Dimmi che fianchi hai e ti dirò chi sei

Ci sono due cose che si possono fare al mattino, con andatura a passo d’uomo in autostrada.

Una è pensare, ma non riesce sempre bene. Non tutti i giorni.

L’altra è ascoltare la radio.

Che per me è Radio Capital e questa settimana l’ospite dell’intervista quotidiana è Anna Mazzamauro.

L’intervistatrice parla con lei riferendosi alla sua “bellezza atipica”, al modo in cui abbia influito sulla sua carriera e in generale sulla vita.

Ecco: niente più bruttezza. Voilà.

Le donne brutte si (ri)definiscono bellezze atipiche o – forse – diversamente belle. Che non è poi del tutto sbagliato, se si vuol considerare la cosa da una prospettiva più ampia.

Poi ieri sera a casa di mia madre guardavo delle vecchie foto di quando avevo venti, ventidue anni, massimo ventiquattro.

Che bella, mi son detta da sola. Senza compiacimento, come constatazione di fatto.

Ma mentre ero così bella non me ne accorgevo mica, anzi.

Per molti anni ho sofferto di un disturbo un po’ bizzarro, mi pare si chiami dispercezione corporea.

Che vuol dire due cose: da un lato non sentirsi e non vedersi determinate parti del corpo, dall’altro isolare talune parti, spesso caricandole di valori negativi e vedere solo quelle.

Io per esempio ero convinta di avere due coscioni e una pancia esagerata. E anche un brutto naso, ma era comunque meno grave di ciò che vedevo dalla vita in giù.

A differenza degli anoressici io ho sempre mangiato e bevuto senza limiti, non era lì il problema, non nel cibo.

Ma c’era comunque una battaglia ingaggiata per il controllo del territorio.

Non contro il peso, ma contro alcune parti del corpo che si coalizzavano contro di me e offuscavano il resto.

Che dovevano essere combattute, se necessario torturate e passate per le armi senza possibilità di appello.

Ci ho impiegato anni per recuperare un senso coerente del corpo e riuscire a vedere tutte le sue parti nella giusta dimensione. Guardo le foto di quindici anni fa e oggi vedo una ragazza snella, con un bel viso. Mi guardo allo specchio e oggi vedo una signora snella, con un bel viso anche se un po’ invecchiato.

Il peso è più o meno lo stesso, ma oggi è meglio distribuito. Non in senso estetico, quanto interiore.

Ho cominciato eliminando gli specchi. Erano loro a condizionarmi, quelli a figura intera. Peggio ancora quelli fissati nelle due ante dell’armadio, che ti specchi davanti e dietro.

Dal 1992 non ho specchi a figura intera in casa mia, solo quello del bagno. Questa cosa mi ha liberato.

Perché non solo la bellezza è negli occhi di chi guarda, ma anche la bruttezza. Soprattutto se l’oggetto dello sguardo è un se stesso poco amato.

Andavo da una fisioterapista, per via di dolori alla cervicale e ai lombi, che mi costringeva a fare esercizi snervantissimi di focalizzazione e visualizzazione delle parti del corpo. Aveva le pareti tappezzate di carta bianca, mi faceva appoggiare con la schiena e disegnava la mia sagoma per studiarne insieme le proporzioni, con distacco e obiettività, come fosse altro da me.

Oppure mi faceva chiudere gli occhi e descrivere con le mani la larghezza delle spalle o dei fianchi. Poi li riaprivo e dovevo verificare se l’ampiezza percepita corrispondeva a quella effettiva.

E così via.

Poi c’è un’altra cosa che mi ha stupito molto, l’ho verificato parlando con altre persone che hanno sofferto di questo disagio: la riappropriazione del corpo come intero e non somma delle sue parti non solo comporta una ricostituzione della personalità in senso complessivo, ma modifica completamente lo stile di vita.

Un corpo spezzettato è apparentemente più facile da usare, nel bene e nel male, o almeno così sembra, alla superficie delle cose. Avviene una sorta di “cosificazione” delle sue componenti. Si prova meno dolore fisico, ad esempio. O è più facile una certa promiscuità priva di sentimento, per il fatto di non sentirsi globalmente coinvolti, ma solo in parte. Quella famosa parte che non collabora, ma è contro di noi. Che non ci appartiene veramente.

