Per dire (riflessioni a margine dell'azzeccamento della marca da bollo da 40,29 euro sul passaporto senza chip biometrico)

Ora,  il  volo  che da Parigi va  ad  Abidjan dura un po’  di tempo.  Si sorvola il deserto, si intravedono le piste. Ha un che di avventuroso ed entusiasmante.

E il mio collega Alfredo, che veniva a raggiungermi per l’Assemblea della banca, si trovò come vicino di poltrona il giornalista americano.

Il mio collega Alfredo era un tipo tutto sui generis: nevrotico ossessivo. Ho sempre avuto colleghi di stanza nevrotici, quelli che nessuno sopporta ma che a me non disturbano e infatti me li affibbiano tutti a me. Le persone nevrotiche sono tranquille e gentili, basta lasciarle libere di esprimere le loro manie, senza ostacolarli.

Alfredo, per esempio, tra le altre aveva quella dei post-it, che appiccicava dovunque. Quando si sposò, in età avanzata, per un tempo sospettai che li appiccicasse anche addosso alla moglie. Che so, la prima notte di nozze, un post-it con scritto su: consumare.

Per esempio.

Poi Alfredo era un chiacchierone, sicché quando si inaugurò l’Assemblea, mi trovai accanto un giovanotto ma bello, ma bello che non si poteva guardare, che durante il volo aveva raccolto tante di quelle informazioni su di me da lasciarmi esterrefatta.

Alfredo, ma che gli hai raccontato?

Un po’ di tutto. Poi lo sai, ti stimo.

Alfredo era uno che aveva un mio racconto nel portafogli, per dire, e gli pareva giusto raccontaglielo anche al giornalista americano, per dire.

Un’altra delle manie di Alfredo era quella di aggiungere sempre, ad ogni frase, l’espressione “per dire”. Per dire.

L’Assemblea durava cinque giorni ed era noiosissima: delegati da tutto il mondo a turno prendevano la parola e descrivevano gli scenari economici, politici e sociali di tutti gli stati africani, avanzavano proposte per la riduzione del debito e queste cose così. E Alfredo attaccava post-it e l’americano mi guardava adorante.

Ci vieni a cena con me, stasera?

No, non posso.

E domani sera?

Nemmeno

E l’ultima sera che c’è il galà?

Forse sì.

E ogni volta che si avvicinava io scappavo. Intendiamoci, non è che non mi piacesse, anzi. E’ che mi piaceva proprio troppo. Così, meglio evitare a monte.

La sera del galà l’americano era affiancato da due colleghe, biondissime e altissime e molto  -issime, in generale. Sicché mi sembrò un’ottima ragione per sedere a un altro tavolo e dinanzi alle sue vibranti proteste, gli risposi semplicemente: ubi blondhair, minor cessat.

Ma dopo cena andiamo a ballare?

Spiacente, sono un pezzo di legno.

Che poi, diciamola tutta: in quel benedetto paese c’era un tasso di umidità del 99%, si era in piena stagione delle piogge. Avete idea dei miei capelli in piena stagione delle piogge? Ecco, quella roba là. Quella indistricabile, impresentabile. Per carità. Per dire.

Al mattino dopo partivano tutti, tutti i delegati e io finalmente tiravo un respiro di sollievo: niente più Alfredo, niente più americano, sarei tornata alle mie piccole cose senza intoppi.

E infatti di buon’ora insieme alla mia amica Rosa stabilimmo di andare a comprarci un bel quotidiano italiano e poi spaparanzarci da qualche parte a leggerlo.

Per comprare un quotidiano italiano in quel posto, non era immediato: dovevi chiamare un taxi, costeggiare tutta la Corniche fino a raggiungere il lato opposto della laguna, totale 13 chilometri, arrivare in un albergo con cinque, seimila stelle e poi finalmente pagare a prezzo triplo il quotidiano di due giorni prima. Ma vabbè. Se non ti concedi questi lussi, che campi a fare?

Nel taxi io raccontavo a Rosa tutta la faccenda dell’americano e lei diceva: secondo me tu sei scema.

E continuavo a raccontare fino a che, nel corner dell’edicolante, pestai i piedi a un tizio, alzai lo sguardo, dissi pardon e mi ritrovai l’americano davanti.

Uh, gesù, e tu non dovresti essere partito?

Parto domani.

E Rosa mi chiedeva, alle spalle: e questo chi è? Ma è bellissimissimissimissimo.

E l’americano ripeteva: bellissimissimissimo, it’s like muy lindo, really?

Che poi venimmo a sapere, ma questo avvenne ore dopo, non mi fate precorrere i tempi, che sua sorella faceva la dottoressa senza frontiere in America latina dove pure lui era stato per qualche anno e che dunque meglio sarebbe stato non parlare in italiano che poi si facevano gaffe mostruose.

E cosa fate oggi?, chiese l’americano.

Abbiamo da fare, risposi io.

Niente, rispose Rosa.

Vorrei andare a vedere il mare, disse lui.

Tra poco pioverà, risposi io.

Era anche la nostra idea, aggiunse Rosa.

Quando dalle quinte comparvero le due -issime, con certi short e certe cosce lunghe tre metri l’una e voce flautata: Aaaaarrrrooooon, darling, shaaaalll we goooo?

E Aaron – così si chiamava, ed era ebreo – disse: se non venite anche voi, mi suicido. Ho queste galline addosso da una settimana. Disse qualcosa che secondo me in inglese voleva dire: nun cià faccio ccchiù, aiutateme. Per dire.

Però io non lo presi proprio in considerazione.

Ma Rosa disse: puveriello, lo vuoi far morire?

E io conclusi: vabbuò, andiamo al mare, ma vi avverto che  fra poco viene a piovere.

Così andammo al mare, con un taxi grande grande che aveva posto per tutti. Che per fare quei trenta chilometri ci voleva un tempo infinito, la strada a buche, quelli con la bicicletta, tutti i posti di blocco e fammi vedere il passaporto e non ce l’ho, ho la fotocopia, e la fotocopia non è legale, e lo so ma mi hanno detto di non portarlo in giro che poi me lo rubano, e chi te l’ha detto?, i colleghi vostri, e sì ma la fotocopia non è legale, eh vabbè, pigliati questi cazzo di 10 franchi CFA e facci passare. Una, due, tre volte. All’andata e al ritorno.

E le due –issime parlavano solo con Aaron, gli dicevano: Aaroncino bello di qua e Aaroncino bello di là e non gli facevano dire manco una parola.

Ma va bene, arriviamo al mare, ci sediamo per pranzare e nel giro di mezz’ora si scatena il pata pata dell’acqua.

Che quei ristoranti sono fatti di capannine e quando inizia il pata pata dell’acqua te ne devi solo scappare e Aaron, con abile mossa del bacino e del gomito, mi prese, mi mise in un taxi, chiuse portiera e sicura e disse al tassista: vada.

E il tassista andò.

Cosicché siamo rimasti soli, disse Aaron.

No, risposi io, c’è pure il tassista.

E Aaron parlava, parlava, parlava, e sotto quella pioggia le strade si allagavano, perdevano di senso, che alla fine per tornare a casa impiegammo tre ore.

E Aaron parlava e chiedeva: ma tu ce l’hai il fidanzato?

No, io no.

Nemmeno io. Ma tu sei mai stata a New York?

No.

E in Venezuela?

No.

Parli tedesco?

No.

Ma conosci qualche altra parola oltre no?

Sì.

Insomma arrivammo all’albergo e dietro di noi il taxi con Rosa e le –issime. Rosa scese inviperita, l’americano disse: e stasera ci vieni a cena con me? Io risposi: no, le –issime corsero e lo agguantarono: Aaronino, Aaronuccio nostro.

Arrivederci e grazie.

Che poi la mia amica Rosa, che conoscevo da molti anni e avevo incontrato lì per caso e me l’ero portata a vivere con me, era una  schietta, in tutto e per tutto. E’ la stessa che ha formulato la famosa teoria secondo la quale in realtà io mi nutro delle spoglie di depressi e tipi strani, che se no non si spiegherebbe l’attrazione che esercito sui relitti dell’umanità.

Sicché disse: io poi vorrei capire questo che ci ha trovato, in te.

Che lo volevo capire pure io, ma non c’era mica bisogno che lo dicesse così.

E’ colpa di Alfredo, cercai di spiegare.

Poi squillò il telefono, era il servilissimo portiere nero dell’albergo di bianchi, che annunciava: mademoiselle, monsieur Aaron.

Marò, che ossessione.

Aaron, dimmi.

No, no, scendi: sono nella hall. Almeno l’aperitivo.

Vabbuò, facciamo l’aperitivo e leviamoci questo molare, jammo bello.

E durante l’aperitivo Aaron parlava, parlava, parlava. Però parlavo un pochino pure io.

