Acida? Ma chi, io?

Ero alla spiaggia, ieri. La spiaggia di casa.

La spiaggia di casa significa una piccola striscia di sassolini chiusa tra due scogliere, ad uso privato delle circa venticinque famiglie che abitano sul vialetto che conduce alla stessa. Significa altresì che di lì non si scappa: siamo sempre gli stessi, mattina, pomeriggio e sera.

Talvolta anche a cena e dopocena.

Significa genitori multitask che si alternano nella cura dei figli di tutti, mettiti al sole che c’è vento e piantala di schizzare tutti, totale assenza di pose plastiche, abbiamo fatto stravizi quest’inverno, eh?, contrattazioni con il marocchino di turno per il braccialetto della fortuna, allora facciamo che ne prendo tre e ne pago solo due, gossip su chi è invecchiato/ingrassato/dimagrito da un anno all’altro, ti pare possibile che Viviana abbia 45 anni da circa sei anni? scambio inevitabile di segretissime informazioni culinarie, sì però io ci metto anche un’acciughina, che siate o meno d’accordo, torneo pomeridiano di burraco, ma quante volte te lo devo dire che non devi prendere tutte le carte da terra quando io ne ho solo due alla chiusura?

Eppure.

Eppure anche alla spiaggia di casa, dove per definizione non accade mai nulla, un giorno ti si può avvicinare uno dei soliti, abituali avventori e seppellirti sotto una marea di baggianate, tanto più inquietanti in quanto improvvise, dopo anni e anni di battigia condivisa.

Contro il tacchinaggio da spiaggia si forniscono dunque una serie di brevi indicazioni per sopravvivere serenamente.

Se mi parli di viaggi, non raccontarmi con orgoglio che sei stato solo a Cuba, Santo Domingo e in Thailandia perché sono gli unici posti in cui riesci a sentirti veramente libero.

Se insisti sulla cultura di questi popoli, non dirmi che hai passato le tue giornate a farti fare i massaggi sulla spiaggia e che tornato a casa hai deciso di imparare anche tu. E soprattutto non usare quel tono sornione e sensuale quando nomini la parola massaggio.

E  se  ti riesce,  evita di dirmi  nel corso della prima  mezz’ora che  ti  piace la passione e che ami le donne sensibili. Non si è mai  sentito nessuno che abbia mostrato preferenze per le frigide o le sadiche, tranne i pervertiti.

Non telefonarmi più del necessario e non mandarmi sms a tutte le ore per il solo fatto di possedere il mio numero di telefono, soprattutto se ottenuto per vie traverse.

E se proprio devi indulgere in questa pratica, evita, se non siamo in particolare intimità o se non c’è corresponsione di amorosi sensi, di mandarmi baci, chiamarmi dolcezza o gioia.

Se nel corso di una conversazione accidentale nomino mia figlia non dirmi, per piacere, che adori i bambini di tutte le età e che ameresti far loro da padre anche se non sono i tuoi.

Non precisare con fare ammiccante che non ti piacciono le donne con i tacchi alti e ben truccate se sono vestita con la tuta e le adidas e da anni mi incontri tutti i pomeriggi sudata da far schifo dopo il giro in bicicletta.

Se mentre sono seduta cambio posizione a causa del formicolio in una gamba non sottolineare che si vede che sono atletica, soprattutto se ho un pareo lungo fino ai piedi. E’ imbarazzante sapere di avere a che fare con uno dalla vista a raggi X e la macchina del tempo incorporata.

E se hai meno di trent’anni, te ne prego, non affermare che ti piacciono da morire le donne che hanno vissuto ma si sanno mantenere giovani, che ami le rughe a raggiera ai lati degli occhi e i fili bianchi tra i capelli. Passi per il pervertito, ma necrofilo proprio no.

Quando vuoi necessariamente parlare di libri non cercare di convincermi che devo assolutamente leggere Ken Follett o Dan Brown perché altrimenti mi perdo un pezzo di conoscenze imprescindibili.

E non chiedermi mai – ma proprio mai mai – se sono romantica o se mi piace passeggiare al chiaro di luna. Glissa sul segno zodiacale, sull’ascendente, i bioritmi, la cilindrata della tua auto e il potere afrodisiaco dello iodio.

