Anatomia della rabbia

Stamattina  io  mi  sono svegliata  un  poco  storta.  Quello poi – quando  uno dorme poco – succede.

Quando si accumula il sonno si entra in quello stato un poco alterato di coscienza in cui all’inizio tutta l’adrenalina che ti gira in corpo ti tiene su e ti fa sentire forte e onnipotente, splendida e bellissima, poi a un certo punto le ghiandole surrenali non ce la fanno più e arriva il crollo: da che eri una specie di padreterna, all’improvviso scendi a un livello di fetenzìa esistenziale che non te ne fai capace, non te ne dai ragione.

Io però lo so, lo so già da prima e allora quando arriva la fase del crollo non mi preoccupo molto e nemmeno mi faccio prendere da questo senso di appartenenza alla schifezza cosmica: aspetto che passi e che torni il sorriso. A me poi non tarda molto, so anche questo.

Mi sono svegliata un poco storta, sì. Appena appena.

Che ieri notte, quando mi sono messa a letto, già non mi ero abbastanza simpatica, nonostante avessi trascorso una buona, anzi che dico, un’ottima serata. Bella, simpatica e stimolante.

Ieri notte, quando mi sono infilata sotto il piumone, anzi, subito prima di infilarmi, pensavo che nonostante l’ottima serata si erano sovrapposte successivamente, in solitario,  una serie di riflessioni che – per amor di precisione e bontà dei presenti, lo dico subito, nulla avevano a che fare con la serata stessa e forse nemmeno con il resto, ma quando uno non dorme, sempre per il fatto dell’adrenalina, le sinapsi vanno per conto loro e allora o produci genialità o stronzate, ai due estremi della stessa scala creativa –  che insomma avevano dato la stura a quell’umore che ti permette di litigare facile facile, per sfogarti di qualcosa che nemmeno tu capisci bene, ma che basta che ti diano un la, un minimo pretesto e tu fai uscire questo e quell’altro e pure le cose che in vita tua non ti eri mai sognata di dire perché erano troppo intime e pure quelle che magari avevi già pensato en passant e senza troppa convinzione e che ti pareva brutto stesso a te pensare di averle in qualche momento pensate, ma che quando stai di quell’umore così, ti escono tutte in una volta, succeda quel che succeda, poi forse dopo mi pentirò e mi dispiacerò, però quanno ce vo’ ce vo’, eccheccazzo mo’, assèttate, statte zitto e famme parla’!

Poi però – sempre per il fatto che pure quando sto nervosa io tengo sempre a mente che è un fatto transitorio e in alcun modo ti deve collocare e posizionare a titolo definitivo in quell’area che delimita l’appartenenza all’umanità selvaggia, selvatica, iraconda e un poco cazzimmosa – mi sono ripetuta quali sono le regolette che uno deve applicare per incazzarsi politicamente corretto.

Allora, tanto per cominciare, in nome della preservazione dell’energia universale e per non aumentare il disordine del cosmo, la prima regola è che nun s’anna piglia’ questioni di principio. Mai. Mai mai mai.

Ti devi incazzare solo se è strettamente necessario.

Aspe’, tu ti puoi arrabbiare sempre e comunque, quello è un fatto tuo privato e non devi dare conto a nessuno. Io sto parlando di quando e se palesarlo, se tirarlo fuori, se esprimerlo, si te chiava’ ‘na cosa ‘n’faccia o no.

Secondo me esistono solo due o tre casi che danno diritto all’esternazione:

uno – la lesione, o il tentativo di lesione ripetutamente esperito, di un tuo diritto fondamentale e dunque la richiesta che venga ripristinata la situazione quo ante o fornito un risarcimento, anche in termini meramente morali.

due – la mancanza di riguardo e rispetto, nel caso in cui ti provochi un disagio pubblico o, in caso di disagio privato, quando ti sia assolutamente impossibile poter estraniare quella persona dalla tua esistenza e dunque la richiesta, a questa persona,  di impararsi a stare al posto suo;

tre – quando la repressione del sentimento rabbioso diventa essa stessa ostacolo e nel tempo causa di rottura definitiva con la persona con cui sei arrabbiata e allora ci si deve domandare se valga più la pena perdere il rapporto o cercare di conservarlo, anche con una solenne sfuriata, e decidere di conseguenza.