Poi guardò l’orologio e disse: me ne devo andare, fra poco passano quelle a prendermi per la cena.

E io risposi: bravo, vai a cena con quelle là e divertiti, fate buon viaggio e statevi bene.

Ma mentre dicevo questo fatto qua questo Aaron mi prese e mi baciò.

E poi mi ribaciò.

E poi mi riribaciò.

E per finire mi ririribaciò e aggiunse: bellissimissimissimo.

Poi se ne andò.

E questo fu tutto il fatto di Aaron, che aveva gli occhi neri, i capelli mossi, era bellissimissimissimo e viveva affianco alla Fifth Avenue. Per dire.

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155 Risposte to “Per dire (riflessioni a margine dell'azzeccamento della marca da bollo da 40,29 euro sul passaporto senza chip biometrico)”

  1. Flounder Says:

    è pur sempre la settimana dell’extrasistole, non dimentichiamolo.

  2. talib Says:

    che post muy lindo! 😀

  3. riccionascosto Says:

    (e io vorrei sapere peché ci ha messo tanto. Aaron, intendo. Pure tu, però)

  4. anonimo Says:

    mi viene da piangere.

    lisa

  5. brezzamarina Says:

    news dell’ultima ora “Bangkok, monaco buddista si evira
    dopo una erezione involontaria”.. penserai che non c’entra nulla..ma per me é una riflessione a margine alla tua riflessione a margine..

  6. e.l.e.n.a. Says:

    evirazioni: da monaco a monco…

  7. HangingRock Says:

    Questo alfredo deve tenere amicizie importanti. Ai suoi tempi se la faceva pure con Vasco.

    Comunque che uomo questo Aaron. Un uomo che sa quel che vuole e se lo piglia, senza manco chiedere permesso.

    (ma soprattutto cherracconto, cherracconto, ddiomio, mi associo alla lisa lacrima)

  8. Flounder Says:

    brezzaaaa, ma tu mi fai morire. per dire.

  9. Flounder Says:

    mi hai fatto venire in mente un altro fatto, brezza.
    indonesia, non mi ricordo che città, comunque ci sta il palazzo dei Sooltani.
    e nel palazzo dei Sooltani ci sta un’esposizione di oggettini di un certo pregio, tra cui una specie di cintura di castità per uomini, che è un cilindretto che da un lato ha degli uncini appuntitissimi rivolti all’interno.
    allora, il cilindretto si indossa nell’unico modo possibile e poi ci vuole una concentrazione di pazzi, perché come ti distrai un momento, zàcchete, l’uncino si appizza proprio là.
    poveri Sooltani.

  10. Flounder Says:

    quelle, poi, le marche del passaporto sono come le madeleines : mentre le azzecchi ti vengono in mente un sacco di fatti.

  11. brezzamarina Says:

    allora devo fare outing: sono anni che ho sul passaporto un’unica marca di passaporto non timbrata..sempre pronta per tirare fuori la scusa che sono dovuta partire all’ultimo minuto senza il tempo di passare dall’ufficio postale etc…, ma nessuno mi ha mai detto nulla..
    😉
    comunque se qualcuno poteva capire la marginalitá della mia nota quella eri di sicuro tu..

  12. brezzamarina Says:

    dici che il cilindretto lo venderanno su e-bay? (m’é venuto in mente parlando di ‘sooltani’. per dire)

  13. Flounder Says:

    ecco, ecco, trovata.
    è il Sultanato di Solo (ve lo giuro quantevveriddio), antico nome della città di Surakarta, isola di Giava.
    un regno che ormai esiste solo su ra carta (sempre per contaminazione cinese)

  14. Flounder Says:

    comunque il cilindretto era tutto d’oro e tempestato di pietre preziose, mica una cosa da niente.

  15. ranafatata Says:

    Marò… intrigante-acchiappante: bellissimissima narrazione!

  16. riccionascosto Says:

    A me il cilindretto e la contaminazione cinese fa venire in mente un altra cosa: un libro, “La valle delle rose”, credo, che lessi un po’ di tempo fa (non mi chiedere come, lo comprai credendo si trattasse di altro) dove una concubina di un imperatore, che cercava di ottenere il potere con un figlio divino, era costretta a usare un fallo finto d’avorio (con protuberanze) per far dimenticare all’imperatore il fatto di essere donna… (vabbuò, lasciamo perdere, va)

  17. broono Says:

    Ahi…ahia…uh…Ah!…ahi ahi ahi…

    “[…]Solo tu
    qui vicino
    le tue voglie tra i capelli sul cuscino
    Solo tu
    mi sai dare
    cose vecchie sempre nuove da sognare
    mille volte tu lo sai
    non e’ stato uguale mai
    Solo tu
    notte intera
    per svegliarmi e’ ancora giorno insieme a te”

    Inno nazionale del Sooltanato di Solo.

    Ahi…Uhf…Ah!…Ohio!…Ah…

  18. Flounder Says:

    porca miseria, l’ho trovato.
    eccolo.
    si è sposato quattro mesi dopo la nostra travolgente passione.
    con una californiana.
    dev’essere stata la delusione 😀

  19. Flounder Says:

    sooltano, tieniti pronto con la colonna sonora: prossimamente racconterò la storia dell’eunuco del Pernambuco.
    una storia di mistero, passione e dolore ambientata intorno al tropico del Capricorno.

  20. broono Says:

    Sarebbe interessante scoprire se la californiana è una delle due in shorts.

    Certo, pensa che rischio hai corso…non avresti conosciuto noi e oggi chiunque avesse cercato il tuo nome, sarebbe stato inviato sulla pagina del NYT.

    Per dire, a volte il culo.

  21. broono Says:

    Destino…volevo dire destino.

  22. giorgi Says:

    Ma che storia! Che storia! Insomma, fossi stata meno pazza a quest’ora potevi essere Mrs. Flounder Finkel…
    ‘aronn…

  23. e.l.e.n.a. Says:

    flou, pensa che ho pensato la stessa cosa di broono. che non ti avremmo conosciuta…

    colonna sonora per colonna sonora…
    questo destino, broono?!?

    Nessuno, ti giuro nessuno,
    nemmeno il destino ci può separare
    perché questo amore che il cielo ci dà, sempre vivrà…

    Nessuno, ti giuro nessuno
    può darmi nel dono di tutta una vita
    la gioia infinita che sento con te…solo con te.

    Sei tu, dolcissimo amore, soltanto tu, passato e
    avvenire, tutto il mio mondo comincia da te…
    finisce con te…

    Nessuno, ti giuro nessuno, nemmeno il destino
    ci può separare, perché questo amore
    s’illuminerà d’eternità…

  24. broono Says:

    La comporrò io stesso per l’occasione.

    Ho già il testo…

    Titolo “Il tropico stropica”

    Per’n’buco con gli uncini
    che controllano l’affetto
    non s’accorse che i vicini
    gli chiodarono anche il letto

    E così, col cuor rapito
    si lasciò al destino andare
    Del mammifero dormiente
    il giaciglio volle avere.

    Lo indicavano straniti
    “Lui fa ghiro!” Tutti in coro
    Non cogliendo tra i suoi diti
    Graffi e tagli di quel foro.

    Ma perché proprio sui diti?
    Si chiedevan tutti quanti.
    Lui rispose ai convenuti
    Che il problema erano i guanti.

    Che se non li scegli giusti
    per protegger dagli uncini.
    puoi provare tutti i gusti
    Ciò che avrai saran casini.

    E così fu per effetto
    dell’eccesso del suo affetto
    che improvviso lui un dì,
    un eunuco divenì.

    E così fu per effetto
    dell’eccesso del suo affetto
    che improvviso lui un dì,
    un eunuco divenì.

    ad libitum

  25. Zu Says:

    uà-ciù-uari…
    uà-ciù-uari…

  26. didolasplendida Says:

    mannaggia mo ti venivo a trovare affianco alla fifth

  27. Flounder Says:

    a quest’ora avrei avuto un blog a manhattan: Some little paranoias

  28. anonimo Says:

    troppo divertente!!!!!
    bellissimissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!
    e, comunque, flounder, quello che avevi tu (o lei) era il fatto che di fronte ad uno così sapessi ancora dire di no e lo evitassi. i bellissimi non ci sono abituati e, per un attimo, respirano.
    ipotesi 1.
    🙂
    e poi i bellissimi siccome alla bellezza ci sono abituati, chè è di casa, non la ricercano ossessivamente negli altri come quelli che belli non si sentono affatto e hanno bisogno di strafighe.
    ipotesi 2 ma confermata da dati di realtà di un certo spessore biografico.
    🙂
    f_e_d

  29. Flounder Says:

    non so. per sicurezza, io miro al purpo, come già espressi 😀

  30. Flounder Says:

    f_e_d, comunque il sooltano ce l’aveva con te: solotu.
    io declino ogni responsabilità.

