Nulla da dichiarare

Nelle giornate come questa penso che dovrei mettere tutto quello che ho in due, massimo tre valigie, e partire, cambiare città.

Lo penso sempre, un giorno sì e due no. Solo che negli altri giorni assomiglia a un rumore di fondo, che non ha fretta e non pressa. Un po’ meno di una semplice possibilità.

Di quelle ambizioni attaccate al respiratore, di cui scrivevo qualche giorno fa.

Oggi invece lo penso in modo forte e chiaro, distinto e amplificato.

Lo penso ogni volta che ho lacrime di rabbia.

Sono così diverse da quelle consolatorie della tristezza.

Quelle di rabbia bruciano e sanno di veleno, non aiutano nemmeno a liberarti.

La verità è che non ho mai amato le persone in fuga, quelle che si nascondono a se stesse e agli altri.

Allora resto a difesa dei miei accampamenti, sperando che non appicchino il fuoco nella notte.

Ed è così strano sapere che tra le parole pronunciate e i comportamenti agiti esiste una zona semi-segreta, una terra di nessuno dove tutti gli accadimenti perdono di valore e sostanza, così che puoi limitarti ad ascoltare senza sapere o a guardare senza riuscire a comprendere.

Più parli e meno spieghi, più agisci, più tutto si sfuma e diventa indicibile.

C’è una città dei morti dove tutto è possibile o perde totalmente di senso. E allora quello che resta è solo una superficie, che cambia colore secondo il punto di osservazione, come un ologramma.

Di notti e tracce e segni sul corpo, di inverni e trame e disegni interni se ne perde notizia, come se nulla fosse mai accaduto.

Lavato via da lacrime di rabbia. Calcificato in ricordi che per altri sono solo parole, uguali a quelle con cui compri il latte o racconti del tempo.

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26 Risposte to “Nulla da dichiarare”

  1. famelico Says:

    carino questo blogghe!!! comunque per partire non servono le valige

  2. Flounder Says:

    e questa è la ragione per cui in certi giorni penso che gli esseri umani non possano avvicinarsi e concedersi più di un tanto piccolo così: le zone intermedie contengono elementi così indistinti da non consentire immedesimazione, ma solo una parvenza.
    questa è la ragione per cui è già un miracolo se due persone riescano a starsi accanto senza scivolare e cadere, senza infliggersi inutili dolori. è già un miracolo riuscire ad avvicinarsi – in silenzio – senza avere paura.

  3. elisy Says:

    Chi incomincia a fuggire, percorrerà tutta la vita fuggendo, a meno che non si abbia un’eccezionale forza di carattere. C’è chi fugge in sostanze, chi in sogni, io ho solo diciotto, anzi diciannove anni, e mi sto rendendo conto che sto incominciando a fuggire, in senso materiale però, di città in città. Spero di trovare la mia, o me, dipende, e di fermarmi un giorno..
    Un dolce saluto eli

  4. miles.gloriosus Says:

    Bellissimo post. Vorrei partire anch’io, per il momento ci provo con il pensiero.
    Solo che ultimamente riesco solo a provarne una voglia vaga, indistinta.
    Colpa del caldo?

  5. brezzamarina Says:

    sono in viaggio forse da sempre..e adesso ho una gran voglia di arrivare in porto.

  6. sottopressione Says:

    e per fortuna che le lacrime di rabbia come quelle di tristezza scorrono, vero lasciano solchi più o meno profondi, ma scorrono e le valigie tornano ad essere riposte

  7. Flounder Says:

    dovrebbero abolire il Ministero di (dis)grazia e (in)giustizia.
    o quanto meno riformarlo.

  8. DanieleBurzi Says:

    “Pià parli e meno spieghi…”
    Ti scoccerebbe esporre il concetto a mia suocera, Flo’?

  9. AnnaBella Says:

    il viaggio inizia col primo vagito e termina con l’ultimo respiro. Viaggiare di citta’ in citta’ non e’ necessariamente una fuga. Fuggire, in alcuni momenti della vita, non e’ necessariamente negativo. Puo’ anzi essere necessario. E quando si trova la propria casa si mettono radici.
    Quando le lacrime di rabbia cessano di cadere e lasciano la rabbia, li’ cominciano i guai, ci si incattivisce. Sono a meta’ strada, anzi nuovamente alla ricerca di una strada nuova. Nuovamente la vita ti cambia sotto agli occhi senza cosi’, da un momento alla’tro, senza preavviso (in tutti i sensi). Nuovamente ti chiedi se vale la pena sprecare tanta energia e la risposta e’ no.
    Chiusa una porta si apre un portone… beh mi spetto che se ne aprano almeno un diecina tutti insieme, a questo punto…

  10. anonimo Says:

    quella cosa della terra di nessuno.
    mi ha fatto venire in mente un immagine di tante bolle di sapone che si toccano, con dentro le persone, una bolla a testa.
    trasparenti, tangenti, piene di liquido amniotico in cui ognuno nuota per conto proprio.
    tipo le uova di rana, tutte attaccate come una schiuma, prima che nascano i girini.

    lisa

    (quando infatti non si ha paura ad avvicinarsi, anche me sembra già un miracolo)

  11. Laguna Says:

    bello questo posto, mi rifaccio al primo commento, veramente bello anche quello, per partire non servono le valige 😉

    ciao 🙂

  12. ranafatata Says:

