Que quieres de mì?

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39 Risposte to “Que quieres de mì?”

  1. anonimo Says:

    eh, no!!
    non puoi farmi sentire una meraviglia del genere, e poi troncarla a nemmeno un minuto, nooo…
    si chiama tortura, questa.

    lisa

  2. Flounder Says:

    lisa, se non ci fosse il sooltano, bisognerebbe inventarlo.
    sono riuscita a produrne una versione più lunga, anche se non integrale.

  3. anonimo Says:

    uào.
    … così va decisamente meglio.
    e questa bella interprete, chi è?
    lisa, o de ignorantia

    lisa

  4. broono Says:

    Quando si tratta di prolungare il piacere di una donna, il sooltano non va a dormire finchè non si è trovato il sistema.

    La musica interrotta non dovrebbe proprio esistere.
    Dovrebbe essere tutta una unica musica lunga tre secoli dalla quale ognuno si ritaglia il pezzo che preferisce.
    Dimmi tu a che servono le pause, che poi la gente è costretta a metterci in mezzo dei discorsi che altrimenti non farebbe.

  5. anonimo Says:

    …gigaaante, pensaci tuuu!!
    🙂

    lisa

  6. Effe Says:

    nell’impossibilità di ascoltre, son certo che è un miracolo
    (ma, di grazia, non disprezzate le pause.
    una musica senza pause, una scrittura senza spazi, una vita senza errori, sono cose incomprensibili)

  7. Flounder Says:

    broo’, diccelo al signor splinder il fatto della musica. che porti lo spazio ad almeno 7MB, diamine.

    lisa, questo è il rifacimento di un pezzo di un duo che si chiama Los Amaya, che sono due rumberos famosi in Spagna tra gli anni ’70 e ’80, con basettoni e pantaloni a zampa di elefante. l’hanno ripreso i Marlango per farne la colonna sonora di un film che si chiama Malas Temporadas e la voce è quella dell’attrice Leonor Waitling, che spesso canta con loro e di cui io mi sono letteralmente innamorata vedendola nel film “Mi vìda sìn mì”,tra lacrime e singhiozzoni.

    effe, son d’accordo con lei.
    e andando avanti negli anni mi chiedo sempre più spesso: più pausa o meno/pausa?

  8. scrivana Says:

    grazie!

  9. QuotaZero Says:

    Riuscissi a farti avere un euro sarebbe postulabile anche una scelta?

  10. brezzamarina Says:

    ..mannaggia..sto aspettando che si svuoti lo studio per attivare il volume…

  11. zop Says:

    enchanté! z

  12. Flounder Says:

    QZ, in che senso?
    stiamo creando l’effetto jukebox?

  13. broono Says:

    Se mi voterete,
    Meno pausa per tutti.

  14. Flounder Says:

    non dica così, che già sono in andro-pausa.
    (queste parole mi turbano)

  15. broono Says:

    Non dica così che il mio cuore è già stato rapito da una andro-idea.

    Signor Effe, mi permetta un solo appunto.
    Una musica senza pause non equivale affatto a una vita senza errori.
    Semplicemente lei non trova che molti momenti della vita sarebbero più belli o quantomeno riconoscibili se ci aiutasse la giusta musica di sottofondo?
    Quanti errori che non le sono apparsi tali, avrebbe saputo riconoscere, se in sottofondo avesse avuto una grancassa a spiegarglieli?
    E quante donne avrebbe scoperto di aver fatto soffrire, se a ogni addio per lei asettico, ci fosse stata la giusta musica struggente?

    Nessuno vuole togliere il brutto dalla vita, né gli spazi dalle parole.
    Io vorrei solo la giusta musica di sottofondo a entrambi.
    Così, per darmi una mano a riconoscerli quando mi capita di ostinarmi a negarli.

    Vado a far colazione tra uno spazio e l’altro

  16. Flounder Says:

    io in effetti certe volte, nelle cose che facevo, sentivo un sottofondo di musica dodecafonica e tra me e me dicevo: ma senti che casino.

  17. Effe Says:

    beh, io sento le voci, non so se vale

  18. Effe Says:

    Sultanico Broono,
    in effetti l’equivalenza pausa-erroe ha un suo perché
    Una pausa, rispetto ad un suono, è “errore”, in quanto assenza di suono.
    Ma una musica senza pause, senza distanze (l’intervallo è la distanza tra una nota e l’altra, è ciò che le rende differenti) non sarebbe intellegibile.

  19. ladritta Says:

    troppo poco tempo per goderne.

  20. Climacus Says:

    La mia opinione è che la pausa non sia errore rispetto al suono, se per errore si intende antitesi o contraddizione. Del resto sono note le obiezioni a certa teologia che vorrebbe il bene come assenza di male, non riconoscendo al male consistenza e autonomia ontologica. Ebbene, pausa e suono sono in un rapporto così stretto che non sarebbe possibile comprendere l’uno senza far riferimento all’altra o viceversa. L’errore, rispetto al suono, è il rumore, che è suono destrutturato o, meglio ancora, suono non ancora organizzato. Il rumore, a mio avviso, contraddice sia la pausa che l’armonico e sebbene mi sembri odiosamente illogico e sconclusionato ciò che ho appena scritto, non mi vergognerò di cliccare sul rettangolino ‘pubblica commento’. Datemi solo il tempo di rileggere. Fatto. Non ho capito nulla.
    Vorrei inoltre far notare che quanto sostiene F a proposito di una presunta identità tra pausa e intervallo (ma F potrebbe sostenere qualcosa di diverso dall’identità, ad esempio un rapporto di analogia-somiglianza che mi troverebbe in pieno spirito di accordo se non fosse che oggi mi sento polemico), è assolutamente privo di pertinenza, presuntuoso, forzoso, risibile, estemporaneo, anacronistico (perché anacronistico? Perché mi piace il suono della parola) e persino nichilista. A questo punto, credo, dovrei dar ragione a Broono, cosa che mi guardo bene dal fare.