A parte queste, mi pare che non sussistano altre fattispecie.

Il caso tre ovviamente è il più difficile, perché implica una scelta coraggiosa, in quanto afferisce più al modo di essere delle persone, che non al modo di fare. Si tratta di capire se io sto arrabbiata con te per un fatto episodico, che si può sistemare, o se per un fatto cronico, perché io e te siamo proprio incompatibili, abbiamo valori, linguaggi e codici diversi, e allora non ci sta niente da fare: tu accà e io allà. Buongiorno e buonasera.

Siccome non mi piace litigare, normalmente faccio tutta una serie di operazioni interne, a basso costo sociale e impatto ambientale, che mi portano a differenziare la monnezza emotiva che di tanto in tanto mi si accumula dentro e che pure è necessaria ad altre attività, come  la fertilizzazione sentimentale, il compimento dei cicli e altre cosarelle.

Per arrabbiarmi, mi arrabbio. Ma siccome so quando tengo o non tengo il diritto di esternarlo, siccome so quanta responsabilità tengo o non tengo nell’aver permesso che certe situazioni portassero a un punto esplosivo, siccome tengo in dotazione quella bella cosa che si chiama self-control, difficilmente farò una scenata quando non ci azzecca.

E mentre mi faccio tutte queste riflessioni e questi paraustielli, un poco alla volta la rabbia sfuma, tu ti avvicini, mi vedi bella sorridente e non hai mai saputo e mai saprai niente: perché mai dovrei io tediarti con una serie di argomenti che originano esclusivamente dalla mia coscienza, dai miei limiti personali, dalle mie paure e le mie angosce, dai miei bisogni di accudimento e conferma, dalle mie pretese irrazionali e illegittime, dalle mie fantasie arcadiche e ancestrali? Perché dovrei? Fino a che non hai contribuito, io non ti attribuisco niente. Non voglio nemmeno condividere.

Io mi mantengo la rabbia addosso e me la sbrigo da sola, tu devi solo ogni tanto passarti una mano per la coscienza e vedere se in qualche modo hai sfruculiato la mazzarella a San Giuseppe.

La condivisione sì, la faccio con gli intimi. Perché è giusto che conoscano di me anche le zone oscure. Allora vado lì e racconto: sono arrabbiata per queste e quelle ragioni. E  non ho pretese di risarcimento, voglio solo che tu mi stia di fronte mentre ti racconto una cosa che mi fa vergognare un poco e per il fatto che tu l’ascolti senza dire niente, comprendendo che sono onesta e non ti addebito nulla, questa mia vergogna ci lega un poco in più. Come tutte le umane debolezze, che una volta scoperte o ci avvicinano o ci allontanano, se incapaci di sopportarne la vista.

La rabbia ingiustificata, come gli altri sentimenti, è un fatto di fiducia: te la offro solo se e quando so che puoi contenerla e sostenerla. E sostenermi.

O se no mi faccio una camomilla, e chi s’è visto s’è visto. E stasera vado a letto presto.

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34 Risposte to “Anatomia della rabbia”

  1. pispa Says:

    ù la rabbia flò, la raggia è ‘na passione mia 🙂
    e stanotte faceva schifo, comunque, forse è la stanchezza davvero, l’herpes eccetera………….

  2. Flounder Says:

    pispa, la rabbia è taslmente intima e carnale, anche se ingiustificata, che io mi accorgo di riuscire ad arrabbiarmi solo in dialetto. poi magari nell’esternare traduco.
    ma mi esce proprio dalla radice, da sotto all’ombelico.

