The Big Annurca

Che io patisca il freddo come un peccato mortale è un fatto ormai arcinoto, addirittura riportato nella mia carta di identità, alla voce: segni particolari – freddolosa.
Così, dopo aver controllato le temperature del Nuovo Mondo e aver appurato che si aggirano intorno a un numero composto da una sola cifra, e per di più tendente allo zero, mi sono apprestata a preparare una valigia adeguata.
Valigia dell’agente Flounder in missione (non tanto) segreta:
calzamaglie di lana 4 milioni di den, che aumentano il giro coscia di circa 18 centimetri;
maglia della salute rinforzata con fibre di amianto e membrana bitume polimero elastoplastomerica impermeabile Polysol™;
mutanda imbottita, lunghezza metà coscia con kit di prolunga fino al ginocchio;
cappello con pannello solare incorporato e sciarpa in materiale autoriscaldante ad energia passiva;
stivale ascellare foderato di pelo di yak corredato da certificato sanitario in deroga speciale alla Convenzione di Washington per la tutela delle specie rare. Che sarei io, mica lo yak.
Perché la femminilità una se la porta dentro, non ha bisogno di esibirla.
Così dentro che a volte io mi dimentico pure dove l’ho messa, come mia nonna che si conservava le cose importanti e poi se ne dimenticava per interi lustri. A riprova che l’essenziale è invisibile agli occhi e guai a te se lo tocchi.
La femminilità è quella cosa che se sei femmina nasce con te e muore con te e se invece sei maschio e nasce con te son cazzi tuoi. Nel vero senso della parola.
E tuttavia in fondo alla valigia la famosa camicia da notte di seta a bretelline, che posso anche crepare di freddo ed essere rimpatriata stecchita, ma per nessun motivo rinunciare all’immagine hollywoodiana della finestra aperta sulla Madison Avenue mentre cinematograficamente mi struggo e per un po’ mi credo di essere la contessa Ellen Olenska che si interroga sui sentimenti di Newland Archer e non sa cosa fare di tanta passione e infatti alla fine non ne fa proprio nulla.
Dissolvenza sui fiocchi di neve, titoli di coda, barometro interno pezzottato.
L’agente Flounder parte, con il peso dei destini delle piastrelle sulle sue mingherline spalle.
Se non mi vedete tornare entro il prossimo fine settimana, vuol dire che qualcosa di meraviglioso è accaduto. Non cercatemi.
Un giorno ci rincontremo, in un’altra vita: io sarò quella con dimensioni 19 x 19, superficie invetriata e trafilatura medio spessore.

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50 Risposte to “The Big Annurca”

  1. arsenico Says:

    Mi piaci come scrivi. Ti linko 🙂

  2. e.l.e.n.a. Says:

    …dunque vai da Lui…
    neanche nora ephron avrebbe saputo scriver di meglio…

  3. Flounder Says:

    no, no, non vado da nessuno.
    tra l’altro c’è davvero un coté alla ephron in tutta questa vicenda, ci pensavo in questi giorni.
    poi vi racconto quando torno.
    se torno, eh 🙂

  4. broono Says:

    è giusto così, è giusto così.
    se lo ama è giusto che provi a riprenderselo.
    vai agente flò, si.
    fallo per tutti gli innamorati del mondo che non ci hanno voluto nemmeno provare.
    noi da qua faremo il tifo.

    aaah.
    sono già commosso.
    posso fare il paggetto, quel giorno?
    eh?
    de pagget?

  5. e.l.e.n.a. Says:

    e io la damigella… almeno quattro con i vestiti uguali… e le prove dell’abito … oh, sìììì…
    e visto che sei freddolosa le nozze saranno a primavera con central park in boccio…

  6. Flounder Says:

    ahò, ma siete de cotto, eh?…ehm..de coccio.

  7. Flounder Says:

    il tema della prossima settimana sarà: L’agente Flounder e il Professore
    non vi anticipo nulla.

  8. Zu Says:

    Hai messo un titolo che se lo vedesse mio padre ti seguirebbe ovunque.
    “Per tutto il resto ti seguirei io” si può dire, se non è per dire?
    Ah, a proposito: scompisciante, il pezzo.

