Wednesday Blues

Mi puoi trovare qui, tra collo e nuca, in guisa di pensiero. Come una mano che si infila tra i capelli, come un richiamo assordante in una folla.

Ci sono cose che non sappiamo dire, molte di più che non sappiamo fare. Perché quaggiù nessuno è perfetto, nemmeno io con il mio smalto perlescente e i jeans azzurri fit for ladies.

Ci hanno portato qui, millenni fa, per occuparci di quei piccoli niente che formano una vita.

Puoi guardarmi ancora negli occhi, nel doppio colore che si fonde e cercare i misteri interstiziali. O un ennesimo impercettibile nulla, buono da coltivare.

Potrai passarci l’eternità così, o solo una stagione. Che in fin dei conti è lo stesso, a ben pensarci.

Ritagliarmi come catene di bamboline piegate su se stesse, appoggiarmi a una parete e disegnare la sagoma. Con un puntello perforare i contorni e ripassare col gesso, poi soffiare via il superfluo.

Ogni giorno, ogni anno, segnare tacche per misurare il tempo e il senso.

Mi puoi trovare qui, se la mano impara a passeggiare e a coprire distanze. Salire e ridiscendere le curve e sostare nell’ombra.

Puoi imboccare l’uscita, mille e più volte. Giocare a non tornare.

Mascherarti da babau e farmi trasalire.

Dopotutto siamo solo sabbia colorata in una clessidra che in certi giorni si fa fatica a rigirare.

Ma stasera potrei cucinarti i calamari. Che in una somma di piccoli niente non è poco.

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16 Risposte to “Wednesday Blues”

  1. fuoridaidenti Says:

    sto da mio cognato, ma per domani andrebbe bene.

  2. prufrock1962 Says:

    ci sono, qui.

  3. Flounder Says:

    ma chi l’ha detto che il mercoledì è da leoni?
    io oggi mi sento tipo panda.

  4. Zu Says:

    L’importante è che non ti estingua.

  5. Flounder Says:

    ma che hai capito?
    4×4, trazione integrale, multijet.
    va-va-vooma.

    (non è vero, scherzo. e nemmeno calamari, stasera, ma un carpaccio di polpo e salmone, che comunque in questo deserto di niente non è poco)

  6. Zu Says:

    Non è poco, anzi! E come l’hai annaffiato?
    (qui tra poco ci annaffia un temporalone coi fiocchi, a cielo viola)

  7. anonimo Says:

    accetterei volentieri i calamari stasera, ho solo salsicce e lenticchie che con 300° all’ombra non è il massimo…Bello il post come sempre.

  8. Flounder Says:

    mi tocca dire che nella mia vita sono molte ma molte di più le sere che ho cenato da sola che quelle in compagnia.
    che se prima era una cosa che detestavo, adesso mi è quasi indifferente. l’importante è non disdegnare il cibo, non punirsi per la solitudine aggiungendo danno su danno.
    ed è per questo che forse lego così tanto l’idea di amore al concetto di preparare da mangiare, più ancora che per il semplice fatto di essere meridionale e avere il culto della tavola.
    anni fa mi innamorai di un posto, a bruxelles, che oggi non esiste più: era un posticino con un solo, enorme tavolo ovale, con una capienza di più di venti coperti.
    al mattino si riempiva di pani, marmellate, brioche, caffè e bevande. si pagava una cifra fissa e si sedeva accanto a chi capitava, si chiacchierava, ci si passava il giornale.
    a pranzo idem. ci si passava i piatti da un capo all’altro.
    si chiamava “Le pain quotidien” e il sorriso della gente che entrava bucava la nebbia e l’umidità.

  9. rosadstrada Says:

    Ciao flo!!!!!!!!

  10. cyrano56 Says:

    …molto bello 🙂

  11. Flounder Says:

    ciao, belle signore.

    (mi si è ristretto il blog)

  12. Effe Says:

    il mercoledì è un giorno da serpenti e occorre mutar pelle e scaglie.
    Scaglie di parmigiano sul carpaccio le consiglio, nevvero.
    E questo corpaccio che arranca nel caldo, rallenta anche l’anima
    (per il resto, tutto bene, il mondo è sempre sull’orlo del fallimento)

  13. hobbs Says:

    …se mi chiamassi fossati, o anche solo fo, te la musicherei…

    adoro la carta da spolvero poi…

  14. Flounder Says:

    e sììlo.
    fossati, intendo.

  15. Guiadixit Says:

    Il calamaro è la patatina fritta del mare.

  16. BellaLu Says:

    da ragazza per un po’ ho sognato di gestire un rifugio in montagna. Mi affascinava l’idea di accogliere chi passava, ascoltare storie, mangiare e bere insieme a loro. A volte ci penso ancora. Su a 2000 metri i calamari però non so.

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