  31. broono Says:

    ll Sooltano ce l’ha con chiunque ti ronzi intorno.

    A prescindere e per dire.

  32. Flounder Says:

    manco con le femmine posso parlare, mo’?

  33. broono Says:

    Se è per parlare di me.

  34. Flounder Says:

    devo anche far indossare il burka al blog?

  35. aitan Says:

    che bella ballata

  36. Wosiris Says:

    broono, posso commentare?

  37. broono Says:

    No.
    Devi fargli indossare il bOOrka.

    🙂

  38. atvardi Says:

    Il post è bellisssimisssimissssimo.
    Anche il commento di e.l.e.n.a (che non conosco).
    E poi volevo dire una roba, che ora mi sfugge.
    Sarà la botta.

  39. Flounder Says:

    wos, io aspetterei fino a mezzanotte. poi è evidente che ci troviamo nella fattispecie del silenzio-assenso.
    (o del silenzio-assenzio)

    atvardi, ti presento elena. è bellissimissimissima.
    elena, ti presento atvardi. è bellissimissimissimo.
    (ma che botta??)

  40. atvardi Says:

    Da me, foto n.2.
    Elena, piacere. Ma non sono bellisssimisssimisssimo: mi disegnano così.

  41. katiuuuscia Says:

    questi si che sono uomini: ha ragione hanging, basta con si forse, facciamo i fatti.
    ma perché facevi tutta ‘sta preziosa?

  42. hobbs Says:

    …mi stai dando del relitto?…

  43. Flounder Says:

    ma non lo so se questi sono uomini, eh. non lo so mica.
    che vuol dire “questi sono uomini” se dopo quattro giorni finisci all’altro capo del pianeta, in un altro continente e non sai nemmeno come ti chiami?
    secondo me a far questa cosa qui son bravi tutti, soprattutto se sono belli.
    secondo me gli uomini sono quelli che fanno altre cose.
    (il punto è che ancora non ho capito quali)

  44. Flounder Says:

    hobbs, parliamone 😀

  45. Wosiris Says:

    facciamo cosi’: da chi preferisci che ti commenti?

  46. broono Says:

    “secondo me a far questa cosa qui son bravi tutti, soprattutto se sono belli.
    secondo me gli uomini sono quelli che fanno altre cose.”

    No, sono quelli che fanno le stesse ma senza il vantaggio (troppo facile bello il mio americanozzo) della bellezza.

  47. broono Says:

    Non è che sono stato in silenzio.

    E’ che non mi pareva necessario aggiungere al notevole vantaggio datomi dalla natura, il vantaggio dell’eleminazione degli altri uomini.

    Non mi serve, intendo.

    🙂

  48. Flounder Says:

    wos, non ho capito la domanda.
    (a volte son tarda, sì)

    sooltano, su questo fatto di fare le stesse cose con e senza l’ausilio della bellezza bisognerebbe aprire un fronte di discussione.
    quello che dici mi prefigura un ragionamento che è comunque da seduttore e sottolinea solo la diversità delle armi.
    io invece parlavo di uomini fuori dagli spazi ristretti e immediati dell’urgenza seduttiva e predatoria.
    (ma esistono, in realtà?)

  49. broono Says:

    E apriamolo, questo fronte di discussione, si.

    Però ponendo le basi corrette e offrendo presupposti reali.

    Il primo è che non esistono uomini fuori dall’urgenza predatoria.

  50. Flounder Says:

    Il primo è che non esistono uomini fuori dall’urgenza predatoria.

    per quanto non riesca a digerirlo, in fondo lo penso anche io, anche se non vorrei.
    però per me è un dilemma, una trappola, un vicolo cieco: se non lo pensassi sarei altrove e più contenta.
    se fossi riuscita a digerirlo, sarei altrove e ancora più contenta.
    non riuscendo nell’uno e nell’altro intento non vado da nessuna parte e sono molto meno contenta.

  51. Wosiris Says:

    sembra che qui il capo non mi abbia autorizzato a commentare.

    da qualcn altro magari ci sono regole un po’ più lasche e riesco ad aggirare l’ostacolo.

  52. Flounder Says:

    (qui il capo sono io, fino a prova contraria)

    ci tengo a dire che quando parlo di urgenza predatoria mi riferisco a quella seduzione fine a se stessa, totalmente svuotata d’altro. quella che si esaurisce nella conquista immediata, nel veder capitolare l’altro per il gusto di farlo, nell’imporsi sfacciatamente senza alcun ritegno pr i sentimenti di chi magari è intorno e aspetta un momento più adatto ai suoi tempi per proporsi.
    non parlo certo di quel gioco seduttivo tra persone che hanno anche altro in comune e che della seduzione fanno uno – uno soltanto – dei loro mezzi comunicativi.

  53. Wosiris Says:

    quando parlo di urgenza predatoria mi riferisco a quella seduzione fine a se stessa, totalmente svuotata d’altro

    ma c’è davvero chi riesce ad intenderla così? sarò un po’vintage ma mi risulta strana come interpretazione. no, non strana: noiosa ecco.

  54. broono Says:

    Non è così drammatico, invece.
    Basta capirlo e ritarare la propria ottica in rapporto al nuovo scenario.

    Se non fosse che il pronunciare “Predatori” o “Competizione” o termini che presuppongono volontarietà d’azione porta tutti coloro i quali non si sentono “in azione” a prenderne le distanze perché sicuri che la cosa non li riguardi, si scoprirebbe che in realtà la competizione è innata e perciò riguarda tutti, indistintamente, anche quelli che non pensano di agire spinti da quello.

    E’ un discorso di ritorno d’immagine.
    Qualsiasi cosa pensiamo di noi, lo pensiamo perché percepito dal riflesso che chi ci sta di fronte ci restituisce.
    E non riguarda la conquista affettiva o il bisogno di sentirsi dire “Sei bello”, no.
    RIguarda qualsiasi aspetto, riguarda il bisogno naturale di conoscere in qualsiasi situazione ciò che il nostro interlocutore pensa di noi, per poter di conseguenza tarare su quello il nostro successivo comportamento.

    Quando l’ambiente è composto da sole due persone, il “tempo attenzione” che ciascuna dedicherà all’altro è il 100%, mentre quando ci sono più persone, questo tempo viene ripartito e ciascuno dei presenti sentirà che ci sono dei “buchi temporali” nella possibile attenzione che a lui potrebbe essere dedicata, a causa della presenza di altre “fonti di distrazione”.

    La competizione scatta in quel momento.
    Non si è predatori per vincere chissa che o per conquistare chissà cosa.
    Si diventa competitivi semplicemente perché si ha bisogno di constante ritorno di informazioni, altrimenti non si trova più un senso al nostro rimanere in un posto piuttosto che in un altro.

    Poi è ovvio che non significa che si è soddisfatti solo quando l’attenzione è tutta “vinta”, certo che si da per scontato che esistono anche altre persone al mondo oltre a noi.
    Ma questo non significa che la ricerca di un 1% in più di quel 2-5-20 che si è ottenuto, non sia un pensiero costante, soprattutto quando la persona che si ha di fronte vale molto (e per questo per noi diventa fondamentale fonte di riflessi degni di ascolto) e per quell’1% in più, anche non sicuro, si mantiene il livello della competizione sempre attivo.

    E’ un errore, per esempio, pensare che uno felicemente sposato, solo perché non corteggia, non è più competitivo.
    Lo è comunque, perché avrà sempre bisogno di un ritorno che gli confermi che lui è felice, anche dai suoi stessi amici.
    E se tra quei suoi amici ci saranno delle distrazioni, lui farà di tutto per guadagnarsi un 1% in più di tempo-attenzione.

    Quelli simpatici in società, per esempio, sono dei competitivi da olimpiade.
    Non c’entra nulla la ricerca della donna da vincere, è un discorso che riguarda il bisogno di ritorni costanti, che abbiamo tutti.

    Quindi non è nulla di drammatico o di difficile gestione.
    E’ così che gira il mondo, sul bisogno di ciascuno di assicurarsi uno spazio tutto suo.

    Credo.

  55. Flounder Says:

    wos, basta che ti giri intorno, nel reale e nel virtuale. diamine, se c’è. è pieno.
    però forse io lo vedo da donna.

  56. broono Says:

    P.S. Naturalmente, prima che chi legge lo dica col tono di chi mi vuole rivelare cosa il mio commento nasconda, sottolineo come questo commento naturalmente presupponga la convinzione che la competitività costante riguardi me per primo.

    Voglio dire, lo so bene, ecco.
    Altrimenti non potrei pensarla così.

