Anche i grilli, nel loro piccolo.

Gira e rigira, pensa e ripensa, decise che per questa faccenda poteva aiutarlo solo il sindacato.

Così si presentò in una calda mattina di maggio, abbigliato di tutto punto e con le idee che gli sembravano sufficientemente chiare.

Dica, fece con un tono alquanto annoiato il vecchio grillo-sindacalista, che da quando una doppia frattura alle zampe posteriori aveva relegato ai rapporti con l’utenza, era sempre più annoiato.

Ecco, buongiorno. Io sarei qui per denunciare una cosa, un fatto…

Denunciare? Denunciare, ha detto? Vada alla polizia, allora, questo non è il posto giusto.

No, intendevo dire: portare alla vostra attenzione. Si tratta di una circostanza lavorativa.

Giovanotto, non mi dica che la costringono a straordinari non remunerati, perché è una storia vecchia. Da che mondo è mondo il contratto nazionale dei grilli parlanti non prevede emolumenti aggiuntivi o riposi compensativi. Immagino che conoscesse le regole, prima di decidere di iniziare questa carriera.

No, no, signor grillo sindacalista, rispose il grillo parlante arrossendo, non si tratta di questo. Tutt’altro.

E allora? Vuole forse raccontarmi che cercava un impiego di minore responsabilità e che si sente stressato dal lavoro? Vorrà mica richiedere un part-time?

Ma no, no. Mi lasci parlare. E’ tutt’altra faccenda.

Il grillo sindacalista cominciò a tamburellare nervosamente sulla scrivania con la zampina anteriore ingiallita dal fumo.

Vede, continuò il grillo parlante, non vorrei portarla troppo per le lunghe, ma partirei proprio dall’inizio, dai sacrifici fatti dai miei genitori per farmi studiare. Mio padre era un grillo di campagna, gran lavoratore ma senza cultura. Mia madre veniva dalla stessa zona, si erano conosciuti in un campo coltivato a grano. E tuttavia hanno sempre compreso l’importanza di educarci, di prepararci al mondo, me e mio fratello.

Ha un fratello lei?

Sì, ho un fratello. Ma tutto un altro carattere, altre propensioni. Eravamo differenti, sin da piccini. Lui era un tipo estroverso, comunicativo, brillante. Si vedeva fin dal principio che aveva la stoffa del grillo per la testa, sebbene mamma e papà non volessero. Dicevano che era un brutto ambiente. Invece io no. Un grilletto tranquillo, posato. Ho preso da mia madre, sa? Tutta un’infanzia passata a ripetermi: non saltare di qua e non saltare di là. Attento. Prima di fare un salto chiediti cosa c’è al di là della siepe, sii prudente. Son cose che lasciano il segno. Sono nato per fare il grillo parlante, io.

Il grillo sindacalista sbadigliò e si asciugò con il rovescio della zampa la goccia di sudore che gli colava ai lati delle antenne.

Torniamo al punto, giovanotto.

Ecco, sì, torniamo al punto, ha ragione. Dopo gli studi sostenni l’esame per l’iscrizione all’albo dei grilli parlanti, effettuai il periodo di tirocinio e vinsi un regolare concorso, qualifica C4. Lei ha il mansionario sottomano, per caso?

Giovanotto, conosco a memoria il mansionario.

Ecco, appunto. Secondo il mansionario, la qualifica C4 prevede la risoluzione di casi complessi attraverso abilità logiche e tecniche persuasive, il monitoraggio dei risultati raggiunti e la capacità di prevedere con largo anticipo eventuali problemi, apportando tempestivamente i correttivi del caso.

Esattamente.

Il problema è che io mi sento sottoutilizzato. Le dirò di più: io credo di essere oggetto di mobbing.

Il grillo sindacalista gettò un’occhiata fuori dalla finestra, dove due grilletti si contendevano un filo d’erba. Per un attimo gli tornarono in mente scene della sua giovinezza. Poi si riassestò e chiese: più precisamente, di cosa sta parlando?

Io credo – rispose il grillo parlante – di essere stato assegnato a una persona che non ha affatto bisogno di me. Vede, la questione non è quella di non voler ascoltarmi o discutere, è proprio che io lì mi sento inutile. Sono una risorsa sprecata, non c’è mai nulla su cui possa intervenire, fila tutto terribilmente liscio. E capirà bene che dopo tanti anni di studio io abbia anche bisogno di sentirmi valorizzato, di arricchirmi professionalmente.

