La leggenda del Santo consumatore

Si abbinano  due fatti:  uno è una sostanziale  mancanza di memoria, a causa della quale mi capita di rivedere un film due o tre volte sempre come se fosse la prima, di ascoltare decine di volte la stessa barzelletta e riderci di gusto, non ricordare un’acca di libri letti e ripetere sempre le stesse cose.

I malevoli insinuano sia colpa dell’età, invece io so benissimo quando e come è cominciato: ha coinciso con il bisogno di allentare il controllo sulla realtà, con il desiderio che le cose cominciassero a fluire per conto loro, senza il mio intervento.

Il secondo è che le poche cose che restano sono talmente incastrate e penetrate in profondità, che finisco per credere che si tratti di mie idee, mie intuizioni, miei pensieri personalissimi.

Così faccio delle figure barbine, come Peppino De Filippo in quel film in cui faceva il compositore (ma era Peppino De Filippo, poi?) e canticchiava arie famose. Poi gli dicevano: ma questo è Verdi!

Ah, è Verdi?

Questa pure l’ha scritta lui?

E allora oggi che ero al supermercato traboccante di gente e maledicevo il sabato pomeriggio, ho avuto un’intuizione. Sarà durata quindici secondi, ma questa volta sono riuscita a ricollocarla.

Era Roth, non so se Joseph o quell’altro. Insomma, quello della Leggenda del santo bevitore, di cui ho letto il libro e visto il film, senza che ciò muti profondamente lo stato della mia memoria circa i dettagli.

Per chi non conosce la storia, è una sorta di parabola di un ubriacone che riceve un prestito da uno strano signore (che poi è quel Signore, quello là), e si assume l’impegno di restituirli in un posto che gli viene detto.

Solo che ogni volta che ha i soldi in mano gli succede un impiccio: a volte è lui stesso a crearsi occasioni di svago, dilapidando il denaro, a volte invece li perde per generosità.

In uno di questi momenti conosce una donna, e non gli pare vero di poterla ospitare, invitarla a cena e inizia a fantasticare. E nel riflettere su cosa fare con lei, gli viene in mente di portarla al cinema.

Il cinema?

Ci pensa e ci ripensa e poi cambia idea: gli pare che il cinema sia inadatto. Ma d’altronde è la prima volta che la invita e non può certo proporle qualcosa di più intimo. Però il cinema no, dai. Il cinema – si dice – è la negazione della comunicazione. E’ ciò che l’uomo ha inventato per timore di restare solo con un altro essere umano, è il modo per ubriacarsi di parole, immagini e sentimenti altrui e sfuggire all’intimità.

Questa cosa che l’umanità moderna sia arrivata al punto che non riesce più a strutturare il tempo insieme, a stare senza dover fare, lo avvilisce talmente, che alla fine rinuncia.

O se non rinuncia comunque succede qualcos’altro che non mi ricordo ma che è una specie di fallimento che muove da questa riflessione sulla difficoltà dello stare.

Che non è pessimismo, il mio. Ma dopo quaranta minuti di fila alla cassa ho cominciato a pensarlo pure io. Mi sono riscossa solo dopo aver pagato 168 euro. In quel momento sapevo di aver saldato il mio debito con il Dio dei Supermercati, ero redenta.

Fuori, mi aspettava una nuova vita: l’intensa intimità del parcheggio congestionato. Dove si sta, non si fa.

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25 Risposte to “La leggenda del Santo consumatore”

  1. Zu Says:

    Cos’è ‘sta storia che al parcheggio non si fa? Non dirmi che avevi dimenticato i giornali per tappezzare i finestrini!

  2. utente anonimo Says:

    Ad un certo punto ho smesso di vedere film, ovviamente non in maniera assoluta: se mi capita un film me lo vedo, ma è difficile che la cosa parta da me. Alla fine mi sono convinta che fra un film
    e la realtà non ci sia tanta differenza, anzi il primo si basa sempre sulla seconda, e, detto sinceramente, la realtà mi sembra molto più affascinante di un film, molto più complessa, con dei colpi di scena che nemmeno Hitchcock.
    Guardarsi intorno significa stare immersi in un film 24 ore su 24; il cinema aggiunge solo qualche vicenda in più.

    Comunque anche io non ricordo un tubo dei film e dei libri; mi rimane una sensazione che mi fa dire se mi è piaciuto o meno e anche il perchè, ma già se mi si chiede la trama l’ho rimossa un secondo dopo la fine della visione/lettura.

