E allora tienilo, tienilo a mente, chi è 'o bbuono e chi 'o mmalamente

Il problema  dell’esercito a Napoli è il problema della liquefazione dei valori, né più né meno.

Con qualche aggravante, indubbiamente. Con una coloritura spiccatamente territoriale. Ma in sostanza è quello.

Esistono molteplici livelli, in tutti noi.

Da dipendente pubblica pago tutte le tasse ed esigo le ricevute fiscali da medici, negozianti e tassisti. La ragazza che lavora in casa mia ha un contratto, la tredicesima, l’INPS e tutto quanto.

Però poi sono costretta a pagare il parcheggiatore abusivo. Una volta addirittura per farmi scassinare la macchina senza grossi danni, visto che nel mio tentativo di opposizione, mi sono stizzita e ho chiuso le chiavi dentro. Invece di un euro gliene ho dovuto dare venti, in piena notte.

I mezzi pubblici? Sì, sì, ci sono, ma non sempre si può perdere mezz’ora ad aspettare un bus. Non sempre, nella calura di agosto, si resiste all’afrore, alle mani che ti percorrono il corpo, ai tentativi di borseggio.

E sono anche costretta, in ragione dell’esiguità dei nostri  stipendi, a comprare scarpe e vestiti ai mercatini, dove la provenienza della merce è dubbia.

Non ho alternative.

Ah sì, una c’è: questa città pullula di negozietti di scarpe e vestitini locali, di materiale sintetico, per lo più. Quelli che fanno sudare le ascelle e puzzano, per intenderci.

L’area vesuviana è polo produttivo. Ogni porta, ogni piano, ogni scantinato ospita una fabbrichetta, dove si accalcano cinesi e italiani, malpagati e senza assicurazione. Ovviamente l’intero territorio è controllato dalla camorra, fabbricanti e commercianti.

Io e mio padre, gli scemi del villaggio globale, differenziamo tutti i rifiuti, con una precisione che rasenta l’ossessione.

Ma i cassonetti sono pieni.

Quando non sono pieni, le immondizie vengono comunque ammassate e depositate a formare enormi, fumanti montagne.

Abito a trenta chilometri dal mare, ma la mattina il mio cielo è pieno di gabbiani che vengono a mangiare a un chilometro da casa mia. In base al soffiare dei venti, decido quali finestre aprire per quel giorno: un’apertura casuale riempie la casa di miasmi.

Una quota della mia retribuzione copre la scuola privata di mia figlia. In città c’è una sola scuola a tempo pieno e non siamo entrate in graduatoria. Abbiamo fatto anche un ricorso, ma la risposta arriverà quando la piccola frequenterà le scuole medie.

No, è vero, ce n’era un’altra, in una zona popolare: ma per tre mesi è stata chiusa perché i bambini avevano dato fuoco ad aule, banchi e registri.

L’altro giorno, mentre facevo la Presidentessa del seggio delle elezioni scolastiche, si è presentato un papà che aveva un viso conosciuto, eppure con qualcosa di strano.

Poi un flash improvviso: ho tredici anni e cammino per la strada. Due ragazzi mi si affiancano in motorino, uno mi bacia, mi addossa a un muro e mi palpa dovunque, io urlo e scappano.

Cinque anni dopo lo prendono per spaccio, poi altri piccoli reati. Poi si fa un po’ di tempo dentro.

Poi mette incinta una tizia, figlia di un boss, e la sposa.

Oggi è bellissimo, si è fatto una plastica facciale, corsi di dizione. Fa l’attore.

Lo si è visto in quel serial, La squadra, ma fa sempre la parte del malamente. Con le figlie dalle suore. Bellissime bambine, beneducate e rispettose della Superiora.

Siamo proprietari di un immobile di un certo valore, al centro della città, ma non possiamo venderlo.

Le agenzie immobiliari sentono il nome dell’affittuario e abbozzano un sorrisetto, piazzano un’inutile inserzione in vetrina. Nessuno oserà farne richiesta fino a quando l’affittuario non lo permetterà. Ma è tutto regolare: canone di locazione coerente con i prezzi di mercato e tassazione precisa.

