No, grazie. Il caffè mi rende nervosa.

Un po’ di tempo fa mi è arrivata a metà mattina una telefonata strana, sul cellulare. Una signora che parlava inglese con accento spagnolo e mi chiedeva di effettuarle una traduzione in tempi brevissimi.

Ma guardi che io non faccio la traduttrice, ho risposto io.

Sì, vabbè, ma può farlo comunque?

Ma non saprei dirglielo, mi mandi il testo.

Il testo era facile, facilissimo e breve. Sottomano non avevo nemmeno il dizionario, così ho chiesto consulenza al blogghèr traduttore.

Poi ho chiesto alla tipa, che ho scoperto chiamare dalla Germania, come avesse fatto ad avere il mio  numero privato, e la sua risposta è stata che stava en la computadora  sua.

Ambè, se stava en la computadora come contraddirla? Stava en la computadora, fine della discussione.

Mi hanno pagato in meno di dieci giorni, una cifra modesta ma elevatissima considerando il tempo impiegato.

Dice che era per l’urgenza.

Due giorni dopo mi arrivano un paio di mail distinte, da altri mittenti,  con le quali mi chiedono se voglio iscrivermi a un database di traduttori.

Io le ho cestinate.

Stamattina una mail pietosissima in cui il tipo inglese del database mi chiede perché mai io non voglia accettare, ma così contrito e dispiaciuto che fa impressione. Che loro ci terrebbero molto, che sono persone serie, che pagano e hanno uno staff qualificato.

Come se mi dicesse: ma cosa le ho fatto? Ma perché ce l’ha con me?

E io mi chiedo: ma quante cose ci stanno en la computadora degli altri?

E un po’ ho paura.

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19 Risposte to “No, grazie. Il caffè mi rende nervosa.”

  1. Zu Says:

    Ora sarebbe il caso ti telefonassero per pubblicare qualcosa di tuo, ma chissà se en la computadora degli editori ci stanno le cose giuste…

  2. stefko Says:

    Tante cose… Troppe… Ed a nostra totale insaputa…

    P.S. Zu, speranza condivisa 😉

  3. anonimo Says:

    Peut-etre que tu tienes miedo because you have something to hide.

    Daniele (shemale)

  4. hobbs Says:

    …en la mia computadora sei sotto la voce “ricette”…

  5. cyrano56 Says:

    si, anche a me fa un po’ paura questa storia delle “tracce” informatiche…
    Shemale, yo no creo that Flo a quelques choses to hide(lol)

  6. Flounder Says:

    una cosa al volo, poi ci ritorno.
    per quanto mi riguarda, una delle regole basiche dello stare al mondo ̬: non fare nulla le cui conseguenze Рuna volta reso pubblico il fatto Рtu non possa sopportare.

    il che non ha nulla a che fare con il concetto di morale o decalogo dei giusti comportamenti, ma con una cosa più profonda: la capacità di assumersi il rischio di perdere qualcosa (dalla reputazione al denaro, passando per l’affetto, il marito, il lavoro e la casa) a causa di un segreto divulgato.

    poi – come tutti – ci sono cose che si tengono nascoste.
    non per timore, ma perché sono delicate e vanno protette, custodite.

    come certi pensieri e sentimenti.

    e in ogni caso non sono mai le parole a tradirci o a rovinarci, ma solo i fatti, quelli che stanno alla base.

  7. aitan Says:

    Solo per darti una traccia su chi ha rintracciato te; direi che si tratta di persona che parla la lingua spagnola nella varietà latinoamericana: computadora è termine più usato al di là che al di qua dell’Atlantico (dove si preferisce chiamare ordenador l’apparecchio col quale stiamo comunicando ;o))

  8. Flounder Says:

    io ci ero risalita a partire dal cognome della tizia, che mi sapeva di argentino.
    questa sottigliezza terminologica invece mi sfuggiva.
    (grazie come sempre)

    stefko, tu sei un agente del KGB
    (e non dimentichiamo che anche tu – per quanto con un fine nobile -hai contribuito alla Stutela della mia praivasi)

    zu, ho il sospetto che nella computadora dell’edidore ci siano solo fodo di donne discinde.
    (e poi – detto tra noi – pubblicare un libro significa potersi portare il blogghèr o la bloggheressa al bagno. col pc riesce più difficile, mi hanno detto)

  9. pispa Says:

    siamo qui, seduti in casa nostra, e contemporaneamente in un sacco di altri luoghi possibili.
    è una stranissima sensazione, non ci penso mai.
    quando scrivo o leggo cerco solo il cuore della gente.
    però, magari sono davvero seri.. eccetera 🙂