  3. Gurbj Says:

    Che bellillo questo post, Flou, cade a fagiolo. Perché proprio ieri sera ero ad una cena (amarone della Valpolicella, stinco, patate novelle al forno, insalata di finocchi, scaglie di parmigiano e pinoli, pandoro con gelato e whisky Lagavulin: ci si tratta, qui) e avevo davanti un tipo molto simpatico, un siciliano. E si parlava, appunto, di “raggia”. Lui diceva che non era in grado di mantenersi arrabbiato con qualcuno. Tranne che in rari casi. Una volta, ad esempio, un tipo gli aveva bucato tutte le ruote della macchina,. E lui, mi raccontava, per un anno intero, prima di coricarsi, cercava di ricordare il suo volto. Un bel giorno gli si affianca all’auto il tipo, che era in scooter. Il siciliano lo segue, annota il suo indirizzo, ripassa dopo due settimane e gli dà fuoco allo scooter. E pensavo: alla faccia del “non riesco a mantenermi arrabbiato”. Ma il tipo raccontava la storiella un po’ in siciliano, gesticolando in modo buffo, con una mimica facciale che esprimeva furore (tant’è che mi sembrava un po’ Mangiafuoco, con quegli occhi neri neri e la barba) e simpatia. Nel complesso ho trovato il racconto molto divertente.
    E riflettevo: per una persona assai pigra (quale io sono) la rabbia dura pochissimo. E non so neppure vendicarmi (sempre per una questione di indolenza). Mi è successo, in casi rarissimi, di estromettere completamente fuori dai miei affetti delle persone. Sempre per pigrizia (di provar rabbia, che sarebbe comunque un sentimento) e per chiusura (raramente dico a qualcuno che mi sta facendo arrabbiare).
    Questo in linea generale. Poi nello specifico ho avuto pure sfiga: così mi è successo di provare rabbia per un nanosecondo, aprire il fuoco e pentirmi dopo un altro nanosecondo. Ma il danno era fatto.
    Tuttavia quando è accaduto che mi sono arrabbiata con un “affetto” (ma assai-assaissimo), anziché ringhiare una lista delle cose che mi avevano fatto torcere le budella (lista che sarebbe stata oltremodo lunga, esposta i modo del tutto inurbano e detta con una cattiveria nera, a far male) mi sono allontanata con molto self control. Magari, poi, con quella persona ci riparlo e ci torno pure a cena. Tuttavia è come se l’avessi espulso in modo irreversibile dal mio mondo affettivo profondo. Non è rabbia né istinto vendicativo. E’ proprio una sorta di cappa oleosa che mi permea: quella persona non la “sento” più, anche se parla. Per cui mi risparmio pure varie ed eventuali spiegazioni, perché ormai non mi interessano (e non so se questo accada per meccanismo di difesa o per pigrizia mostruosa).
    Tuttavia, avverto che tutto ciò non è molto sano. Sto imparando: la rabbia è un po’ come piangere, fa male tenersela dentro.
    Vuoi mettere un bello sfogo liberatorio, un bel piantone (altro che lacrimette agli occhi), ‘na bella sceneggiata. Forse ci si capirebbe di più: “vaffanculo per questo e questo e quest’altro motivo. E tutti questi motivi, uno dietro l’altro e in fila per tre mi fanno sentire arrabbiata nera con te, perché non posso credere che una persona cui voglio bene sia così ‘na chiavica”.
    Alla fine le persone che non soffrono di gastrite sono quelle che spalancano la gola e ti sputano tutto sul muso. Avranno pure poco self control ed eleganza, è vero, però, alla fin fine, stanno ‘na favola

  4. anonimo Says:

    e invece ci sono quelli che fanno della rabbia la propria bandiera.
    quelli che stanno sempre incazzati con tutti per tutto.
    e ti riversano addosso, pur non essendo intimi, fiumi di roba che sommergerebbe anche una boa.
    (è che anch’io credo che lo sfogo sia soprattutto un atto di fiducia, non solamente di esplosione)

    lisa

  5. anonimo Says:

    Fanno 5.702, signorì. Che faccio, glieli incarto?

