Ma il latte non dovevi prenderlo tu?

Cominciò con piccoli gesti, innocue fissazioni. Perché la pazzia, quella grande, come la intendiamo noi, non si presenta tutta in una volta.

E’ una dosata epifania di dettagli sui quali si passa con noncuranza. Minuscole stranezze da diluire nel turbinio dei giorni.

Adesso, ad esempio, cominciava a percorrere la strada che lo conduceva al lavoro camminando esclusivamente sul marciapiede di destra e ritornando su quello di sinistra. E nulla, nulla, avrebbe potuto modificare intenzioni e direzioni.

Ancora qualche settimana prima si rimboccava le coperte a letto, badando che il lembo del lenzuolo gli sfiorasse il labbro inferiore, non un millimetro sopra o sotto. E tutte queste nuove abitudini, si incastravano alla perfezione nella rete di quelle solite, sì che solo un conoscente che non lo incontrava da lungo tempo avrebbe potuto scorgere la differenza.

Non la madre, non i figli, non i colleghi al lavoro.

Lei se ne accorse subito. Quando abbracciandolo al loro incontro, lui mal sopportò il bacio sulla guancia destra e si affrettò a chinare il capo in avanti perché la seconda volta le labbra di lei ne incontrassero la fronte.

Lei rise, inizialmente. Di un riso infantile al pensiero che forse lui fosse intimidito dalla lunga assenza e che fosse un modo per ristabilire un contatto perduto, una sorta di ingenuo preliminare.

Ma già all’entrare in automobile il riso cedette spazio a una muta osservazione.

Lui non era più lo stesso, e nemmeno cercava di occultare questa nuova condizione.

Ti porto a casa, disse lei. Come sperando che ricreando una situazione familiare, potesse finalmente sciogliersi e ritrovare il posto esatto dei suoi sentimenti, la fluidità dei gesti.

Per tutto il tragitto la conversazione fu pressoché inesistente.

All’entrare in casa si lasciò sprofondare sul divano, come improvvisamente a suo agio, e per un attimo lei credette che fosse tutto a posto, che avesse bisogno semplicemente di tempo per ricucire gli strappi e permettersi di essere nuovamente quell’uomo sorridente che aveva conosciuto.

Poi lui disse: stanotte arriverà la fine del mondo, entrerà dalla finestra del bagno e non avremo latte per domattina.

Lei lo baciò, incapace di parlare.

Andò tutto nel modo esatto in cui lo immaginava, nemmeno una stonatura.

Solo, al mattino, si accorse di non aver comprato il latte. Non sarà certo la fine del mondo, disse allora ridendo.

Lui sorrise abbracciandola e le disse: no, per oggi no.

Poi la guardò in un modo che le fece paura.

Annunci

24 Risposte to “Ma il latte non dovevi prenderlo tu?”

  1. trenoacolori Says:

    Ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale?
    C’è una cosa, una imperfezione insolita per i tuoi racconti… dici che lui ha questi sintomi di pazzia, o monomania ossessiva… poi dici che nessuno se n’era accorto, solo lei, e subito, a cusa di un movimento durante il bacio. Ma di seguito smentisci questa affermazione perché lei all’inizio pensa che il gesto sia dovuto a… ecc. ecc.
    O forse ho capito male perché ho sonnissimo. ciao.

  2. Climacus Says:

    ho letto solo le prime 4 righe, perché devo scappare. poi torno. le 4 righe lette mi sono piaciute. fan venire voglia di leggere il resto. poi ti critico 🙂 ciao!

  3. giorgi Says:

    Mi ha fatto venire i brividi.

  4. Flounder Says:

    ogni riferimento a fatti e persone non è affatto casuale.
    ma di questo ne parlo più tardi perché ho molto da fare. l’argomento è serio e richiede accuratezza.

  5. Effe Says:

    io, poi, al tema della follia son sensibile di mio.
    Credo che solo nella follia ci sia qualche verità

  6. Flounder Says:

    io pure son sensibile al tema della follia. in realtà questo post era un’altra cosa, una cosa seria.
    ma il fatto è già che per lavoro scrivo le cose serie e nel blog cerco di essere più lieve.