O ancora si rischia di sentirsi poco responsabili di taluni comportamenti perché non li si riconosce come propri, ma solo come conseguenze degli stimoli e dell’azione di alcune parti del corpo che si è deciso di non poter controllare.

Così io sento che, nonostante le apparenze,  Anna Mazzamauro ha ragione: non esistono donne veramente brutte.

Esistono donne spezzettate, che per qualche ragione hanno paura di ritrovarsi intere.

Perché essere interi è una cosa che fa un po’ paura. Come nascere e morire.

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47 Risposte to “Dimmi che fianchi hai e ti dirò chi sei”

  1. brezzamarina Says:

    come mi ha sempre detto mia madre, il mio problema é che del mio corpo ho solo una visione d’insieme e nell’insieme sono proporzionata quindi, in poche parole, non riesco veramente a capire che dovrei buttar giú qualche chilo, anche se a parole le do ragione..insomma lo confesso, anch’io mi vedo diversamente bella. diversamente (ma bella bella bella) 🙂

  2. MaxMem Says:

    interessante post; sembra ragionevole mazzamauro.

  3. fuoridaidenti Says:

    La Mazza Mauro non era affatto male (e aveva un tempo uno stacco di coscia notevolissimo). Comunque sono perfettamente d’accordo sul discorso delle parti e del tutto. Solo che pure le parti sono un tutto scomponibile. Prendi ad esempio un viso. Ti può apparire gradevole perché gli occhi compensano (e restiamo al caso di La Mazza Mauro) un naso fin troppo “importante”. Scomponimi solo il naso, o addirittura una radice. Poi mi saprai dire 😉

  4. Flounder Says:

    su questo fatto che si possa scomporre sono d’accordo.
    il problema è quando fai del dettaglio un tutto, e non vivi più per un paio di orecchie a sventola o – peggio – per una cosa che tu immagini sia disgustosa e che gli altri neppure vedono.
    non discuto qui di bellezza e bruttezza “a freddo”, ma della percezione che ognuno ha della sua bellezza o bruttezza, della deriva patologica della perfezione estetica.

  5. riccionascosto Says:

    La cosa strana invece è che io, scomponendo, amo molto alcune parti del mio corpo, ma spesso è l’insieme che non mi soddisfa.
    E poi, improvvisamente, sì.
    (poi, come dice di sè brezza, la fortuna è nelle proporzioni).
    E poi negli specchi io mi vedo bene… è nelle foto che mi detesto.

  6. riccionascosto Says:

    (è tutto un poi, insomma) 😛

  7. brezzamarina Says:

    io gli specchi ingannatori tipo quelli dei negozi (che ti levano almeno una taglia) li adoro..mi piace farmi adulare anche se so che é una menzogna..;-)

  8. Flounder Says:

    una mia conoscente aveva un naso terrificante, ma qualcosa di veramente indescrivibile.
    e un fidanzato che l’amava da morire e che lei amava, ma sempre col dubbio che in qualche modo lui vivesse male questa cosa.
    poi finalmente si è operata e ha cambiato viso, lo ammetto.
    inspiegabilmente ha lasciato il fidanzato e ha sposato un’altro.
    come se fino a quel momento il suo naso le avesse impedito di scegliere liberamente.
    (quando si dice: andare a naso)

  9. BellaLu Says:

    si, dovremmo programmarci tutte (tutti?) un bel defrag periodico: è buona norma, non solo per i pc

  10. Flounder Says:

    (e poi installare degli antivirus mentali)

  11. brezzamarina Says:

    a me l’antivirus mentale…io c’ho dei trojan anche piú grandi di quello omerico..

  12. anonimo Says:

    Tu sai arrivare all’anima attraverso il corpo. O forse, meglio, sei capace di non separarli. Anche in questo sei intera.

    vocenarrante

  13. fuoridaidenti Says:

    La mia amica Liliana mi ha attizzato da morire solo finché ha avuto il suo naso terrificante.

