Zoo di vetro

Mettiamola così: sono in crisi creativa

(per tacere del tarlo nel cervello, del rospo in gola, della bestia nel cuore, del grillo parlante nelle orecchie, degli artigli che spuntano dalle mani, della memoria da elefante, del coniglio spaurito che trema sotto pelle, dell’aquila reale che mi invita a volare più in alto di quanto io possa.)

Vado a domare le mie bestioline, a ridurle a miti consigli.

Arrangiatevi un po’ da soli, rileggete i vecchi post.

Fate un po’ come vi pare, tanto poi torno.

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46 Risposte to “Zoo di vetro”

  1. cyrano56 Says:

    ti aspetto 🙂
    (però poi mi racconti come hai fatto…:-)

  2. glider Says:

    su un punto dissento: il grillo non sta nell’orechio. quello è il posto che per atavica usucapione è di pertinenza esclusiva della pulce. sciò, sciò, prima che arrivi la mosca al naso!

    per il resto non t’è andata male, non vedo scimmie sulla spalla nè carogne al collo, niente serpi in seno, niente sanguisughe…
    dai dai, su col morale che hai un bel bestiario a farti compagnia!

  3. cf05103025 Says:

    sai che le aquile mangiano anche i rospi?

  4. Songlian Says:

    Buon viaggio 😉

  5. almostblue58 Says:

    serve del napalm? ;o)

  6. broono Says:

    Ciao, Flounder.

  7. Nonostantetutto Says:

    Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti assieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo per le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spianavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, nè battesti mai alla porta del castello deserto, nè camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, nè ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremmo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.
    Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade nascono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ora vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremmo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensare, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo sempre tenendoci per mano, poichè le anime si parlano senza parola. Ma tu – adesso mi ricordo – non mi dicesti cose insensate, stupide e care. Nè puoi quindi amare quelle domeniche che io dico, nè l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, nè riconosci all’ora giusta l’incantesimo della città, nè le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrare fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.
    Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telefono quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti “Che bello!” Niente altro diresti perchè noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come fossero nate allora.
    Ma tu – ora che ci penso – tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccuoata a esaminare una calza, mi chiederesti un’altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti “Che bello!”, ma altre povere cose che a me non importano. Perchè purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici.
    Vorrei pure – lasciami dire – vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colma di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando sopra di sè una specie di musica. Con la canida superbia die bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell’uomo. Ma tu – lo capisco bene – invece di guardare il cielo di cristalloe gli aerei colonnati battuti dall’estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, nè dei presentimenti che passano, nè ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Nè udresti quella specie di musica, nè capiresti perchè la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d’oro sulle guglie alzeranno le spade sugli ultimi raggi. Ed io sarei solo. E’ inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, nè guarderò le nubi, nè darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.
    Ma tu – adesso che ci penso – sei troppo lontana, centinaia e cenitnaia di chilometri difficili da valicare, tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco perchè ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

  8. cf05103025 Says:

    essere su una piroga
    e pagaiare di tra il suono
    di tamburi lontani
    mentre temi che un’amadriade
    ti salti giù dalla liana
    e il caimano
    ti aggranfi la mano che rema
    e cala la notte

  9. Flounder Says:

    confesso di aver avuto un lieve attimo di sbandamento alla lettura di quel commento così lungo.
    poi, esattamente tre minuti fa, un flash.
    e mi sono ricordata.
    (robe’, m’hai fatto prendere un colpo)

  10. Flounder Says:

    (a beneficio del lettore distratto e ove mai si pensasse che a me non piacciano i tramonti e tutte queste cosine inutili, il riferimento è Dino Buzzati, Inviti superflui )

  11. minoio Says:

    mi noio. anque i creati’vi si noiano, eh?

  12. cletus Says:

    ovvero, l’arte del bricolage, tradotto: facetevelo da voi !

  13. Nonostantetutto Says:

    Sto componendo delle musiche, sai?

    Ed ho scritto un primo trattamento.

    Lo sapevo che avresti capito. E’ che mi diverto e poi lo sappiamo ormai internet che è un mondo senza filtri, come certe sigarette francesi molto famose.

    Un saluto.

    Rob.

  14. manginobrioches Says:

    Flo’, tu sei una delle poche certezze, qua. Altro che crisi creativa. Sappi che è un comportamento antisindacale ed è pure rottura di contratto, di promessa e di speranza. Quindi, per piacere, domani mattina un post bello fresco, massimo per le nove e mezza. Grazie.

  15. Flounder Says:

    (non posso. ho fatto un voto alla Madonna della Neve)

  16. cf05103025 Says:

    scusi sa Mme. Flòu Flòu,
    scusi,
    ci faccia un voto invece a San Giovanni Grisostomo che teneva na bocca d’oro e come parlava usciva sentenza bellissima favolosa lucente brillante scatenante rigogliosa profumata
    che tutti le genti ci dicevano:
    AHh che donna
    cioè tu ti diranno
    AHh che donna,
    a lui dicevano:
    ma che uomo e tipo loquente ferace intelligente intuitivo profondo!
    Mah.

    Marius

  17. rosadstrada Says:

    Sono il commento n. 17: ma allora e’ un vizio…VIXI…tu resuscita!

  18. aitan Says:

    Che si risvegli presto el alma dormida!