  9. anonimo Says:

    dai, Flo’, non devi vergognarti di quello che provi.
    non devi giustificarti, davanti a noi.
    noi non siamo qui per giudicarti.

    :))

    lisa

  10. ^AleA^ Says:

    Tutta la mia solidarietà alla tua femminilità molto ben riposta nella stagione fredda. Io sogno di andare in letargo da novembre a ad aprile: per me sotto i 23-24 gradi fa freddo, e non si discute.

    Buona missione a te e alle piastrelle tutte!!!!!

  11. ipsediggy Says:

    alita bene negli scarponcini prima di indossarli. in caso di emergenza saltare sul posto, possibilmente alzando le ginocchia contemporaneamente. dice che fa…

  12. Flounder Says:

    Che poi, giusto perché si conosca l’antefatto, io nella vita del Professore ci sono proprio piombata così, tra capo e collo. Tipo che mi hanno dato questo numero e mi hanno detto: lui è la persona giusta, lo chiami.
    Così io per due settimane chiamavo a tutte le ore e mi rispondeva sempre una signora dell’Est, molto imperiosa: Provezzore nònge.
    E quando torna?
    Io nònzo.
    Fino a che ho detto alla signora: mi dia numero di cellulare di Provezzore, che qua è un fatto di vita o di morte.
    E ho telefonato al Provezzore.
    Senta, Professore, lei non mi conosce, io sono la signora Pinco Pallina che lavora nel tale posto. Sa cos’è?
    Sì.
    Bene. Sto seguendo un progetto così e colì e devo farle una proposta irripetibile.
    Spero non sia di matrimonio.
    Al momento lo escluderei. Ecco, lei adesso ancora non lo sa, ma a fine mese andrà in America per presentare la sua relazione in un convegno.
    Il Provezzore taceva. Si sentiva un respiro in sottofondo, una curiosità che aveva timore di manifestarsi.
    Io incalzavo: le dico subito che per questa cosa io la pagherò una miseria, ma avrà la mia sempiterna stima.
    Dopo dieci minuti di chiacchiere e dettagli il Provezzore si è riscosso e ha risposto: dal modo in cui mi parla immagino di non potermi esimere.
    Immagina bene.
    Posso avere almeno 24 ore di tempo per confermare?
    Se è per il suo personale protocollo, sì, ma sappia che rifiutando mi lascia nella melma. Faccio appello alla sua responsabilità morale.
    Dopo 24 ore il Provezzore richiama e dice: va bene.
    Allora le prenoto albergo e volo.
    Perché, lei non viene?
    No, io no. Non posso. Non posso proprio.
    Allora nemmeno io ci vado: mi perderò, non so parlare inglese e morirò di fame.
    Può chiedere da mangiare a gesti.
    Se lei non viene io non ci vado. Non sono disposto a negoziare.
    Va bene, ci penso.
    Dopo ventiquattr’ore finalmente si era d’accordo. Ci si andava insieme.
    Professore, dovrei farle un’altra proposta.
    Vuole anche un figlio, adesso?
    Molto meno. Voglio che mi porti al Guggenheim e mi spieghi tutto quello che c’è. Tutto.
    Volevo proporglielo io, ma non sapevo se fosse ammesso.
    Lo è. E anche che mi accompagni a mangiare il dim sum.
    E che è?
    Non si preoccupi, lei dica sì e basta.
    Va bene.
    E pure che andiamo a fare shopping da Fao Schwarz.
    E cos’è?
    Un negozio di giocattoli.
    Signora, ma andiamo per lavoro o per vacanza?
    Provezzore, non faccia domande impertinenti.
    Domattina all’alba, l’incontro col Provezzore. Poverino, non sa cosa lo aspetta.

  13. lontanoda Says:

    Ahhhh finale da orizzonte ornato da cavallo bianco e Principe Azzurro incorporato! Io che ti immaginavo invece scivolata maldestramente a terra, intenta a cercare di rialzarti, un attimo impacciata dalla quintalata di indumenti che avevi stratificato sulla tua persona! Rido e ti lascio un abbraccio caldo caldo, tipo termoforo elettrico, buona domenica Claudia

  14. Flounder Says:

    ma quale Principe Azzurro?
    ma qua pensate sempre a una cosa? 😀

  15. ^AleA^ Says:

    Divertiti come una Iena e cerca di non ridurre a una mappina il povero Provezzore incauto!!