  14. cyrano56 Says:

    ti ringrazio: un post non solo interessante, ma illuminante. Ciao Flo, ti leggo sempre anche se commento poco: è inaccettabile lasciare commenti a rampazzo nel tuo blog e al momento
    sono intrippata in una sfida che mi sta mettendo davvero in croce: oltre allo spazio di tempo, esaurisce anche quello mentale: i neuroni rifiutano gli straordinari in questo periodo. Buona serata! 🙂

  15. Flounder Says:

    cyrano, non puoi dire una cosa così e poi scappare: ora voglio sapere della sfida.

    calma, questa cosa è molto interessante. l’estetica del brutto.
    a me capita a volte di vedere persone molto brutte, siano esse uomini o donne e di esserne terribilmente attratta, di non riuscire a scostare lo sguardo. ho letto un romanzo di Amélie Nothomb, non un granché, si intitola Assassinio, ma è interessante perché il protagonista è un uomo ripugnante, che si ritiene importantissimo perché è solo grazie all’orrore che suscita che il mondo si rifugia nel bello, che altrimenti passerebbe inosservato.

    voce narrante: l’alternativa è che la mia sia un’abile strategia per arrivare al corpo (altrui) attraverso l’anima 😉
    (dài, dài, che scherzo)

  16. lupesio Says:

    Ciao Flo

  17. Flounder Says:

    ciao, lupesio. che piacere.

  18. anonimo Says:

    non a caso mi sembra che oggidì, che si è tutti più belli, si sia perso il senso della bellezza.

    lisa

  19. cf05103025 Says:

    Modestamente fui un infante bellissimo e profumai di zibetto fin dalla nascita. Quando nacqui i miei genitori mi trasformarono in una fabbrichetta di profumi, per cui divenni redditizio subito: La gente sfilava a vedermi ed a odorarmi nella vetrina del negozio dei miei e buttava sui piedini miei offerte quale nuovo messia di bellezza.
    Ma il parroco Don Eufemio Fricassea fu contrario a questa nuova eresia idolatra e mi fece rapire da una sua orrida perpetua che con una sua magia diabolica mi comunicò la sua bruttezza e mi trasformò in un bambino schifoso, che pur essendo restituito ai naturali genitori da essi non fu recepito come figlio ma affidato alle polveri delle strade ove mi raccolse una pia suora, di cui diventai sguattero.

    Dopo aver sguatterato brutalmente in una sozza cucina monastica per quarant’anni, per grazia angelica, mi imbattei nel fantasma di Rodolfo Valentino il quale mi disse:
    Io di sto cazzo di bellezza nun me ne faccio più niente per cui pigliatela tu che a me mi imbarazza assaissimo, ecco.
    Per cui ora alla soglia dei 65 anni mi ritrovo di bellezza fulgente e ‘ndove mi arrivoto spacco gli specchi ed altre simili vetrofanie con conseguenze implicite e fastidiose che pago multe e danni nei luoghi da me frequentati.
    Non parliamo delle femmine che mi inseguono qual Brad Pitt o Matt Coso e cheneso, però si creano poi problemi espliciti nonché fatturazioni extra large di Cjalis o Viagra a carico della destinataria, a seconda dei casi, però e IVa compresa.
    Forse però sarò ingaggiato in un baraccone alla fine di questa primavera quale prodigio naturale, modestamente.

    Marius le beau

  20. HangingRock Says:

    La bellezza o la bruttezza di un corpo sta nella differenza di potenziale che si coglie tra le sue parti. Non sta nel trend, ma nella congiuntura del corpo, nell’ampiezza delle sue oscillazioni intorno all’asse della “normalità”. E’ l’addensarsi di qualcosa di speciale in un punto, che diventa una sorta di buco nero in cui lo sguardo precipita, in uno stato quasi ipnotico, senza riuscire più ad uscirne.

    (Oddio ma che ho scritto… Credo di essere posseduta dal genius loci del salottino di Donna Cuncetta… Qualcuno mi liberi!)