Il grillo sindacalista raccolse tutta la pazienza di cui disponeva: vede, giovanotto, non è esattamente così. Lei ha superato un concorso da C4, mica da B1! E’ chiaro che le si affidano casi difficili, che ci si aspetti da lei il massimo della vigilanza e dell’attenzione.

Ciò che a lei sembra una perdita di tempo, un’attività superflua, in realtà non lo è: proprio perché non accade mai nulla, lei deve essere lì, presente e attivo, pronto a rendersi utile nel momento in cui si avrà bisogno del suo consiglio. Perché non creda, non creda che la persona alla quale è stato affidato non avrà mai bisogno di lei. Succede a tutti, anche ai migliori. Un giorno, improvvisamente, quando meno è previsto, crollano, si distraggono, commettono un errore, anche minimo, e allora spetta  a lei il compito di migliorare la situazione.

O non mi dica piuttosto che vorrebbe svolgere mansioni da B2, quelle cosette elementari che ha appreso nei primi anni del suo studio: non si rubano i portafogli, non si mettono le mani sulle chiappe delle sconosciute e via discorrendo.

Ma no, mi creda. E per un attimo il grillo parlante si vergognò della sua arroganza. E’ solo che io comincio a dubitare che questo momento possa arrivare. E a questo punto io vorrei…ecco…io vorrei chiedere un trasferimento presso altra sede.

Il grillo sindacalista scattò sulle zampe posteriori. Si sentì un cric e poi un lamento di dolore soffocato: ma cosa dice, giovanotto? Questa è la prima volta che ci viene presentata una richiesta del genere. Ma lei conosce il mansionario? Lo sa che il suo incarico è vita natural durante e non può essere modificato? Ma si rende conto della sua richiesta? Ma si immagina se tutti i grilli parlanti facessero come lei? Vorrebbe dire lasciare quei poveri esserini umani in balìa di se stessi, confonderli. Ma lei, giovanotto, mi spiace dirglielo così brutalmente, lei non ha un minimo di deontologia professionale, lei non è che un povero egoista che si crede al centro dell’universo.

Il grillo parlante tacque, visibilmente imbarazzato.

Vede, provò ad aggiungere il grillo parlante in un ultimo sforzo di persuasione, quando parlo con i miei colleghi, li sento stanchi ma soddisfatti. Ancora motivati. A me invece sta venendo una depressione, passo le mie giornate a rigirarmi le zampette, sperando che accada l’irreparabile. Sperando che arrivi finalmente il giorno in cui anche io potrò mettermi un po’ in evidenza, dire la mia, dirigere in qualche modo i destini del mondo.

Senta, giovanotto, sbottò allora il vecchio grillo sindacalista, io non posso aiutarla in alcun modo. Torni al suo posto di lavoro e porti pazienza. Se proprio non ce la fa, segua un corso di aggiornamento professionale che la tenga impegnato, qualcosa sulle tossicodipendenze, i tradimenti, la prevenzione frodi e lo spionaggio aziendale. Oppure si trovi un hobby creativo, che so, scriva.

Il grillo parlante abbassò la testa sconsolato e capì che era il momento di andarsene. Lentamente saltò fino alla porta e se la richiuse alle spalle.

Che peccato, mormorò tra sé il grillo sindacalista. L’ennesimo grillo per la testa che ha sbagliato mestiere e non accetta il fallimento. Raccolse gli appunti e li infilò in una cartellina verde sulla quale c’era scritto “crisi vocazionali”, tutto in maiuscolo.

Si accese un’ennesima sigaretta.

Lontano, oltre la strada, i suoi colleghi già pensionati accordavano con le cicale gli strumenti per il concerto serale.

(Questa storia dovrebbe avere una morale, come tutte le favole. Il fatto è che da oggi pomeriggio la cerco senza trovarla, ma probabilmente volevo semplicemente dire che prima di farsi in quattro per insegnare agli altri cosa è giusto e cosa no, forse bisognerebbe essere sinceri con se stessi e cercare di capire per quale ragione – veramente – si insiste nel voler a tutti i costi dire agli altri come vivere.)