    allora, il punto è questo: nel nostro democratico paese non esiste il diritto di “libera scelta” per il trattamento dei disturbi psichiatrici.
    in altre parole se io devo operarmi di appendicite, togliermi una prostata o curare una tossicodipendenza, posso farlo liberamente in ambito regionale, in strutture pubbliche o convenzionate che siano, o addirittura in ambito extraregionale, grazie ad accordi esistenti tra poli ospedalieri e non.
    in ambito psichiatrico ciò non è previsto e bisogna fare unicamente riferimento alla propria circoscrizione.
    la ratio di una simile impostazione è che non si può né si deve creare concorrenza e libero mercato in un ambito così sensibile, mentre invece viene cosiderato del tutto legittimo che vada a ricostruismi la vescica alle Molinette, dove sono polo di eccellenza per questo tipo di interventi.
    qualsiasi tentativo di approcciare politicamente la faccenda è penalizzato dall’accusa di fascismo, in quanto la sinistra è completamente chiusa al tema e le sole associazioni per la libertà fanno capo a una destra che non esita contemporaneamente a riaffermare la necessità di riapertura dei manicomi.
    ho sotto gli occhi il caso di un primario della mia città che in seguito a un grave disagio psichiatrico, chiede di non essere curato in circoscrizione ma di passare in anonimato in un’altra provincia. gli viene negato. lui è ricco e paga, per cui si farà curare dove vuole.
    ho sotto gli occhi il ventiduene psicotico da sempre che ha ucciso in modo non intenzionale la nonna e che, assolto al processo, necessita tuttavia di riabilitazione. a ventidue chilometri da casa sua c’è un centro convenzionato dove fanno anche reinserimento lavorativo, musicoterapia e tante altre belle cose, ma la asl non lo ammette e lo respinge in circoscrizione, con psicotici anziani più gravi di lui e tornei di tressette. la famiglia non è ricca e lui peggiorerà.

    per una serie di ragioni, ideologiche e non, mi sento di sposare questa causa.
    se va bene mi auguro di trascorrere una serena vecchiaia in una casa di cura convenzionata per grafomani, più o meno verso il Conero o tra le dolci pieghe dell’Umbria.

  7. Flounder Says:

    OT: se qualcuno ancora non l’ha fatto, vada a leggersi l’ultimo post da Herzog. poi mediti.
    a me mi ha fatto piangere.

  8. anonimo Says:

    Strano post, abbastanza criptico, che dice e non dice. Insomma come Treno ci ho capito poco.
    L’argomento però mi sembra serio, con la follia non si scherza, secondo me.
    Yo

  9. briciolanellatte Says:

    Se volevi far riflettere ci sei riuscito

  10. pispa Says:

    hei flo, hai ragione da vendere.
    tu l’hai messa sul grottesco ma l’argomento è serissimo assai
    e necessiterebbe di un intervento profondo e decisivo del tribunale del malato, dei suoi diritti ad essere curato

    persino il giuramento di ippocrate (considerando i disturbi mentali psichici ed esistenziali che dir si voglia, al pari di malattie eccome)
    in queste cose mostra la sua natura di “parola scritta” e basta.
    non va mica bene, signori col camicie bianco e la laurea, l’avete fatto o no ‘sto giuramento?

    è che prendere queste cose tipo ariete, a testa bassa, sembra di essere già di per sé paranoici:
    recarsi pertanto all’asl territoriale di competenza :))

  11. Flounder Says:

    a quelli che non hanno capito il post non saprei cosa dire.
    la follia ha contorni sfumati.
    spesso a chi si ama si perdona qualunque stranezza, si cercano cause altrove, si minimizza.
    si nota un particolare e poi lo si nega.
    a me sembrava chiaro, comunque.

  12. onecat Says:

    io con la follia purtroppo ho tanti, troppi punti d’incontro. bello il post e si capisce benissimo. sono d’accordo con te sui problemi del servizio psichiatrico.

  13. Flounder Says:

    Cara Coscienza,
    a volte ho il sospetto che tu non esista, che sia solo una nostra creazione. Che tu sia solo una stupida sovrastruttura piccolo-borghese.
    Tua rivoluzionaria Flounder

    Cara Flounder,
    a volte nutro gli stessi dubbi riguardo a te e voi tutti.
    Tua speculare Coscienza

    Cara Coscienza,
    ma se così non fosse quale sarebbe il tuo tornaconto personale?
    Tua speculativa Flounder

    Cara Flounder,
    molto banalmente il sogno del passaggio da un contratot co.co.pro a uno a tempo indeterminato. Ferie pagate e permessi di servizio.
    Tua ambiziosa Coscienza

    Cara Coscienza,
    sei peggio di ciò che credevo. Sparisci.
    Tua assertiva Flounder

    Cara Flounder,
    questo è mobbing bello e buono.
    Tua sindacalizzata Coscienza

  14. Effe Says:

    (peccato aver inserito questo dialogo tra i commenti, luogo pur degno, ché invece era un post gia bell’e fatto)

    Io, da non addetto, trovo straniante, pazzesca (appunto) una questione: nelle culture tradizionali il matto era spesso cosiderato come creatura toccata (ecco) dal dio, come persona speciale, fuori dalle regole, diversa ma non un “problema”.
    Nella civiltà industrale, chiunque sia fuori regola è invece ostacolo, fastidio, demone.

