Non c'ero. E se c'ero, dormivo.

Allora, io stasera ero a una festa, a casa di amici che frequento sempre. C’era tantissima gente, ma tantissimissima, e ognuno aveva portato un dono e si faceva un gioco di sorteggi e baci e abbracci e auguri.
Vabbè. Io ho ricevuto una cintura molto sadomaso, che dopo aver spiegato al pubblico in quali e quanti modi poteva essere utilizzata, ho dato direttamente a mia cugina. Non era esattamente il mio genere, ecco.
In compenso un tizio che aveva ricevuto un dono in doppione me l’ha offerto, ed è un saggio su un filosofo giapponese, che si chiama Nishitani Keiji e scrive sul nichilismo e la vacuità del Sé.
Poiché c’era anche il curatore dell’opera, ho promesso solennemente che lo avrei letto e lui ha promesso che mi interrogherà. Mannaggia a me.
Ma non è questo di cui volevo scrivere.
E’ che stasera mi sono accorta che non uscivo di casa da un sacco di tempo.
Non che abbia fatto la reclusa, no. Ma è che in questi ultimi tempi ho frequentato solo gente conosciuta, gente tra cui mi sento a mio agio e voluta bene. Luoghi e persone note.
Il problema è che questi ultimi tempi – l’ho scoperto stasera – ammontano a circa due anni, perché stasera andavo in giro tra facce sconosciute chiedendo: scusa, ma tu chi sei?
E la gente mi rispondeva: guarda che ci conosciamo, ci siamo visti due anni fa a casa di Tizio, a teatro, a una festa, e così via.
Cavolo, ho pensato tra me e me. E cosa avrò mai fatto in tutto questo tempo?
Ma soprattutto: come avrà fatto il tempo a trascorrere così in fretta?
Però tutti dicevano – anche questi sconosciuti che invece a loro dire mi conoscevano: mammamia, ma come stai in forma, chissà che cose belle avrai fatto in tutto questo tempo che eri scomparsa.
E volevano da me dettagli e racconti, solo che io proprio non ce li avevo, nemmeno a volerli inventare.
Alla fine convenivano tutti che volevo fare la tipa misteriosa e non svelarmi, che chissà quali e quante cose bellissimissime avevo fatto durante questa lunga assenza.
Così che alla fine ho deciso che era meglio non contraddirli, e a tutti quelli che chiedevano: ma adesso ci vedremo? Ci rifrequenteremo? A Capodanno sarai con noi?, io rispondevo: spero di sì, davvero. Comunque vedremo, vi farò sapere.
Sicché ho lasciato questa casa che avevo quattro appuntamenti, una serie di numeri di telefono, inviti per le prossime settimane e un’aura di preziosità mai vista prima.
Sfoglio il libro del filosofo. A pag. 49 dice: due punti devono rimanere ben saldi. Primo, sia l’Io che il Tu sono assoluti, ciascuno nella propria soggettività; secondo, sia l’Io che il Tu, per la loro reciproca relazione, sono nel contempo assolutamente relativi.
Ecco, questa è la spiegazione.
Resta solo da scoprire cosa ho fatto in tutto questo tempo.

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18 Risposte to “Non c'ero. E se c'ero, dormivo.”

  1. glider Says:

    cos’hai fatto?
    semplice, hai catalizzato.
    e se il filosfo non capisce, beh. (omissis)

  2. ipsediggy Says:

    >> Resta solo da scoprire cosa ho fatto in tutto questo tempo.

    se permetti ti do io un aiuto senza tino: http://www.certepiccolemanie.splinder.com/

    😉

  3. Flounder Says:

    iggy, ma no. è in senso inverso che procede.
    non è che uno si dedica al blog e trascura il resto. vale il contrario.
    uno prima si ritira dal mondo e poi dice: e mo’ che faccio? e apre un blog.

    secondo me stavo facendo cose “diversamente belle” 😀

    (non è vero: stavo nel bozzolo, come cocoon. catalizzavo, ristrutturavo, incubavo)

  4. broono Says:

    Qualsiasi cosa tu abbia fatto è bella, visto che l’aura di preziosità di questo tuo momento è evidente persino via web.

    Sono quindi certo che il filosofo converrà sul fatto che tra percorso relativo e traguardo oggettivo, sia più consiglato dedicarsi al godimento del secondo, che alla comprensione del primo.
    Non avessi avuto risultati, la comprensione del percorso sarebbe necessaria.
    Ma se alla fine ne sei uscita così bella (ma così bella così bella che) significa che sai come muoverti e che per questo lo saprai fare anche la prossima volta anche se mica l’hai capito come hai fatto.

    Scusa, ho scritto solo tre volte che sei bella, ma solo per motivi di spazio relativo.
    In senso assoluto lo sei molto ma molto di più.
    Ma molto, di più.

  5. Flounder Says:

    la verità è che nelle grandi città si è più abituati alla scomparsa delle persone: le distanze, i tempi. tutto concorre a creare separatezza.
    non così in provincia, dove si sa sempre tutto di tutti e le assenze creano vuoti più marcati e curiosità più insistenti.