Lavoro accanto a quelli dello scamazzo, tutti i giorni, ma non ci piangiamo addosso. L’agronomo ha chiesto una licenza per rifare i solai e ricavare una stanza: gliel’hanno data, ma poi ha avuto l’imbasciata.

C’è un racconto bellissimo di Hector Abad Faciolince che un po’ ci racconta anche a noi napoletani.

Mi ha dato il permesso di tradurlo e farci quello che voglio.

Lo trovate qui.La Guaca

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40 Risposte to “E allora tienilo, tienilo a mente, chi è 'o bbuono e chi 'o mmalamente”

  1. Flounder Says:

    ma come diamine si carica un file di testo?

  2. riccionascosto Says:

    Aspetta, Flo’, mo’ te lo spiego via mail

  3. Flounder Says:

    pare che l’ho fatto.

  4. anonimo Says:

    La cosa deprimente, aldilà di tutti i fatti di criminalità, camorre varie e amenità simili, è che il nostro artigianato è morto, o comunque agonizzante. Noi abbiamo un laboratorio in cui si fa sartoria, plissè, oggettistica, accessori di abbigliamento, insomma di tutto di più.
    Già il soldo è scarso per tutti e quindi prima di spendere ci si pensa su molto bene, ma come può un capo di sartoria, che comunque prevede lavoro e qualità, competere con il capo cinese venduto a 2 euro, che per quanto sia sintetico e di qualità pessima comunque costa 2 euro? E i tessuti? Le nostre stoffe non esistono più, ora solo made in china.
    E così qualsiasi cosa fatta a mano, la fai per il gusto di farla, ma sai che non potrà mai competere con i prezzi dei cinesi, a meno chè non cominci a lavorare come un cinese!
    Eh, molto triste tutto ciò.
    E il nostro artigianato era pure bello.
    Amen.

    Ste

  5. MosakSlot Says:

    io giusto quello, saluto. ogni tanto esisto e mi si sente, quando ci si impegna ad ascoltare.

    saluti, flounder.

  6. Su Says:

    non conosco abbastanza Napoli per poter azzardare opinioni e analisi ( ma sono stata ospite qualche giorno in casa di un amico a secondigliano e sono rimasta scioccata dal vivere blindato di una famiglia normale ostaggio di una realtà agghiacciante.).
    credo però che napoli sia il bubbone purulento che attira l’attenzione, ma che sia solo un segnale evidente di un contagio del corpo tutto, che siamo noi.

    La disonestà è inutile negarlo, fa parte della mentalità italiana, nessuno può chiamarsi fuori.

    chi non paga le tasse, chi fa assumere un amico saltando una graduatoria, via via fino a scaricare o duplicare materiale in barba al copyright.

    Anche chi si fa una canna alimenta la mafia, ad esempio. Per una vicenda legata ad una persona che conosco bene ho potuto verificare con mano che il gradino IMMEDIATAMENTE superiore al poveraccio che ti vende un po’ di fumo al parco comprende mafiosi di prim’ordine, omicidi-traffico d’armi etc…

  7. Su Says:

    Tralasciando le illegalità, io vivo nel quartiere cinese, che da sei -otto mesi in qua sta tracollando. Gli abitanti inferociti che si lamentano dei bei negozi sostituiti dagli ingrossi cinesi, sono gli stessi che poi affollano le bancarelle del mercato dove vendono merce proveniente da tali ingrossi, perché si preferiscono dieci borsette in similpelle imitazione dell’ultima moda a 20 euro ad una sola borsa ben fatta che ne costa 150.

    I valori, sì. Ha ragione Ste, anche quello della qualità.

  8. Nonostantetutto Says:

    Questa storia sa di già vissuto.
    Camorria, immondizzie, istruzione, manca la sanità ed il quadro stereotipato della Napoli Pizza comorra mozzarella e o’sole mio sarebbe completo.

    Ma la verità è che a Napoli, e uno se ne rende conto quando se ne va via, quando emigra, esiste un problema molto grande che è dentro problemi molto complessi che probabilmente riguardano il sistema paese.

    Un coacervo mi verrebbe di dire. E nel coacervo si sa esistono elementi di contraddizione.

    Eugenio Bennato disse, ad un concerto a Piazza Mercato che vidi quando abitavo ancora a Napoli che Napoli, per l’appunto, è un cosmo.