  15. Flounder Says:

    (effe, i dialoghi con la Coscienza meriterebbero una categoria a sé stante. ma invece se ne stanno lì, sparpagliati tra i commenti. soffrono di understatement)

    questo del matto come unto del signore tocca la questione antropologica.
    ci sono poi una serie di paradossi per me inaccettabili. ho sentito alla radio l’altroieri che gli italiani nel 2005 hanno speso miliardi per terapie psicologiche e cure psichiatriche.
    passi per le seconde, perché che si voglia o meno, che sia o meno benedetto da dio, uno schizofrenico o uno psicotico grave in casa è un problema.
    ma le prime sono tutte private, o giù di lì.
    in tutti questi percorsi personali affiora quello che è il vero problema: la frattura tra valori socialmente condivisi e valori percepiti come tali.
    giusto per banalizzare.
    come se la società avesse regole troppo strette e si impazzisse per ribellione.
    salvo poi curarsi non per rispettare le regole, ma per imparare a schivarle ed aggirarle senza sensi di colpa.

    detesto quelli che parlano di crollo e caduta dei valori tout court. non significa nulla.
    (mo’ smetto, che pare un comizio elettorale)

  16. broono Says:

    Mi viene difficile dire che a chi si ama si perdona qualsiasi stranezza.

    Non credo sia un problema di perdono.
    Credo sia più un discorso di accettazione, che viene scambiata per perdono solo perchè esteriormente ne ha gli stessi lineamenti.
    Quando si è costretti a subire gli effetti di psicosi non nostre la differenza tra le persone che amiamo e quelle che non amiamo è che nel primo caso l’accettazione è incondizionata.
    Ma il perdono è un’altra cosa.
    Il perdono richiede consapevolezza da parte di chi ci ha imposto la cosa che vorremmo/dovremmo perdonare.
    E quando si tratta di effetti causati da psicosi, la consapevolezza (degli effetti, non delle cause) è francamente difficile chiederla, perchè pressochè impossibile ottenerla.

    La si accetta, per amore, e ci si abitua ad attutirne i colpi, continui, costanti, spietati e quotidiani.
    Ma perdonare no.
    Perdonare è tutt’altra cosa.
    Secondo me.

    Credo che chi ha detto che non si scherza con questi discorsi volesse solo suggerire a chi non ne ha o non ne ha mai avuta esperienza diretta, di astenersi dal pensare di poter anche solo immaginare di che cosa si parli.
    Suggerimento con il quale, se ho interpretato giusto, mi trovo d’accordo.
    (Effe, parlo in generale, non mi riferisco a te né a nessun altro commento apparso)

    La follia, la psicosi, quando invade una persona che si ama, o la si è guardata in faccia, o non si può nemmeno lontanamente immaginare cosa sia.

    Non è la romantica idea dei poeti ombrosi e ubriachi alla perenne ricerca della trasgressione, affascinanti per la loro assenza dei limiti che la società impone a tutti noi altri “lucidi”.
    Non è una cosa emozionante.
    E’ una cosa che spacca il cuore e basta.
    Perchè è come guardare uno che si è suicidato e che non si sa come riesce a camminare lo stesso.
    E’ assenza di futuro.
    Difficile immaginare qualcosa di peggiore, per chi si ama.

    Nel discorso ospedaliero non ci entro neppure.
    Ed è meglio così.
    Certa gente dovrebbe pagare, per quello che fa pagare.
    E non parlo di soldi né nel primo né nel secondo caso.

  17. Flounder Says:

    broono, parlavo di perdono come accettazione, è ovvio. come tentativo di minimizare, anche nella sua accezione negatva: quella del non voler vedere, del negare.

    la gente si vergogna.
    per un figlio malato di leucemia scalerebbe le montagne, per uno malato di mente no. e il caso di qualche giorno fa, della ragazza segregata in bagno, lo dimostra.

    ieri mi hanno raccontato storie tremende e davero non capisco perché la sinistra si tenga fuori da questa cosa.
    si dice no al liberismo ed è finita lì.

  18. broono Says:

    Non voleva essere un rimprovero.

    Vabbè.
    Discorso difficile, per me, questo.
    Ne esco.
    Riuscirei solo a produrre malintesi.

  19. Flounder Says:

    tranquilli.
    il mio era solo un modesto tentativo di protesta contro una situazione che ignoravo e di cui mi sembrava opportuno portare altri a conoscenza.
    ho tenuto al minimo le connotazioni emotive.

  20. broono Says:

    Mi unisco al “tranquilli” e chiedo scusa per il blocco di cemento che ho buttato sulla discussione.
    Non era quello il mio intento.