  57. anonimo Says:

    (a me quando questo dice “volontarietà d’azione” un po’ mi fa impressione, mi fa)

    🙂

    lisa

  58. Flounder Says:

    broonillo, è tutto filante e sensato, perfetto e ragionevole.
    permane però quel senso che avvertivo prima: Riguarda qualsiasi aspetto, riguarda il bisogno naturale di conoscere in qualsiasi situazione ciò che il nostro interlocutore pensa di noi, per poter di conseguenza tarare su quello il nostro successivo comportamento.

    ecco, questo è ciò che io chiamo l’atteggiamento da seduttore.
    è che a me piacerebbe osservare il contrario: non guardare l’altro per tarare il proprio comportamento e richiedere attenzione, ma guardare se stessi e capire quanta attenzione si è disposti a dare, quanta sostanza.
    a me quelli troppo simpatici in società mi stanno sulle balle, si adattano a tutto e tutti. ti squadrano e ti pesano solo per il ritorno di immagine che gli garantisci, appunto.

  59. broono Says:

    No no, anch’io che lo vedo da uomo lo vedo benissimo, che c’é.

    E’ pieno, si, di quel tipo di conquista lì.
    Ed è quella più necessaria e diffusa, proprio perché non è altro che il quotidiano bisogno di quel ritorno di cui sotto.

    Il sorriso della segretaria alla quale consegnamo una busta è una conquista fine a se stessa.

    Il “Buongiorno a lei” ottenuto in risposta la mattina in ascensore, è una conquista fine a se stessa.

    Non sono cose drammatiche, le si dipingono così e allora tutti ne prendono le distanze, ma in realtà sono umanissime dinamiche.
    E sono svuotate d’altro perché non hanno altro obiettivo che quel “Buongiorno a lei” detto col sorriso.

    Dieci sorrisi al giorno, rendono la giornata piacevole.
    Chi non ha quel bisogno?

  60. Wosiris Says:

    ok, riconosco che il mio atteggiamento del commento precedente è un po’ superficiale (vivo in mezzo alla gente e me ne accorgo)

    è che per avere i ritorni di cui parla broono mi piace ragionare ad un livello piu’ basso ed ottenere un risultato magari meno eclatante (dipende) ma immediato.

    si chiama basso profilo ed è un mio problema.

  61. Flounder Says:

    non parlavo di questo desiderio di contatti quotidiano e umano, alla portata di tutti, auspicabile e non dannoso.
    pensavo piuttosto a certi desideri di esclusività, a certe pretese inammissibili che pure vengono condotte con nonchalance.

    per esempio: l’uomo (o la donna) sposati che hanno un amante e da lui/lei pretendono ed esigono fedeltà assoluta.

    per esempio: avere tre giorni a disposizione in un dato posto e farne un punto d’onore imprescindibile la conquista di una tizia lì presente che poi non vedrai più.

    per esempio: essere troppo sorridenti con tutti per non scontentare nessuno e tenersi sulla corda 1, 10, 100 pretendenti ai quali non si è minimamente interessati, ma che ci fanno sentire interessanti.

    altri esempi?

  62. Wosiris Says:

    notte a voi due.

  63. anonimo Says:

    il terzo esempio viene altresì detto “la profumiera”.
    per dire.

    lisa

  64. Flounder Says:

    lisa, non sapevo.
    e al maschile?
    il pizzicagnolo?

    notte, wos.

  65. broono Says:

    X Flounder:

    per esempio: l’uomo (o la donna) sposati che hanno un amante e da lui/lei pretendono ed esigono fedeltà assoluta.

    Qui è un problema di mancanza di fiducia prima di tutto in se stessi, non riguarda il discorso della conquista o del ritorno di informazioni su se stessi.

    Chi pretende fedeltà da un(‘)amante è perché l’informazione sul suo non meritarla ce l’ha ben chiara, non gli servono ritorni, gli serve che gli si tolga il disagio che quella sua certezza gli impone addosso.

    per esempio: avere tre giorni a disposizione in un dato posto e farne un punto d’onore imprescindibile la conquista di una tizia lì presente che poi non vedrai più.

    Se il riferimento è all’americano del post, mi tocca dirti che questo esempio lo potresti usare per spiegare questa cosa della conquista fine a se stessa, se ti fossi lasciata conquistare e se lui, dopo, se ne fosse andato.

    Tu l’hai giudicata una conquista fine a se stessa e per questo non gli hai dato modo di dimostrarti cosa fosse per lui.
    Magari, l’avessi fatto, in questo momento saresti a Manhattan e scriveresti sul tuo blog che non bisogna giudicare prima di aver provato.

    🙂

    per esempio: essere troppo sorridenti con tutti per non scontentare nessuno e tenersi sulla corda 1, 10, 100 pretendenti ai quali non si è minimamente interessati, ma che ci fanno sentire interessanti.

    Qui per rispondere c’è bisogno di un dato fondamentale:
    Parli di blog e, nel caso specifico, del mio?

    X Lisa:

    Lisa Lisuccia, l’alternativa alla volontarietà d’azione che “Questo” cita, è che si sia comandati da un’entità aliena.

    e poi “questo” lo dici volontariamente a un altro, oh

    X Wosiris:

    Posso permettermi di drti cosa penso con tranquillità?

  66. anonimo Says:

    non so il corrispettivo maschile.
    però anche a me vengono in mente gli affettati.
    (da riporre esclusivamente nella vaschetta salvafreschezza, dopo aver – per l’appunto – fatto intender l’odore)
    (e qui le battute si sprecano)

    lisa

  67. anonimo Says:

    ma che, mi metti il broncio?
    era una battuta, una stupida battuta sulla parola “volontarietà“.
    (non solo per il significato, ma anche per come suonava)

    lisa

  68. broono Says:

    Ma potrei mai metterti il broncio?

  69. Flounder Says:

    broono, lo sai che non mi cimento con te sul piano dialettico. lo sai che ne riconosco a monte una superiorità che a volte prescinde anche dai contenuti e con la quale non ho voglia e capacità di misurarmi.
    (no, non è ironico, è una questione di utilizzo delle proprie energie: ho imparato che contrastare chi è più abile di me mi sfianca troppo)

    però una sola precisazione: non parlavo del tuo blog, per due ragioni: primo, peché ne abbiamo già parlato altrove e sarebbe sciocco ripetersi.
    secondo, perché il blog è solo mezzo, è talk-shaw: l’interazione pubblica con il lettore non può essere neutra, o li tratti e li scamazzi alla sgarbi, alla busi, o ammicchi seduttivamente. fa parte delle regole del gioco, che è d’obbligo conoscere e alle quali ci si conforma, oppure si va a giocare altrove.

    mi riferivo invece proprio alla volontarietà d’azione nel mantenere aperti nel privato una pletora di rapporti vaghi e imprecisi, carichi di tira e molla, di incursioni e ritiri.
    parlo di rapporti reali.
    talvolta di virtuali. (ma questi ultimi sono molto meno irritanti)

  70. Wosiris Says:

    broono: ha senso negarti il permesso?
    ti avviso subito che io sono sensibile, con l’autostima molto ballerina e una chilometrata di coda di paglia che c’inciampo.
    almeno aspetta che mi metta l’elmetto.

    🙂

  71. fuoridaidenti Says:

    raccontato divinamente. bravissima.

  72. anonimo Says:

    Dov’è che ho sentito che ogni lasciata è persa?
    No, per dire.

    A.

    P.S. bellissimissimo, il pezzo, s’intende.

  73. Flounder Says:

    cari blogghèr, io vi ringrazio dei vostri apprezzamenti.
    questo è un pezzo divertente perché in realtà non è scritto, ma parlato. nel senso che chi mi conosce sa che parlo così, a ritmo frettoloso e concitato, mezzo in italiano e mezzo in dialetto, con duemila parentesi di mezzo.
    ultimamente mi sono resa definitivamente conto che il blog è uno strumento di tradizione orale e non scritta. (ma mo’ questo è un altro fatto e non ci azzecca col post)

    piuttosto invece volevo proseguire sul fatto del Grande Seduttore (e non solo) e rilasciare alcune riflessioni fondamentalissime.
    ma dopo, però.

