Una piccola recensione, ma anche di più. Fino ad arrivare Altrove.

Il libro me lo aveva regalato mia mamma, e  già  avevo storto il muso. Che poi la poverina ci era rimasta male: ma come? Non ti piaceva Marquez? Massì che mi piaceva, ma mi piaceva prima, che questo qui solo a leggere il titolo mi pare un plagio.

E poi invece lo dichiara apertamente l’omaggio a Kawabata.

Ma allora non lo scrivere proprio un libro così, è meglio.

Poi devo ringraziare le FFSS, che da quando ho ripreso a viaggiare in treno per andare al lavoro è ricominciata la bulimia libresca, che avevo smesso totalmente di leggere e mi crucciavo della mia ignorantità.

Vabbè, inizio a leggerlo e lo termino in un’andata/ritorno, Memoria delle mie puttane tristi, e confermo il giudizio: peggio di così non poteva essere. E poi so da fonte certa anzi certissima che ormai non li scrive nemmeno più lui: ruba i racconti dagli allievi (meglio le allieve) dei corsi di scrittura. Ed è anche un po’ maiale.

E non s’azzardi più a toccare Kawabata, che anche se io non lo leggo spesso perché lo trovo un po’ pesante, resta lo scrittore giapponese per eccellenza. Perché un conto è un vecchio giapponese che va al bordello per vedere le geishe dormienti, un conto un vecchio satiro caraibico. Proprio non ci azzecca, non è credibile. Bocciato.

Di tutto il libro salvo solo la frase un po’ triviale di una delle vecchie puttane, quando afferma con certezza al protagonista che la natura è assai bizzarra, fornendo di incredibili attributi e desiderio coloro i quali hanno per colonna portante della loro vita meschinità e vigliaccheria. Una sorta di compensazione naturale.

Uno spreco, aggiungo io (e mi ritorna in mente il Busi di poc’anzi).

Poi di passaggio una notazione su Sepùlveda, Incontro d’amore in un paese di guerra.

Che mi è piaciuto, anche se non proprio tutto tutto.

E qui una riflessione: se quelli di Sepùlveda sono racconti, allora lo sono anche i nostri, senza ombra di dubbio. Altrimenti concludiamo che avrebbe potuto essere un bravissimo blogger, per tempi e concisione, e finiamola lì. Non ci pigliamo collera, che non vale la pena.

E per ultima cosa voglio dire che non è vero che io frequenti solo  blogger, che l’altra sera a casa mia, quando si festeggiavano i compleanni di questo qui e questa qui, c’era anche uno ScrittoreVero.

Con lo ScrittoreVero c’ero stata a cena già la sera prima.

O meglio, fino alla sera prima non sapevo che fosse uno ScrittoreVero. Credevo che fosse solo un amico di amici e che faceva l’ingegnere.

Invece poi per tutta la sera mi ha raccontato della storia di questo libro, senza alcun piglio autoreferenziale, ma con molto amore.

Abbiamo scoperto che ci accomuna una certa perplessità a proposito di certi nostri amici, anche loro ScrittoriVeri,  non tanto per lo stile e la forma, che sono belle e fluide, ma per i contenuti, che restano sempre un po’ troppo lievi. Abbiamo scoperto che ci accomuna un certo interesse per gli israeliani, leggasi Oz e Yehoshua.

Abbiamo scoperto di avere amici in comune e per la proprietà transitiva delle amicizie, poiché questi amici comuni piacciono a entrambi, ne deriva che anche noi abbiamo qualcosa in comune.

Abbiamo scoperto, infine, di avere vicende personali che in parte si assomigliano e fanno male allo stesso modo.

Lo ScrittoreVero non ha un blog, non avrebbe nemmeno il tempo.

Quindi vi tocca investire questi 12 euro che a mio parere sono ben spesi e seguirlo attraverso i continenti.

Se poi vi piace, ditemelo a me che io glielo dico a lui.

Che per la proprietà transitiva dei lettori, se in me desta un certo interesse (sono solo all’inizio, però, ma mi sembra scritto assai bene), lo desterà anche in voi.

Paolo Mastroianni, Altrove. Edizioni Effigie. Storie di ordinario e metropolitano degrado, come piacciono a me.

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8 Risposte to “Una piccola recensione, ma anche di più. Fino ad arrivare Altrove.”

  1. fuoridaidenti Says:

    ‘azz ma allora mo’ aggia mettere ‘a lingua dint’ o pulito quann’ te voglio parla’ (quello di Marquez è scandalosamente brutto. di positivo ha che ti succhia un par d’ore)

  2. MosakSlot Says:

    Sepulveda ha dalla sua una certa esperienza, e non è solo talento, ma riesce a mischiare il pragmatismo alla ricerca esistenzale di se stessi. che non è poco.

    Marquez si è dimenticato come si sognava a macondo.

    questo libro s’ha da leggere, se lo dice lei, mi fido.

  3. Flounder Says:

    sono al quarto capitolo e in tutto sono sette.
    poi ne dirò compiutamente.

  4. anonimo Says:

    Yehoshua, eh.
    tanta roba.

    (e poi ci sarebbe anche un Grossman da “che tu sia per me il coltello”)

    lisa

  5. Flounder Says:

    ci sarebbe, sì. devo leggere anche quello.

    oggi ho l’acqua alla gola.
    (d’altronde sono una sogliola, cos’altro aspettarmi?)

  6. giorgi Says:

    Belle le recensioni multiple. A proposito di israeliani io sto facendo un’orgia di Grossmann.

  7. anonimo Says:

    io adoro Yehoshua e Grossmann fin dai tempi di ‘Leggi alla voce amore’ degli anni ’80 che per me è un autentico capolavoro.
    penso anche che sono gli unici scrittori, entrambi ebrei israeliani, che sanno scrivere d’amore (tra un uomo e una donna, intendo, di carne e sangue) quasi sapessero davvero cos’è.
    c’è una profondità e una sapienza che non ho mai letto in autori italiani contemporanei, che al limite all’amore riescono ad alludere.
    mi sono chiesta se questo non ha a che fare con il fatto che frequentano la morte ogni giorno, e questo rende più intenso il vivere perchè dà un’acuta percezione del presente.
    e il presente acutamente percepito è l’eternità, l’unica dimensione reale dell’amore.
    forse non c’entra ma vabbè, mi scuserete.
    🙂
    solotu

  8. Flounder Says:

    no, non ti scusiamo.
    anzi, chiediamo di approfondire la riflessione collettiva sul tema: latitudine, sentimento della morte e letteratura.
    io che sono ignorante – e che per di più mi eclisso per i giorni a venire – tornerò a leggervi e ne trarrò sicuramente qualcosa di buono.

    vi saluto: da qualche parte mi attendono barche a vela, bomboniere, confetti, nomi e cognomi esotici.
    con la scusa della Ragion di Stato in realtà vado a rubare storie a mondi sconosciuti.

    ho finito il libro dello ScrittoreVero: terribilmente insoddisfatta dall’editing (anche lui lo è), trovo che sia comunque bello, denso di umanità e con una costruzione degna di un ingegnere.

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