E lui mi regalò un'arpa tutta d'oro, per quando mi sentivo triste, sul fondo del mare

Allora io tanti anni fa ho letto questo libro, in cui era riportata un’antica leggenda che non ricordo più tanto bene, di una donna pesce che per amore si trasferisce sulla terraferma e dopo un poco comincia ad appassire, a morire lentamente. A trascurare marito e figli, richiamata dalla voce interna del mare. Fino a che il  marito la lascia libera di andare e di seguire la sua vera strada.

Ieri sera ho ritrovato questa storia a teatro e non è stata una passeggiata.

Dove si parlava del Terribile, che mi ricorda molto il Perturbante di cui Caracaterina parlava tempo addietro, questa voce onnipresente che attrae e spaventa, questo richiamo dell’ignoto in nome del quale si è tentati di fare carte e quarantotto della nostra vita.

A me piacciono moltissimo questi nordici e il modo in cui affrontano il dilemma esistenziale, in barba alla distinzione a tavolino che vorrebbe il genere umano equamente distribuito tra Gente d’amore e Gente di libertà.

In realtà siamo tutti situati in qualche punto dell’intersezione tra le due rette, tra l’ascissa del dovere e l’ordinata del piacere, ufficialmente legati dalla realtà, ma intimamente condizionati dal presagio e dal desiderio dell’ignoto

Acclimatati – come dice Ibsen – al mondo della regola, e tuttavia stranieri. Nel perenne tentativo di far coincidere il tempo esterno con quello interno.

La donna del mare, come pure Qualcuno arriverà, di Jon Fosse, si basano sul senso dell’attesa di qualcosa che non è dato sapere a priori se e quando giungerà, se e come sconquasserà la nostra esistenza tranquilla.

Ma il dilemma è altrove, nel situare la scelta e la responsabilità che comporta.

Il saggio dottor Wangel che decide di rescindere il contratto matrimoniale per lasciare Ellida libera di scegliere tra la vita coniugale supinamente accettata e la potenza di un ricordo carico di sensualità che viene a tormentarla ha in mano la chiave del successo.

Solo così l’immaginifico torna reale e può essere correttamente riposizionato.

Solo nell’assoluta libertà di scelta, non condizionata da sensi di colpa e doveri imposti dall’esterno, si può trovare il proprio posto.

Più facile a dirlo che a farlo, me ne rendo conto.

Ma tant’è.

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37 Risposte to “E lui mi regalò un'arpa tutta d'oro, per quando mi sentivo triste, sul fondo del mare”

  1. stile55 Says:

    l’ascissa del dovere e l’ordinata del piacere. Forse per la prima (o seconda?) volta mi trovo in perfetta sintonia con te. Ieri sera ero sull’ascissa del mio essere padre. La cosa veramente bella è che trovo soddisfazione e/o realizzazione sia nell’espletamento del dovere che nella ricerca 8anche se spesso inane) del piacere.
    ps) sto preparando le polpette normali per oggi e quelle mignon per la lasagna di martedì.
    Consigli di lettura: il capitale umano di Stephen Amidon.

  2. all Says:

    le scelte non si possono fare in base a calcoli cartesiani, e 1+1 fa 2 fino a quando quegli 1 non diventano (rivelano) altre cifre, che prima non sembravano.
    va’ dove ti porta il naso.

  3. EvaCarriego Says:

    Casa di bambola mi lasciò, a suo tempo, un grande senso di libertà
    Bello rileggerne

  4. Flounder Says:

    Ti ho sposato che non ero libera, dice Ellida in una delle scene finali giacché la mia anima apparteneva a un altro .
    Mi hai sposato che non eri libero , aggiunge al marito giacché dovevi riempire il vuoto lasciato dalla morte della tua prima moglie.
    Tu mi hai comprato, senza saperlo, e io mi sono venduta, senza saperlo.

    un contrastto con troppe clausole implicite che nessuno si è dato la briga di approfondire

  5. Flounder Says:

    oopps…contratto

  6. rosadstrada Says:

    Mi associo a all: devi fidarti solo dell’istinto-lo sa perche’? Perchè quando ti casca qualcosa dalle mani chiudi subito le ginocchia e ci metti il piede sopra…per non farla cadere fino in fondo….

