Uno sguardo dal ponte

Certi equilibri sono così delicati che basta un niente a distruggerli, un soffio d’aria. Ci sono volte in cui si può perdere il mondo per un gesto di disattenzione.

Lo so, lo sappiamo.

Mia figlia si muove con grazia tra cose e persone. Non ha mai rotto niente, non ha mai disturbato nessuno. Conosce il senso del limite, in ogni singola cosa.

E’ in assoluto la creatura più lieve che conosca.

A scuola le maestre sono meravigliate da questa dote naturale alla mediazione. Dal modo preciso di sistemare le situazioni, anche le più difficili.

Lo ha imparato da lei? mi chiedono.

Lo ha imparato da me, rispondo. Da una me che agisce a mia insaputa, che fiuta odori e spia gesti, che raccoglie toni e respiri, ricomponendo il tutto in un disegno. A volte prima ancora che si manifesti.

Si tratta di aver imparato a ricordare le cose nella loro potenza emotiva, nel bene e più spesso nel male.

E’ la cristallizzazione di un modo autoprotettivo, di un’attenzione esasperata al dettaglio. Così si può prevedere la tempesta prima che arrivi, si può individuare la scintilla di violenza prima che scoppi la polveriera.

Si isolano i dettagli spaventosi e ci si appresta alla difesa, si stringono i denti e si tendono i muscoli.

Dove gli altri non vedono nulla noi già sappiamo cosa accadrà e cerchiamo di prevenirlo.

Siamo sicure che così non ci accadrà alcun male.

Invece non è vero, è solo che possiamo anticiparci il lavoro, soffrire un po’ prima del tempo e diluire un dispiacere. Perché alla fine quella strada la segui lo stesso, anche se sai dove porterà. Perché a volte speri di sbagliarti, che il tuo sguardo non sia così acuto.

Barbara mi chiama la nutrice.

Credevo fosse per via del cibo, di questa cosa che in casa mia potrebbe arrivare d’improvviso un reggimento e sfamarsi. Invece dice che è per il fatto di anticipare i desideri, di sapere esattamente un attimo prima di cosa ci sarà bisogno e cercare di provvedere per tempo.

In alcuni momenti i panorami futuri sono così chiari che si possono toccare. Non se ne può parlare con nessuno, dicono che sei visionaria, che pecchi di eccesso di fantasia, che vedi tristezza dove non ce n’è, che il tuo è solo pessimismo e sfiducia.

Allora deglutisci e sorridi: sì, forse è così, forse mi sto sbagliando.

Lo dici per acquietare gli altri. Non tutti amano vedere il futuro da un cannocchiale. Non tutti amano intuire il finale di un thriller. Lo dici per acquietare te stessa, per pensarti in uno spazio diverso e provare a regalarti una prospettiva migliore.

Ma sotto sotto sai che chi non sa guardare lontano forse è più felice.

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20 Risposte to “Uno sguardo dal ponte”

  1. fuoridaidenti Says:

    indubbiamente. come chi ha una bella cotenna dura. ma che vuo’ fa’ piccere’

  2. Omphalos Says:

    tu, tu proprio sei bella, ecco. non ci sta niente da fare.

  3. giorgi Says:

    chi non sa guardare lontano forse è più felice. Mi sa che è così. Ma chi sa guardare lontano ha un’anima grande.
    Siete proprio belle, tu e tua figlia.

  4. lupesio Says:

    In una canzone di Ligabue c’è un pezzo che dice pressapoco che chi non pensa molto è più felice.
    Mi è capitato di dirlo recentemente ad una collega.
    E, stasera, un’altra persona a cui ho detto che avevo mal di testa (a causa di pensieri, appunto), mi ha detto: “cerca di non pensare molto, Lup”
    Ciao Flo, sempre bravissima, con le parole.

  5. zaritmac Says:

    “Non fasciarti la testa prima di rompertela”, “Non chiamare S. Paolo prima ‘e vedé ‘o serpe”… quante volte mi hanno bonariamente sculacciata con queste pillole di saggezza. E io giù a spiegare che non ci sono lame più taglienti di quelle impreviste, che pre-vedere è esorcizzare il male, che … la sai quella storia di Mitridate… avvelenandosi ogni giorno un po’, poi forse non si muore. Insomma, io sono così. Non tanto brava in equilibri(smi), giuro. ‘Sti poveri fantasmi miei sempre a ballare sul tavolo dopo averli raccolti per le scale. E scruto, e cerco ansiosa rassicurazioni da ogni presente bello, mentre gli chiedo “Resti?”, e mi riparo dietro l’aria sicura di chi sa che andrà. Insomma, che ne so, trovo molti dei miei giochi di sopravvivenza in questa Barbara; solo io sono molto, ma molto più maldestra di quella fantastica, piccola creatura.

  6. Sodoma Says:

    non ti conosco bene, ma ti leggo qui e altrove da un pò…. tu devi essere certamente una bella donna e una splendida mamma.