  74. Flounder Says:

    Pensavo in auto (quando viaggio in auto è terribile, vado in modalità totalmente automatica) alla questione del Grande Seduttore. Come ho raccontato anche in passato, nella medesima categoria, si tratta di un archetipo.
    Oltre al Grande Seduttore esistono altri Grandi Qualcosa: la Grande Stakanovista, il Grande Depresso, la Grande Stronza, il Grande Polemico e così via.
    Sono persone che in sé riassumono tutte le caratteristiche universalmente riconosciute del personaggio che hanno deciso (consapevolmente o inconsapevolmente) di rappresentare e rappresentarsi. A volte questa rappresentazione si svolge in un unico ambito relazionale (il lavoro, la famiglia, le donne, il gruppo di amici), a volte è talmente pervasiva da essere giocata su molteplici piani dell’esistenza.
    Avere a che fare con un Grande Qualcosa, in un certo senso è rassicurante: si tratta di personaggi che non si tradiscono e non si smentiscono. Hanno un andamento prevedibile, scontato. Una volta che li si è appresi, difficilmente ci si può trovare impreparati, al loro cospetto.
    Prendiamo il Grande Seduttore, ad esempio, ma solo per semplicità. La sua grandezza è data da una capacità di rispecchiare senza coinvolgersi. Il GS acquisisce dati su di te, apprende le tue modalità di funzionamento e le usa in modo impeccabile con un’attività di mirroring. Messo alle strette, ha sempre ragione. E tuttavia dietro lo specchio che usa per rifletterti, non c’è nulla.
    Non c’è mai nulla dietro i Grandi Qualcosa: l’aderenza ai crismi della loro ipseità è talmente perfetta che niente può introdursi e scardinare.
    Con questi personaggi è impossibile entrare in contatto reale, a meno di non recitare un personaggio che si incastri a perfezione.
    Quelo che voglio dire, in realtà, è che con i Grandi Qualcosa non si arriva a nulla, non si arriva mai a un contatto reale, onesto, profondo.
    Il GS ha l’abilità di raccontarti di sé, in un modo che solo in apparenza è empatico, ma che in realtà è funzionale al tentativo di ispirare fiducia e confidenza. Null’altro.
    Se il Grande Qualcosa viene toccato in profondità e accetta di farsi modificare da uno scambio, si disintegra all’istante. E’ un rischio elevatissimo.
    Il Grande Qualcosa non accetta di essere modificato dalla vita.

  75. Flounder Says:

    per approfondimenti bibliografici vi rimando alla lettura di questo
    e questo

  76. e.l.e.n.a. Says:

    allora mi concedo e mi consento di commentare (non sui pensieri in auto che ho visto solo adesso)
    non so se ho capito tutto e forse non ho capito tutto proprio perché mi sembra (da fuori) che sia come se danzaste un minuetto. vi avvicinate ma non troppo. e la sensazione che si ha è che cerchiate un po’ di schivare il nocciolo del discorso (del discorso di ognuno intendo, che non è detto sia comune a tutti).
    detto questo, flou, non capisco tanto il tuo, diciamo, stigmatizzare con impeto, “ci tengo a dire che quando parlo di urgenza predatoria mi riferisco a quella seduzione fine a se stessa, totalmente svuotata d’altro”.qual è il problema? mi sembra che tu l’abbia baciato e ribaciato e riribaciato. non era un atto consapevole? per quello che era, si intende. perché hai “ceduto” (mi sembra che si parli come un’eroina romantica) ad uno che ritieni che abbia agito con questo proposito: “avere tre giorni a disposizione in un dato posto e farne un punto d’onore imprescindibile la conquista di una tizia lì presente che poi non vedrai più”. è quello che volevi, no? “E ogni volta che si avvicinava io scappavo. Intendiamoci, non è che non mi piacesse, anzi. E’ che mi piaceva proprio troppo. Così, meglio evitare a monte.” il metter dei muri lo dichiari tu. Il perché non mi è dato sapere, ma sembra (e dico sembra perché è quello che a me arriva, leggendoti) che ci sia un rimpianto. e che questo rimpianto lo si voglia negare. (non annegare) attribuendo colpe generiche per non riconoscere le proprie (se di “colpe” vogliamo parlare). per dire.
    perdona la durezza. e non è neanche che mi dipingono così, sono proprio così.

    (detto questo ti ammiro più di quanto non sia dato intendere) e non è per dire.

  77. Flounder Says:

    no, no, elena. rimpianto non ce n’era proprio. e nemmeno la sensazione di eroicità romantica.
    il punto è che pur riconoscendo i limiti e le modalità del Grande Seduttore ( di qualunque altro Grande Qualcosa) cado spesso nella tentazione di vedere “fino a che punto”.
    l’ho fatto anche ieri sera al telefono, con il Grande Attaccabrighe, per esempio.
    è come se non mi dessi pace sul fatto dell’immutabilità degli archetipi.

  78. Effe Says:

    Punto per punto

    1) diancine, 77 commenti a quest’ora del mattino. Li leggo poscia, probabilmente riepterò cose dette.

    2) è charo che la collega Rosa è un’invenzione del suo inconscio, à la Fight Club, per giusificare la sua lascivia

    3) lei ha appena dato dei relitti dell’umanità ai suoi assidui commentatori

    4) “è colpa di Alfredo” è una citazione vascorossiana da cui si capisce che lei, dissoluta, in quel viaggio si era data anche alle sostanze psicotrope

    5) Io qui scrivo spesso “Per dire”. Lei mi ha dato del nevrotico ossessivo

    6) non so se il suo sia un rimpianto, un sospiro di sollievo o un programma per i prossimi giorni

  79. Effe Says:

    Per dire.

  80. Flounder Says:

    è un po’ complicato da spiegare su un blog, ma la questione del Grande Qualcosa è data dall’ambiguità.
    Apparentemente il Grande Qualcosa è integro, granitico, che si tratti della collega rompicoglioni, del seduttore impenitente, della super-mamma o dell’ex-marito che tormenta.
    In realtà, sotto l’apparenza chiara e definita del personaggio, che sembra non presentare sbavature, vengono messi in atto dei comportamenti ambigui, che giocano molto su situazioni create ad arte da cui poter entrare o uscire.
    Una serie di doppi messaggi, che se portati alla luce, perdono di consistenza, ma che invece nel sottofondo lavorano benissimo.
    Cose che vedi ma non puoi dire di aver visto, perché la superficie è liscia, impeccabile, non offre appigli.
    Il Grande Qualcosa è estenuante, ha un arsenale vastissimo per cercare di ridurti in confusione.
    Ho una collega così, che si muove nel totale rispetto della legalità e alla quale non puoi dir nulla, ma di cui leggi le trame sottostanti e sai che sono sporche. Ma indicibili.
    Quando inevitabilmente ci devi aver a che fare devi mettere in campo energie enormi per non soccombere a ciò che in realtà non è mai dichiarato, ma solo agito.

  81. broono Says:

    Dissento.
    Sulla stessa linea di Elena, ma dipinto con tratti ancora più marcati.

    Nel primo ommento, quello in cui mi comunichi che sul piano formale non ti confronti con me ma su quello sostanziale sei disponibile, citi di nuovo questa cosa dei rapporti reali tenuti in sospeso, dei tira e molla, come prove dell’inconsistenza di un’azione sotto l’aspetto “obiettivo chiaro”.
    Beh, dissento perché questo modo di ragionare considera l’apprendimento un elemento di disturbo e comunque negativo.
    “Se mi incontri e mi vuoi, mi prendi, altrimenti stai fingendo e ciurli nel manico perché non lo vuoi ammettere”.
    Non dai nemmeno una virgola di spazio all’ipotesi che chi non “prende con decisione e chiarezza” l’oggetto dell’interesse, stia semplicemente cercando di conoscerlo prima di muoversi, stia cercando di apprenderlo, appunto, meglio di quanto un primo superficiale (in quanto nuovo è privo di dati certi sull’oggetto di quell’interesse) sguardo consenta.

    Facciamo esempi concreti.
    Io.
    (che caso, eh?)
    Io posso avere in mente in questo momento una persona e intorno ad essa posso muovere i miei “Sensi” al fine di capirla di più e meglio di quanto il primo incontro mi abbia dato modo di fare.
    Perché a me interessa, ma un primo incontro non è mai portatore di realistici “ritorni” perché inquinato dalla sorpresa, dall’attesa, dall’entusiasmo.
    Io nei “primi incontri” ho incontrato delle vere principesse che avrei sposato lì all’istante ancora prima di aver superato la soglia del “Diamoci del tu”.
    Alcune di loro, alla distanza, si sono rivelate le peggiori zoccole che potessi incontrare.
    Allora, mentre mi sto prendendo il tempo necessario per conoscere meglio questa persona prima di presentarmi a casa sua con l’anello in una mano e il rogito appena firmato nell’altra, capita che ne incontro un’altra e ne rimango colpito, scosso, emozionato.
    Immediatezza d’azione?
    Dovrei mollare il pensiero dell’altra subito e buttarmi all’inseguimento di questa nuova perché l’istinto mi dice che ne vale la pena, secondo il tuo ragionamento.
    Invece intraprendo lo stesso percorso della prima, cerco di capirne di più, di raccogliere “informazioni” maggiori che mi consentano di sapere se nel caso decidessi di non proseguire nel mio progetto dell’anello/rogito di cui sopra, farei una cazzata.
    E così, chi in quel momento mi chiedesse “Quante donne hai in mente in questo momento?” io glirisponderei “due”.
    Perché sono un superficiale indeciso?
    No, tutt’altro.
    Semplicemente perché una scelta, una decisione, necessita di basi concrete per esser presa e non di cuoricini negli occhi.