    Ma forse non ho capito un c…..
    Rosadstrada

  7. anonimo Says:

    … ma lei, poi, sì, insomma… almeno, è tornata nel mare?
    (com’è spietato, quel “si stava meglio, quando si stava peggio”)

    lisa

  8. hobbs Says:

    …cerco un sestante, per ora navigo a vista…

  9. pispa Says:

    belle queste storie nordiche, dove chissà perché c’è spesso un legame tra uomo e natura, tra donna e natura, così intenso.
    il segreto dell’isola di roan, un’altra storia di foca-donna che ritorna al mare, dopo aver vissuto un amore con un uomo bipede.
    sono così affascinanti, che viene da essere quelle lì, con le alghe al posto dei capelli, per dire 🙂

  10. Flounder Says:

    rosadstrada, a me cadono spesso piatti e bicchieri dalle mani.
    c’entra?

    lisa, no, resta con il marito.
    ci sono tre coppie nella storia. lei e lo sposo, che dibattono il tema principale.
    ai lati le figlie del primo matrimonio di lui: una sposerà il suo precettore, per deliberato e consapevole calcolo.
    l’altra sposerà lo scultore ammalato, che vuole solo una musa, un’illusione. lei cerca qualcosa di emozionante, l’incastro è perfetto.
    è un dramma costruito con un’ingegneria sentimentale eccezionale.

    hobbs, ti nomino nostromo.

    pispa, mi affascinano troppo. anche quando fanno il cinema. Mi viene in mente “Non desiderare la donna d’altri” della Bier o “L’amore non basta mai”

  11. cf05103025 Says:

    Cara Flou, tu sopra hai scritto:
    “Solo nell’assoluta libertà di scelta, non condizionata da sensi di colpa e doveri imposti dall’esterno, si può trovare il proprio posto.
    Più facile a dirlo che a farlo, me ne rendo conto.”

    Sai che io ho molta perplessità?
    Tu pensi che esista una libertà di scelta, anzi una assoluta libertà di scelta>/i>?

    Io, chissà perché, penso che abbiamo pochissime chances di scelta, anzi pur non essendo un gurdjeffiano, penso che la maggior parte degli uomini “dormano”, cioè credano di decidere invece sono prigionieri di istinti e desideri e pusioni che assecondano più o meno, penso che spesso gli uomini siano decisi.
    Solo pochissimi induividui, secondo me, hanno la consapevolezza di un orizzonte più vasto,
    vedono un poco oltre, sono lungi/miranti e non vivono in un vicolo.
    Marioamaro

  12. rosadstrada Says:

    Flo…non lo so se c’entra…… comunque un oracolo dice che se il bicchiere che cade si salva e non si rompe non si interrompono neanche i rapporti con gli amici.
    Ciao Rosadstrada

  13. Flounder Says:

    no, Mario, no. non parlavo di assoluta libertà in “quel” senso.
    piuttosto dell’onestà con se stessi, del riconoscere quali sono alibi e quali invece vincoli interni, autoimposti.
    dell’onestà di non attribuire a terzi i propri sfaceli o la propria infelicità.
    il libero arbitri, per come lo intendo io, è solo un fatto di modalità, di conoscere il recinto entro il quale ci si muove e utilizzarne al meglio le risorse.
    (con un po’ di buona volontà a questo ci possono arrivare tutti)

  14. anonimo Says:

    ah, ecco. mi sembrava strano.
    tipo “Si sta peggio quando si sta peggio. E si sta, tuttavia”, insomma
    😉

    lisa

  15. giorgi Says:

    La storia della donna-pesce (che in realtà era donna-foca) è una delle più struggenti di quel libro. Ma non è il marito a lasciarla andare. Anzi, lui le aveva nascosto la pelle foca per mpedirle di seguire il richiamo dell’acqua. E’ il figlio, lo spirito bambino ha procurarle la nuova pelle.
    E’ strano, anch’io ieri ho scritto una storia che ha a che fare con il richiamo che sconquassa la vita. Senza speranza, però. Ieri non ero ottimista.

