Natale con i lacci scorsoi, Pasqua con chi vuoi

Ormai abbiamo capito che va così: bisogna fare post natalizi. Nuotare nella corrente.
Io non riesco a pensare alla vigilia di Natale senza provare un poco d’ansia. Da sempre.
E’ per questo che acquisita l’età adulta e fino a diventare mamma, io il ventitré dicembre partivo e tornavo dopo l’Epifania, perché non ne volevo sapere niente.
Sceglievo località distanti, dove o era estate o erano di un’altra religione e il Natale nemmeno lo potevi nominare.
Ho fatto almeno due o tre Natali con il Ramadan in corso, senza tante preoccupazioni di anguille, baccalà e pizzelle.
E’ che noi siamo una famiglia molto ampia: ancora oggi, tra morti e dispersi per la strada, raggiungiamo la ragguardevole cifra di ventotto, più quattro o cinque avventizi che si alternano ogni anno, tra nuovi fidanzati, vecchie fidanzate, amici provenienti da lontano, gente raccattata alla Caritas e via discorrendo.
Fino a pochi anni fa a tavola si sedevano quattro generazioni, siamo una famiglia oltremodo longeva in cui muoiono prima gli uomini.
Puntualmente ogni anno scoppiava una piccola tragedia, altro che De Filippo.
Un anno scappò il capitone dall’acquaio e per riprenderlo la zia finì all’ospedale per non so più quanti punti in testa.
Un anno un’altra zia, portando un’enorme scafarèa di spaghetti con le vongole, inciampò e cadde, facendo male a un tot di presenti e rovinando irrimediabilmente la cena.
Un altro anno l’olio bollente ustionò gli addetti alle fritture.
Un’altra volta lo zio nordico portò la sua futura sposa, che era tutta in punta di coltello e forchetta e parlava piemontese e per tutta la sera dovemmo fingere di essere meno napoletani di quanto fossimo, e giocare a tombola senza gridare la smorfia e tutte quelle cose là che si dicono a Natale.
Sessantatré, ‘a sposa.
E quant’anne teneva?
Cinquantadue
Ahhh, steve bella cumbinata….
Sei
Chella ca guarda n’terra
Che significa, mamma?
Niente, niente, gioca, ‘a mamma, metti i fagioli.
Ambo, sei e cinquantadue
Pur’io, pur’io.
No, prima io.
No, io.
No, io.
Ottantacinque, l’aneme ‘o Priatorio…

Poi i bambini.
Perché i bambini di una volta non erano come quelli di oggi, che sono buoni, educati, collaborativi e politically correct.
No, quelli di una volta facevano a mazzate, litigavano e pigliavano i picci per tutta la sera.
E nemmeno i genitori di una volta erano come quelli di oggi. Quelli moderni si sono letti tutti i libri di psicopedagogia e di fronte al capriccio dicono serenamente: forza, Silvia, esprimi compiutamente la tua rabbia, decomprimiti e poi ripristina adeguatamente l’integrità della tua sfera emotiva.
Quelli di una volta non perdevano tanto tempo: ti azzeccavano un paio di buffettoni e se piangevi prendevi pure il resto.
Comunque a me questa cosa dell’ansia natalizia mi è rimasta, non ci posso fare niente.
Perché poi negli anni le cose cambiano, ma le difficoltà di fondo restano.
In primis, questo fatto della tradizione gastronomica, che ci tiene prigionieri, in scacco totale. Ci costringe a mangiare cose che a nessuno piacciono, ma che si devono fare per forza.
Per esempio le pizzelle fritte con il baccalà, il cavolfiore e le alghe. Che guai a te se ti permetti di assaggiarne una mentre le friggono, che poi non bastano.
Invece avanzano sempre, che quando arrivano a tavola sono talmente fredde e piene d’olio che nessuno le vuole più e tutti dicono: che peccato, a saperlo.
Sono quarant’anni che dicono “a saperlo…” e ancora non si sono imparati.
Poi, siccome siamo anche una famiglia evoluta e moderna, abbiamo pure la curva vegetariana, con una punta di diamante vegana, che tiene il coraggio di mangiarsi soja e kamut pure alla sera della Vigilia e che ogni anno provoca una discussione serratissima sul tema, che in genere finisce per degenerare in insulti di vario tipo, momenti di blasfemia e anticlericalismo, nonché rigurgiti di complesso di Edipo.
E per finire il fatto dei regali. Che erano diventati proprio troppi, complessi da gestire, ci voleva un  file di Access. Così l’altro zio nordico un anno stabilì con piglio marziale che non si dovevano fare più, che bisognava devolvere tutto in beneficenza.
La famiglia si spaccò in due fazioni: i pro e i contro. Si tennero riunioni ristrette e allargate, conciliaboli e votazioni a maggioranza qualificata e all’unanimità.
Però poi ce li facemmo lo stesso e ce li scambiammo di nascosto, come i carbonari, e l’unico senza regali rimase lui. E noi fummo anche contenti che si astenesse, in nome dell’infanzia che ci ha negato, con i suoi preziosi doni: bottiglie di champagne pregiato ai seienni, paté di tartufi d’Alba agli ottenni o apribottiglie firmati o cose così, che in genere le pigliavamo e le buttavamo direttamente.
E poi tante altre cose, che le scrivo nel post dell’anno prossimo, sennò viene troppo lungo.
Io arrivata al ventidue inizio con un poco di Lexotan, poi entro il ventisei smetto, in modo graduale.
Quel tanto che basta per dire che mi piace pure ‘o Presebbio e non scontentare nessuno.

