I bambini ci guardano

Un  libro  stupido  sul comodino,  “Come farsi amare da un uomo difficile”,  una serie di sottolineature nelle pagine e altre ancora più marcate e definitive nel proprio modo di vivere, qualcosa che viene tramandato di generazione in generazione, che suona come: stai al tuo posto e impara.

Non esattamente confuciano, ma in un senso tuttavia simile.

Mi hanno insegnato così, insegnerò così.

Che conoscendo limiti e confini viene tutto più facile, come una volta era il mondo quando la chiesa, la famiglia e i vicini di casa ti spiegavano tutto e ti sorreggevano. Io lo so fare, anche senza Dei. Anche fuori dalle parentele di sangue e acquisite. Non vuol dire non andare mai fuori dal seminato, vuol dire andarci sapendo di farlo e volerlo fare comunque.

Non nutro sensi di colpa, quasi mai.

Non li sopporto i sensi di colpa. Se faccio qualcosa che sento errato, preferisco correggere, raddrizzare il tiro. Non mi trascino nella lamentazione o nel perverso gioco dell’ è colpa tua.

E nessuno ha il potere di farmi sentire sbagliata dall’esterno, nessuno può riuscirci.

Ho lottato per questa interezza, per la sicurezza di saper dire sì o no o forse. Nessuno può scalfire dall’esterno se io non voglio che avvenga.

Tranne mia figlia.

I bambini hanno logiche così chiare e inflessibili che ti fanno vergognare fin nel profondo.

Come il titolo del libro.

Cosa vuol dire, mamma, un uomo difficile?

Glielo spieghi con parole semplici: uno che non ti vuol bene, o che lo fa in modo errato, freddo e distante, che ti picchia, ti trascura, non si occupa dei bambini, ti tradisce.

E perché uno deve cercare di farsi voler bene da una persona così?

Ecco, appunto. Perché?

Un tot di euro sprecati quando ancora mi sembrava che separarsi potesse essere in qualche modo evitato e cercavo ricette ovunque, colpe dentro di me.

Che se l’errore è dentro di te è molto più facile, puoi lavorarci senza dipendere dall’esterno e mantenere tutto perfetto e sotto controllo. Ti risparmia il dolore del fallimento, della cattiva valutazione dell’altro e di te che hai preso fischi per fiaschi.

L’onnipotenza della perfezione e l’attivismo celano sempre il terrore del tracollo. Meglio cadere e rialzarsi, è più produttivo.

A volte i figli dovrebbero essere concepiti prima del matrimonio, averli lì, perennemente seienni e settenni a dispensarti consigli senza la consapevolezza di farlo. Seguire le loro riflessioni, rispondere semplicemente ai loro perché semplici, lasciare che ci rimbalzino addosso fino a trovare un varco per entrare.

Ho tradito un suo segreto, giorni fa. Ho riferito alla nonna una cosa che non avrei dovuto, la nonna se l’è fatta scappare.

Tergiverso, brancolo, tentenno. In ultima analisi scarico il tutto sulla nonna.

La piccina mi inchioda: non cambiare le carte in tavola, lo sai che è fatta così, sei tu che devi imparare a star zitta. O forse anche io, se tu non sei capace.

Ti ammiro da morire, figlia. Che nell’ingenuità delle tue domande  mi tracci cammini da seguire, divieti da opporre, velleità da liquidare.

Perché sei uguale a me e già tuttavia così diversa. Sei specchio e cartina di tornasole, sei pietra miliare, sei leggerezza e zavorra. Sei aspirazione e desiderio, bisogno di liceità.

E penso spesso alla vita come una ricomposizione consapevole di ciò che da bambini si conosceva per istinto e in un dato momento si è offuscato.

Quando uno dice: è solo un bambino, non può capire, in realtà ha solo paura di sé.