  6. Flounder Says:

    broo’, guarda, io non li capisco questi filosofi buddisti, non riesco proprio a seguirli.
    per tutta la sera pure io ho battuto sull’idea che fosse più importante il risultato oggettivo che il percorso soggettivo, ma questi niente: mi volevano convincere che dovevo provare a fare lo zazen insieme a loro.
    io dicevo: guardate, che a me lo zazen non mi serve, mi fa venire gli istinti omicidi, e pure lo yoga e la meditazione trascendentale e tutte quelle cose che si deve stare fermi, zitti e muti.
    facciamo che voi fate lo zazen e io nel frattempo sto in cucina a preparare spaghetti aglio e olio.
    e messa così anche loro, alla fine, si erano un po’ convinti che l’importante era il traguardo oggettivo, a prescindere dal percorso seguito 😀

  7. anonimo Says:

    E volevano da me dettagli e racconti, solo che io proprio non ce li avevo, nemmeno a volerli inventare…..
    però che fantasia!

  8. broono Says:

    Beh…io adesso non è che voglio dare un colpo al cerchio e pure uno alla botte, eh.
    Però se provo a immaginare la serata e l’aura preziosa, devo ammettere che anch’io al posto loro ti avrei chiesto di fare zazen insieme.
    No, non ho assolutamente idea di cosa sia, ma sempre per quel discorso “percorso-risultato” se è una cosa fatta insieme a te non me ne frega nulla di star lì a chiedere dettagli.

    (certo anche tu…gli prepari aglio olio e peperoncino…e poi ti stupisci se quelli si ritrovano ad aver voglia di fare zazen con te)

    🙂

  9. Flounder Says:

    utente anonimo, volevo dire che quelli come minimo si aspettavano che io raccontassi che avevo fatto il giro del mondo tre volte, che mi ero imbarcata su un cargo battente bandiera liberiana, che ero stata fatta prigioniera da una mandria di beduini e che nel frattempo, nei momenti di relativa quiete, avessi imparato il tunguso e le antiche danze polinesiane.
    ecco, non me la sono sentita di mentire fino a questo punto 😀

    broono, lo zazen è questa cosa che ti inginocchi e stai là fermo fermo e zitto zitto e se muovi solo un muscoletto della faccia o stai per addormentarti, in quel momento arriva il maestro e ti dà una bastonata che ti alliscia la colonna vertebrale.
    e allora in quel momento tu lanci un urlo di dolore e ti risvegli, e capisci che non c’è separazione tra dolore e piacere, tra realtà e vacuità. che tu stesso sei quel bastone e pure la schiena.
    e se ti fa ancora male, vuol dire che non ti sei risvegliato bene. allora il maestro te ne dà un’altra e poi ti fa un indovinello difficile e se rispondi male te ne dà pure un’altra.
    ed è rischiosissimo, perché alla fine se tu dici che non senti più dolore, lui te ne dà un’altra e un’altra e un’altra ancora.
    (dice che fa bene…)

  10. broono Says:

    Marò…ma che serate passate?
    Il caro vecchio 7 e Mezzo natalizio pare noioso?

  11. Flounder Says:

    ma mica è un gioco di società, che se sbagli paghi pegno!

    (e poi lo facevano loro, io che c’entro. io ho detto che no, non potevo. che a me mi aveva invitato il Buddha in persona, a cena, ed ero impegnata per i prossimi quindici, sedici anni. che al massimo, se proprio mi avanzava un quarto d’ora, facevo lo tzatziki)

  12. riccionascosto Says:

    (che a orecchio, invece, sa di greco)

    Ma come, che hai fatto in due anni? Hai già dimenticato la lunga notte trascorsa insieme? Ah, queste donne di scarsa memoria…

    😉

  13. casalinprecaria Says:

    beh, non so cosa hai fatto in tuttto questo tempo, ma sicuramente il tempo che hai speso per scrivere il blog, lo hai speso bene!
    ciao.

  14. sgnapisvirgola Says:

    Io avevo 15 anni 3 minuti fa. E mi sto chidendo cosa ho fatto in questi 40 anni mentre mi sto rendendo conto che effettivamente me ne sento 20.

  15. Flounder Says:

    riccio, riccio, come potrei dimenticare la notte di fuoco trascorsa con te?
    e le borchie? e i frustini?
    mannaggia, te la dovevo dare a te la cintura sadomaso, non a mia cugina 😀

    casalinprecaria, se potessi riscattarlo in termini contributivi per avvicinarmi alla pensione e smettere di lavorare prima, sarei più contenta.

    sgnapis, bisogna inventare qualcosa per rallentare l’avanzata del tempo, bloccare i radicali liberi, perdere quel poco di saggezza che ci pare di aver acquisito.

    buongiorno a tutti e un po’ di più a chi oggi è tornato al lavoro.
    a me stamattina ci è voluta una gru per tirarmi giù dal letto.

  16. ipsediggy Says:

    >è in senso inverso che procede

    io credo sia perlomeno bilaterale, la cosa

  17. anonimo Says:

    io quel libro mi sa che non ce la farei a finirlo

    A.

  18. Flounder Says:

    A. ̬ piccolo piccolo e se salti tutte le note Рche costituiscono Рmaggior parte, finisce presto.
    ma questi libri comunque non si devono leggere, si tengono là per fare bella figura: uno viene a casa, ci butta l’occhio, e tu dici con nonchalance sai, è un pensatore che si innesta sul filone di Heidegger ma che in fondo si rifà alla tradizione del pensiero precolombiano e lasci tutto in sospeso, senza fornire troppi dettagli
    (ho scritto una serie di saggi sul Bluff creativo)

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