    Ed uno non può arrogarsi il diritto di dissertare di UNA SOLA REGOLA se non si è preso la briga di studiare tutto il meccanismo.

    Bennato teneva ragione anche se io forse oggi non la penso più esattamente così. Diciamo che questa considerazione, per quanto corretta, è parte del problema che esiste da sempre, da quando Matilde Serao scriveva “Il ventre di Napoli”.

    E lo so che non è facile in un Italia con i governi che come le mozzarelle (o dovrei dire le mortaldelle) hanna la data di scadenza.

    E allora?

    Semplice che si mandi un esercito.

    Niente di meno?

    Un esercito sissignore. Che non serve a risolvere niente, ma proprio niente, ma che sarà il solito fumo negli occhi che, ammettiamolo, è pure fastidioso assai.

    Na’ lacrima luente.

    Notzione cinephile della serie tutto il mondo è paese: “The departed il bene e il male” di Martin Scorzese, a proposito di caduta di valori, sembra girato a Napoli mentre è invece il remake di un film giapponese (sissignore giapponese) del 2002.

    Rob.

  9. broono Says:

    Un mesetto fa, L’Espresso pubblicò una dettagliata inchiesta che contiene un bel po’ di informazioni che possono aiutare a capire il legame tra la scomparsa dell’artigianato e del tessile italiano e la presenza della comunità cinese.

    L’nchiesta prende in esame proprio Napoli (a dimostrazione che non se ne parla solo quando sale il numero degli omicidi) e, soprattutto da chi lo vive così personalmente, merita una lettura anche se non è proprio una paginetta sola.

    Ho provato a guardare nell’archivio per ritrovarla e per fortuna l’ho trovata.

    Ne da parecchie, di informazioni che meritano di essere conosciute, sia sui meccanismi, sia sulla dimensione del fenomeno.

    Informazioni abbastanza utili per potersi fare un’idea realistica di quale può essere ragionevolmente considerato “Il futuro”.
    Di Napoli, come dell’Italia tutta, naturalmente.

  10. Flounder Says:

    sì, però leggetevi il racconto, datemi soddisfazione 🙂

  11. giorgi Says:

    Io volevo dartela soddisfazione, ma il file non si apre…Dice che c’è un errore word. Mah! Magari me lo mandi via mail?

  12. anonimo Says:

    Su,
    quello è il vero trappolone: sei così strangolato dalla concorrenza cinese che alla fine l’unica roba che puoi permetterti di comprare è la loro.

    E per tutto ciò possiamo ringraziare sicuramente Mr.Bassolino che si è dato tanto, ma proprio tanto, da fare per far diventare il porto di napoli quello che è, per essersi recato personalmente a prendere contatti commerciali con i cinesi and so on.

    Ste

  13. didolasplendida Says:

    l’ho letto il racconto, bello ma mi sembra una storia già sentita, già narrata, ricordo episodi di ordinaria convivenza con queste famiglie malavitose, un conoscente dovette andar via da una bella villa perchè il suo giardino era diventato il luogo più pericoloso della città o c’erano incursioni di malavitosi o della polizia.

  14. Flounder Says:

    dido, tra Medellìn e Napoli non c’è molta differenza.

  15. e.l.e.n.a. Says:

    non ho letto il racconto.
    ma volevo solo dire una cosa che riprende un tuo commento lasciato sul blog di broono relativamente alle città coinvolte in episodi di violenza e criminalità.
    io credo che le situazioni di palermo e di napoli siano molto differenti e non assimilabili, né accostabili.
    ed è una differenza tangibile, palpabile per chi viene da fuori.
    in forza, soprattutto, credo, della differenza che c’è fra la mafia e la camorra.

  16. riccionascosto Says:

    Mah, Elena, non lo so.
    Io leggo il post di Flo’, e penso che avrei potuto scriverlo pari pari (dall’immondizia al posteggiatore, alle ricevute etc; la casa, ad esempio, non ce l’ho, ma non dubito che ci potrebbero essere identici problemi)

  17. Flounder Says:

    non so. io copnosco solo le schifezze di casa mia e un poco quelle che mi raccontano.
    credo però che i degradi si assomiglino un po’ tutti e anche quel senso di rassegnazione e assuefazione.