  6. Flounder Says:

    gurbj, anche a me capita questa cosa del distacco interno ed è orribile: all’improvviso cala una saracinesca, e questo non mi impedisce di mantenere lo stesso un rapporto cordiale, quantunque di assoluto distacco.
    la questione non è tanto quella di tentare o non tentare una spiegazione, ma proprio quella dei codici: quando ti appare chiaro che i meccanismi di funzionamento e comprensione sono diversi, non collimabili, allora non si trova possibilità di spiegare. si dissemina solo inutile astio. si degenera.

    in realtà quando sono arrabbiata e non lo tiro fuori, la ragione principale è che sono arrabbiata con me. impiego il tempo per separare in modo più preciso possibile le mie responsabilità da quelle altrui, per non caricare gli altri di cose che non spettano loro e anche per permettere un po’ agli altri, nella distanza emotiva, di valutare da soli se esista qualcosa che, dal canto loro, possa aver prodotto qualche scheggia di rabbia dentro di me.
    non è mancanza di confronto e nemmeno presunzione: solo una piccola forma di rispetto che lasci tempo e spazio per ritrovarsi, in un modo magari migliore.

  7. riccionascosto Says:

    Ecchevvidebbodire?

    (no, niente, è che leggo te e Gurbj e mi sento finalmente a casa).

    Io del controllo della rabbia credo di avere fatto un’arte, e poi però sono come una pentola a pressione. E quindi sto imparando anche a usare la valvola di sfogo… sempre sotto controllo, però (che ho la memoria lunga, e senza controllo diventa pericolosa)

  8. broono Says:

    Secondo me il presupposto per un buon confronto (per “buono” intendiamo produttivo e non fine a se stesso e al solo sfogo) non è tanto il tempo necessario per dividere le responsabilità da una parte e dall’altra riducendo al minimo la possibilità di collocare erroneamente tra quelle dell’interlocutore responsabilità nostre e viceversa, no.
    Quello è importante, certo.
    Ma il primo primissimo requisito di un buon confronto è il riconoscimento di quale sia il problema del quale si sta parlando.

    Se non si fa quello, ci si può anche rinchiudere per una settimana finché non si sono capite le reciproche responsabilità (tra l’altro pensando chissà perché di essere in grado di collocare persino quelle dell’interlocutore senza però averlo coinvolto nella cosa), ma rimane che quando se ne parlerà, difficilmente si andrà da qualche parte, visto che in tutto quel tempo non ci si è occupati di assicurarsi che l’altro, almeno il tema, l’abbia capito.

    Ecco perché questa anticamera di decompressione solitaria risulta utilissima a chi ha rabbia, ma poco ai risultati raggiungibili solo con il confronto, che sono poi quelli per raggiungere i quali si è scelta l’iniziale anticamera di decompressione solitaria.
    Cane-coda-morsi.

    Dico io.
    Dì “Per me sei stronzo per questo e per quest’altro”.
    Cosa mai potrà capitare?
    Se chi ti sta di fronte sa di esser stato stronzo, non si sentirà offeso dalla tua esagerata esternazione perché saprà che ci sono delle basi e di quelle parlerà, più che della parola da te scelta in base a rabbia o lucidità.
    Se non ci si sente, impiegherà il suo tempo per spiegarti dove hai capito male o dove si è spiegato male lui.
    Se il centro del suo discorso rimarrà il tuo “sei stronzo” vuol dire che torto o ragione che abbia questa volta, non è una sintonia con te quella che cerca, ma solo che tu non gli dica che è stronzo.
    Il che significa che se nonostante questo marginale interesse nei tuoi confronti ti ha portata lo stesso a incazzarti così, un po’ stronzo forse lo è davvero.

  9. Flounder Says:

    adesso mi sono svegliata da un paio d’ore di pisolino e sono più buona.
    non ho capito che devo fare: a chi devo dire che è stronzo? 😀

  10. e.l.e.n.a. Says:

    buonanotte
    sognid’oro
    buonanno
    buontuttelecosechevuoi

    (non a me!)

  11. Flounder Says:

    grazie, elena.
    ne voglio poche poche
    ma tutte belle belle.

