Spirito di contraddizione e ironia della sorte

Zia  Melina  era  la zia che tutti noi nella  vita avremmo voluto, e che ci toccò in sorte per un breve periodo. Era zia Melina per chiunque, anche per noi che la chiamavamo signora ziamelina, tutt’attaccato.

Un giorno si mosse da Lagonegro a Tokyo e salì sul Boeing come fosse stata la corriera del paese. Si limitò a chiedere all’hostess se sapeva a che ora si arrivava e se l’aereo era puntuale, poi si addormentò e fece una tirata dritta fino a destinazione.

Pioveva esattamente come oggi, con questa stessa umidità e i contorni invisibili, quando andammo a recuperarla a Narita, con una valigia e cinque o sei buste di plastica in cui aveva sistemato: salami, salsicce, cotolette già impanate e pronte da friggere, fagioli secchi e ammollati, friarielli saltati col peperoncino, taralli, uova fresche e dodicimila altre cose.

Che ci volle del bello e del buono con il controllo e la dogana, perché l’importazione di alimentari non condizionati era un problema, e zia Melina continuava a ripetere all’impassibile nipponico: ma ne volete due pure voi? Sono fresche fresche, le ho fatte prima di partire e l’aereo era freddo quasi come il frigorifero.

Cinzia e io cercavamo di spiegare: katsudon, katsudon, dicevamo indicando le cotolette. E zia Melina rispondeva: ragazze, ma che modo di parlare sboccato, che avete.

Zia Melina, vuol dire cotoletta.

Seee, seee, rideva lei, mi volete fare fessa a me.

Zia Melina non aveva studiato troppo, ma era una che capiva tutto, se riuscivi a spiegarglielo con parole facili e senza troppi ghirigori. Dovevi dire pane al pane e vino al vino.

Quando toccavi argomenti un po’ scabrosi, con lei che era zitella illibata, ti diceva: non ti preoccupare, lo so di che si tratta. E non era nemmeno moralista: semplicemente certe cose non le erano mai capitate, però se le era fatte spiegare per bene.

Lei era una semplice, che aveva spiegazioni valide per tutto. Se una cosa non si poteva spiegare, i casi erano: o non esisteva, o era una diavoleria, o era colpa tua, che soffrivi di spirito di contraddizione e ironia della sorte.

Che questa espressione le era sempre piaciuta, pensava che fosse proprio così, tutta di seguito, e non c’era verso di farle cambiare idea.

Alla fine la adottammo pure noi, quando una cosa non ci garbava ci rinfacciavamo: è tutta colpa tua, te l’ho detto, di quel maledetto "spiritodicontraddizioneeironiadellasorte" che ti porti addosso.

Me la vedo stamattina davanti agli occhi, grassa grassa e completamente strabica.

Io le direi: signora ziamelina, mi sento turbata.

E lei risponderebbe seraficamente: non è colpa tua, è lo "spiritodicontraddizioneeironiadellasorte", mangiati qualche cosa che ti passa.

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16 Risposte to “Spirito di contraddizione e ironia della sorte”

  1. Zu Says:

    Mi ha convinto: vado a mangiare.
    (questo post invece me lo sparo direttamente in vena, terapia intensiva ci vuole)

  2. atvardi Says:

    Zu, si calmi.
    E’ solo un misto tra camicie hawaiiane, spirito di contraddizione che manco Foscolo, e un po’ – ma solo un po’ – d’ironia della sorte.

  3. Flounder Says:

    ed è con immenso spiritodicontraddizioneeironiadellasorte che vi lascio e inauguro un lungo week end dal titolo:”Tecniche di comunicazione ed elementi di libero arbitrio nella programmazione strategica ed efficace dei fine settimana: errori da evitare”

  4. zaritmac Says:

    E’ bella da leggere e buona da mangiare questa signora zia Melina, frienne magnanne.