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19 Risposte to “Anche i grilli, nel loro piccolo.”

  1. firma Says:

    sembra una questione di potere sugli altri più che di consigli.
    mmmhmmh è strano, vorrà dire qualche cosa, se trovo grilli qui oggi e “Mi mangiassero i grilli” da Zio Burp domani; se mi illumino di qualche idea decente riferisco.

  2. cyrano56 Says:

    favoloso! la morale già c’è ed è proprio quella che ti ha spinto a scrivere questa favola: quanta gente ha l’arroganza di credere di sapere meglio di te come TU devi vivere, agire, parlare, persino pensare, a volte! e fossero persone di successo, con una vita piana e piena: macchè! e da che pulpito, dico io?
    Forse, se pensassero di più alla propria vita e di meno a salire in cattedra e sindacare quella degli altri, avrebbero risultati migliori (ma soprattutto, noi avremmo tanti rompiscatole di meno…)

  3. IceKent Says:

    ma dai, mi rovini il divertimento!!!
    ora ogni volta che mi metterò a dare consigli non richiesti dovrò pormi delle domande pure io!!! ufff ….

  4. Flounder Says:

    prima o poi ci cadiamo tutti in quell’arroganza.
    anche io che sono perfetta 😉

  5. cyrano56 Says:

    (lol)

  6. fuoridaidenti Says:

    non è ancora la fine. dopo 5 anni passi C5 ed è lì la fine (a menco che non ti salti per la testa il grillo di voler fare un concorso da dirigente)

  7. e.l.e.n.a. Says:

    finale malinconico, crepuscolare…

  8. e.l.e.n.a. Says:

    il grillo parlante non si perse d’animo e prese la palla al balzo, dimostrando una certa agilità.
    aprirò un blog!, si disse.
    il mio nick sarà beppe.
    altro che mani in mano ad oziar come quel marchese…
    sono o non sono genovese?!?…
    diventero un gurugrillo e aiuterò il paese…

  9. Su Says:

    sì, ci cadiamo tutti in quella arroganza, meglio esserne consapevoli e quindi indulgenti quando gli altri lo fanno con noi. Chiunque abbia un’idea, seppur vaga e flessibile e in divenire, di sé e del mondo, non può non pensare che la propria sia quella giusta, e tentare di estenderla agli altri, e stupirsi che invece gli altri no, non ne vogliano sapere!

    Ma non è solo questo, questo si può controllare, cercando di tenere presente che il meglio che possiamo fare per coloro cui teniamo è lasciarli essere loro stessi.

    il problema è che a volte non si può non guardare la vita degli altri come un film. Me l’ha fatto notare un’amica. Hai presente quelle commedie un po’ sceme,per esempio, dove due che sono destinati a finire insieme nell’happy end, per tutto il film rincorrono altri e si mettono in un guaio dopo l’altro? Tu, spettatore, lo capisci dopo poche scene come andrà a finire, è così evidente! Perché tu sei fuori. Ma chi è dentro non se ne accorge. Tu vorresti quasi gridare ed entrare nel film per scuoterli e far loro aprire gli occhi!

    Ecco, a volte è proprio difficilissimo osservare qualcuno dibattersi nella melma quando la soluzione per tirarsene fuori a te appare lì, sotto gli occhi.
    Basterebbe loro cambiare prospettiva, vedere da un altro punto di vista… (il tuo)
    Dovresti aver la forza di star solo a guardare, ma guardare qualcuno a cui vuoi bene stare male a volte riesce intollerabile.

    Sì, non ci sono solo motivazioni altruistiche, lo so, ma ci sono anche .
    Accorgersi delle altre sarebbe utile ai grilli, accorgersi di queste potrebbe far sopportare con indulgenza i loro consigli, per poi magari rifiutarli.

  10. anonimo Says:

    … uelà!!!