  18. Effe Says:

    Ah.

  19. e.l.e.n.a. Says:

    beh, io non parlavo di immondizia, di posteggiatori e di degrado urbano.
    parlavo di criminalità, di violenza, di impunità, di connivenze, di accettazione.

  20. Flounder Says:

    elena, ma tu da esterna, che differenze vedi?

  21. Flounder Says:

    (ste, appena posso torno sugli artigiani, che quest’anno mi danno gli incubi)

  22. riccionascosto Says:

    (ecco, Flo’, stavo per chiederglielo io)

  23. giorgi Says:

    L’ho letto il racconto. Hai ragione, è bellissimo. E brava anche la traduttrice…

  24. Flounder Says:

    no, no. era facile da tradurre, letterale. lui è piano e lineare, totalmente privo di qualunque artificio.
    se leggete lo spagnolo, procuratevi Angosta: è il romanzo di una città divisa in tre aree, è la metafora di quello che diventeranno le nostre metropoli, piene di check point per difendersi dai poveri, con orari fissi per girare, senza commistione. è molto bello.

  25. Flounder Says:

    a me quello che dà veramente fastidio di tutti questi discorsi è che vengano alla ribalta solo quando la tensione è alle stelle. per il resto si tace e si passa avanti, tutti pappa e ciccia.
    poi, al momento della tragedia: noi siamo questi e voi siete quelli.

    la camorra ha avuto sempre una funzione importantissima, che ci piaccia o meno. era la garanzia di sopravvivenza al mondo degli oppressi e dei marginali, laddove i Borbone o il primo stato italiano non interveniva e – al tempo stesso – era la rete di contenimento per tutelare i “normali” dai “marginali”, dai loro assalti.
    la camorra calmierava e redistribuiva i redditi.
    ha fatto comodo a tutti, a tutte le poltrone: negli anni dell’inflazione a 2 cifre il contrabbando di sigarette ha dato da vivere a migliaia di famiglie.
    non è stato sconfitto il contrabbando, non diciamo cazzate: è solo che è stato abbandonato in favore di traffici e attività meglio remunerate. sono scelte strategiche.
    questo è un paese che non ha una politica del lavoro, che ha una tutela della maternità ferma a mussolini.
    la camorra potrebbe anche continuare ad esistere, in ambiti limitati. voglio dire: laddove non esistono sistemi di garanzie, è una forma interessante di autogestione territoriale, escludendo la criminalità.
    trent’anni fa non era così, io me lo ricordo bene.

    la faccenda è che oggi il ceto medio non esiste più. ossia, esiste a livello culturale. napoli è pur sempre la città che sforna il maggior numero di laureati in Italia, è pur sempre una facoltà di Giurisprudenza che rimonta agli Svevi, è un’Orientale di tradizione antichissima.
    da Napoli non vengono fuori solo Ministri mariuoli, ma grandi giuristi, diplomatici, medici ricercatori.
    invece – ma questo è il problema nazionale – non esiste più un ceto medio sotto il profilo economico: le scelte di questo paese hanno condotto a un impoverimento sostanziale della piccola e media borghesia.
    è qua che si crea il danno, non tanto nel desiderio di voler mantenere un tenore di vita superiore alle proprie possibilità, ma nel cominciare a chiudere un occhio su tutta una serie di piccole illegalità per garantirsi la propria sopravvivenza.

  26. e.l.e.n.a. Says:

    la prima è un’impressione molto soggettiva. molto epidermica se vogliamo, ma reale, per quanto mi riguarda.
    quando sono stata a palermo, da sola, non ho avuto paura a girare.
    anche la notte.
    a napoli sì. io ricordo ancora un viaggio hotel vesuvio/aeroporto dove non mi sentivo sicura nemmeno sul taxi.
    cioè questi morti che si susseguono a basso livello indicano che è una reazione endemica. e la manovalanza per ammazzare è altamente disponibile. si ammazza anche quello che non conta niente per fare lo sgarro al clan.
    non dico che di là si ammazzi con più razionalità perché sarebbe un abominio ma ci sono vendette più strategiche. voglio dire non ci si sporca le mani per ogni soffio di vento ma si va mirati. e poi, non lo dico io, che non è interesse della mafia incrementare la microcriminalità ma anzi combatterla per evitare “casini” a loro. a napoli mi sembra ci sia la legge del far west mors tua vita mea. sulle connivenze mi verrebbe poi da dire (ma potrei sbagliare) di non aver visto mai reazioni “popolari” contro poliziotti o carabinieri per impedire gli arresti o le perquisizioni o anche solo l’entrata in certe zone. in questo mi sembra ci sia una piaga più radicata nell’intimo di certa popolazione più di quanto non avvenga in sicilia.