    Sono 24 anni, ormai, che vivo con le valigie in mano e non sono ancora riuscita a capire se le mie partenze continue siano fughe o meno. Se fuggo, cerco di fuggire da me stessa, ma la cosa è un tantinello complicata: questa rana(s)fatata non si vuole proprio staccare da me. E, intanto, piango di tristezza e di rabbia, piango di inquietudine, piango perché non trovo una dimensione in cui non sentirmi goffa o fuori luogo, inadatta o sradicata. Mi sembra di appartenere all’acqua, più che all’aria, ma le branchie, quelle, tardano a sostituire il mio apparato respiratorio di bipede terrestre. Chi mi darà branchie palpitanti affinché io trovi rifugio sotto la superficie del mare? Fuggirei lontanto, lontano a posarmi in uno scoglio… Senza valigie, a quel punto!

  13. Flounder Says:

    io non soffro di mancanza di radici, quanto piuttosto di mancanza d’acqua dolce.
    da anni mi sento una mangrovia: succhio acqua e sale e poi le sputo via.

  14. almaserena Says:

    inutile consigliarti di non partire: lo sai già facendo e le valige sono solo lasciate al deposito, cos’, tanto per avere l’impressione di poter tornare. Ma non torniamo mai!

  15. 8e49 Says:

    qualcuno diceva che la fuga è invece l’unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice. io sono d’accordo con questo qualcuno qui.
    un abbraccio
    francesco
    (il qualcuno di cui sopra è poi cacucci, che da quando amo il messico amo anche lui)

  16. Flounder Says:

    è che io non voglio fuggire, voglio solo essere in un altrove, ma perfettamente visibile e riconoscibile.
    un altrove che non è necessariamente un luogo, ma una categoria dell’esistenza.

  17. BellaLu Says:

    e cos’hanno mai le persone in fuga, che non ti piacciono? come tutti, fanno quello che possono

  18. Flounder Says:

    potendo scegliere, preferisco quelle che sanno “stare”.
    ma è più un fatto di movimenti interni che esterni.

  19. elisy Says:

    “Siamo tutti migranti. Stiamo permanentemente abbandonando una terra per trasferirci altrove. Siamo migranti quando lasciamo i vecchi schemi e le vecchie abitudini per aprirci a nuove circostanze di vita. Un matrimonio, una separazione, la morte di una persona cara, un viaggio non da turisti, persino la lettura di un libro sono delle migrazioni interiori. Poi c’è la migrazione di chi lascia la madre terra per vivere altrove: una volta gli uccelli, oggi gli uomini. Ogni migrazione esteriore a poco a poco diventa anche interiore […]”

    [Christiana de CALDAS BRITO]

  20. Effe Says:

    la via si chiama anemone.
    Di mare.
    L’anemone sta, resta, presidia, resiste, vince, eppure va, ondeggia, fluttua, si piega, cede.
    E’ certamente interiore, ogni nostro altrove (che altrimenti non ci si muove di un pollice).

  21. pispa Says:

    a volte, la fuga, è un movimento apparentemente necessario.
    di per sé è un luogo della vita, piena di atomi in movimento perpetuo.
    e poi, cos’è fermare la realtà, se non scandire un attimo?

  22. AnnaBella Says:

    “Ed è così strano sapere che tra le parole pronunciate e i comportamenti agiti esiste una zona semi-segreta, una terra di nessuno dove tutti gli accadimenti perdono di valore e sostanza, così che puoi limitarti ad ascoltare senza sapere o a guardare senza riuscire a comprendere.

    Più parli e meno spieghi, più agisci, più tutto si sfuma e diventa indicibile.”

    …sta tutta qui la chiave del ragionamento. Non credo serva ne’ accettare, ne’ capire. E’ cosi’. Punto. Possiamo essere padroni, quando ci riusciamo, solo della nostra vita. Tutto il resto e’ altro da noi ed in quanto tale sfugge al nostro controllo. Possiamo farcene un’idea, condividerla o negarla, ma quell’altro non siamo noi e potrebbe sfuggirci di mano da un momento all’altro.
    Guarda me che da lunedi’ mi ritrovo punto e a capo. Stavolta pero’ prima di rimettermi in gioco me ne vado al mare!

  23. anonimo Says:

    La verità è che non ho mai amato le persone in fuga, quelle che si nascondono a se stesse e agli altri.

  24. Flounder Says:

    (figuriamoci un utente anonimo…)

    ahaha, tanto so chi sei, non mi sfuggi a me!!
    una volta entrato nel mio blog, non puoi più nasconderti.

  25. Flounder Says:

    forse qui qualcuno pensa che si parli di amore.
    ma quando mai.
    si parla di vigliaccheria, di azzeramento dei debiti, di azioni che si perdono e nonostante gli sforzi richiesti non portano a nulla né vengono riconosciute.
    allora raccontare della propria vita a qualcun altro diventa una fatica non necessaria.
    molto più semplice offrirgli una superficie patinata e impeccabile.

    (questo blog ha i toni dello sversatoio comunale, ma sto assai incazzata. assaissimo. spero di diventare un anemone al più presto)

  26. Effe Says:

    lei ha correnti improvvise e venti lievi, è già sulla buona strada

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