    Si apprendono le persone e per farlo serve tempo.
    Quello che tu disegni come “10 persone lasciate in sospeso” altro non è che il rispetto di quelle dieci persone, sulle quali sai che non sarebbe giusto scaricare le eventuali conseguenze di un errore di scelta da “urgenza soluzione problema”.
    Allora che si fa?
    Si fa come dici tu?
    Bene, allora si eliminano tutte le “interferenze” durante un percorso di apprendimento di una persona.
    Così facendo magari ti perdi (la possibilità di approfondire la conoscenza di) una persona che sarebbe stata quella davvero giusta anche se capitata nel momento sbagliato, preferendo a lei quella sulla quale stavi “lavorando” che al contrario magari alla fine dell’apprendimento scopri essere una mentecatta, ma che ti devi tenere perché secondo la Flounder Rule non ti è data possibilità di scoprirne altre nel frattempo.

    Ecco, questo percorso è normale, è umano, si chiama “scoprire le persone”.
    E’ sbgliato quando queste dieci te le porti a letto, le porti in vacanza a turni di una settimana a testa, prometti loro che entro la prossima settimana al massimo le prossime due lascerai tua moglie.
    Non è sbagliato quando ci stai al telefono, provi a stuzzicarle, ci giochi, metti alla prova la compatibilità e lo fai nell’unica maniera possibile e cioè ipotizzando condivisioni.

    Ecco, il tuo ragionamento esclude la possibilità di “prove tecniche”, di apprendimento di una persona, del tempo che serve per entrarci più dentro di quanto una inziale cenetta a lume di candela (quindi falsata da assenza di spontaneità) ti dia la possibilità reale di fare.

    Secondo te se si ha il sospetto di aver davanti qualcuno che vale è necessario chiudere ogni altro contatto socialef inché non si è presa una decisione in merito.
    E soprattutto se si ha questo sospetto non ci si può concedere il tempo per capire se è un malinteso o se è una giusta valutazione.
    Perché per te il tempo è indecisione e non ha altre possibili motivazioni.
    L’errore di base che commetti, credo sia questo.
    Non dai altre motivazioni al tempo, ala ricerca, alla conoscenza, se non il volerla tirare inutilmente per le lunghe.

    Ma magari così non è.

    Poi c’ho anche altro da dire ma per il momento mi pare abbastanza.

  82. Flounder Says:

    mome’, che sto facendo una telefonata grave

  83. Flounder Says:

    (qua la vita è faticosissima)

  84. Flounder Says:

    (riemergo, distrutta dal Grande Avvocato, altra figura archetipica)

    broo’ non mi riferisco a queste dinamiche normali e sane di cui parli, ma a quelle che già nascono corrotte.
    ieri sera ho avuto una serata terribilmente didattica sul punto, sull’immodificabilità di certi assunti anche di fronte all’evidenza. cose di cui non si parla qui.
    la Flounder Rule si applica a meccanismi di cui nel tempo si è già valutata la corruzione o che comunque, date le circostanze, non offrono alcun margine di manovra e di cui se ne vede solo la pochezza.

  85. Flounder Says:

    effe:
    punto 1) il mondo è dato da stratigficazioni e ripetizioni. l’originale è raro, dunque non tema.
    punto 2) la collega Rosa merita una serie di post a parte, non fosse altro che per l’essersi trovata a far parte di un harem senza saperlo
    punto 3) non a tutti 🙂
    punto 4) il poulet yassa è sostanza psicotropa?
    punto 5) lei simula nevrosi come strategia seduttiva. per dire
    punto 6) né l’uno, né l’altro, né l’altro ancora. forse più il respiro di sollievo, però.

  86. broono Says:

    Anzi no, aggiungo subito perché poi mi metto a lavorare e tu hai tempo di dirmi con tutta calma dove dico cazzate.

    L’altro difetto di fondo del tuo ragionamento è l’incasellamento come unico modo per relazionarti.
    Quello che attribuisci a me, per intenderci, secondo il quale se una persona ha le caratteristiche che PER TE sono del Grande Seduttore, della Grande Stakanovista, del Grande Attaccabrighe, beh, quello sono.

    L’americano era quel tipo che hai descritto tu di seduttore?
    Non è dato saperlo, tu avevi deciso che lo era e hai rifiutato ogni suo tentativo di ottenere un momento di confronto nel quale fosse lui a parlare di sé e non tu a parlare di lui.
    Risultato?
    Nell’elenco dei GS che hai incontrato ci hai messo pure lui, che lo sia o meno non conta, non hai accettato (tu) la verifica.
    Eppure racconti apertamente di quanto tu sia stata irremovibile sulla negazione di un confronto.
    E allora su che base lo incaselli così nettamente tra le persone dalle quali per fortuna (e bravura tua) non sei stata sedotta?
    Sulla base di una tua valutazione iniziale fondata su una serie di informazioni che con la realtà di quella persona in particolare non avevano alcuna attinenza se non quella che secondo i tuoi percorsi di vita e mentali precedenti, quindi relativi ad altri uomini ad altre cene ad altri viaggi, gli si adattava addosso perfettamente.

    Nel frattempo il GS due settimane dopo si è sposato.
    Quest’informazione diventa un puntino di dubbio sulla tua teoria?
    No, anzi, la rafforza, perché dimostra che tu ancora di più eri solo un’avventura da viaggio di lavoro.
    In tutto questo percorso, in tutto questo disegno chiaro netto preciso e senza margine di errore, lui non è mai riuscito ad andare oltre al “Esci a cena con me stasera?” “No” “E domani?” “Nemmeno” “E dopodomani” “Scordatelo”.

    E allora quando, hai raccolto tutte le informazioni neccessarie per esser così certa di chi avevi davanti?
    Prima, quando uscivi con altri uomini.

    Che però non erano lui.
    Che però per te si.
    Che quindi così era.
    E non si scappa.

    Ecco, in questa maniera tu incaselli le persone prima di dar loro modo di spiegarsi.
    Ci sono Grandi Tutto, grandi segretarie, grandi attaccabrighe, grandi polemici, grandi tutto.

    E certo.
    Così è facile.
    Sei tu che ne disegni i contorni per metterli nelle caselle dove tu hai deciso si collocano.
    Difficile, in effetti, facendo questo tipo di percorso, incontrare errori di valutazione che dimostrino la giustezza o meno delle tue teorie, che risulteranno sempre esatte e che per questo si autoalimenteranno aggiungendo sempre e solo conferme.

    No?

  87. Flounder Says:

    vorrei essere il Grande Lebowski. per dire.

  88. Flounder Says:

    ah, ma io sono rigida.
    ne ho mai fatto mistero?

  89. Flounder Says:

    (sono la Grande Flounder, a scanso di equivoci)

  90. riccionascosto Says:

    Io comunque, più leggo la tua teoria sul Grande Seduttore, più mi vengono in mente le parole sulla testata del blog di Broono.

    Per dire.

  91. broono Says:

    (si, lo sei, ed è per questo che siamo così felici che tu non sia scappata a Manhattan con Big Jim)

  92. Flounder Says:

    no, no, riccio: l’intestazione del blog di broono è tratta da un libro bellissimo, in cui i due personaggi poco a poco perdono i caratteri che li contraddistinguono e si trasfondono l’uno nell’altro.
    all’inizio lui vuole che lei sia più disinibita a letto, le mostra immagini e poesie licenziose.
    poi poco a poco lei ci prende gusto e va molto oltre, si fa male (anche fisicamente, si ammala) e gli fa male.
    poco a poco si ritrovano su una stessa linea, su un linguaggio e desideri comuni.

  93. Flounder Says:

    broono, sul commento 81: non è sempre vero, nonostante sì, lo ammetto, la mia tendenza alla categorizzazione sia molto spiccata.
    quest’anno, per esempio, ho incasellato positivamente alcune persone, per poi modificare la loro posizione.
    la modifica è stata frutto di osservazione e apprendimento, di delusione e schiaffi in faccia. e anche di attenta valutazione delle strategie di autoinganno che uno mette in atto per comodità.
    non sono passate dalla casella “bene assoluto” a quella “male assoluto”, altrimenti sarebbe la stessa cosa.
    con queste persone ho avuto modo e tempo di farlo, ho lasciato che i loro comportamenti modificassero le mie valutazioni.
    esattamente come dici tu.
    (mi viene in mente il detto napoletano: fatte accatta’ da chi nun te sape)

  94. riccionascosto Says:

    Flo’, non intendevo fossero così i personaggi del romanzo (che peraltro non ho letto).
    Intendevo dire che quello era un rimprovero – o un appunto – che mi verrebbe di fare, avessi davanti a me un Grande Seduttore.