    (scusate la frettolosità, vorrei approfondire meglio ma domani c’è una riunione e stiamo tutti impicciati qui)

  27. Flounder Says:

    ce lo dica riccio.
    ma secondo me quando arriva la retata nel quartiere di spacciatori anche lì le mamme e le nonne sbarrano la strada alla polizia.

  28. riccionascosto Says:

    Elena, tu hai fatto riferimento ai commenti là da Broono (il post è questo, per chi fosse interessato) e io ho scritto sia lì, sia da me come la situazione, a me, paia simile.
    Flo’ parla di liquefazione dei valori, io parlo di mafia che si respira nell’aria.
    La situazione a Napoli, forse, sembra più eclatante, da noi forse c’è stata qualche “evoluzione” (io sono lontana da quattro anni, pur tornando giù in media una volta al mese).
    Però la percezione che in alcuni luoghi della città lo Stato sia “altro” c’è, ed è forte.
    Palermo ha già avuto i suoi sei anni di esercito (i “Vespri siciliani” dal ’92 al ’96), un paio d’anni “a rate” li ha avuti anche Napoli, ma le “emergenze” si ripresentano.
    Tu dici che certe cose a Palermo non si percepiscono.
    Io ho un amico poliziotto (per un periodo alla omicidi, ora all’antirapina) e ti dico che ci sono.
    Ho altri amici che prestano servizio alla Comunità filtro (al Malaspina, il carcere dei minorenni), e anche lì le storie sono terribili, per un ragazzo che riesce a uscirne fuori – ci sono storie di violenza familiare, incesti, cose che non ti sto a dire – ce ne sono almeno cinque che rimangono infognati.
    L’agenzia di viaggi in cui lavorava mia madre è stata rapinata non so quante volte, lei una volta ha riconosciuto i rapinatori e li ha denunciati, non sai quante velate minacce sotto forma di preghiere (dalla madre del minorenne).
    Poi ci sono gli avvertimenti amichevoli ai commercianti (colla nelle serrature delle saracinesche etc), e se ci sono quelli che reagiscono (Addiopizzo e gli affiliati) la sensazione è che siano gocce nel mare.
    In alcuni quartieri, fino a qualche tempo fa – ora non so, per esempio la Kalsa l’hanno riqualificata, ma meglio chiedere a Medicine Man – era meglio non entrare se non c’era qualcuno che ti conosceva.
    Io ho fatto servizio per anni agli scout all’interno del Capo (il gruppo c’è ancora), che è un quartiere intorno a uno dei mercati storici della città. La comunità capi ha ricevuto più volte cortesi inviti a non coinvolgere troppo i ragazzini del quartiere.
    Stessa cosa, ho sentito dai ragazzi che facevano servizio al centro aperto da Padre scordato all’Albergheria (dove peraltro i ragazzini ci chiedevano se venivamo da Palermo, come se la città stessa fosse “altro” dal loro quartiere).
    Io per un paio d’anni, ad esempio, ho fatto doposcuola a dei bambini di Sant’Agostino (pieno centro storico, quartiere popolare e mercato).
    Bene, anche per giocare a pallone erano necessari accordi preventivi, facendo affidamento sul “senso dell’onore” dei ragazzi, altrimenti erano risse.
    Per questo dico, alcune cose si respirano.
    E forse, dall’esterno, non si vedono.