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36 Risposte to “I bambini ci guardano”

  1. Zu Says:

    Che capolavoro!
    (e anche il post non è niente male)

  2. pispa Says:

    è strano come i pensieri si avvicinino, senza chiedere nulla.
    giorni fa pensvo proprio a qualcosa del genere: come siamo diventati complicati da adulti.
    e come da piccola mi ricordo i goffi tentativi degli adulti, per non vedere, per non capire, le cose che erano così semplici! (e lo erano davvero a ben guardare, è che tutti si giravano dall’altra parte..)
    i bambini hanno una loro saggezza per mancanza di delusioni e sconfitte credo.
    qualcosa deve essere pur rimasto in noi, di quelle bambine che eravamo?
    bello 🙂

  3. fuoridaidenti Says:

    Posso dire che mi hai gelato e dare un giudizio dei soliti (che bel post). Poi apri un solco che è troppo profondo per riempirlo a botte di polpastrelli e ci vorrebbe da fare blablabla. E allora visto che tutto questo non si puote ti giunga un abbraccio (col quale ritorniamo all’inizio del commento, le solite espressioni che bel post e ti abbraccio). Insomma mi sa che il trend qui porterà inevitabilmente che vengo leggo e me ne vado zitto zitto.

  4. broono Says:

    Io che mi trovo sempre più in difficoltà nel senso che dice Fuoridaidenti, data la bellezza sempre meno raggiungibile da un commento qualsiasi che il tuo parlare sta raggiungendo, per non dire nulla di banale che non mi pare proprio il caso rubo a ognuno dei tre post precedenti un pezzo.

    A Zu rubo la parola Capolavoro, ma la applico proprio al post.
    Robe di introspezione, di genuinità, di capacità di dire che se un giorno dovessi pensare di smettere tiro su un esercito.

    A Pispa rubo questa frase qui:

    “i bambini hanno una loro saggezza per mancanza di delusioni e sconfitte credo.”

    ma le tolto il “credo”.
    Non è saggezza, quella dei bambini.
    Penso appaia soltanto, come tale, perchè noi invece le stesse cose le guardiamo con gli occhi dei nostri errori precedenti.
    Il saggio è quello che sa guardare, anche da grande, le cose con occhi non inquinati.
    Il bambino non ha proprio scelta.
    Non ha nel bagaglio, altro che terra da coltivare.

    A Fuoridaidenti, in ultimo, rubo

    “Mi hai gelato”

    Amarena, per la precisione.
    O pistacchio.
    La pargola sa.

  5. Flounder Says:

    no.
    il primo fatto no. voglio dire: è una cosa banale quella che ho scritto, una constatazione. la grandezza può caso mai consistere nella capacità di introiettare un messaggo semplice, semplificando la propria esistenza e riducendo le menzogne e le sovrastrutture.

    il secondo fatto: non credo che i bambini non subiscano delusioni e sconfitte. anzi, sono un accumulo di frustrazioni dalla mattina alla sera. di “si fa” e “non si fa”, di scervellamenti per capire perché se una cosa “non si fa”, poi loro, i grandi, “la fanno”.
    giungerei a un buon compromesso: sono incoscientemente saggi.

    sul gelato nulla da dire, se non una domanda: ma perché ai bambini ttti piace il pistacchio?

    il fatto è che non torneremo più bambini, mai più. ci siamo abituati troppo a mentire.
    possiamo cercare di recuperare un po’ di interezza, questo sì. lasciar andare i sensi di colpa, pure.
    i bambini hanno qualcosa di bigotto, a volte. ma non è radicato, è solo un bisogno di certezze. una volta rassicurati sanno diventare anche loro anticonvenzionali e districarsi tra i sentimenti e le contraddizioni.
    con la stessa facilità con cui svelano il vuoto che hai dentro riescono a colmare il burrone. sono abilissimi nelle soluzioni pratiche.
    sono coraggiosi.
    siamo noi che abbiamo acquisito la pratica alla viltà, che ci perdiamo per poco.
    i bambini sono gioiosamente amorali e profondamente etici a un tempo, rispondono a istanze di giustizia e sanno anche trasgredire.
    sono responsabili da morire, i bambini. affidabili, seri.
    come facciamo a peggiorare così tanto?

  6. broono Says:

    Allora mettiamola così.
    I bambini vivono di stomaco e tendono a non ritenersi responsabili di ciò che accade.

    Se una cosa bella accade, la vivono come tale e la replicano appena possibile.
    Se una cosa brutta accade, la colpa non è loro e la volta successiva ci si ributtano dentro senza pensare che potrebbe riaccadere.
    Loro sono la costante, la colpa precedente non era loro, non hanno paura che riaccada.

    Quando cresciamo, è il numero degli errori che si ripetono, a farci venire il dubbio che il nostro essere la costante c’entri qualcosa.

    Possiamo dire che il loro vantaggio è l’assenza di memoria storica e la conseguente impossibilità di far statistiche personali?

    Il pistacchio credo piaccia per le scagliette di cioccolato aggiunte rispetto agli altri gusti, che fan tanto “due cose buone al prezzo di una”.

    I bambini viaggiano per convenienza personale, in fondo.
    Se hanno un soldino e due gusti davanti, uno dei quali vale il doppio dell’altro, non vengono nemmeno sfiorati dal dubbio.

    Che è poi la chiusura del cerchio e il perchè del loro apparre così saggi.

    Ma io non sono né genitore né tantomeno gelataio.
    Semplicemente ho paura che tu sparisca per un altro giorno intero e dico cazzate solo per leggere le tue risposte.

  7. fuoridaidenti Says:

    L’hai detto. Proprio quel cumulo di delusioni e sconfitte, come le elabori, come ti plasmano, inevitabili peraltro per una vita sociale, proprio quello è l’inizio della dissoluzione, la discontinuità, il solco iniziale, ci siamo capiti (oh, ma non ti sapevo socraticoplatonica a ‘sto punto)

  8. HangingRock Says:

    Bellissimo. E bellissima tu.
    Ma come si fa a essere così, dico io, ma come si fa.
    Ti ammiro da morire, mamma di questa figlia.

  9. Flounder Says:

    broono, non sono d’accordo.
    hanno il senso della colpa i bambini. è quello che un bel mattino li spinge a dire la prima bugia.
    è quello stesso senso che li fa rattrappire dentro quando i genitori litigano furiosamente o si separano.
    è una colpa fasulla, quest’ultima, ovvio. deriva da una mancata spiegazione sulla realtà delle cose, unitamente al senso di essere loro i protagonisti dell’universo.

    il loro vantaggio è che sono bassini e se cadono fanno prima a rialzarsi.

    si può essere socraticoplatonici ed hegeliani allo stesso tempo?
    (non ne capisco nulla, ma mi piace sia il fatto della caverna con gli archetipi, sia l’idea che si forma per tesi e antitesi)

    hanging, più passano i giorni e più le domande difficili aumentano.
    a volte mi arrampico sugli specchi: se sentite un tonfo, sono io.

  10. sphera Says:

    Stavo per scrivere un post, oggi, a proposito del mio recente compleanno, in cui avrei detto (si fanno i bilanci ai compleanni, pare) che finalmente mi sento come quando avevo sette, otto anni: intera e compatta, senza falle o crepe, come un sasso, un uovo, un acino d’uva. E che vedo intorno, come allora, non strade, sentieri o – peggio ancora – binari, ma sconfinati ondulati prati di eventualità. Il mondo succede e io ci nuoto dentro. E, come allora, sono del tutto certa che non annegherò.Considerando gli anni che compio, ci ho messo un sacco di tempo per arrivare a essere com’ero.Che poi, più o meno, girato da un altro verso forse ma è circa la stessa cosa che qui dici tu.

  11. e.l.e.n.a. Says:

    io dico solo che è la terza volta di oggi che mi commuovo.
    sono in overdose lacrimale.
    e non so se riesco a farcela.

    i bambini capiscono. molto più di quanto, a volte, qualcuno non creda.
    io non ho figli ma ho spesso giocato con bambini di quella fascia di età.
    una volta io ho tenuto la bambina di una mia amica. dopo un po’ di giochi inizia il solletico.
    forse mezz’ora a ridere sudare come matte e poi ad un certo punto niente.
    lei non ride più. si fa seria. e io “che succede?” “niente, mi sono tolta le pile. e ora non rido più” andiamo avanti ancora un po’ e lei niente ci rotoliamo lei continua a farlo a me ma quando io ci provo con lei nulla.
    poi suona sua madre.
    ci ricomponiamo un po’ e lei mi dice guardandomi seria seria
    “ehi, non dire nulla a mamma”
    “cosa?”
    “che io ho le pile. lei non lo sa e non voglio farle dispiacere
    lo so che era un gioco. ma in quella preoccupazione l’ho sentita così grande…

    e poi ci sono dei post che è come se tu mantenessi una sorta di lieve distacco. li mandi avanti di qualche passo. e poi li osservi, li controlli, li riporti a casa se si perdono.
    altri (come questo) è come se tu uscissi nuda per strada e questo fosse il più bello e il più naturale degli abiti da indossare.

  12. e.l.e.n.a. Says:

    ah, ancora oggi il pistacchio è il mio gusto preferito. insieme alla nocciola.

  13. broono Says:

    Su questo invece non sono d’accordo io.
    Pure la prima bugia, soprattutto la prima bugia e da lì in poi tutte le successive, hanno di fondo comunque la convenienza.
    Caratteristica, tra l’altro, che insieme a poche altre è tra quelle che resistono all’età.

    Sul senso di colpa derivato da litigi e separazioni ti aprirei un capitolo che non è il caso di aprire.
    Perché se su gelati e esser genitori non posso mettere certezze,posso invece parlare con cognizione di causa su questa materia qui.

    Ti posso dire che non tutte le reazioni che tu puoi vedere in un bambino che assiste a un litigio, sono spiegate come nella tua mente te le spieghi, anche se alla tua spiegazione ciò che vedi dà conferme.

    Per esempio io di trent’anni fà, lo stronzo più grande che ricordo è il magistrato che a sei anni mi chiese se volevo più bene alla mamma o al papà.
    Pure il colore del tavolo, mi ricordo.

    Secondo te se oggi facessi un test psicologico di quelli con le macchie di inchiostro a forma di farfalla, di nave spaziale o di pisello del papi, qualche manuale del perfetto psicologo che includa tra le possibili quell’immagine lì lo troverei?

    Vado, adesso.
    E’ l’ora delle goccine.

    Baci a farfalla.

  14. Flounder Says:

    (l’avete voluta voi: mi piace quando siete in disaccordo)

  15. broono Says:

    “Hallo Spank va a Parigi”

    Prossima.

  16. broono Says:

    Pardon

    “HEllo Spank

  17. Flounder Says:

    lo sai, vero, che uno dei miei sogni ricorrenti è morire felicemente dopo un’overdose di foie gras?

  18. broono Says:

    Io dopodomani ho un volo per Parigi.
    Chi mi ama mi segua.

  19. anonimo Says:

    secondo me il pistacchio gli piace perché è esotico.
    e perché le mamme gli dicono “preeeeendi crema e cioccolatoooo”
    e i babbi gli dicono “prendi créme brulé e champagne con fragoline”
    loro si girano verso il banchetto e chiedono “fragola limone pistacchio”.
    il gelataio risponde “solo due gusti”
    “allora limone fragola cioccolato”
    “ho detto solo 2 gusti”
    “ma insomma, mi piacciono almeno tre gusti!”
    e piangono.

    posso aggiungere una cosa personale?
    i bambini sono i migliori raccontapalle del mondo, con una faccia tosta, una fantasia inesauribile.
    le dicono anche gratis, così.
    beati loro

  20. broono Says:

    (ma anche chi ama il foie gras, non è compagnia sgradita)

  21. Flounder Says:

    ho consultato l’agenda.
    venerdì: mi tolgono i punti.