    Mettiamola così:

    Il problema ha due livelli.
    Il primo, la consapevolezza che i disturbi di mente caratterizzano quasi tutti noi.
    Il secondo, la ricerca di un adeguato percorso di aiuto per quelli che superano il limite dell’autosufficienza e l’eventuale lotta per ottenerlo.

    Non si può sperare di sensibilizzare la gente su un problema come la cura dei “matti”, senza prima dimostrargli quanto la cosa li riguardi personalmente.

    C’è ancora troppa gente convinta che litigare al semaforo per una partenza due secondi di troppo dopo il verde, sia una cosa diversa dai motivi per i quali molti vengono rinchiusi.

    Ecco, l’unica cosa positiva che caratterizza l’esperienza sulla propria pelle di un mondo brutto come la malattia mentale, che è poi quello che differenzia quelli che ci sono passati da quelli no, è che quando si è costretti a guardare quotidianamente i limiti della mente umana e i danni che questi fanno, da quel giorno in poi è impossibile continuare a negare i propri e l’evidenza della assoluta eguaglianza tra i “sani” e i “malati”.

    L’unica differenza tra i primi e i secondi è che i primi non hanno ancora perso la capacità di convivere con i propri limiti.
    Ma il passo è brevissimo.

    Lo scrissi un giorno.
    Tutti dovrebbero una sola volta nella vita confrontarsi con la mente palesemente incontrollata di qualcun altro.
    Quante cose si scoprono di se stessi, la gente non lo immagina.
    E quando lo scopre, in genere, ne rimane terrorizzata.

    Il mondo dei malati di mente si divide in quelli che guardando A Beautiful mind rimangono affascinati dalla capacità di fare calcoli matematici fuori dal normale e quelli che guardando la parete piena di foglietti pensano “Oh cazzo. Quello sono io”.

    Con entrambi conviviamo quotidianamente ed entrambi siamo noi.
    Di questo, bisogna convincere la gente.
    Senza questo primo passo, battersi per una corretta gestione ospedaliera del problema ti potrà al limite portare a tirar su dieci o venti appassionati di battaglie sociali, che però domani magari ti mollano per andare a difendere le foche o le balene giapponesi.

    Perchè è così che è vissuto il problema.
    Come “Hanno bisogno di noi”.
    Quando in realtà è più frequente il contrario.

    Poi, oh, ce ne fossero come te, che hanno voglia di non ignorarlo, il problema.

    Spero di aver recuperato un pochino l’esplosione emotiva di prima, riportando (in me) un tantino la cosa su un piano più “razionale”.

    No, eh?
    Lo so.

    😉

  21. aitan Says:

    mi è piaciuto da matti

  22. Flounder Says:

    (ricordatemi che devo fare il sondaggio dei matti che leggono questo blog)

  23. manginobrioches Says:

    ma il primo problema della follia, appunto, è percepirla come tale. ci sono centinaia di famiglie che negano, rimuovono, minimizzano e ci credono sul serio.

  24. broono Says:

    Io parlavo (se la tua risposta si riferisce al mio commento) del percepire la PROPRIA condizione.

    Come vedi l’istinto, quando si ragiona su questo tema, è sempre quello di pensarlo riferito a qualcun altro, figlio, fratello, marito o amico che sia.

    E’ per questo che tu dici
    “..ci sono famiglie che…”

    Si si, è verissimo e questo è un problema sicuramente, ma è un problema che incide sull’ospedalizzazione (perchè finchè la maggioranza delle famiglie sarà felice se un medico, in qualsiasi modo, gli “risolve” il problema, non ci sarà mai un passo in avanti ottenibile solo con l’incazzatura di chi da quei medici dovrebbe pretendere) non sulla diffusione del problema.

    Io parlo di consapevolezza, di non negazione di quelli che sono i NOSTRI limiti.
    E quando dico “Non negazione” intendo non negazione di quelli reali, non di quelli che siamo abituati a descrivere quando diciamo “Io sono troppo impulsivo”.

    No no.
    Parlo di paura dell’abbandono (il 90% dei bloggers per esempio soffrono di questo e non lo sanno)
    Parlo di bisogno fisico di accettazione che è al limite del patologico.
    Parlo del riconoscimento oltre che dei propri limiti, prima di tutto della loro reale dimensione.

    Poi, solo poi, si può rivolgere la propria attenzione anche agli altri, alle famiglie altrui, agli amici.

    Farlo prima che su noi stessi, sposta il problema e, quand’è importante, lo fa lievitare dentro finchè non esplode un giorno lasciandoci interdetti perchè non ci eravamo mai preparati ad averlo, figurati a vedercelo esplodere addosso.

    Siamo così circondati da segnali che se fossimo capaci di coglierli ne (ci) prenderemmo così tanti in tempo che la metà degli analisti dovrebbero trovarsi un altro lavoro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: