Brainstorming

Sapevamo  che prima o  poi sarebbe  scoppiata la tragedia.  Era stata a lungo preannunciata da schizzi biancastri che nel tempo si sono addensati e raggrumati su tutte le superfici utili: piastrelle, scrivanie, linoleum. Tracce di sé, momenti in cui si marca il territorio e si fa del proprio corpo una forma d’arte, delle proprie secrezioni una creazione, un Assoluto.

La settimana scorsa ero a pranzo con il capo, che in un momento di nervosismo si sfogava con me, benché fossero argomenti da uomini. Gli dispiaceva doverne parlare così.

Ma a me non disturbava. Sono ben poche le cose che mi disturbano.

Preferisco che un problema si presenti in tutta la sua evidenza, con tutte le linee di contorno definite, piuttosto che ci si muova in contesti sfumati, nei quali la mancanza di chiarezza impedisce l’elaborazione di soluzioni.

Sono fatta così, non ci credo al tempo che aggiusta tutto.

Il tempo deteriora case e palazzi, apre crepe dalle quali spunta una vegetazione selvaggia. Il tempo rovina, ma non risolve. Va usato come qualunque altra risorsa, ben indirizzato e non lasciato alla casualità assoluta.

E  comunque  gli  avevo  consigliato  di  chiamarlo  in  disparte e  suggerirgli  la possibilità  di  farsi curare. Che qui si sarebbe  avuta  la comprensione totale,  prendesse pure tutto  il tempo che gli era necessario.

Ma il capo non è convinto che sia una malattia.

Io sono del parere, invece, che tutto ciò che si svolge pubblicamente fuori dal contesto delle regole imposte dalla socializzazione sia patologico.

In privato ognuno ha il diritto di coltivare ciò che crede, che si tratti di sogni, desideri, manie o perversioni.

In pubblico no. Occorrono riserbo e il rispetto dei codici unanimemente condivisi.

In un mondo in cui ormai la legge consente quasi ogni cosa e legittima posizioni che un tempo erano impensabili, la trasgressione ad ogni costo può essere solo indice di malattia mentale.

Ma questo è solo il mio umile parere. Ogni esibizionismo ha in sé un nucleo più o meno malato. Anche il mio, per quanto mi consideri una persona di una banalità sconcertante. Logica binaria: interruttore On/Off e pochissime variazioni sul tema.

Ma stamattina si è davvero esagerato, non era più possibile compatire e comprendere: si sono aggiunte la  sfrontatezza e il sentimento di impunità.

Il capo ha adottato le maniere dure.

Lui ha minacciato di suicidarsi, qui tra le nostre stanze.

Il capo si è fermato. Poi è venuto da me e mi ha chiesto: che devo fare?

Perché chiedi a me, che per te sono “la senza cuore”? Che in questi casi sfodero tutto il cinismo che possiedo? Mi pare che trattare gli altri con durezza e punirli per i propri errori, specie se reiterati – sia un indice di rispetto per la loro integrità. Mi pare che mettersi in condizione di farsi trattare da malato di mente e coglione sia una furbizia perversa, ecco cosa mi pare. Io ho il terrore dei rapporti ambigui, delle manipolazioni sottili, del tentativo di ispirare pietà, che viene sfoderato come una spada, a dispetto di ciò che vuol sembrare. Forse anche io sono malata, allo stesso modo degli altri. E’ malato questo mio sogno di un mondo in cui la gente si rispetta e mantiene la propria dignità. E’ malata la mia logica binaria con la quale penso che tutto possa risolversi e sistemarsi, a condizione di dare il nome giusto alle cose, senza girarci intorno.

Sei senza cuore, mi ha detto il capo.
Ma poiché lo sentivo battere, non mi è sembrato necessario replicare.

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25 Risposte to “Brainstorming”

  1. e.l.e.n.a. Says:

    appena finito di leggere questo pezzo mi è venuto in mente dogville.
    non so perché o se lo so mi inquieta un po’.

  2. e.l.e.n.a. Says:

    comunque non potreste sospenderlo – a tempo determinato – per inquinamento ambientale?

  3. e.l.e.n.a. Says:

    vabbè e poi una battutaccia:

    è, di sicuro, una situazione che gli è sfuggita di mano.

    (anche voi, però…)

    ok, basta, ora vado

  4. Flounder Says:

    ho finito di leggere l’altro giorno “Soffocare” di Palahniuk, che è questa storia grottesca e tragica di sessuodipendenti.
    è da anni che leggo cose sulle dipendenze, sui meccanismi di trasgressione e ricerca di punizione come momento catartico, salvo poi – all’ultimo momento – lo scatenarsi del pietismo.
    forse c’è qualcosa di Dogville, sì, il senso dell’anello più debole della catena che si trova a pagare per tutti. il desiderio di integrare il diverso e ridurre tutto a una condizione di piattezza chiamata tolleranza o pietà, per timore che il rifiuto scopra tragedie più ampie nel gruppo.
    è una faccenda che mi turba moltissimo, non per il fatto in sé, ma proprio per le dinamiche che si creano intorno.

  5. dadau Says:

    io non credo si tratti di essere senza cuore.
    non si può comprendere tutto e non si può tutto sopportare e perdonare. ma in questo caso non credo c’entri tanto dogville e il contrasto tra la “natura” da comprendere e perdonare e l’ “educazione” da impartire del dialogo finale tra padre e figlia.
    mi sembra semplicemente che ci sia qualcuno che sta male e che ha bisogno di cure;
    e non ha senso fargli muro intorno e stare in silenzio per proteggerlo dall’esterno, quando il problema è dentro di lui e non fuori.

  6. fuoridaidenti Says:

    a me èvenuto in mente, guarda un po’, “Rumore Bianco” (che poi mi è venuto in mente anche ieri mentre mi finivi di leggere “Metropolis” sempre di De Lillo). La domanda, a questo punto è: Vuoi vedere che di questo segaiolo ne facciamo un caso per parlare di letteratura postmoderna?

  7. aitan Says:

    a me sono venuti in mente certi cinemini di periferia, che la natura vuole il suo sfogo

  8. DanieleBurzi Says:

    Difficile da giudicare, Flo’.
    La situazione è sfuggita di mano a lui, senza dubbio.
    Però anche a voi.

  9. duenovembre Says:

    pazzesco il tizio… mi sembra uno di quei telefilm di Mtv 😀

    sei senza cuore 😉

  10. Effe Says:

    ora, per un imbianchino che ha lasciato cadere un po’ di vernice, tutta questa confusione.
    Vorrei vedere voi, tutto il giorno a pittare pareti e soffitti. Soprattutto i soffitti. Ma anche le pareti.
    Che poi lui voleva fare l’Accademia di Belle Arti.
    Solo che il padre era alcolizzato, la madre si prostituiva, il fratello spacciava droga e la sorella era della Juve (per questo venne disconosciuta dall’intera famiglia).
    Ma che ne sapete, voi?

    (questo è un blog giustizialista)

  11. Flounder Says:

    quando una decina di anni fa mi leggevo certi racconti o certa manualistica americana, pensavo sempre che in fondo fossero cose lontane da noi, che non ci riguardassero.
    tutti questi gruppi di Anon, queste esistenze allo sbaraglio, il senso costante del disagio, gli psicofarmaci, l’ossessione per gli oggetti, lo sradicamento dei valori certi.
    e invece ci siamo arrivati anche noi, dentro e fuori dalla letteratura.

    il segaiolo esibizionista è dentro di voi, che vi piaccia o meno. è il vostro nemico interiore, la parte misconosciuta che non accettate e che nemmeno riuscite a tenere a bada. il segaiolo esibizionista siete voi.

    (questo è un blog apodittico)

  12. Giocatore Says:

    Il nostro suicidio collettivo è già avvenuto e compiuto. Nel momento in cui abbiamo iniziato a dirci “impiegati” e “dipendenti”.

  13. Flounder Says:

    chi pregherà per noi?
    chi depositerà corone di fiori sulle nostre lapidi dove riposano cervelli atrofizzati?

  14. Flounder Says:

    il capo entra senza bussare e sbotta: non si può fumare in ufficio.
    a me viene da ridere.
    mi verrebbe da rispondergli: allora posso masturbarmi, visto che non ci sono cartelli che lo vietino.
    gli rispondo esattamente così.
    allora il capo dice: non mi fare innervosire.
    e io gli rispondo: non ti voglio far innervosire, è un dato di fatto.
    il capo si innervosisce davvero e ribatte: ma tu mica sei scema!
    e io dico: e tu che ne sai?
    la logica della conversazione non fa una piega.

  15. Effe Says:

    (legga la posta, legga la posta, santiddio)

  16. anonimo Says:

    boy, interrupted, insomma.

    lisa

  17. anonimo Says:

    (Flo’, aiuto!
    ti ho sconquassato tutti i commenti con quel boy interrupted)

    lisa

  18. glider Says:

    quando la compassione è omissiva veicola infezione.

  19. Flounder Says:

    effe, l’ho letta.
    mi faccia sua. (in senso letterario e non letterale, si intende)

  20. fuoridaidenti Says:

    sì sì, è proprio letteratura postmoderna (l’avevo detto, decostruendo e ricontestualizzando)

  21. Flounder Says:

    glider, ma la compassione omissiva è vera compassione?
    o la vogliamo chiamare viltà, che mi pare più corretto?

  22. Flounder Says:

    calma, per piacere, teorizzami questo fatto. postmoderna in che senso?

  23. glider Says:

    mah, se è ostentata direi che si tratta di viltà conclamata
    ma ci può essere anche un sincero sentimento di compassione senza avere la capacità o la forza di usare il bisturi

    e la piaga s’infetta.

    dolo e colpa, ma sempre di setticemia si muore eh.

  24. IceKent Says:

    regole, regole, ancora regole.
    non credo che dovremmo ricostruire le nostre regole.
    dovremmo abbatterle

  25. Flounder Says:

    qua si apre una discussione interessantissima sull’impossibilità di abbattimento delle regole e dei sistemi, possibile solo a patto di smantellarle da un sistema più alto o più in basso, ma comunque strutturato.
    che è poi il concetto per il quale le rivoluzioni non possono durare, ma sono solo un momento transitorio.
    che non l’ho detto io, ma un certo Koselleck, che era un po’ più intelligente di me e voi messi insieme.
    (ma solo un po’)

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