JFK. Sottotitolo: il Caso e la Necessità .

Con Stefania i rapporti erano tesi e difficili, sempre. Fin dal primo istante.

Era una che litigava su tutto, lei si giustificava dicendo che era rabbia repressa a causa della sua estrazione proletaria, mamma e papà operai, un mutuo vita natural durante per una casa di tre stanze alla periferia di Milano e tutti i sacrifici fatti per farli studiare, che pesavano sulle scelte e i desideri di ogni giorno.

Si addolciva solo quando cantava i Beatles e tutto un repertorio jazz che la sentivamo fin dal primo piano.

Poi a cena si litigava di nuovo, perché avevi appoggiato lo yogurt in frigo dove non dovevi, perché aveva sentito un tono troppo ironico nella tua voce, perché eri meridionale e non dovevi azzardarti a pensare di poter cucinare una cotoletta o un risotto.

Va bene, fallo pure il risotto, ma chiamalo allo zafferano e non alla milanese, perché tu un risotto alla milanese non lo saprai cucinare mai e poi mai.

I soldi.

Lavoravamo un sacco e guadagnavamo molto, per essere studentesse e avere ventidue anni. Un po’ li spendevamo anche, noi.

Lei no.

Per questo senso di fame atavica che non le dava tregua, in nome del riscatto impossibile. In un anno aveva messo da parte trenta milioni, privandosi di tutto e aumentando l’incazzatura perenne, come se le nostre spese le sottraessero qualcosa.

Però alla festa di addio decise di partecipare e contribuire.

Fu una festa incredibile, malinconica e bella, con un mucchio di persone: amici, amici di amici, conoscenti, perfetti sconosciuti.

Io mi ricordo degli argentini ubriachi persi e di aver preparato centinaia di arancini di riso, una giornata intera all’impiedi. Friggevo senza sosta sotto l’occhio curioso delle cinesi e delle indonesiane che non immaginavano che il riso potesse essere anche così.

E alla festa venne anche Mike con un amico americano, uno che non si era mai visto, un certo Patrick.

Stefania stette a chiacchierarci tutta la notte.

Al mattino dopo disse: non conosco nemmeno il cognome, non gli ho dato il numero né l’indirizzo, ma se il caso esiste ci farà rincontrare.

Perché questa ragazza qui era un misto di volontà e fatalismo, intrecciati in modo perfetto. Sconfinava nell’uno o nell’altro quando meno te lo aspettavi.

Poi sulla scia di quella notte fece una follia: dopo quattro giorni partimmo e lasciò tutti i soldi sul conto in banca.

Così sono sicura di ritornare, disse.

Era il 1990.

Per un annetto mantenemmo i rapporti, per quanto difficili fossero, poi ne persi le tracce.

E quando nel giugno del ’96 sbarcai dalla sera alla mattina a Milano, presi l’agendina per chiamare tutti quelli che conoscevo, vecchi compagni di studio, amici emigrati, una coppia conosciuta in viaggio.

La mamma mi riconobbe all’istante, dalla voce.

Disse: lo sai che Stefania la settimana scorsa ha partorito la sua seconda bambina?

Posso andarla a trovare?

Rise: è un po’ difficile, è in un ospedale di New York.

Poi mi raccontò che dopo due anni Stefania era partita di nuovo per il Giappone, aveva trovato un contratto come insegnante di inglese per bambini in una remota provincia del Kyushu, in mezzo alle montagne, un paesello con poche migliaia di abitanti. Era accaduto per puro caso:  un’inserzione nella bacheca dell’Università, un giorno che era di passaggio a Venezia.

E lì si era ritrovata un tutor che si chiamava Patrick, che da due anni la aspettava, in nome del Caso e della Necessità.

Vivono sulla Fifth Avenue, oggi. In un loft immenso, insieme alle figlie.

Di tanto in tanto ci penso e mi chiedo se sia ancora così arrabbiata con il mondo o se finalmente abbiano fatto la pace.

Di tanto in tanto ci penso e mi chiedo cosa occorrerebbe a me, per rimettermi in pace con il mondo.

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27 Risposte to “JFK. Sottotitolo: il Caso e la Necessità .”

  1. Flounder Says:

    (alla prima siciliana che viene e mi dice: chiamale palle di riso, perché tu gli arancini non li saprai fare mai e poi mai le faccio scompagna a morte!)

  2. cyrano56 Says:

    🙂
    bel post e bella storia 🙂

  3. anonimo Says:

    (… e bella domanda)

    lisa

  4. HangingRock Says:

    Mi hai fatto venire i brividi.

    Comunque tu, prima di chiederti cosa ti occorrerebbe per far pace con il mondo, dovresti chiederti cosa ti occorrerebbe per litigarci in questo modo. Non hai la stessa rabbia, ti ci devi rassegnare.
    Chiamala semmai amore dialettico per la vita, perché tu questo tipo di incazzatura non lo saprai provare mai e poi mai

  5. Tristanbantam Says:

    ma tu non lo sai veramente se è in pace col mondo…, i disegni che si chiudono forse non sono la soluzione 🙂

  6. Climacus Says:

    Se J sta per Jacques, FK sta sicuramente per Monod, il quale direbbe:
    “questo ragionamento ci soddisfa nel caso del sasso, ma non di noi stessi.”

  7. gabriellagirls Says:

    per un finale
    aperto,
    terra terra,
    semplicistico
    e
    happy :
    io,
    dopo
    “sacrifici…che pesavano sulle scelte e i desideri di ogni giorno…
    una fame atavica…un contratto come insegnante in una remota provincia del Kyushu…”
    trovarmi
    con un Patrick che da due anni
    mi aspetta, dei figli anche in arrivo,
    un loft nella Fifth Avenue…
    beh! mi rimetterei,
    in pace con il mondo !

    foss’anche per fame
    …di Pace !

