Carassius auratus

pescirossiDi suo padre ricordava l’assenza, anche nei rari momenti di presenza. Quell’essere altrove con la testa e il cuore. Di sua madre il pianto secco che sfumava in ostinata rassegnazione.

Tuo padre ha l’indole silenziosa e la coscienza muta, diceva contraendo la mascella.

Il bambino guardava i pesci che boccheggiavano senza inutile vaniloquio. Privi di rabbia.

In quelle domeniche piemontesi quando pescavano le trote, in grandi vasche dal fondo sudicio.

Gli altri bambini sembravano divertirsi. Lui pativa invece il momento in cui, conficcato l’amo sotto il palato, bisognava afferrare quel corpo viscido che cercava di divincolarsi. Quelle fauci che potendo avrebbero gridato allo strazio.

Invece nessun suono. L’indole silenziosa e la coscienza muta.

Credeva fosse questo: l’assenza di lamento, la mancanza di protesta.

Anche ora che era diventato un uomo e del padre portava il ricordo e la condanna dell’assenza. Della madre invece la trasfigurazione in moglie e il pianto secco e la rabbia feroce.

Il bambino, il suo bambino, avrebbe voluto un fratello o un cane. Gli avevano invece comprato due pesci rossi, in una boule di plastica con un ciuffo di erbette, due conchiglie scheggiate, un sasso di origine lavica  e ghiaietta sul fondo.

Anche adesso l’uomo si incantava a guardarli, a spiarne il movimento. Insieme avevano leggiucchiato un manuale, per imparare che la specie Piagnone ha difficoltà a vedere e prendere il cibo, che tutti – posti in isolamento –  perdono il colore e il riflesso dorato delle squame, che vedono ombre indistinte.

E un giorno, finalmente, l’uomo aveva spiccato il salto, tuffandosi nella boule.

Lontano dalle scelte, dal peso dell’aria rabbiosa. Lo aveva saputo da sempre di essere un pesce.

Non di oceano né di fiume.

Un pesce da piccolo acquario, senza necessità di turbamento. Un’esistenza da condurre in circolo o in andirivieni, ovattata. La soddisfazione di portarsi avanti e indietro il lungo filamento di escrementi senza vergogna. Mostrare finalmente anche la propria merda, senza riprovazione.

Il figlio si era abituato dopo poco.

Del resto i bambini si abituano a tutto. Passava e richiamava la sua attenzione, tamburellando con le dita sottili sul bordo della vaschetta.

A volte quel rumore lo faceva impazzire.

Fermati, fermati, gli avrebbe gridato. Ma dalla bocca solo bolle.

Anche sua moglie, vista da lì appariva ormai come una bocca insonorizzata. Distingueva il labiale, di ingiurie note e recriminazione.

Nella sua nuova condizione restava solo un bisogno insoddisfatto: le palpebre. Rimpiangeva ancora certe oscurità rassicuranti, la possibilità di isolarsi definitivamente.

Il resto andava bene.

Ormai era un pesce rosso. Nessun tormento.

L’indole silenziosa e la coscienza muta.

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23 Risposte to “Carassius auratus”

  1. brezzamarina Says:

    quando scrivi queste cose io proprio ti adoro..quanti uomini che girano in tondo nelle loro boule..

  2. Effe Says:

    lei è il Bulgakov del blog, ed è senz’altro un complimento

  3. giorgi Says:

    L’indole silenziosa e la coscienza muta. I pesci rossi mi hanno sempre fatto tanta tristezza.

  4. cosima Says:

    e’ anche bello starsene nella buole con la merda attaccata al culo, i suoni attutiti e fuori tutti gli altri che si affannano a parlare.
    a me ha dato sollievo.
    mi devo preoccupare?

  5. Flounder Says:

    scusate, sono in pausa pranzo.

    cosima, non posso darti certezze. in fondo sono pur sempre una sogliola, il mio punto di vista sarebbe di parte.

    e poi, mentre facevo ricerche per sapere qualcosa della psicologia del pesce rosso (io sono una precisa, prima di scrivere una cosa mi documento), ho scoperto che in caso di indigestione, vanno curati con frullato di piselli somministrato direttamente da un cucchiaino. pare che ne vadano pazzi.

    da oggi chiamatemi pure Flounder B. Bulgakova.

  6. Zu Says:

    Boulegakova.

    (quella del frullato di piselli vale anche come cruenta metafora?)

  7. Flounder Says:

    oddio, alla metafora no, non ci avevo pensato.
    uno slogan: adotta un pesce rosso, serve a smaltire i trituramenti di piselli.

    Flounder B. Boule(versante)gakova

  8. Flounder Says:

    per rispondere più seriamente a cosima, il flounderpensiero ritiene che l’inazione – come stato cronico dell’esistenza – non sia esente da responsabilità, non solo verso se stessi ma principalmente verso gli altri.
    come stato transitorio, passi.