  7. UnaVolpe Says:

    Tu sei sempre la stessa, densa, c’e’ tanta roba in te e la maggior parte e’ bella e buona, dove c’e’ qualcosa lo fai decantare, non che la decantazione sia indolore, magari chiede del tempo, quel tempo che ormai ci e’ prezioso, ogni giorno che passa e’ vita preziosa, non si puo’ sprecare aspettando che succeda la felicita’, la felicita’ e’ li, e’ quella che abbiamo, densa si tu sei densa, bella come il pane cotto a legna, buona come una mattina nebbiosa.
    Bax

  8. Flounder Says:

    un giorno – assieme a quella dello sguardo – arriverà forse la presbiopia dell’anima.

    p.s.: Barbara non è la mi’ figliola, ma una cugina acquisita che amo molto.

  9. Flounder Says:

    lupesio, oggi proprio pensavo che se mettessi tutte le parole in un sacco e me lo legassi al collo per precipitarmi in fondo a un mare, non mi porterebbero giù, ma vuote come palloncini mi terrebbero disperatamente a galla.
    e ancora non so se sia un bene un male.

    sodoma, quest’inverno abbiamo avuto il label di buona mamma, ma non è che ci facciamo affidamento certo.
    come dire, son cose di cui non è mai certi.

    omphalina del mio cuore, quando torni?

    abbiate pazienza, ma oggi era la giornata del pessimismo cosmico (e non è ancora finita)

  10. didolasplendida Says:

    perchè non ci piace combattere con nemici sconosciuti, al nemico diamo un volto, un nome, delle strategie, le pensiamo tutte per essere pronte, ma la vita è sempre più brava di te e della tua immaginazione

  11. BellaLu Says:

    lontano non c’è granchè da vedere, flo. (ma se proprio ci tieni, allora perchè sorridere e annuire?)

  12. riccionascosto Says:

    No, non tutti amano intuire il finale di un thriller. Ma l’intuizione – come dici tu – ti aiuta a diluire il colpo, a dilatare il dolore e la delusione. Li rende forse più sopportabili, a prezzo di un costante sottofondo.
    Il guaio è che anche quando non lo vorresti, l’intuito è lì. Perché fa parte di te.

  13. brezzamarina Says:

    sei grande..ma il destino é ancora piú grande e riserva piacevoli sorprese anche a tutte le ‘nutrici’ di questo mondo (perché se le meritano)

  14. Effe Says:

    D’accordo, ma se oggi tocca un po’ di sofferenza e attrito, e quel che si vede da lungi, piacere non fa, domani invece sarà un giorno di sole e di benedizioni su di lei.

    Macché, non è vero, stavo scherzando.

  15. hobbs Says:

    …quindi non è tanto la capacità di prevedere gli eventi, quanto poi l’impossibiltà di mutarne il corso. L’unica possibilità è essere infettati dal virus del dubbio, come me. E’ quel tipo di malattia che ti permette di riguardare ogni volta un film convinto che stavolta il finale sarà diverso…

    p.s.
    non sono più felice, affatto. come ebbi a dirti una volta mi pare, sono solo di spalle…

  16. dadau Says:

    non mi ricordo di preciso che film fosse però ad un certo punto la cameriera capa chiedeva a qualcun altro: “sai qual’è la più importante qualità di un cameriere?”, e si rispondeva “l’anticipazione”, e concludendo con qualcosa sul fatto che i camerieri devono essere in grado di anticipare sempre i desideri dei propri signori in modo da riuscire nell’impresa di far filare tutto liscio.
    però quella cosa della nutrice è molto più bella e la sostituirò al ricordo di queste battute.

    sul guardare lontano ho poche certezze. quando ci provo non riesco ad andare tanto oltre, talvolta vedo una nebbia buia che mi rattrista. altre volte però ci provo sotto un’altra prospettiva e vedo qualcosa di luminoso e caro. e non ho proprio idea di quale delle due cose sia la più prossima o la più reale.

  17. stefko Says:

    Io mi a volte mi costringo a non guardare troppo lontano, nella speranza di vivere in maniera più felice…
    Ma alla fine mi rendo conto che è totalmente inutile, quando anche i sogni divengono presagi di ciò che sai sta per accadere. Di bello e di brutto.

  18. Flounder Says:

    BellaLu, perché sorridere e annuire?
    Perché non ha senso avvelenarsi o voler convincere qualcun altro di ciò che tu già intuisci. Ci sono battaglie perse in partenza: meglio, allora, fingere di essere stupidi e tacere.(in lontananza si vede meglio, non è vero che non ci sia nulla da vedere: certe apparenze formano delle prospettive inequivocabili, non sono casuali)

    l’intuito è una bella cosa, ma – appunto – non è sufficiente a mutare poi il corso degli eventi. l’intuito scisso dalla volontà poi non serve proprio a nulla.
    c’è invece il rischio di vedere le cose come sono, nella loro interezza, e avere la pretesa di poterle cambiare e infilarci dentro una marea di sforzi inutili.

    vado qualche giorno in eremitaggio, a scrutare orizzonti lontani.
    ciao

  19. didolasplendida Says:

    qua si fa della pubblicità occulta :-))

  20. pispa Says:

    non si sceglie mica, vero?
    son cose che arrivano a volte, a volte no, come l’istinto magico delle donne nella Casa degli Spiriti di Isabelle Allende.
    una cosa bella… una cosa brutta… dipende, c’è, è una qualità no? 🙂

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