    Cara agenda,
    in che senso?

    In tutti i sensi, Flounder.

  22. mrka Says:

    vero vero quello che dice la flo, meno quello che scrive broono.i bambini hanno un giudice gigante dentro. e la sentono eccome la colpa. sono capaci di sentirsi in colpa per mezze frasi dette con noncuranza e distrazione. anche quelli più “tosti”, sono in grado di crollare per la paura di veder accadere nuovamente una cosa brutta. hanno una loro rigidità, un loro controllo spaventoso da piccoli adulti, da maestrini, da prima comunione. basta poco per sciogliere tutto, questo sì. hanno una velocità spiazzante, una capacità meravigliosa di prendere nuove forme.

  23. MosakSlot Says:

    è riflessiva la cosa. sempre rifutato di avere bambini tra i piedi, fin da quando il bambino ero io. Se mai ne dovessi avere, è per provare le sensazioni che tu descrivi, flounder, e capirle, nonostante la mia deriva poetica mi ci abbia già portato e spesso, a pensare ciò che dici, non lo ho mai preso seriamente in considerazione. continuerò a non farlo.

  24. broono Says:

    bah.

  25. aitan Says:

    ah, i lumi acuti dell’innocenza

  26. anonimo Says:

    ma quando lsmetterete di generalizzare banalizzare
    cazzeggiare e diventerete un po’ più adulti
    fate chiacchere da salotto
    i bambini, gli adulti, gli adolescenti.
    i vecchi… il pistacchio …..i sensi di colpa i sensi unici la vita ….
    che bel post… ma sei più bella tu …

    nanni moretti (un uomo difficile)

  27. anonimo Says:

    il color pistacchio è il più bel colore del banco gelati.
    seguito a ruota dal mare (o puffo che dir si voglia).

    lisa

    (caro moretti, ad avercelo un salotto come quello della signora!)

  28. anonimo Says:

    ma i divani e le poltrone sono ikea nel vostro salotto

    nanni

  29. Flounder Says:

    nanni, ma questo E’ un salotto.
    (Ikea ci sarai! ti sei tradito, pollastro che non sei altro)

  30. anonimo Says:

    io, qui, mi metterei a sedere anche per terra.

    lisa

  31. Flounder Says:

    e forse il nanni un po’ ha ragione, però.
    c’è nella gestione di alcuni blog il ricrearsi di un’atmosfera adolescenziale, le sere passate mano nella mano sulla spiaggia a guardare le stelle, la comitiva del muretto, quelle nottate di chiacchiere fitte fitte che non finivano mai.
    il desiderio di poterle ricreare, seppure in forma diversa.
    un po’ di compagnia, in sere in cui si è annoiati o – come in questo momento – perché si sta lavorando e si riempiono gli spazi tra una mail e l’altra.
    le cose serie sono altrove, fuori, pesantissime e inevitabili. qui è l’ora d’aria: guai a chi la tocca.

  32. anonimo Says:

    I salotti dei bambini sono più istruttivi di qualunque libro
    o blog.
    Vi invito a sperimentare

  33. anonimo Says:

    ma meglio un pollastro che commenta che un gallo che ti sveglia

  34. Flounder Says:

    ci possiamo accordare per il pollastro che mi sveglia e il gallo che commenta?
    (gradirei molto l’inversione)

  35. sphera Says:

    Stavo giusto oggi pensando di allestire un piccolo pollaio sul terrazzo. Dici che poi un pollastro viene a svegliare anche me? Magari col caffè?

  36. almaserena Says:

    ti rivelo una…sciocchezza ma che per me è vera: nei miei ricordi di come sono….avverto più vividamente quel mio lontano essere bambiona. Allora, ero più saggia, più buona, e più felice della mia solitudine. Ma quando ho iniziato a cambiare?

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