    Buon viaggio!!

    MarmotCiauCiauConLaManina

  16. anonimo Says:

    ma si divertititititi

    quello era il rumore dei tuoi denti sotto i 10 gradi

  17. didolasplendida Says:

    cavolo fagli aprire subito un blog e fallo partecipare alla confraternita
    🙂 e emoticon con occhiolino come per dire questo si che mi piace

  18. cronomoto Says:

    Non sono sola nella mia “fedditudine”!
    Ammiro il coraggio per la camicia da notte, aspetto notizie al tuo ritorno
    lucia

  19. atvardi Says:

    Hai provato a far incontrare, già che ci siamo, la signorina nònzo con un mercante turco?
    Dicono che siano una faccia, una razza.
    A me – te lo dico acciocché non ci siano problemi in seguito, e o voi donzelle in ascolto, state bene a sentire – se una mi chiede di andare in Ammerica senza soldi ché sennò la lascio nella melma e poi mi porti al Guggenheim e poi in quel negozio di giocattoli o giuochi come dicono il povero Mantoni Corrado e il povero mica tanto Berlusconi Silvio e poi mi porti anche a mangiare quella roba che neanche so cosa sia, bene, io una del genere me la sposo.
    E non a Las Vegas, no: Chiesetta, lo sposo arriva in bicicletta, e un bacio con frullamento di lingua di fronte a 600 persone di cui 598 parenti e consanguinei e affini e 2 amici che Hollywood a noi ci fa una pippa, ci fa.

  20. anonimo Says:

    mi porti con te?
    (potrei nascondermi nella camicia da notte, per non destare sospetti alla dogana)

    daidaidaidaidaiii

    lisa

  21. FiocoTram Says:

    >Se non mi vedete tornare entro il prossimo fine settimana, vuol dire che qualcosa di meraviglioso è accaduto.

    Socc… spero che non torni mai più!

  22. FiocoTram Says:

    Come quei piccoli dolori che ogni tanto danno tregua a sé stessi.

  23. anonimo Says:

    “capilene”, mia cara, fattene una ragione, una muta ascellare, un santiddio di qualcosa. “capilene”[TM]. che lo trovi pure su google, e poi ne riparliamo.

  24. pispa Says:

    già, la femminilità una se la porta dentro, costi quel che costi :)))

  25. anonimo Says:

    signora, lei è una favola (dei fratelli Grimm, suppongo)

  26. MosakSlot Says:

    qui da noi c’è un tepore che non fatico a definire estivo. vieni in sardegna, ti ricrei, prendi parte alla movida cagliaritana per poi accorgerti che non c’è nessuna movida.

    questo, così per. al prossimo 🙂

  27. Flounder Says:

    ciao, amorini.
    vi dico solo che qua, tra le 37esima e la Madison, fa ‘nu calore ‘e pazzi.
    ho sbagliato completamente guardaroba.

  28. Flounder Says:

    qua, tra la 37esima e la Madison, internet e’ cosi’ veloce che basta pensare alle pagine e lui te le apre senza nemmeno cliccarle.

  29. anonimo Says:

    (stavo per scrivere che mi mancavi.
    poi ho visto che.
    menomale.)

    lisa

  30. Zu Says:

    Allora non ti hanno trattenuta a Ellis Island!

    P.S.: dai preferiti di splinder non vedo le immagini, dunque finora mi ero perso la risata che mi ha fatto fare Pispa 😀

  31. riccionascosto Says:

    No, non completamente, Flo’.
    Hai portato la camicia da notte di seta, non ricordi? 😉

  32. Effe Says:

    ma ci parli delle strade, della gente, dei commessi nei negozi, della metro, degli arabi guardati con sospetto, .
    E del Professore, che diamine.

  33. anonimo Says:

    ma che avventura!
    altro che hollywood!
    si’ si’ che ci dici del provezzore?

    cosima

  34. Flounder Says:

    il provezzore e’ mitico.
    viva il provezzore.