  21. anonimo Says:

    Flounder, mi dai l’impressione di poter arrivare ovunque, anche senza strategie.
    (sorrido, ma non dico mica per scherzo)
    voce

  22. hobbs Says:

    …allora sono una donna spezzettata…

  23. manginobrioches Says:

    Flo, mi viene in mente un vecchio film con Barbra Streisand, mi pare “Il gufo e la gattina” ma non sono sicura e mi secca evocare Google, quando lei spiega a lui che bisogna” muoversi da bella”, e lo fa. diventa bellissima sotto i nostri occhi, inspiegabilmente. o forse no.

  24. cletus Says:

    Richard Brautigan ne La casa dei libri, fa dire alla protagonista femminile Vida, donna di rara bellezza (tale da provocare stordimento al solo passaggio) che in realtà è un’altra, lei abita nel corpo della sorella…

  25. Flounder Says:

    lisa: ci ho pensato a questa cosa e ci sto ancora pensando. se l’inflazione della bellezza porta a una svalutazione complessiva, forse vuol dire che si deve guardare altrove.
    a me fanno spavento delle cose, tipo le sessantenni con i labbroni, sintomo evidente della mancanza di autoindividuazione.

    mario, troppo bello sei. io quando leggo i tuoi commenti devo usare una lente affumicata, che il riflesso di cotanta bellezza attraversa il monitor, entra fino in casa mia, gira per le stanze, apre il frigorifero e si spazzola tutto.
    lo zibetto.
    che uno poi si crede che è un profumo prelibatissimo, e magari lo è. però in realtà, se proprio vogliamo andare a vedere, è prodotto con una secrezione delle ghiandole perianali della bestiola.
    in poche parole è una puzzetta profumata

    hangink, non ti devi sottovalutare, non va bene. a me quello che hai scritto non mi sembra prodotto nel salotto di concetta freud, no.
    piuttosto nel boudoir di enrico fermi, insieme a schumpeter, friedman e margherita hack.
    comunque ho capito che volevi esprimere il concetto di “bellezza risucchiante”

    vocenarrante, non è così. veramente non è così.
    magari fosse così. e forse è anche meglio che non sia così.

    hobbs, l’altra volta avevi la gravidanza psicosomatica. oggi ti dichiari donna spezzattata. adesso facciamola finita: dimmi da che parrucchiere e che estetista vai che almeno ci andiamo insieme

  26. Flounder Says:

    brioche, la streisand è un altro di quegli esempi alla mazzamauro. di quella bruttezza che incanta.
    la bellezza forse è trasfigurazione.

    cletus, nomini troppo spesso questo brautigan per non farmi venir voglia di leggerlo. e questa cosa di abitare il corpo di un’altra è geniale.
    e per di più ha qualcosa in comune con una storia che mi hanno raccontato l’altro ieri
    (sì, sì, lo so, le coincidenze non esistono, siamo noi che le creiamo, etc etc)

    oggi c’è il sole. il che migliora l’umore ma peggiora la graforrea.

  27. giorgi Says:

    Hai toccato un tasto dolente. L’interezza del corpo. Che quando un pezzetto, anche piccolo, te lo portano via, ed è un pezzo importante, per noi femmine, è difficile riuscire a non vedersi frantumate e spezzettate, è arduo ricomporre l’intero e amarlo tutto quanto. Per questo non rinuncio agli specchi grandi, per guardarmi e riguardarmi finché non mi riconosco. Con i tagli e le mancanze. Sono ancora io.

  28. Flounder Says:

    giorgi, i due aspetti sono speculari.
    uno è il mancato riconoscimento della propria interezza, visto dal di dentro, quando in realtà il fuori è tutto a posto, e semplicemente non lo si riconosce.
    l’altro è la ripercussione che la mancanza di un pezzo (penso per esempio alle donne operate al seno o all’utero) può avere sul panorama interiore.

    c’è chi ha bisogno di specchi interni e chi di esterni.
    mi ricordo da bambina di essere stata in un labirinto di specchi, di cui molti erano deformanti. una sensazione di angoscia e oppressione che non ho difficoltà a rievocare. è una ricerca che assomiglia un po’ a questo.