  19. Flounder Says:

    in verità in verità vi dico che non sono morta e neppure dormida .
    ma questa storia che si scriveva nei giorni scorsi delle scrittura preterintenzionale, colposa o addirittura premeditata mi turba non poco.

  20. zop Says:

    nel boschetto della mia fantasia… tanti animaletti inventati da te!

  21. Effe Says:

    Lei ha diritto di non scrivere.
    Se sceglie di scrivere, quello che scrive potrà essere usato contro di lei.

  22. Flounder Says:

    ho paura che lei stia dicendo esattamente la verità, effe.
    (nel dubbio, mi astengo)

  23. scrivana Says:

    grazie.
    a.

  24. anonimo Says:

    ciao spero tornerai presto a scrivere,le tue parole sono intense,complimenti davvero

  25. Flounder Says:

    ieri a casa mia.
    un momento di condivisione forte con un’amica, quella che forse è la mia amica del cuore. le ho detto: vuoi leggere un pezzo su di te sul mio blog? lei non sapeva nemmeno cosa fosse un blog.
    quando l’ha letto ha commentato: c’è qui dentro più di quanto tu mi dica a voce, eppure ti conosco da sempre.
    così mi sento confusa.
    come se alla fine la parole scritta non fosse più ponte, ma solo alibi per non provare a sperimentare una vicinanza diversa, più emotiva, più intensa.
    parlo di me, ovviamente, del mio scrivere. poi ognuno la pensa come vuole.

  26. cosima Says:

    azzardo.
    saran mica quelle bestioline che cerchi di addomesticare in miti consigli?

  27. cosima Says:

    e aggiungo che poi la tua parola scritta e’ per me fonte di ispirazione e tante altre cose che sento e delle quali non so scrivere.
    un pretesto, forse, io la penso come un canale.

  28. Flounder Says:

    è canale e ponte.
    in alcuni momenti arma da taglio.
    e a volte mi manca la capacità di distinguere questo da quello.

  29. manginobrioches Says:

    nessuno sa cosa sia, nemmeno dopo che è scritta. passa attraverso di noi, per suoi scopi e intenti, che solo a tratti ci sembra di capire. e meno male. se fosse un’attività totalmente consapevole non sarebbe così bella.

  30. sphera Says:

    Peraltro, le armi da taglio a volte servono, non sottovalutiamole.(Anche i ponti servono, certo. Poi se non servono più li si taglia, con le armi di cui sopra)

  31. hobbs Says:

    …la penso come te, come voglio…

  32. saltino Says:

    O.T.
    Polemica No!
    Sarcasmo si, ma viene spontaneo… e con il sorriso.

  33. Flounder Says:

    saltino, tu non sei OT.
    (sei nel post sottostante, capisci a ‘mme)

  34. Flounder Says:

    (hobbs, non ho capito la seconda metà di frase)

  35. anonimo Says:

    …è una novità asoluta, l’ho appena inventata si chiama “palindromo coercitivo inconsapevole” fa parte della sottospecie rarissima dei “nonsense volontari” nel tuo zoo di vetro starebbe benissimo, ma sporca un po e fa le orecchie alle pagine dei blog…

  36. Oltranzista Says:

    mi chino, io nullità, davanti a tanta umiltà.

  37. anonimo Says:

    Ponte, canale, arma da taglio. Anche specchio, forse.

  38. anonimo Says:

    Ero io sloggata. Giorgi

  39. anonimo Says:

    anche.
    ma il mio problema è banalmente un altro. è che io non sono mai neutra.
    quando scrivo no, non ci riesco.
    così può capitare che esca qualcosa dalle mie dita che fa male a qualcuno. e questo no, non lo voglio.
    e nemmeno è onesto scrivere con passione e sentimento e poi a posteriori fingere una neutralità che non esiste, sostenere impunemente una pretesa di asetticità.
    (siamo alla famosa domanda: io che voglio da me? tu che vuoi da te? vale anche qui, quantunque non sembri. il blog è un universo relazionale come un altro, niente di strano, dunque, che a un certo punto ci si debba usare lo stesso riguardo che altrove, sicché in alcuni giorni mi scopro ad essere molto condizionata dalla conoscenza delle vite private di alcuni voi)

  40. anonimo Says:

    (la padrona di casa)

  41. anonimo Says:

    Proprio perché è un universo relazionale ci si può permettere di essere più o meno reticenti, più o meno passionali, veritiere, laconiche o logorroiche. Così come faremmo prendendo il caffè con un’amica, con un amico, con chiunque. Io la vedo/sento così. Mo’ vado a fare una lezione prova di Qi Gong.

  42. anonimo Says:

    Splinder ha proprio rotto. Quella di prima, Giorgi.

  43. all Says:

    tanto poi tonni

  44. Flounder Says:

    sì, poi tonno.
    credo che nel frattempo organizzerò un selezionato programma di repliche di vecchi post.
    quelli evergreen.
    tipo: the best of Flounder

  45. Effe Says:

    Guardi, si lasci servidre da me, per il titolo, che sono un uomo di mondo (ho fatto tre anni di militare a Cuneo):

    The Very best and Ultimate Masterpiece ok the Unique Truly Original Flounder

    Mi pare sufficientemente sobrio

  46. Flounder Says:

    (diffidare dalle imitazioni. la vera flounder ha il bollino blu)

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