  16. pispa Says:

    cos’è questa ricerca della libertà assoluta? e che sarebbe questa libertà?

  17. Flounder Says:

    giorgi, ero sicura che mi avresti ricordato esattamente la storia.
    quel libro l’ho letto così tanto tempo fa e in condizioni di salute così precarie, che ne porto solo tracce.

    pispa, la libertà assoluta abbiamo detto che non esiste.
    aspiriamo più modestamente a ridurre le prese per i fondelli.

  18. Effe Says:

    ohi, l’attesa che sconquassa.
    E’ proprio vero che scriviamo tutti la stessa, infinita storia.

  19. Flounder Says:

    oh, effe, ti ho appena letto. sono senza parole.
    abbiamo trascorso un fine settimana complesso, devo arguire. noi ed altri. certi pensieri e dispiaceri devono aver circolato senza sosta, depositandosi qui e lì, cercando voci e parole.

  20. cf05103025 Says:

    Come vedesi dalle parole di pispa, che è cartografa assodata e asseverata, sotto o dietro la “persona” dei cartografi stavvi una filosofia, un sentire pressoché comune direi schopenaueriano.
    Cioè noi siamo e componiamo la SLL, cioè la scuola della libertà limitata, in quanto dobbiamo ritornare a dormire “dentro” tutte le sere.
    Ecco.
    Marius

  21. manginobrioches Says:

    io lo dico sempre che sono le storie che ci cercano per essere raccontate. hanno trovato tutti questi blog fertili, e ci danno dentro.
    inoltre, è la libertà il vero alibi (che poi in latino vuol dire “altrove”)(appunto).

  22. Flounder Says:

    allora, ordine.
    la libertà – intesa in senso estremo, assoluto – è l’alibi di chi ha paura di coinvolgersi in qualcosa e dover scegliere.
    la libertà relativa – intesa come compromesso e scelta delle piccole e grandi cose è l’obbiettivo.

    la donna del mare era imprigionata a un ricordo e si impediva di vivere, proprio come la donna di cui racconta effe.
    i parenti della donna del mare, dal canto loro, non avevano fatto nulla per coinvolgerla attivamente nella nuova vita: il marito restava a sua volta ancorato al ricordo della prima moglie e non favoriva intimità tra Ellida e le figlie nate dal primo matrimonio.
    così restavano tutti sospesi e immobili, ognuno appeso a qualcosa che non esisteva più.
    però poi reclamavano la libertà di essere se stessi, in un altrove inesistente, virtuale, dove è più facile immaginarsi di essere che essere per davvero.

    allora il marito a un certo punto, di fronte alla minaccia dello Straniero, dice: ti proteggerò io.
    e lei risponde: non puoi farlo, non puoi proteggermi da me stessa.

    ecco, questo è il punto chiave.
    la differenza tra chi situa il pericolo all’esterno e chi invece lo riconosce dentro di sé.

    (stamattina sono cogitabonda, meditabonda, meteoropatica e anche un po’ antipatica)

  23. riccardo638 Says:

    Per me il punto focale sta nel comprendere che la vita è un’amalgama tra ragione( conscia, logica,libera, cristallina) ed immaginazione(inconscia, analogica, spesso schiava, ambigua). Non credo che una scelta debba passare attraverso la scissione di queste due componenti ma bensì attraverso entrambe queste cose. Ma forse la faccio troppo facile…

  24. Flounder Says:

    no, non la fai facile.
    a dirlo è esattamente così.
    poi a farlo, senza portarsi dietro scorie di pentimento, desideri trascinati e sbrindellati, rimpianti, illusioni per ciò che avrebbe potuto essere e non è, facili accuse, mezze ragioni, finte verità, vorrei ma non posso, potrei ma non voglio, smetto quando voglio.

    e tutte queste cose qua.