  21. Flounder Says:

    come del resto disse il marito alla moglie, nen tentativo di persuaderla che il suo viaggio a Cuba, da solo, rappresentasse una pausa e un momento di salutare assenza, che al suo ritorno avrebbe reso tutto più bello.
    non che non fosse già bello, tenne tuttavia a precisare concludendo il suo discorso.

  22. Climacus Says:

    Ciao Flo’ (detto tra i denti con tono polemico)

  23. Flounder Says:

    ciao clim (tono risentito, ma non polemico. un po’ sufficiente, questo sì)

  24. all Says:

    leonor waitling, ahi che voce struggente. memo: fare la lista delle musiche che mi hanno strutto.
    (grande clim)

  25. Flounder Says:

    al, ti prometto che anche la musica del prossimo post sarà sufficientemente untuosa.
    (ora che ho imparato a tagliare e manipolare gli mp3 mi sento un’altra, intravedo possibilità sconfinate)

  26. anonimo Says:

    Mh..Un titolo così e una canzone. Trovo più cauto venire dritta ai commenti senza passare dall’ascolto…vilmente lo rimando a tarda sera, quando mi metterò in pausa! Mi

  27. Climacus Says:

    grazie All 🙂
    (e tu, Flau, togliti subito di dosso quell’aria di sufficienza. Posso concederti un po’ di supponenza, ma non chiedermi altro) (struggendoci ci ungiamo, questo sarà per sempre il mio motto)

  28. sphera Says:

    Troppa gente qui, adesso. Proverò in un’altro momento e sarà ancora più bello. Non che adesso non sia già bello, eh.

  29. broono Says:

    Allora, sintetizzo (che mica posso star qui a perder tempo a indottrinare gente che non ha capito che quando io parlo mi si da ragione a prescindere, se si contesta è come far rumore durante un concerto)

    Io la vedrei più metaforica ancora, se proprio dobbiamo ostentare.

    Prendete il famoso bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.
    Chi è felice?
    Chi ne vede la parte piena.
    Chi è triste?
    Chi ne vede la parte vuota.
    Le due metà sono per caso una il contrario dell’atra?
    Apparentemente si, in realtà no, sono due condizioni d’essere.
    Vuoto-pieno.
    Il bicchiere è lo stesso.

    Secondo il ragionamento che regge la metafora del bicchiere, per esser felici bisognerebbe guardare sempre e solo la metà piena.
    Ma rimangono sempre gli scettici, quelli che la guardano si ma non dimenticandosi che ne esiste sempre un’altra metà vuota.
    Ce l’hanno davanti, del resto.

    Quindi per avere la certezza che tutti siano felici bisogna passare il tempo a insegnare alla genete a non farsi distrarre dalla parte vuota.
    Si, oppure la si riempie e con un solo gesto s’è risolto il problema della pace nel mondo.

    Mi adoro quando sono così.
    Mi adoro anche quando non sono così.
    Mi adoro sempre.

  30. fuoridaidenti Says:

    Difatti il punto non è nel bicchiere nel rumore e nella pausa. E’ in chi ci si relaziona (io mi odoro e vado farmi una doccia)

  31. broono Says:

    Io adoro realzionarmi con le bariste dei locali con la musica raegge che ti servono tequila nel bicchierino leccandoti loro la mano prima di mettere il sale.
    Una roba del genere, intendevi?

    Vado a far la doccia anch’io.

  32. e.l.e.n.a. Says:

    il bicchiere non è né mezzo vuoto né mezzo pieno.
    è mezzo. punto.(da non confondersi con punt e mes)

    altrimenti mi adiro.

  33. fuoridaidenti Says:

    Non so, io vivo in provincia. La mia barista preferita ha un naso aquilino ma due gran belle tette. Il reggae poi non tira manco come riflusso, qui siamo ancora ai cd dei buddha bar. Ci si lecca le dita talvolta, questo sì. E’ tempo di dolci col miele questo, tempo propizio pertanto.
    (E poi i bicchieri tendo a vuotarli del tutto, sicché non faccio testo)

  34. Songlian Says:

    così bella e triste che potrebbe essere nel mio stereo. il mio coinquilino spagnolo ogni tanto mi tira fuori canzoni così sognanti che fanno piangere, come questa…
    …e io piango.

  35. anonimo Says:

    scusa la presenza martellante, ma da ieri sera sto fissa a sentirla… che vuoi, non ci posso fare niente, è più forte di me!!
    (ma non è che a forza di cliccare sul play rompo qualcosa? è testato contro i maniaci compulsivi?)

    lisa

  36. IceKent Says:

    ogni momento ha la sua colonna sonora.
    grazie flou

  37. minoio Says:

    mi noio. luu’po. (looppo, sì.)

  38. manginobrioches Says:

    è la voce sporca, pure.

  39. Flounder Says:

    il bicchiere non è un bicchiere.
    ve lo giuro.

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