  29. hobbs Says:

    …perchè un po di shopping no? 🙂

  30. anonimo Says:

    la bellezza che non ti aspetti è quella che scopri, guardandoti con gli occhi di un uomo straordinario.
    e scopri di vederti come lui ti vede: bellissima.

    come se la terra avesse plasmato il tuo corpo con attenzione, ed il cielo fosse il disegno dei tuoi sogni.
    bellissima, con il cuore che si apre come un fiore rosso, umido e profondo; bella, bellissima, come in un pensiero che ti è sfuggito, come se una carezza che non hai ancora dato ti regalasse dita di luce.

    ti guardi, e ti accorgi che non ti riconosci: nello specchio vedi ciò che lui ha visto nella tua anima, e di cui continua a parlarti.

    e scopri che non ti eri mai guardata veramente

  31. Flounder Says:

    hobbs, ma tu la ceretta la fai a caldo o a freddo? al miele o al biossido di titanio?

    utente anonimo,
    questo mo’ è un altro fatto. è il fatto dell’innamoramento e dell’amore.
    che apparentemente si prefigura come fatto assai bello, ma contiene il pericolosisimo germe della distruzione.
    vale a dire: e se poi lui/lei a un dato momento volge lo sguardo altrove?
    se ne cade tutta l’architettura?
    ( I giorni dell’abbandono docet)

    all’uopo ripropongo questa poesia

  32. Effe Says:

    mi ripeto (lo faccio sempre, e anche “mi ripeto” è una ripetizione):

    il Bello Universale non esiste.

    Ma la Ciofeca Universale, quella, invece sì.
    Un tempo si tentava la simbiosi tra Bello e Vero.
    La Bellezza era virtù, era verità, (o la verità dava la bellezza)
    Se ci penso, oggi la bellezza è spesso quanto di più finto, e la verità è terribile a guardarsi (non solo oggi, forse)

  33. hobbs Says:

    …mia cara, napalm…

  34. HangingRock Says:

    Il bello non è che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere ancora, lo ammiriamo anche tanto, perché esso, calmo, sdegna di distruggerci (R.M. Rilke, Elegie Duinesi)

  35. Flounder Says:

    in altri termini il tremendo non è altro che il bello in modalità [nervosa]?

  36. cosima Says:

    e la presenza?
    quando penso a donne come barbra streisand e la mazzamauro penso a donne che hanno una forte presenza, che non hanno timore di mostrarsi, rendersi visibile in tutte le loro parti e giocarci anche un po’.
    le donne finiscono con l’essere visibili solo nei loro pezzi appunti, o nel pezzo unico di un corpo che sta li’ solo a fare bella mostra di se’.
    le altre piu’ spesso si nascondono.

  37. Flounder Says:

    propongo a questo punto un comitato per la soppressione di Flavia Vento
    (tanto per dirne una)

  38. opi Says:

    bel post, flounder

  39. pispa Says:

    la Ciofeca Universale
    aspiro a questo modello, quasi impronunciabile
    non promette nulla se non la sua orribile normale bruttezza mondiale.

    fianchi? misure? pezzi di corpo?
    tutto scombinato a caso, faccio il possibile per concorrere al Grande Premio 🙂

  40. anonimo Says:

    anch’io ci sto pensando, e da mo’.
    più che inflazione, mi sembra un maldestro tentativo di estensione di “luoghi” comuni.
    nel caso delle labbrone sessantenni, di luoghi fisici.
    non credo sia un problema di svalutazione, ma proprio di comprensione.

    una questione di luce, insomma.
    … vuoi mettere un lume di candela ad una luce diffusa e omogenea?

    lisa

  41. rosadstrada Says:

    …Aveva un occhio di vetro
    e una gamba di gesso:
    a me piaceva lo stesso,
    forse anche di più….