  25. Flounder Says:

    (stamattina sto sfasteriosa )

  26. manginobrioches Says:

    non so, a me la chiarezza interiore pare una leggenda metropolitana, tipo i coccodrilli nelle fogne o l’autostoppista fantasma (che poi esiste davvero, io lo so).
    e a volte le relazioni servono solo come puntello per altre strutture che cadono a pezzi, ma dalle quali non vogliamo uscire. e chi lo dice che le ragioni per stare dentro sono migliori delle ragioni per venire fuori? chi lo dice che difendersi, anche in modo stupido, autolesionista e illogico e irrazionale, sia la cosa peggiore da farsi? chi?

  27. manginobrioches Says:

    (bellissimo sfasteriosa)

  28. Flounder Says:

    boh!
    (chi lo dice? mo’ devo stare con questo pensiero per tutta la giornata? io già sto scocciata, oggi. oggi sto che se qualcuno si avvicina, chiunque esso o essa sia, io dico: ma tu da me che vuoi? hai le idee chiare? noo?
    allora torna più tardi. anzi, senti a me, non tornare mai più)

  29. Flounder Says:

    mo’ voi direte: e che ci azzecca?
    e invece ci azzecca!

    che ieri ero a pranzo con amici e abbiamo mangiato una quantità di roba da sfamare un reggimento.
    e ad ogni portata le signore si imboccavano e sospiravano: ahhh, domani zucchine lesse. ahhh, domani solo minestrone. ahhh, da domani dieta ferrea. ahhh, domani tre ore di palestra.

    che quasi quasi a furia di dirselo pensavano di neutralizzare il conteggio calorie.
    e così non erano felici né prima né dopo.
    la lasagna o te la mangi o non te la mangi, non si può fare che te la mangi e ti schiatti in corpo tutto il tempo.

    (visto che ci azzeccava?)

  30. e.l.e.n.a. Says:

    io oggi sono deleteria invece.
    che vuol dire che sto cancellando cose contro la mia volontà. tipo il terzo tentativo di commentarti oggi.

    “l’immaginifico torna reale” (cito) ha una valenza ineluttabilmente negativa, qui. come se fosse quest’ultimo a dover sempre necessariamente soccombere di fronte all’immaginifico. in questo caso, la scelta,non solo sarebbe semplice, ma scontata.
    ma, talvolta, il reale supera e stravolge e amplifica l’immaginifico, tale da diventare esso stesso immaginifico, surclassandolo.
    e allora la scelta sarà davvero difficile. e per nulla scontata.

    (cosa mi consiglia per immunizzarmi dalla sfasteriosità?!?)

  31. Flounder Says:

    elena, io volevo banalmente dire che a volte uno si fa i film e su questi film si costruisce una certa infelicità.
    o che li usa per darsi mentalmente una via di fuga che in realtà non sceglierà mai.

    qua bisogna pigliare il toro per le corna.
    adesso vado. ho anche le banderillas e la muleta.

    (lo sfasteriamiento è contagioso, sì.)

  32. cletus Says:

    laureata in “ingegneria sentimentale” cercasi. contratto formazione lavoro. tel. ore pasti…

  33. Flounder Says:

    cioè?
    senza ferie pagate e senza maternità?
    niente premio di produzione e niente scatti di carriera?
    ma questo è sfruttamento belo e buono! 😀

  34. Effe Says:

    Solo così, lei dice.
    Ma poi, di tutti i sensi d colpa abbandonati, cosa ne facciamo?
    Mica possiamo lasciarli legati alla colonnina del chilometro 280 dell’autostrada del sole.
    Chissà se si possono riciclare.

  35. riccionascosto Says:

    Il mio medico dice che appena li vedo comparire da lontano, i sensi di colpa, devo correre per non farmi raggiungere. Io invece preferirei frenare e farmi sorpassare, però non è facile.
    A volte finisce che ti tamponano, e son dolori (mica facile, il risarcimento con quei sensi lì).

  36. Flounder Says:

    non so di cosa parlate voi due.
    io sono una donna risolta. 😉
    al 23 orizzontale non risulta alcun senso di colpa.
    al 14 verticale, in compenso, c’è un piccolo delirio di onnipotenza.
    ma piccolo, piccolissimo.
    quasi invisibile.

  37. tiffanys2012 Says:

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