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26 Risposte to “Natale con i lacci scorsoi, Pasqua con chi vuoi”

  1. Miaotze Says:

    Cos’è la scafarèa?
    Sono nordico…

  2. anonimo Says:

    no, scusa, ma il tofu e il kamut per Natale, proprio no.
    dai.

    è come quando vai in una gelateria e ti fanno la coppetta rasa rasa di gelato. addirittura se ce n’è un po’ in più te lo levano con la paletta.
    (giuro che c’è una gelateria, da queste parti, dove fanno così.
    e infatti io l’ho cancellata dalla faccia della terra)

    lisa

  3. Flounder Says:

    scafarèa means a big and large plate to serve food

  4. Flounder Says:

    lisa, e spiegaglielo tu a Sergiogrande (per distinguerlo da Sergiopiccolo), che quello è pure no-global.

  5. anonimo Says:

    no no no, io al limite potrei mangiare la sua porzione di pranzo di natale so-global e politically scorrect.

    a lui tofu e kamut.
    (ognuno sceglie la morte che preferisce, d’altronde)

    lisa

  6. 8e49 Says:

    Guarda, io stasera torno a casa e provo a dire alla quasi treenne “esprimi compiutamente la tua rabbia, decomprimiti e poi ripristina adeguatamente l’integrità della tua sfera emotiva”.
    Poi ti faccio sapere.

  7. anonimo Says:

    (stanotte ho sognato che venivi a trovarmi e a stare da me qualche giorno. al’inizio ti guardavi intorno con due occhi così, poi finiva che parlavi anche con i morti. in senso letterale, eh)

    lisa

  8. Flounder Says:

    lisa, allora:
    72, ‘a meraviglia
    48, ‘o muorto che pparla
    66, ‘e ddoje zitelle

    (poi però mi inviti veramente)

  9. anonimo Says:

    … e se ti dicessi che non ho mai giocato al lotto?

    (ma tu sei già invitata veramente. a prescindere dalla smorfia)

    lisa

  10. hobbs Says:

    …il post è uno spasso flò, però porca zozza ho preso coscienza per l’ennesima volta del fatto che io, non ho raggiunto l’età adulta.perchè quel filo d’ansia m’è rimasto :)…

  11. glider Says:

    91, jesce!
    92, jesce mò!
    93, facimm’ampress!

  12. Flounder Says:

    hobbs, aspe’.
    lo smaltimento dell’ansia da Vigilia non è legato all’età adulta.
    l’età adulta era quella che ti permetteva di preparare uno zaino e sparire per tutto il periodo.
    (ben altre ansie, dovresti avere tu, in questo momento. va’ a faticare, vai 😀 )

    lisa, io nemmeno gioco.
    ma è come il fatto che mi diceva una volta un amico brasiliano, che la brasilianità in un ragazzetto di dodici anni va analizzata così:
    – deve saper giocare a pallone
    – deve già bere cachaça (si scriverà così?)
    – deve essere già stato con una donna

    invece per i napoletani è:
    – deve sapere tutta la smorfia a memoria
    – deve saper cucinare ‘o rraù
    – e se femmina, deve saper fare ‘a mossa

  13. Effe Says:

    prima cosa, vibratamente protesto per la premorienza degli appartenenti maschi alla sua famiglia.
    Non so se l’ho già detto, ma il suo è un mondo sessista, dannatamente somiglia al suo blog.

    In secundis, son certo che la fidanzata piemontese, tornata a casa, abbia detto ai suoi, Ma sapete che c’è? Quella cosa dei napoletani allegri e chiacchieroni, embé, non è mica vera, sapeste, una noia, tutti colla boccuccia a cuore, sussiegosi, che io ci avevo voglia di saltare sul tavolo scalza a ballare la tarantella, ma quelli niente, mi passi il sale per favore, grazie, no, grazie a te, no no grazie prima a te.