    :)))

    (scusate l’entusiasmo, sono emozionata)

    lisa

  11. pispa Says:

    “si trovi un hobby creativo, che so scriva”…
    molto carino, mi ci vedo, peccato che non sono molto grillo ma.. :))

  12. HangingRock Says:

    Il punto cruciale della storia è che il grillo parlante fallito non mancherebbe della volontà di rendersi utile, e dunque di insegnare al suo ospite come campare. Il problema è che il suo ospite non gli dà occasione di esprimersi. E perché succede questo? Semplicemente perché il suo ospite non ha anche grilli per la testa.
    Dovete sapere che il grillo parlante per sua natura nasce legato ad un gemello siamese, il grillo per la testa. L’uno non può vivere senza l’altro. Ora, per uno scherzo della natura dell’ospite, il grillo parlante è nato separato dal fratello per la testa. Così, crescendo, ognuno ha preso la sua strada. I due si sono persi di vista fino al giorno in cui non si sono incontrati nell’ufficio del sindacato, che diventa teatro del loro dramma esistenziale: per anni i due grilli, metà di una stessa anima, hanno abitato, il primo, il corpo di un infelice; il secondo, il corpo di un inquieto. Tuttavia, col tempo, la loro natura si è corrotta e le parti si sono invertite. Al grillo parlante sono venuti i grilli per la testa (stanchezza, senso di inutilità, manie di persecuzione, voglia di cambiare, di ricominciare); il grillo per la testa ha smesso di saltare e se ne sta stanco e disincantato dietro una scrivania. Ed è fallito non meno del fratello, perché invece di comprendere, in quanto sindacalista, il disagio del grillo parlante e schierarsi dalla sua parte, finisce per fargli la predica.

    Insomma, la morale è: non ospitate un grillo parlante se prima non vi assicurate che sia saldamente legato a un grillo per la testa.

    (la prova della fondatezza di questa interpretazione sta nell’immagine dei grilletti che il sindacalista osserva dalla finestra. In realtà non si contendono un filo d’erba. I grilletti si sparano addosso)

  13. Flounder Says:

    hanging, tu a sigmund ci fai un baffo.
    (ma te l’ho già detto che tu sei intelligentissimissima?)

    effettivamente in questa vicenda ci sono più significati di quanti se ne vedano (o forse anche meno, ci devo pensare)
    e comunque resta sempre valida la visione del mondo di Canetti: la spina nel fianco.
    negli ultimi dieci giorni ho avuto un grillo parlante attivissimo, estenuante, scassambrello.
    (sapeva tutte cose isso).
    ebbra della sua grillitudine non mi resta che sfogarmi – alla stessa maniera – con chi mi sta intorno.
    peggio per voi.

  14. Flounder Says:

    Cara Coscienza,
    ma tu quante zampette hai?
    Tua entomologica Flounder

    Cara Flounder,
    guarda che io ho uno stacco di coscia che ci vuole la mano di Dio.
    Tua kessleriana Coscienza

    Cara Coscienza,
    eppure io pensavo che voi Coscienze ci assomigliaste e ci rispecchiaste in tutto e per tutto.
    Tua zerododicibenettonesca Flounder

    Cara Flounder,
    pensavi male. Come sempre, d’altronde.
    Tua valchirieggiante Coscienza.

    Cara Coscienza,
    e ad attributi posteriori, invece, come stai messa?
    Tua impertinente Flounder

    Cara Flounder,
    non vorrei addolorarti. Ti rispondo un altro giorno.
    Tua JLopeziana Coscienza

  15. brezzamarina Says:

    ..io avrei bisogno di un grillo C4, contratto full time a progetto..la inoltri tu la domanda?

  16. aitan Says:

    quasi o.t.

    Non ti sarà difficile credere che tra i soprannomi che mi sono meritato nella mia attività lavorativa (padreppio, melo’, babbonatale…) si annovera anche un grillo parlante.

  17. Flounder Says:

    aitan, non so perchè ma sotto sotto me lo sentivo 😉

    brezza, ovviamente percepirò una piccola percentuale in caso di contratto andato a buon fine

  18. brezzamarina Says:

    in effetti il destino me lo ha mandato…se funziona ti invieró la percentuale 🙂

  19. VENTODITERRA Says:

    Ah, ecco che finalmente ho saputo dove era finito il mio grillo cat. C4!

    Ecco perche’ e’ da un po’ di giorni che cantando mi sento la Callas.

    Certo che, anche tu con i tuoi paragoni con la Dickinson proprio ora non mi aiuti, eh, te lo devo dire.

    (invece dico grazie!)

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