  95. Flounder Says:

    a me gli ultimi due versi mi danno sempre l’idea che si tratti di una vendita on-line per acquistare uno di quei prodotti rinvigorenti 😀

    Se dalla natura vuoi uno strumento adatto all’amore
    Dovresti poter decidere tu le sue dimensioni

    a soli, $ 99,99

    (in america costano meno, se vi occorre non esitate a commissionarmi acquisti)

  96. riccionascosto Says:

    Ah, se è per questo, a proposito di strumenti adatti, Erica Jong in Fanny va avanti per pagine esaltando le qualità della lingua tuttofare (valido aiuto in altre defaillance, peraltro)

    (Devo controllare il contenuto di quello che metto nell’acqua, ultimamente i miei commenti prendono una strana deriva 😉 )

  97. Flounder Says:

    riccio, non è l’acqua.
    è il Perturbante 🙂

  98. riccionascosto Says:

    Dici?
    Allora sto tranquilla 🙂

  99. broono Says:

    Ma il Perturbante è il copricapo che indossa l’eunuco di Pernambuco quando va a far visita al Sooltano di Solo?

  100. Flounder Says:

    sooltano, mi hai rovinato la sorpresa: volevo fartene dono per Natale

  101. broono Says:

    E vabbè.
    Ci orienteremo su qualcos’altro.

    Serve letterina con indicazioni?

  102. Flounder Says:

    (mi stai dando della Befana?)

  103. e.l.e.n.a. Says:

    e sul commento 101 se rimarrà tale torno alla carica nel senso che condivido il commento di broono (l’ultimo lungo intendo) soprattutto quando parla dell’incasellamento, delle categorie.
    ma perché è necessario attribuirle?
    ti fa vivere meglio? non credo
    non ti fa commettere errori? non credo neanche quello.
    previene eventuali delusioni? non credo proprio
    anzi, ti fa, forse, perdere di vista una possibilità. fosse anche quella sbagliata. l’ennesima sbagliata. ma chi può dirlo?

    io non potrei mai dire per esempio “gli uomini sono tutti uguali” e questo non vuol dire che non abbia di che essermi ferita perché sono stata delusa ingannata o semplicemente perché non c’era comunanza di intenti magari inizialmente, magari durante, magari dopo.

    (vabbè torno a lavorare. che sennò mi sembra che abbiamo aperto un banchetto da psicanalista come quello di lucy dei peanuts e ti stiamo a scandagliare a 5$ a commento!)

  104. e.l.e.n.a. Says:

    (appunto, 103!)

  105. Flounder Says:

    guardate che le caselle non hanno mica sbarre e lucchetti.
    è solo un modo per intendere di dar nome alle cose. al nome possono seguire aggettivi, avverbi, sinonimi e contrari.

    (ma veramente vi credete che sto col setaccio a fare: questa di qua e questo di là? mo’ non esageriamo)

  106. broono Says:

    Elena…shhhh…parlo piano piano ché altrimenti ci sente…è lei che ci ha chiesto di parlare di questa cosa…capisci che ieri l’aver letto che quello bello ma che più bello non si può se l’é sposato un’altra deve averle creato dei terremoti interiori pazzeschi…dico…ti rendi conto…s’é ricordata di quei no no no no no no no no no che gli ha detto e mo quello è sul giornale perché s’é sposato….qui è di emergenza emotiva che stiamo parlando…magnitudo inimmaginabile….siamo al limite del “ma io come mi chiamo? Perché sono qui? Esistono altre forme di vita nel cosmo?”…Elena…è un serio compito quello che ci attende dopo i danni creati dal riaffiorare di quel viaggio e di quel bacio…no no…non abbandoniamola adesso…ha bisogno di noi….

    🙂

  107. Flounder Says:

    se proprio non riuscite a interagire con me, qui trovate le istruzioni 😀

  108. e.l.e.n.a. Says:

    entro scalza che i tacchi fan rumore…
    ma infatti broono, hai visto come finisce il post? “Aaron, che aveva gli occhi neri, i capelli mossi, era bellissimissimissimo e viveva affianco alla Fifth Avenue”
    io me la immagino seduta su una panchina davanti a castel dell’ovo a scrutare l’orizzonte che invece lei ci vede lo skyline di manhattan e sospira…
    (e poi, scusa ma non era stata lei a dirci che era tassonomica? mica ce lo siamo inventati…)

    🙂

  109. broono Says:

    tacchi….?…qualcuno ha detto TACCHI????….

    ahi..oh…ah…ahia…uh..ahi…

    chi sono?..come mi chiamo….?…esistono altre forme di vita nel cosmo?…ma…cosa vedo oltre l’orizzonte dalla mia finestra…ma quella…si….quella è piazza vittorio…

    …tacchi…

    ahi!…ahia!…ah!…ohi!…ahi!…

    🙂

  110. broono Says:

    Ma soprattutto non sottovaluterei il dettaglio del giornale…dico io…oltre che bello bello ma che più bello non si può quello è pure importante importante che più importante non si può….dai…l’annuncio sul NYT è mica roba che ti capita tutti i giorni…qui rischiamo di dover lottare contro la probabile chiusura del blog e riapertura di Monodose…no no…è una vera urgenza questa…uniamo le falangi…non sottraiamoci al nostro compito…

  111. e.l.e.n.a. Says:

    e tutte le falangine e falangette!
    (e anche un po’ di falanghina come corroborante)
    digitiamo senza requie titicetitactiticetitac… sembra un ticchettio… non ti pare?!?
    (piazza vittorio una volta c’erano le giostre. e io non ci volevo salire mai)

    il dettaglio che è un ritaglio o forse un abbaglio … già… che poi mi viene da pensare… ma staranno ancora insieme quei due?!? cioè sai che tarlo??? sai che scimmia?!? …

  112. brezzamarina Says:

    ho scorso i tuoi commenti su questa figura dei ‘Grandi’ (in campi diversi)..mi sembra che questi Grandi siano in realtá molto molto piccoli se considerati con una visione piú globale..non so..come se fossero estremamente sproporzionati, appunto degli archetipi ambulanti con gambe piccolissime..magari non ci ho capito nulla della tua teoria ma capisco molto di piú il tuo volere stare alla larga da questi ‘Grandi’..

  113. broono Says:

    Oddio…questa eventualità di un possibile ritorno del tizio alla condizione di single non l’avevo valutata….questo apre scenari se possibile ancora più difficili da maneggiare!!! …qui ci vuole davvero cautelissima e una competenza da accademici…sapremo essere all’altezza di questo arduissimo compito???…

    (le giostre natalizie di piazza Vittorio sono uno dei ricordi più belli di quando da piccolo vivevo a Torino, insieme a “Natale in giostra” a Italia61 virgola tra poco è Natale virgola regolati punto firmato Il Grande Giostraio)

  114. e.l.e.n.a. Says:

    noooo… tranquillo…secondo me il tizio non è single, solo non sta più con la californiana che non capiva le sue battute yiddish, detestava la cucina kosher e aveva nostalgia del sole perenne 24 gradi tutto l’anno. (oggi sarà sicuramente obesa e depressa).
    lui ora starà con un’intellettuale newyorkese e saranno una coppia dink.

    (piazza vittorio mi piaceva molto addobbata a festa, ma era il salire sulle giostre Рespormi Рche non mi piaceva da bambina, perch̩ ero timidissima)
    anzi, ora che ci penso, lo sono ancora e il Grande Giostraio mi intimidisce assai…

  115. Effe Says:

    (ecco dove l’avevo intravista, signor Broono, e non si trattatava di Mimì Metallurgico, come ha tentato di farmi credere. Era proprio lei, nelle fredde mattine con le nebbia che saliva dal lungoPo)

  116. broono Says:

    Già.
    LungoPo=Mamma
    LungoDora=PapI.

    (i ricordi viaggiano a fiume)

  117. e.l.e.n.a. Says:

    quando è così ci si deve lasciar trasportare dalla corrente

  118. Effe Says:

    ma che vale ricordare? non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume

  119. e.l.e.n.a. Says:

    …infatti, considerando il suo passato, è ora di dare la Stura

  120. broono Says:

    Ditelo ai salmoni.

  121. e.l.e.n.a. Says:

    salmodiando?!?

  122. Effe Says:

    consideri infatti, dei salmoni, la trista fine (lo ammetto: nascondo uno dei corpi del reato nel mio frigidaire)

  123. Zu Says:

    solo per un Po, poi una volta risaliti all’origine fanno Monviso a cattivo gioco e imparano a non salmodiare più i propri simili, essendo tutti quanti parte di una razza che aDora l’amore in modo Supergativo, ‘Orcotorrente!

  124. e.l.e.n.a. Says:

    non so Se sia giusta la tua spiegazione, zu, ma mi fido… faccio Malone?!?…

  125. Zu Says:

    nemmeno la sfinge avrebbe potuto fregare una come te, un tipo astuto come un Volpiano

  126. e.l.e.n.a. Says:

    eheh… buon Sangone non mente…
    certo che siamo in Venaria eh… oggi…!