    (il morto che parla è 47, oppure no? Ambé)

  14. glider Says:

    effe, la commorienza è una finzione giuridica. una pietosa bugia.

    nei ricordi di bambino giacciono impolverati in natali chiassosi da mal di testa passati nella casa dei nonni paterni con tutto l’immenso parentado pugliese più la vicina di casa oriunda del paesello più i parenti di terzo o quarto grado oriundi del paesello. una tavolata enorme sfiancata da tonnellate di strascinati (le orecchiette) con il ragù di lumachine (quelle piccole che bazzicano i campi di grano mandate dal parente del paesello) che poi dovevi ciucciare dal minuscolo guscio e tanto d’altro a seguire.
    zie e zii finti appiccicosi, cugini noiosi dei quali non sentivo la mancanza nemmeno a natale, urla, liti tra cognati.
    forse l’unico a gioire della famiglia riunita era il nonno che declamava i numeri dalla tombola in italiano parlando dialetto più lentamente.

    poi il caffè d’orzo per i bambini che pranzavano tutti seduti al tavolinetto messo a mo’ d’appendice al tavolone.
    gran finale a chili di arachidi, mandorle (del paesello), mandarini e pessimo spumante.

    dev’essere allora che ho iniziato a crescere la ripulsa per le feste comandate.

  15. anonimo Says:

    🙂
    mi ricordo iltuo post dello scorso anno sul natale ed ogni volta non può che non rievocare casa cupiello (sarà luogo comune ma per me non napoletana chist’è!).
    Quest’anno mi mette gioia però perchè c’è un nuovo venuto in famiglia ed il natale si sa, è dei bambini. Eliminate le formalità e gli inviti che si fanno più per dovere che per piacere sarà intimo e tenero, o almeno lo spero.
    Sarà che mi sono rimbambita ma ho fatto pure l’albero dopo ….. 13 anni?bah….

    AnnaBella

  16. Flounder Says:

    sei diventata zia Annabella?

    effe, dia retta a glid: la commorienza non esiste. è una finzione giuridica.
    forse nemmeno gli uomini esistono: sono una fictio biologica.
    (se ne faccia una ragione)

  17. anonimo Says:

    si, da quasi un anno a dire il vero, ma questo è il primo natale insieme e lui è più che un ggggg mmmmmm machicacchioèquestochemiguardacosì? Perciò ride di un sorriso pieno di dentini nuovi ed è dolcissimo…
    🙂

  18. glider Says:

    L’uomo saggio vive finché deve, non finché può.

    ciò che non è lecito non è nemmeno dovuto

    quindi?

    quindi è saggio che l’uomo muoia.

    e non rimandare a domani quel che puoi fare oggi.

  19. brezzamarina Says:

    io i natali incasinati e meridionali me li ricordo con grande tenerezza..anche se devo dire che li ho sempre vissuti ‘da figlia’..con la libertá di estraniarmi quando volevo..

  20. katiuuuscia Says:

    mi hai fatto ricordare di un capodanno incasinato a casa di mio zio, dove tutti facevano un gran baccano, c’erano tre tavoli messi uno affianco all’altro e l’ultimo stava tra la cucina e l’ingresso. io, come spesso succedeva nell’età di mezzo, ero estraniata, a pensare all’ultima delusione amorosa, con un cuore scuro scuro. quando all’improvviso una delle mie cuggine prende il nipotino, di 4 anni, lo mette in piedi sulla tavola apparecchiata, con i piatti ancora lì, gli abbassa il pantalone gridando: guardat ‘a mutanda rossa! tutti quanti a dire quantebbell!
    un antidepressivo insomma; basta prenderne a piccole dosi..

  21. lupesio Says:

    A dire la verità io preferirei che Natale fosse già passato, con annessi e connessi.

  22. anonimo Says:

    ci ho provato, ma niente.
    (è uscito solo un ‘e ddoje zitelle su Napoli, ma lascerei stare, ecco)

    lisa

  23. Flounder Says:

    lupesio, ma sai che ti dico?
    io quest’anno invece no, aspetto che arrivi e me lo godo tutto, compresa la settimanella di ferie fino al 7 gennaio.

    katiuuuscia, ma la mutanda rossa è imprescindibile. e deve essere nuova ogni anno, per tutti: grandi e piccini.

    brezza, e invece io riflettevo con un po’ di malinconia su come saranno i natali e venire, con queste famiglie che si assottigliano sempre di più, sempre meno bambini. confido nel potere delle nuove famiglie allargate.

    glid, qua per grazia di Dio non si rimanda mai. spero che in ragione di questo ci venga concesso un bonus “extended time”

    annabella, gli ovuli…oops…i tempi sono maturi. diamoci da fare.
    anzi, fin d’ora titolo il 2007 come Anno della Maternità (precaria e non, per chi è d’accordo e chi non ci pensa nemmeno)

  24. duenovembre Says:

    bellissimo!!

    ma “Sono quarant’anni che dicono “a saperlo…” e ancora non si sono imparati” è FANTASTICA!!

    credo funzioni anche per la mia di famiglia, anche se all inclusive siamo sei parenti, due annessi semi parenti e due amici.

    un bacione!!

  25. brezzamarina Says:

    hai ragione..comunque ieri sera mi é tornato in mente il tuo post e ho ripensato a quella volta che ho scoperto che c’é una cosa peggiore che passare il Natale con la propria famiglia..passarlo con la famiglia di qualcun altro..

  26. glider Says:

    il bonus?
    extra life solo dopo un certo punteggio?
    non sarà come al supermercato con la raccolta punti, che c’è sempre la fregatura?
    e se fosse un bonus-malus?

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