  8. riccionascosto Says:

    E se la prima siciliana ti dice chiamale arancinE di riso, perché gli aranci(ni) sono gli alberi, la scompagni lo stesso?

  9. cf05103025 Says:

    è una bella storia,
    però non l’hai vista lei,
    la Stefania,
    se sta bene davvero,
    e magari è una balla,
    ecco,
    e la Stefania non c’è.
    Io conoscevo una restauratrice che mi parlava sempre della sua amica Fernanda che faceva qui faceva là e su e giù e andava a spedizioni polari perché era biologa e incontrò anche lei un americano che la mise incinta ma lei disse mi servivi solo come maschio per avere un figlio poi diceva che guadagnava l’ira d’ iddio a san Francisco e via col disco, tremila episodi della vita di Fernanda…
    Poi sapemmo che la Fernanda non era mai esistita, da suo padre: era una sua proiezione;
    poi lei andò in Svizzera e sparì.
    Però magari non è vero.

    Sai com’è Flòu l’importante qui è che il racconto giri bene…

    Comunque è un bel racconto esemplare, tipo parabola con morale, e mi piace.

    Mario

  10. minoio Says:

    mi noio. qua’lque centina’ia d’aranci’ni! (ma loro le quia’mano aranci’ne!)

  11. shemale Says:

    Forse ti occorrerebbe Mike.

  12. didolasplendida Says:

    e volevo vedere che non si era nemmeno pacificata col mondo!
    tu non ti devi rimettere in pace col mondo, devi solo scriverci su un bel romanzo

  13. Flounder Says:

    andremo a cercare la Stefania.
    le diremo: sputa il rospo.
    sei felice?
    poi in seconda battuta le chiederemo: dicci la vera ricetta del risotto alla milanese e anche quella della cassoeula.

    e se non saprà rispondere, la bombarderemo con le arancinE di riso.
    bollenti.

  14. Flounder Says:

    shemale, come disse quello là dell’altro giorno una o se casa o escribe un diario .

  15. stefko Says:

    Flou, forse è il mondo che si deve rimettere in pace con noi…

  16. pispa Says:

    ci sarà un Patrick avanzato da qualche parte..

  17. Flounder Says:

    al supermercato li davano in offerta 3 x 2, ma erano in avanzato stato di decomposizione.
    allora ho optato per lo jocca.

  18. Effe Says:

    1) se i soldi sono ancora sul conto, avrei proposte di investimento sicurissime

    2) Se il Caso m’imponesse d’andare fino in qualche sperduta provincia dall’altra parte del mondo, per trovare la felicità, per prima cosa gli direi Vergògnati la faccia, e poi proporrei una mediazione: incontro a metà strada, facciamo gli Urali, con volo low cost last minute all inclusive.
    E che diamine, sempre ce tocca faticà, anco per essere felici.

  19. Flounder Says:

    effe, il suo destino Рlo sa meglio di me Р̬ sulla tratta Novosibirsk/Vladivostok.

    le allego una cartina, per non perdersi.

  20. Flounder Says:

    stefko, mi piacerebbe che fosse così come dici, ma non ci credo.
    (flounder in versione pessimista)

    dido, un romanzo non lo saprò scrivere né mo’ né mai.
    (flounder in versione intelettualmente onesta)

    hanging, hai centrato il punto: mi arrabbio troppo poco. è una cosa che mi fa terribilmente paura.
    (flounder in versione mansueta come un agnellino)

    climacus, potremmo dire anche: questo ragionamento ci soddisfa nel caso del sesso, ma non di noi stessi . appunto.
    (flounder in versione “la vita è fatta di tante piccole cose”)

    gabriella, tutti ‘sti traslochi ci hanno sfiancato, diciamo la verità.
    (flounder in versione anima migrante)

    minoio, certi giorni penso di essere nata per lavorare con la Protezione civile durante le calamità.
    (flounder in versione cuoca di cucina da campo)

    nome: Flounder
    età: 39
    segni particolari: perplessa.

  21. sphera Says:

    E guardando dai finestroni sulla Fifth Avenue, guardando senza vedere, una donna pensa alla sua vecchia conoscente Flo, alle cose che ha saputo recentemente di lei, al posto dove sta, alle cose che fa e le invidia la sua pace, il suo essere sempre stata, del resto, in pace col mondo. Che poi, magari, han ragione tutte e due.

  22. Flounder Says:

    mah.
    secondo me il massimo che potrebbe pensare è: dopo un semestre terribile come quello che ha passato, è ancora lì che sorride. deve essere scema. sì, per forza. del resto non sapeva nemmeno fare il risotto alla milanese.

  23. aitan Says:

    (adoro le parentesi dei tuoi commenti)

  24. hobbs Says:

    …per farci pace dovresti prima almeno averlo mandato a fare in culo, e non sono proprio convinto che tu lo abbia fatto. Il racconto è splendido, come al solito, e come al solito sono pervaso dalla tentazione di mandarti al diavolo, nel dubbio, ci mando il mondo. anche per te, magari…

  25. Flounder Says:

    oggi ho litigato con il capo. può essere sufficiente?

  26. hobbs Says:

    …no, ma sono sicuro che hai ragione…

  27. AnnaBella Says:

    …chissa’ se la mia incazzatura col mondo passera’. Sono sicura che la sua e’, se non altro, diminuita.
    Mi ci ritrovo un po’ in questa Stefania tranne per il fatto che tutti i soldi che ho avuto, pochi, me li sono mangiati.
    Aspettanto Patrick…..

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