sarei ben felice di poterti omaggiare con una confezione di “cosi”: mi devi solo dire se vuoi quelli di don Gaetano o di don Calogero (mi raccomando, attenzione nella risposta, perché spalancheranno due distinti universi cognitivo-comportamentali).

    Demils, adeso sono interdetta io, e per due ragioni: primo, che mi pareva evidente che fossi donna e scrivessi da donna, secondo, perché se immaginavi l’opposto di sesso ed età, come scrivi, pensavi che fossi un uomo di 83 anni? ommadonna, che choc! 🙂

    Effe, la ringrazio per il momento di “ruffianaggine”: appena posso gli scrivo. Non vorrei che il blogghèr in questione pensasse che il premio comporti un cuspicuo assegno da incassare entro fine anno.

    Anfiosso, magari mi limitassi solo a spiare dal buco della serratura. Faccio cose peggiori: delazione, furto con scasso, borseggio con destrezza, circonvenzione di incapace. Qualche volta anche cose peggiori, ma qui non posso scriverle.

    dovrei spiegare forse dov’ero.
    ma solo a patto che non mi si dica: poverina.

  48. e.l.e.n.a. Says:

    flou, indipendentemente da ciò che dirai, il mio commento sarà:
    “minchia che culo!”
    (sai che da un po’ sono in versione sboccata. so che non me ne vorrai)

  49. e.l.e.n.a. Says:

    flou, indipendentemente da ciò che dirai, il mio commento sarà:
    “minchia che culo!”
    (sai che da un po’ sono in versione sboccata. so che non me ne vorrai)

  50. brezzamarina Says:

    poverina poverina poverina…mo lo scrivi sto post si o no? ;-p

  51. brezzamarina Says:

    avevo letto male ovviamente..:-/

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