  10. Climacus Says:

    dopo il post sulla condivisione del lavoro, chiaramente marxiano, ti ritrovo sempre più filosofa: pascaliana nell’affermare che il reale ha esigenze (che la ragione eccetera), kantiana nell’enunciare una delle regole basiche dello stare al mondo.
    Altrettanto filosofo, mi chiedo se le regole basiche son quelle con ph maggiore di 7: essendo il lavoro il prodotto di una forza f per lo spostamento del punto in cui essa è applicata (L= f . s . cos a ; dove s è la lunghezza dello spostamento del punto d’applicazione di f e a l’angolo formato dalla direzione di s con la retta d’azione di f), nel caso di un grave in caduta, detto P il peso del corpo e h il caso particolare in cui lo spostamento coincide con la retta d’azione della forza, il lavoro è L=Ph. Se ph è minore di 7, chiaramente il lavoro rende acidi.
    Rileggendo questo commento, posso supporre che il grave in caduta sia il mio pene. Il che non è poi così grave, basta che di rimbalzo non mi finisca nel sedere. Ecco.
    Buona giornata di smaltimento dell’inessenziale 🙂

  11. Climacus Says:

    tornando al post di prima, a me sembrava funzionasse alla grande. L’unico problema è che non capisco bene che cosa voglia dire Anna nell’ultima frase. Vado

  12. pbeneforti Says:

    solo i fatti e non le parole?
    ottimista!
    non occorre che dietro alle parole ci siano fatti, perché esse possano far danno; basta che ci sia un pregiudizio, per dire.

  13. sevensisters Says:

    Ormai siamo tutti schedati. La cosa potrebbe anche far piacere, se uno non vuole passare inosservato.

  14. Flounder Says:

    pispa, il paradosso della società della comunicazione fa sì che all’incremento degli scambi e delle interazioni faccia da contropartita non solo una maggiore fragilità dei rapporti, ma addirittura la perdita di certezze relativa ai luoghi e un certo confuso stato d’animo.
    così che mentre prima telefonavi a qualcuno a casa o in ufficio e – se lo conoscevi e c’eri stato – potevi i”vedere” il suo spazio, il luogo in cui si situava e dare corpo, sostanza e conferma al ricordo e all’immaginario, oggi con il cellulare sei sempre in un altrove.
    e nell’incontrarsi per la prima volta, nel proprio o altrui territorio, con qualcuno che si conosce solo epistolarmente, una delle richieste che spontaneamente sorgono non è: fammi vedere dove vivi, ma fammi vedere da dove scrivi , per poi, nella distanza, poter ritornare al ricordo e all’immagine dell’altro ancorato al suo posto fisso.
    (gesù, come stiamo inguaiati)

    climacus, io ho sempre nutrito una malcelata invidia per quelli che tu dici una cosa e loro subito ti sanno dire se sei kantiana, hegeliana, fichtiana, mastelliana o marzullesca.
    io proprio non sono capace, e questo frustra enormemente la mia mania di grandezza classificatoria.
    anna non si sa bene cosa voglia dire: essere partecipe e al tempo stesso prendere una distanza, compiangere ma con il timore di essere compianta a propria volta.
    (credo)

    beneforti, a me le parole non mi hanno mai fatto nulla, da sole, né in bene né in male. le trovo mediamente innocue, mentre mi hanno cambiato la vita certi schiaffi o dei gesti possenti.

    vado a finire la torta.

  15. Flounder Says:

    settesorelle, io – per dirne una – non sono nemmeno sull’elenco telefonico e uso una carta di credito prepagata ricaricabile per fare le cose su internet.
    e non mi ritengo una maniaca della privacy.

  16. anonimo Says:

    ma stà computadora… che palle
    io che ho visto tanti film gialli, ci vedo che ti hanno voluto prima carpire la fiducia con una traduzione facile ma ben pagata, e poi ti potranno dare una traduzione più difficile che non ti pagheranno mai. perché non si è mai visto un datore di lavoro implorare un potenziale dipendente-collaboratore (come fanno quelli dell’alleanza assicurazioni, in una delle loro convention assurde, ottimo materiale per un racconto tragicomico). alla prossima. Lella

  17. BiancaRaffa Says:

    Una mia amica con un servizio di traduzioni on line ha preso una sonora fragatura. Farei attenzione se fossi in te.

  18. Flounder Says:

    uh, lella, che piacere (allora eri tu la L. dell’altro giorno che non capivo chi fosse?)
    e anche biancaraffa, che piacere ritrovarti.

    io ho un atteggiamento positivo sulla faccenda: voglio dire che mal che vada avrò rispolverato un po’ di vocaboli e tenuto in allenamento il cervello.

  19. anonimo Says:

    no, veramente non ricordo di aver scritto un commento firmato L.

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