    Ste

  3. RenatoR Says:

    cazzo zu … mi hai tolto il commento di bocca.

    r/w

  4. didolasplendida Says:

    ho sentito dire che sia proprio un fatto femminile quello di non ricordare le trame, i fatti, ricordiamo se ci è piaciuto o non ci è piaciuto e basta, l’atmosfera insomma
    a me piacque 🙂
    (ho bevuto un pò di aglianico con mio genero e ho parlato di fatti antichi, sono un pò euforica ecco)

  5. broono Says:

    No no, non è solo un fatto femminile.
    Oppure è vero che io sono Giovannona Coscialunga

    (ho bevuto qualche birra con gli amici a cena e abbiamo parlato di quelli che non c’erano)

    (a pensarci, in effetti forse sono Giovannona Coscialunga)

  6. Flounder Says:

    hai bevuto qualche birra di troppo?
    (e comunque abbiamo trovato chi indosserà la camicia da notte di raso nero)

    dido, io pure mi ricordo le atmosfere. tutto il resto è immerso in una nebbia indistinta.

    ste, io pure mi dico sempre che non devo più vedere film e leggere libri.
    stasera ne ho avuto la conferma: ho visto a casa di amici “Guerra” di Pippo del Bono. poi mi sono defilata in cucina a fare inciuci e a bere la grappa.

    zu e renato, vi basti solo sapere che l’auto era talmente stracarica, che nemmeno una contorsionista avrebbe poturo muovere un solo muscolo.
    (certo, certo, i muscoli interni non ingombrano, ho capito, non c’è bisogno che mi facciate un disegnino)

  7. broono Says:

    Mh…no, non mi pare.
    Una birra insieme alla pizza e una dopo durante le chiacchiere.

    Non so, sicuramente per qualcuno la quantità può essere eccessiva, ma garantisco che non c’è stata ricerca di trasgressione nella scelta di cedere alla seconda.

    Era una pura e semplice battuta, la mia, infatti.
    Me ne hai passate di peggiori, voglio dire.

  8. pispa Says:

    di quasi tutto non ricordo nulla, tranne poche frasi o l’anima, il concetto.
    e a volte è anche sbagliato..

  9. Flounder Says:

    broo’, scherzavo anche io.
    (per le battute peggiori tengo un conto speciale su un quadernetto)

  10. fuoridaidenti Says:

    Dimolto mi conforta il fatto d’appartenere a cotanta ottima compagnia di rincoglioniti. Perché ce sta poc’a fa’, di rincoglionimento trattasi. Mi chiedo, ad esempio, e non è il caso del libro reiteratamente comperato e poi scartato e infine dopo le prime pagine considerato con un bel “mi pare di averlo già letto. mah! chissà!”; e nemmeno del film, o della barzelletta di cui non si ricorda la battuta finale, no, mi chiedo come cazzo fanno i sommellier a riconoscere i vitigni questo è senz’altro quello e questo è quello ma c’è una punta di quest’altro.

  11. Wosiris Says:

    con centosessantotto euri hai riempito la macchina?
    delle due una:

    – hai una polistil
    – era tutta carta igienica

    posso dire ora qualcosa di serio sul post e sul dover fare che genera solitudini?

    no no lascio stare ché oggi è domenica.

    renato (loggato come wosiris)

  12. Flounder Says:

    calma, non so se sia rincoglionimento, credo piuttosto si tratti di un eccesso di stimoli.
    a me sorprende invece quando si gioca a trivial pursuit ed escono le domande arancioni e gli uomini sanno rispondere a certe cose che per me sono impensabili: chi era il terzino nella partita che fu giocata a cancùn nel 1970, quanti gol segnò la tale squadra e inche sequenza, chi fece fallo e perché.

    il fatto dei sommelier poi merita un capitolo a parte.
    è la questione delle varie memorie esistenti, della categoria alla quale si appartiene, se visivi, uditivi o cenestesici.
    chi ricorda sensazioni, odori e gusti appartiene alla terza categoria, che, come tutte le altre, è trasversale.
    esistono rari casi in cui una persona è equamente divisa tra le tre possibilità, ma la PNL sostiene che si tratti di serial killer o psicopatici.

    riguardo la flounder-car: ebbene sì, essa è una polistil, non corre dubbio.
    ma ciò non toglie che un tot di casse d’acqua, ognuna delle quali costa 0,60 centesimi, riempirebbe anche un transatlantico.

  13. utente anonimo Says:

    mado’, sto tutta emozionata.

    lisa

  14. zaritmac Says:

    “Una volta che li ho scritti, mi dimentico dei miei libri. Quando ne fanno qualche traduzione dopo qualche anno, devo andare a rileggerlo perché non mi ricordo più che cosa ho scritto.” (Pietro Citati)- Ecco, è una forma di fortuna questa meraviglia che si ripete. Amnesia da doppia vita. Io non ricordo le facce. Ma nemmeno una. Mia madre me lo diceva: se non mi vedessi per una settimana non riconosceresti nemmeno me. Da qui nasce la paranoia da identikit: e se un giorno mi capita la sventura di essere testimone oculare e mi sbattono in cella per reticenza perché non so dire nemmeno se il malfattore era bruno, biondo, rosso o calvo? Ma mica per scherzo. Non è che mi mancano i particolari, mi mancano cose come occhiali, barba, baffi, capelli lunghi o corti… una frana. Pensa che sto pensando di attaccare sulla cornice dello specchio in bagno una targhetta col mio nome (come fosse un capolavoro museale, che poi mica siamo tanto lontani da lì, dal museale, intendo, che per il capolavoro…). Tanta epidemia di capa sciacqua secondo me dipende pure che siamo ormai costretti a bere l’acqua che compriamo e per l’ansia di restare senza ci riempiamo le polistil, dimenticando l’essenziale, come sistematicamente capita a me: dove l’avrò parcheggiata?