  9. miles.gloriosus Says:

    Scrivi da Dio, COMPLIMENTI…

  10. Flounder Says:

    miles, ti ringrazio, ma è tutto merito del mangime: bilanciato, arricchito di fosforo e vitamine.
    costa un po’, ma non importa.

  11. saltino Says:

    O.T.
    Flounder: “In pectore” eccl., di cardinale, che il papa annuncia di avere creato, ma di cui si riserva di rendere noto il nome.

  12. Flounder Says:

    ahhhh, saltino. ora ho capito.
    posso già indossare la porpora o è prematuro?

  13. saltino Says:

    Si certo, avresti dovuto indossarla in privato… la formula in genere si usa per gli alti prelati locati in situazioni di pericolo, tipo la cina o paesi islamici integralisti, si usava prima della caduta del muro nell’Ex-Urss… fai attenzione quindi.

  14. miles.gloriosus Says:

    Il fatto che l’inazione non ci esenti dalle responsabilità lo trovo di una finezza unica.
    Fa pensare… e ci fa uscire dall’inazione (almeno a livello mentale)
    Complimenti

  15. miles.gloriosus Says:

    Il mangime…
    ci sono persone che ingrassano oziose al sole della propria “inazione bilanciata” (la pappa che propina la TV): tu dimostri che si può resistere, pensando alle piccole grandi cose che ci fanno uomini.
    Seguace di Fogazzaro?

  16. hobbs Says:

    …splendido. Prenditi pure altri periodi sabbatici (se questi sono i frutti), mi sacrifico nel soffrire della tua assenza quasi con masochistica soddisfazione…

  17. Flounder Says:

    parliamoci chiaramente: io non ho mai letto bulgakov (e nemmeno tolstoj, e neppure dostojevski e neanche cecov e per farla breve forse solo un paio di racconti di gogol), figuriamoci fogazzaro.
    parliamoci chiaramente: continuate a citarmi cose che ignoro nel profondo.
    prima o poi crollerò sotto i colpi.

    vostra Flounder B. B(o)ul(eversante)ga(ttaci)kova

  18. rosadstrada Says:

    Delle tue profondita’, da abissi mariannici, anche io resto muta, come un pesce… sei la sposa di Tutti e Nettuno.
    Ciao Rosadstratta (da te)

  19. cf05103025 Says:

    Parlato: Una volta ho visto un gatto, che piangeva come un matto sotto il tuo
    portone, forse aveva perso il padrone.
    Cantato: Anca mi son come on gatt,
    son de sotta al to porton
    Che caragni come on matt
    E giughetti cui botton, Lina…
    E mi son chi che cammini avanti e indré…
    E me fann mal i pee, Lina!…
    E mi son chi che cammini avanti e indré…
    E me fann mal i pee, Lina!…

    Dario Fo & Fiorenzo Carpi( music.)

  20. Flounder Says:

    Cara Coscienza,
    in verità oggi hai rotto parecchio le balle.
    Tua risentita Flounder

    Cara Flounder,
    blob blob.
    Tua acquatica Coscienza

    Cara Coscienza,
    non venirmi a raccontare che sei muta.
    Tua terrestre Flounder

    Cara Flounder,
    non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    Tua ventriloqua Coscienza.

  21. Flounder Says:

    Cara Coscienza,
    un’ultima cosa: ma tu da me che vuoi?
    Tua diretta Flounder

    Cara Flounder,
    percepisco royalties del 3% sulle risposte esatte e del 12% su quelle sbagliate. Sappiti regolare.
    Tua affiliata Coscienza.

  22. cf05103025 Says:

    (Che abbondanza di pesce!
    Ai giorni miei mai tanti ne prendei,piene le reti,
    ho pieni ancora i sandali,e le nasse,
    e son piene le casse,ed hor che tanto
    del pesce mi è venuto,trovar non posso
    alcun per darmi aiuto)…..
    Vurria addeventare pesce d’oro,
    dint”a lu mare me jesse a menàre.
    (Vuoi farti pescatore?)…..
    Venesse ‘o piscatore e me pescasse,
    dint”a ‘na chianelluccia me mettesse.
    (Ma se talor tu vedi luccicar le lamprede
    Intorno ai sassi,incontro a la corrente andar le trote,
    trescar le lasche,ed isfuggir le anguille,
    diresti,oh che contento,vedendo argenti vivi
    in chiaro argento…)
    Venesse nenna mia e me comprasse,
    dint’ a ‘na tielluccia me friesse.
    Me voglio fà ‘na casa ‘mmiez’ ‘o mare,
    fravecata de penne de pavone,
    ohi de pavone…..

  23. cyrano56 Says:

    davvero molto, molto bello questo post 🙂

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