    (ora ci sarebbero tante altre cose da dire, ma il tempo – e lo spazio di un commento – sono quelli che sono)

  29. Flounder Says:

    sì, però sia detto che l’omicidio passionale è sacrosanto 😀

  30. riccionascosto Says:

    Ma quello, per fortuna, non coinvolge i turisti. (Oppure sì?) 😉

  31. Flounder Says:

    dipende 😀

  32. e.l.e.n.a. Says:

    ma, non so, io continuo a pensare che, anche storicamente, mafia e camorra siano diverse.
    poi non dico che la sicilia non abbia problemi ci mancherebbe altro.
    palermo è massima meraviglia e massimo degrado insieme come se fossero sposi un bel ragazzo bruno con gli occhi penetranti il fisico statuario e una vecchia storpia sdentata gobba e i capelli di crine.
    io ci sono stata l’estate dell’anno scorso e il quartiere era proprio la kalsa. a me piace girare da sola per le città. e devo sentirmi a mio agio al loro interno, sentirmi meno turista, trovare i passi che mi porteranno a “casa” qualunque posto sia “casa”. a palermo è successo. non portavo né rolex né gioielli. la macchina foto sì, però.
    a napoli ho avuto paura. sarà irrazionale, non so.
    forse (e non scopro certo una verità) la mafia è più abile a nascondersi fra le pieghe di un’apparente normalità.
    la camorra ci riesce meno. è più urlata, ma come ho detto, secondo me, anche a livello organizzativo interno, è profondamente diversa.

  33. Flounder Says:

    assolutamente, elena. la camorra è destrutturata.

    per approfondimenti guarda qui:
    http://www.cuntrastamu.org

  34. aitan Says:

    Io il racconto l’ho letto. Volevo dirtelo da stamattina, ma Alice mi frappone ostacoli ed ho serie difficoltà ad entrare in collegamento col mondo fuori porta.
    È una bella storia scritta bene. Molto più al di sopra della media degli altri testi ispanici che hai mandato in lettura a me. ;o)

  35. aitan Says:

    Senti, quando leggi il commento precedente a questo, elimina mentalmente un più in più e aggiungi che proprio questa settimana sto lavorando con i miei alunni su un articolo sulla munnezza in Colombia (http://www.tierramerica.net/2003/0609/noticias3.shtml) eliminando gli indizi caraibici e facendo pensare che si parla della basura a Napoli e provincia.
    (Nel mentre Alice mi ha ridato spago).

  36. Flounder Says:

    aitan, ma questo scrive per mestiere, non come certi altri 🙂

  37. Flounder Says:

    ho letto l’articolo. mi aspettavo che a un certo punto comparisse il cartello dei basureros. invece nulla.
    ma tu dici che esiste?

  38. broono Says:

    In che senso è destrutturata?
    Lo chiedo perchè io ho sempre pensato il contrario.

    Seguito il link, si, ma non ho trovato la risposta perchè ci sono mille cose.
    Però ho trovato proprio un bel blog, collegato.

  39. dadau Says:

    Intanto: ciao Flò, è da un po’ che non ti salutavo, come va?

    quest’estate ho letto quel libro di cui si parla di napoli, quello lì di quel giovane scrittore mio coetaneo ora sotto scorta. insomma, l’unica mia fonte è “Gomorra”, di esperienze dirette non ne ho, a Napoli ci sono stato soltanto per un paio di giorni 3 anni fa.

    lì la differenza tra la mafia e la camorra è espressa in questi termini: alla camorra non gliene frega niente di fare l’antistato, dagli anni ’90 in poi (o forse anche prima) si è posta soltanto un obiettivo “imprenditoriale” e a quanto vengono stimati i suoi “guadagni” pare che possa essere considerata una delle più, se non la più, grande impresa italiana ed europea. allontanandosi un po’ dalla lettera del testo, forse potrebbe essere che la differenza è tra il comandare e il fare soldi, il primo presuppone il mantenimento di un certo ordine, il secondo non necessariamente.

  40. Flounder Says:

    dada, io non ho letto gomorra e nemmeno lo leggerò. ho una sorta di preconcetto in base al quale trovo che sia una lettura adatta solo a chi vive fuori da certe realtà o ci vive dentro senza percepirle. io passo molto tempo in mezzo alla gente, per lo più imprenditori, storie ne raccolgo da mattina a sera.
    ma è sostanzialmente ciò che dice lui. è così.

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