  5. fuoridaidenti Says:

    Per puro spiritodicontraddizioneeironiadellasorte una volta tanto da questa mia sfuggevolezza di viveur (o voyeur? non so, ma tanto va bene, va bene lo stesso) ti confesso che:
    -sarà che mi piacciono a prescindere questi tuoi raccontini pommarolebbasilico
    -sarà che ero stato incapsulato dalla storiella (come d’altronde zia Melina (nel senso di Carmela, peraltro spero) dentro il Boeing bell’e che alloppiata)
    -sarà pe chest’e chell e pe’ mariastella
    ma
    cazzo, è finita proprio quando ci avevo preso assai gusto, bella mia.
    (bella mia a prescindere dalla condizio di viveur)

  6. anonimo Says:

    questa la prendo, la impacchetto e la porto con me, che mi serve:
    “Lei era una semplice, che aveva spiegazioni valide per tutto. Se una cosa non si poteva spiegare, i casi erano: o non esisteva, o era una diavoleria, o era colpa tua, che soffrivi di spirito di contraddizione e ironia della sorte.”
    grazie,
    solotu (sento l’urgenza impellente di cambiare nick)

  7. ondafrangente Says:

    Ehh? ma non mi dire che hai studiato giapponese e che hai vissuto a Tokyo anche tu!!!

  8. v41eri4 Says:

    cavoli,io non ho mai avuto la zia melina!
    se è ancora viva, me la presti per un pò?
    🙂

  9. cf05103025 Says:

    Io lo so, l’ho fotografato: è lui colui che si magnava o sbafava godutissimo i katsudon di ZiaMelina: il signor Kuninori Nakayamna….

  10. anonimo Says:

    Flo’, ma se cambi intestazione tutti i giorni, io come faccio ad aggiornare il blogroll? 😉
    Marco

  11. Flounder Says:

    marco, lo aggiorno solo al sabato 🙂

    mario, era lui, lui. che gli andasse il katsudon per traverso!

    ondafrangente, ognuno ha i suoi peccati di gioventù: io ero alla Sophia

    solotu, io questa ziamelina la vorrei tenere qua, adesso. me la vorrei portare domani mattina con me a fare una cosa.

    non lo so se sia ancora viva: se lo fosse avrebbe una settantina d’anni.
    per un mese intero è stata la nostra mascotte ed è rimasta per sempre nei nostri aneddoti di giovinezza.
    memorabile la scena in cui un amico nigeriano alto due metri la prese in braccio e la baciò sulle guance, dicendole Miss ziamelina, thank you.
    e lei tutta imbarazzata gli offrì un salamino, non l’avesse mai fatto.
    lui, peggio che avesse visto satana.
    noi: ziamelinaaaa, il salame no, non lo può mangiare.
    ma perché, tiene il fegato? e quelli sono i maiali nostri, senza un poco di grasso.
    no, no, ziameli’ è musulmano, la sua religione non lo consente.
    ziamelina ci pensò un poco e concluse: ma io vorrei sapere chi ha detto che il maiale non si può mangiare, queste religioni sono tutto uno spiritodicontraddizioneeironiadella sorte

  12. aitan Says:

    Un giorno ti dirò della mia ziamelina, che si chiama quasi allo stesso modo, solo con un “che” di mezzo, ed è ancora viva vegeta e arzilla, e che è zitella ma segue i suoi nipoti che la chiamano nonna dalla Spagna all’Olanda; che ha ospitato universitari di mezzo mondo; e che da una decina di anni vive a Pisa, nei pressi del CNR.

  13. FiocoTram Says:

    Questo post mi ha fatto venire in mente che da troppo tempo non mangio cotolette.

  14. hobbs Says:

    …divertentissimo. Conoscevo un tizio a cerignola che quando ti incontrava al bar per darsi un tono ti diceva “vuole un caffè senza offesa?”…

  15. anonimo Says:

    Non mi perderò nella mia Ziamariolina, che, ogni volta che veniva invitata a casa nostra portava in valigia delizie alimentari che poi cucinava sbarrandosi in cucina e spargendo aromi deliziosi per la casa per ore.

    Solo una domanda. Non sarà, ironia della sorte, che insieme all’olfatto – già addomesticato e quasi negletto -stiamo perdendo anche il gusto (e ce ne rimangono solo i ricordi)?
    E non sarà che questo rimembrare salamini ed altro non sia che una rivincita (spirito di contraddizione) di questo impoverimento?

    Stratagemma

  16. Flounder Says:

    io oggi non ho tempo, non ho voglia, non ho umore.
    ho un mal di testa che mi flagella e lo stomaco sottosopra.
    ma posso assicurare che giornate piene di “spiritodicontraddizioneeironiadellasorte” come questa di oggi sono più uniche che rare.

    avrei bisogno di una ripulitura interiore, di un reset totale.

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