  127. broono Says:

    Scusate se compaio di rado ma ho un sacco di lavoro da finire e se non Galuppo la mia cliente m’appende al murazzo.

  128. Zu Says:

    data la Mole, prima di dimenticare perfino Chi eri, pensa a salvare il Salvario e a concludere quello in corso massimo in due ore, altrimenti ti stupinigi e non becchi manco un Nichelino, altro che Lingotto!

  129. e.l.e.n.a. Says:

    ti capisco… quando si ha una Mole di lavoro… non si trova neanche il tempo per due Cappuccini perché si rischia di mandare tutto a Monte…

  130. e.l.e.n.a. Says:

    zu non è carignano anticiparmi le idee…

  131. e.l.e.n.a. Says:

    comunque, zu, mi complimento… lei è una vera tesoriera!

  132. anonimo Says:

    Comunque, il Gran Seduttore può essere agevolmente inserito nella categoria Gran Quaqquaraqquà.
    In genere le due cose vanno a braccetto.
    Però non necessariamente il Gran Quaqquaraqquà è un Gran Seduttore.

    Ste

    Ste

  133. anonimo Says:

    (Nel caso non si fosse capito sono Ste)

    Ste

  134. Flounder Says:

    scusate la lunga assenza.
    ero al telefono con Aaron.
    (‘aronn, quanto parla)

  135. e.l.e.n.a. Says:

    t’abbian tenuto in caldo il blog.

    (forse anche troppo dato il tuo appello…)

  136. anonimo Says:

    certi post andrebbero preceduti da un’avvertenza però,che so un bollino…uno passa mesi a convincersi che i sogni sono fesserie,mesi a pensare di aver capito che sono tutte paure,a leggere lowen, galimberti..in certi periodacci anche le risposte di alberoni al corriere,poi viene qua,si legge un racconto così e quando arrivi alla fine senti che sei un’altra volta punto e a capo!..e mò che mi leggo?proverò con sun tzu come ho letto da hanging e vediamo..non si fa,non è corretto.. 🙂
    È bellissimo questo racconto(..e che bella la sensazione di essere punto e a capo!)ciao mimmo

  137. Flounder Says:

    mimmo, non esagerare con lowen. ha effetti collaterali terribili, tipo l’impotenza

  138. anonimo Says:

    Terrei troppe cose da dire, troppe. Ne dirò solo un paio.
    La prima è che c’è un equivoco di fondo in tutta questa discussione sulla seduzione. Qui si pensava di parlare di grandi seduttori e invece si parlava di grandi sedotti. Come Aaron, del resto, che tutto mi pare fuorché il soggetto attivo della seduzione.
    Mi sembra quasi superfluo specificare che il fatto di trovarci di fronte a un grande sedotto non presupponga la presenza dall’altra parte di un gran seduttore. Il grande sedotto è sedotto e basta, e non importa da chi o cosa lo sia, e da quanto l’oggetto del desiderio si sia proteso attivamente verso di lui.
    La seconda cosa che volevo dire era la questione del tempo, che è una variabile cruciale della seduzione. Forse LA variabile della seduzione. Il punto sta nel rapporto che il grande sedotto ha con la quarta dimensione. Un rapporto conflittuale col tempo può far sì che questo si trasformi in urgenza, come nel caso di Aaron; un rapporto confidenziale col tempo può farlo diventare sospensione indeterminata finalizzata al data mining e al machine learning, come nel caso di broono. Sia quel che sia, la quarta dimensione gioca un ruolo decisivo nell’orientare il comportamento del grande sedotto, inducendolo a correre dietro il seduttore o, al contrario, a prendersi tutto il tempo di cui ha bisogno prima di scegliere di incamminarsi per un ramo dell’albero delle decisioni senza il peso del rimpianto per le fresche frasche che si è lasciato alle proprie spalle.
    In nessuno dei due approcci c’è niente di male, è evidente. La persona con cui si decide di condividere la propria vita (o parte di essa) non è quasi mai quella giusta; è soprattutto quella che capita al momento giusto. Sul compagno si possono accettare compromessi, ma sul tempo no, mai. E’ la scelta del compagno che si piega al tempo, non il tempo che si piega alla scelta del compagno. Si può pure avere il sospetto o la certezza di trovarsi di fronte alla persona perfetta per sé, ma se il momento non è quello perfetto, non ci sta niente da fare.

    Oh. Naturalmente la dittatura del tempo entra in gioco da entrambe le parti che si corrispondono/contrappongono nel gioco della seduzione. Mentre il grande sedotto gioca a fast forward o a moviola col suo tempo, dall’altra parte il grande seduttore fa esattamente la stessa cosa. I due possono avere affinità e complementarità da sogno, da Barbie e Ken, ma se i tempi non sono armonici, la suonata non si fa, e si entra invece in un gioco tedioso dalla meccanica logorante, in cui il rapporto che si instaura tra i due corre il rischio di infilarsi nel tunnel delle dinamiche di una coppia stanca, con litigi, scenate di gelosia, menzogne e recriminazioni, invecchiando prima ancora di aver visto crollare le mutande.

  139. anonimo Says:

    HR, inspiegabilmente in anonimato

  140. Flounder Says:

    questa cosa qua la vorrei avere scritta io.
    leggevo e pensavo: questa cosa qua è proprio come l’avrebbe detta HR.
    speriamo che viene HR e la legge.
    poi sono arrivata alla fine e ho pensato: ma questa cosa qua, io l’ho già sentita, l’ha detta HR.

    perfetta, sei tu.

  141. Flounder Says:

    HR, in questo momento mi sento la Grande Edotta

  142. anonimo Says:

    quanto è vera, quella cosa del tempo, e dei tempi che non ne vogliono sapere di piegarsi.

    lisa

  143. katiuuuscia Says:

    azz, quanti commenti! comunque intendevo dire che è preferbile essere concreti (anche nel rifiuto volendo) piuttosto che stare nell’intallio. e poi, baciare il bellone non voleva dire necessariamente trasferirsi armi e bagagli nell’altro emisfero!

  144. Flounder Says:

    E voi, cari lettori, come vivete la quarta dimensione?

  145. broono Says:

    Io ci infilo dentro il quarto lavoro della giornata.
    Meno male che c’è, infatti.

    (e, già che son sveglio, una serie di bei pensieri)

    Vado.
    Sulu, energia!
    FRRRRRZZZZRRRR!
    (è il teletrasporto)

  146. anonimo Says:

    mah, per il momento mi accontento di una III, coppa c. ;-D

    lisa

    (ho bisogno di sdrammatizzare, scusate)

  147. anonimo Says:

    e poi ho notato questa cosa: che a commentare un post che non è il primo, dà un sottile piacere.
    tipo quell’arietta che veniva dall’ultima fila dei banchi al liceo, vicino alla finestra.
    non so voi.

    lisa

    (per completare il quadretto una madeleine, grazie)

  148. Flounder Says:

    io mi sono comprata l’antirughe per il contorno occhi

  149. broono Says:

    Non tentare di coprirla.
    Lo sappiamo che te l’ha regalato la tua amica.

  150. Zu Says:

    Contorno? Quegli occhi io me li mangerei di sguardi anche così, senza nemmeno condirli.

  151. riccionascosto Says:

    (io potrei dirti che vivo bene anche la quinta, ma oggi sono brava e te lo risparmio)

    la crema antirughe ancora no, la natura mi assiste, per il momento (e sono pigra)

  152. Flounder Says:

    signori blogghèr maschi, adesso basta fare i molliconi, eh!
    basta con questa cosa del Grande Sedotto e del Grande Seduttore.
    basta con tutti questi vezzi da salotto, con queste smancerie telematiche, con questi contorcimenti da Houdini del verbo.
    basta, tornate al posto vostro, nelle caselline dalle quali siete venuti.
    basta, prima che vi attacchi post-it dappertutto.

  153. anonimo Says:

    Uhm,forse l’emozione di scrivere sul blog della mitica flo mi ha fatto sbagliare misura,proviamo così…Dopo aver cercato di carpire i segreti del corteggiamento con una attenta analisi dei rapporti tra orazio e clarabella,dopo aver finalmente creduto di capire l’essenza del vero amore identificandosi nelle dinamiche relazionali di topolino e minni,senza tralasciare alcuna impronta derivata da possibili conflitti con i fratelli (cfr. qui quo qua alle topoliniadi 1980)uno viene qua legge questo racconto e etc etc. mimmo,ehm impotente..(certo che…caratterino eh? :-))ciao

  154. Flounder Says:

    🙂

  155. anonimo Says:

    alla grande seduttrice basta poco
    qualche racconto
    un paio di no
    che donna !!!

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