Adesso prendi questo foglio, imparalo a memoria, appallottolalo e ingoialo.

Se riesci a farlo senza battere ciglio, senza commentare, senza bere, senza dover dire per forza una battuta stupida, ci sono buone probabilità che fra qualche tempo, forse un paio d’anni, potremo andare a prendere un aperitivo insieme.

Quel giorno ti verrà fornito il secondo foglietto di istruzioni.

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15 Risposte to “Acida? Ma chi, io?”

  1. fuoridaidenti Says:

    fatto, avanti col prossimo biglietto (oh, fiasco su tutta la linea eh?)

  2. broono Says:

    Cazzo, Pucci, sei veramente acida.
    Come minimo l’hai imparato su un libro della Littizzetto.

  3. broono Says:

    Piesse: 🙂

    (bentornatissima)

  4. Flounder Says:

    ore 15.30:
    no, è che magari in tutti questi anni hai potuto pensare che io fossi il compagno di Viviana, invece siamo come fratello e sorella, amici dall’asilo all’università.
    ci conosciamo da cinquantasei anni.

    ore 16.30
    scambio vera verità su età di Viviana con giro in canoa o spegazione dettagliata del cous cous di pesce.

  5. anonimo Says:

    … ma questo è un vero e proprio pezzo da collezione, Flo’!

    :))

    lisa

    (categoria “cretini”, aggiungerei)

  6. anonimo Says:

    Flounder, posso mandarti uno
    che me lo pettini per benino?
    pispa

  7. aitan Says:

    Quanno ce vo’, ce vo’.

  8. MosakSlot Says:

    no. acida no. è lui che è agrodolce, un po’ passito e scipito, se veramente ha fatto tutto quello che c’e nella lista.

    del resto, dicevano i romani, le leggi si fanno per evitare che si ripeta un misfatto.

  9. rosadstrada Says:

    Hai la pazienza di ascoltarlo
    e di fornirgli anche il libretto delle istruzioni?!
    Tu sì pazz!

  10. Flounder Says:

    io non sono minimamente paziente.
    però sono curiosa molto.
    e mi chiedo sempre: ma i viscidi sanno di essere tali?

  11. Flounder Says:

    in quanto poi ad acidità, c’è chi sta peggio.

    scattata a Pantelleria, tabaccaio a due porte.
    trad. : l’entrata è dall’altro lato, se vuoi entrare di qua, o è perché lavori qua, o sei deficiente. speriamo che lo capisci una volta per tutte.

  12. Effe Says:

    ora, che dire? lei mi era sembrata la persona giusta.
    A qualcuno lo doveo pur dire, altrimenti rischiavo d’impazzire.
    La conoscevo da anni, ma così, di vista. Eppure mi sembrava la persona giusta.
    Epperò, come fai ad andare da una e dirle: Sai, io ci ho un blog.
    Son mica cose che si confessano alla leggera.
    Molti non accettano quelli come me, li emarginano, e quando passiamo per strada prendono i figli in fretta in fretta e li fanno entrare in casa.

    E insomma, io ogni volta iniziavo a parlarle, deciso a confessare tutto, ma poi, capite, mi mancava il coraggio.
    E così dirottavo il discoro su questioni così idiote, le più inutili possibili.
    Capirà, mi dicevo, che c’è qualcosa sotto, che tergiverso, che perdo tenpo, che faccio il pesce in barile. E’ così evidente. E allora mi chiederà; cos’è che vuoi dirmi, veramente?
    E allora capirò che è davvero la persona giusta, e le dirò del mio vizio.
    Così pensavo.
    Ma invece lei, l’ultimo giorno, mi ha messo un foglietto in mano, e m’ha detto di mangiarlo.
    Proprio a me, che aborro la carta, e mi cibo di bit.

    Non mi hai capito mai.

  13. Giocatore Says:

    Acida/(s)adica

  14. zop Says:

    torno e ti lascio un commento musicale post-estivo!

    Acida sempre,
    acido per me,
    acido per te,
    acido cos’è…
    (sulle note dei prozac+)

    ciao certepiccolemanieeeeee (sulle note di certe notti ligabuie)

  15. solenellanotte Says:

    Tu acida, lui con spericolate tendenze masochistiche.

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