  35. Flounder Says:

    ho voglia di scrivere una marea di cose che riempiono occhi e mani e cuore e orecchie.

  36. HangingRock Says:

    Madonna che nostalgia. Sto a rota. Ho bisogno di spararmi una mela. Ce la racconti nelle vene, per piacere?

  37. BellaLu Says:

    Vedere la Merica, che invidia che c’ho…

  38. Effe Says:

    tonernerà, e il suo eloquio sarà un misto di casertano e slang di Harlem,
    (napolenglish)

  39. anonimo Says:

    questa chicca me l’ero persa. l’antefatto al #12, intendo. ho riso alle lacrime ma poi non si può nemmeno evitare di commuoversi. meravigliosa, flounder.

    🙂

  40. anonimo Says:

    Non vedo l’ora di rileggerti per esteso!!!!!

  41. Flounder Says:

    per esempio il rapporto che i bambini hanno con l’arte è sconcertante.
    una classe di una decina di latinos sugli otto anni, portati dalla loro maestra a visitare la mostra di Lucio Fontana. tutti seduti davanti a una lastra in rame con profonde incisioni e la maestra che li stimola a sensazioni, ricordi, disegni.
    o i bambini di una scuola di Harlem che hanno prodotto i loro autoritratti in stile Warhol, hanno decorato vecchie scarpe spaiate e ne hanno fatto le decorazioni di un enorme albero di natale sempre dedicato a warhol, il tutto per vendite di beneficenza per realizzare miglioramenti strutturali alla scuola.
    un gruppo di piccini, sui sei, sette anni,davanti al Goya e il maestro che chiede: qualcuno mi sa dire qualcosa su questo pittore?
    e tutti alzano la manina e tutti hanno da dire qualcosa, e se non la sanno, allora raccontano il quadro e le storie che immaginano.

    ah, sono tornata.
    ma quanto fa freddo qui, quanto?

  42. Zu Says:

    dunque le nennelle e i piccirilli sanno che l’arte va assaporata ancor prima che capìta (o che la comprensione deve passare attraverso il sentimento del piacere o della repulsione)?

    [bentornata, nennella!]

  43. BellaLu Says:

    già, che bello aver sempre qualcosa da dire e, se difetta la conoscenza, immaginare
    (non so perchè mi ricorda una poesia, quella del trifoglio e un’ape, com’era più…?)

  44. broono Says:

    Io sono cintura nera di sempre qualcosa da dire se difetta la conoscenza, sto studiando per il 3 dan penso mi trasferirò ad Harlem c’ho pure i capelli predisposti.

  45. didolasplendida Says:

    piccolì bentornata
    ma non fa freddo sarà ò jet lag

  46. Flounder Says:

    e poi vi dico pure che c’era il set di un film, a chinatown
    che sembrava quella scena che uno chiede: ma dove vai?
    al cinema.
    a vedere che?
    quo vadis.
    ecchévvordi’?
    dove vai.
    al cinema.
    a vedere che?
    (ad libitum)

    perché io chiedevo alla security: come si chiama questo film?
    e loro: the tourist.
    e io dicevo yes. poi nessuno parlava. e dopo un poco io richiedevo: sì, ma allora, come si chiama questo film?
    the tourist, dicevano quelli là, e io io dicevo sì e non si andava avanti.
    diciamo per un po’. poi ci siamo capiti, era con ewan mc gregor e non si poteva passare.
    e lei, la protagonista, lei chi è?
    boh, una bionda.
    una bionda chi?
    una bionda, boh.
    ma più bella di me?
    no, madame.
    e allora sono andata via contenta lo stesso 🙂

  47. broono Says:

    “[…]E tuttavia in fondo alla valigia la famosa camicia da notte di seta a bretelline, che posso anche crepare di freddo ed essere rimpatriata stecchita, ma per nessun motivo rinunciare all’immagine hollywoodiana[…]

    Tratto da:
    Flounder goes to Hollywood

  48. broono Says:

    (ndb: è la bionda che girava il film)

  49. Flounder Says:

    gesù, ma quella è la mia camicia da notte! 😀

  50. broono Says:

    Tu sì’fffemmina.

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