  42. Su Says:

    riguardo alla Streisand un giorno mi colpì molto una cosa.
    Lei viene sempre citata come esempio di donna che grazie alla sua forte personalità e all’intelligenza accetta i suoi difetti, anzi se ne frega e ne fa un punto di forza, rendendosi affascinante.
    In occasione dell’uscita del film “l’amore ha due facce” (su questa tematica), Barbra rilasciò un intervista in cui confessava di aver sofferto atrocemente per tutta la vita per la sua non avvenenza, di non aver mai superato i suoi complessi e di averne fatto una ragione di perpetua infelicità che aveva avuto grosse ripercussioni sui suoi rapporti con gli altri e se stessa.
    Di aver sempre desiderato essere bella e di aver pensato più volte di “rifarsi” , desistendo solo per paura delle operazioni.
    Col cavolo che il carattere e il talento le erano sufficienti. Col cavolo che si accettava.
    [del resto il film lo trovai anche un po’ patetico, con la necessità così insistita da parte di lei non solo di mostrare che una brutta può conquistare un uomo ambitissimo, ma di doversi far dire fin troppo, alla fine, dopo una “trasformazione”, che era bella, bellissima]
    Non so se lo trovai più deprimente o più consolante ( io donna dal naso importante). Se non ci riusciva lei, dotata com’era , a fregarsene…

    In fondo se sei intelligente e hai avuto un’ educazione che non dà troppa importanza all’esteriorità, ti viene anche un senso di colpa se, magari nell’adolescenza, quel difetto ti crea qualche problema, come se fosse indice di superficialità o frivolezza o poco contenuto.
    Anche l’obbligo dell’accettazione di sé può essere una prigione quanto l’obbligo della bellezza stereotipata a tutti i costi.
    Non so se sono riuscita a dire ciò che volevo dire, ma mi sono dilungata già troppo.

    (Poi ho imparato che quella cosa lì , del credersi belle che poi ci credono anche gli altri, è proprio vera).

  43. Flounder Says:

    io ti dirò che ero una fissata dei denti e una delle disgrazie maggiori che potevo immaginarmi era che si spezzasse un incisivo.
    poi è accaduto, per una caduta.
    e sono sopravvissuta, me lo guardo allo specchio e non me ne frega un accidente.
    (confesso tuttavia di guardare con invidia e ammirazione i denti altrui)

  44. Gurbj Says:

    Quando ero piccinacchia la mia prozia, una donnina curva e saggia, mi portava al mercato coperto e mi insegnava a scegliere la frutta. Era tutta una questione di vista e di olfatto. Ricordo che c’erano pere sbilenche, mele coloratissime, piccole, schiacciate, bitorzolute. Era la festa dell’irregolarità. A volte spuntavano bachini grassi e pasciuti. La frutta era tutta diversa, più variegata e vi era anche più possibilità di scelta. La frutta, oggi, è bella ma è tutta uguale. Certe mele sembrano fatte in serie. Stesso peso, forma, colore. Non profumano più neanche. Sono le imperfezioni, le assimetrie, i particolari che donano unicità. Bellezza. Quel neo, quel naso, quell’orecchia sventolina che sembra rosicchiata da un topolino, quel dentino in fuori che dà l’idea di un castorino. Vi immaginate che noia se tutti si dessero a tagliuzzarsi di bisturi? Un mondo di belli sarebbe deprimente come le monotone fila di mele che si trovano oggigiorno al supermercato.
    Augh

  45. Flounder Says:

    Gurbj, vuole scambiare la sua taglia di reggiseno con la mia?
    (in aggiunta le do anche una calcolatrice ad energia solare e un bicchiere bormioli tutto azzurro)

  46. ranafatata Says:

    Caspita… finalmente ho dato un nome a un disturbo che mi affligge da sempre! “Dispercezione corporea”… ha pure un bel suono. Anche a me capita di guardare delle vecchie foto e di trovarmi bella in quelle immagini fisse, le immagini di un istante. Peccato che non fossi affatto consapevole di quella bellezza ma che, al contrario, non riuscissi ad accettarmi. Ancora adesso che, pure, vivo meglio il mio corpo e nel mio corpo, ho ancora seri problemi legata all’immagine di me che mi restituiscono gli specchi. E non solo quelli a figura intera…

  47. anonimo Says:

    Oggi scopro di aver sofferto di dispercezione corporea. Che all’età di 53anni è una scoperta niente male, anche se sono guarita da qualche anno, anzi adesso quasi mi piaccio. Ma ricordo anche io di aver pensato ad un certo punto della mia vita che stupida son stata, ero carina e non me ne sono accorta, anzi in alcune cose ero pure bella, ma guarda.
    Ciao, ben scoperta.

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