  15. Flounder Says:

    zarit, questo fatto è interessantissimo, in quanto esiste una malattia rarissima che si chiama prosopagnosìa, di cui si sa poco o nulla, se non il sintomo, che consiste appunto nel non riconoscere i visi.
    conosco due persone che ne soffrono: un tizio che dopo anni di frequentazione, ogni volta non mi salutava, e io pensavo fosse scostumato.
    e poi il mio avvocato, che quando mi riceve allo studio va tutto bene, ma quando abbiamo appuntamento in altri luoghi mi chiede al telefono di avvicinarmi per prima.
    addirittura mi ha raccontato di non aver riconosciuto una volta sia madre.
    l’altro tizio, invece, che da poco si è sposato, mi raccontava che nei primi appuntamenti con la sua donna, lui ogni volta la vedeva arrivare per strada, restava affascinato dalla sua bellezza e si diceva: quanto vorrei conoscerla.
    poi lei gli si avvicinava e lui restava stupefatto ogni volta.

  16. didolasplendida Says:

    cavolo
    avete materializzato un mio pensiero
    ve lo sintetizzo
    le malattie diciamo macroscopiche sono facilmente leggibili ma quanti piccoli disturbi che possono scomparire o diventare cronici ci accompagnano nell’arco della nostra vita e la influenzano principalmente nei rapporti, nelle relazioni, cioè per farla breve quante volte pigliamo fischi per fiaschi.

  17. utente anonimo Says:

    senti, Flo’, ci ho pensato su: non è che si potrebbe fare un pagamento in natura con le mozzarelle di bufala, al posto dell’assegno?

    (eddai)

    lisa

  18. Flounder Says:

    a patto che non costituisca precedente per tutti gli altri 🙂

  19. katiuuuscia Says:

    io sono molto fisionomista per quanto riguarda le facce, ma per il resto scordo tutto, anche dove ho visto per la prima volta quella faccia.
    anche luciano de crescenzo soffre di questa malattia

  20. utente anonimo Says:

    Il tizio, non l’avvocato, quanto cazzo lo invidio!

  21. riccionascosto Says:

    (il tizio, il secondo, mi ricorda un film: “50 volte il primo bacio“) in cui la protagonista ha perso la memoria a breve termine e lui, ogni girno, trova nuovi modi per farsi accettare e farla innamorare…

    Oh, meno male che delle memorie che hai citato ne ho solo due su tre (per quella uditiva, sono una capra), altrimenti inizierei a preoccuparmi.

    No, io i film li ricordo (se mi sono piaciuti, certo). A volte in tv li riconosco dalla scena, e bene o male se leggo una cosa che me ne ricorda un’altra so dove andarla a pescare: mi capita anche con i post altrui, e un tempo ero considerata un archivio vivente. Ora, però, mi sembra di perdere un po’ di colpi, e se da un lato mi scoccia un poco, dall’altro mi sembra quasi una fortuna. Però ricordo bene anche odori, gusti e sensazioni, mi capita spesso di ricollegarli fra loro.

  22. Flounder Says:

    dio mio, riccio, quanto mi piace questo fatto che hai detto, questo del film del bacio.
    mi piace troppissimo.
    ma tu chi sei?
    ma voi chi siete? da quanto tempo siete qui? tutti questi nomi che leggo nei commenti…perché scrivete qui?
    chi è flounder?

  23. aitan Says:

    sono entrato in questa finestra che pensavo qualcosa sui telefonini e la paura di stare soli coi propri pensieri, ma mi sono perso in mezzo a tutto questo ben di dio di commenti e veramente mi sono dimenticato il succo del concetto che volevo esprimere

  24. Giocatore Says:

    Il film dove Peppino compone a mente il già composto (come noi, che scriviamo il già scritto…) si intitolava “Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo”, un film divertente del 1956 con un cast eccezionale (Sordi, Manfredi, Cervi, De Filippo, Fabrizi….)

    Un film indimenticabile.
    http://www.imdb.com/title/tt0049281/

    abbracci
    Mat.

  25. Flounder Says:

    grazie, mat.

    non riesco più a postare.
    credo che il blog voglia suicidarsi.

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