  12. Flounder Says:

    broonillo, secondo me stiamo dicendo la stessa cosa.
    prima cosa: riconoscimento del motivo.
    seconda cosa: eventuale confronto

    mo’, facciamo finta che uno subito subito riesce a fare il level1.
    può capitare pure che al level2 non ci arriva proprio, perché la schermata di chiusura di AngryLevel1 si chiude dicendo al giocatore: problema evidenziato, tieni un bug nel sistema, ‘n’capa. lascia perdere questo fatto qua e gioca un poco a briscola, che è meglio

    [e comunque, io quando ti voglio dire che sei stronzo per questo e quest’altro, te lo dico sempre. magari acconcio un poco il termine e ti dico che sei bizzarro, originale, ma sempre quel fatto là è :-D]

  13. broono Says:

    No beh, non so a chi dovresti dirlo.
    Dicevo così per dire.
    Purparlé.

    (bensvegliata)

  14. glider Says:

    mi sarebbe piaciut dire due cose sulla rabbia, ma ora è impossibile
    sto rivivendo l’esperienza mistica dell’ennesima visione dei blues brothers

    ps. aretha franklin ha appena salutato jake, elwood e il marito che esconbo sal ristorante dopo l’epica “respect” con un didascalico
    stronzi

    bingo

  15. hobbs Says:

    …io la bustina di camomilla la metto sotto la lingua e lascio il filo fuori dal lato della bocca, io la rabbia la covo, perchè se mi fai incazzare te ne devi accorgere da solo, sennò il coglione sono io, io a te ti adoro…

    H.

  16. aitan Says:

    Mado’, che maestra di vita!

    (S’e fatta ora, me ne vaco a cucca’ mo’ stesso!)

  17. Flounder Says:

    purtroppo a me mi si deve voler bene. molto. più del necessario.
    serve a non farmi arrabbiare 🙂

  18. broono Says:

    Così, a occhio, mi viene da pensare che per chi ti è vicino non credo sia difficile volerti bene molto più del necessario.

  19. Flounder Says:

    a occhio, appunto 😉

  20. anonimo Says:

    Cara Flounder, oggi è passato e siamo già a domani ed è arcinoto che domani è un altro giorno.
    Ed essendo un altro giorno ci sono buone probabilità che sia diritto.
    Su su, domani ti voglio trovare in perfetta forma.
    Che poi sarebbe oggi.

    Elementare, Watson.

    Ste

  21. Flounder Says:

    un po’ mi sono sfogata, ma non è stato proprio soddisfacente. ho cercato di attaccare briga di qua e di là, ma niente: mi assecondavano, mi comprendevano, io dicevo cattiverie e cose brutte e in cambio ricevevo baci.
    forse avevo bisogno di una lite accesa, carnale, quelle che poi mentre sembra che ti stai accoltellando e non ti vuoi vedere mai piùpiùpiù, cambia di colpo lo scenario e ti baci, ti tocchi, ti arravogli e tutte quelle cose là tutte insieme.

  22. manginobrioches Says:

    mo’ ti bacio soltanto, poi ripasso con calma, che la rabbia è una cosa seria e necessaria.
    (ah, poi in privato ti devo dire una cosa inconfessabile)(dico, pubblicamente inconfessabile).
    ciao flounderina di lusso.

  23. Flounder Says:

    briosciaaaaa, ma tu lo sai, vero?, che una delle cose che più fanno arrabbiare le persone che si arrabbiano, sono questi effetti anticipatori.
    lo voglio sapere subito, lo voglio sapere.
    (perché la verità vera è che più che incazzosa io sono impaziente, irrequieta, frettélla, come diceva mia nonna)

  24. didolasplendida Says:

    ahahaha lei diceva cattiverie e cose brutte ahaha ahahaha
    da morire dal ridere
    (perchè non ci crederei nemmeno se ti sentissi)

  25. Flounder Says:

    ma perché nessuno mi prende mai sul serio quando dico che so essere cattiva?
    cattiva a gratis quello mai, è vero.
    ma sono capace di dire cose sgradevolissime, se solo ho il sospetto di essere usata, manipolata o che di fronte alle evidenze mi si meni il can per l’aia e si cerchi di raggirarmi con ragionamenti astrusi, privi di logica e onestà.

  26. broono Says:

    Confermo
    (sempre a occhio, s’intende)

  27. Flounder Says:

    ma tu hai occhio, ragazzo mio. e testa, memoria, lucidità, sentimento e tutto quanto.
    insomma, tutto quello che occorre per farmi arrabbiare senza offrire margine e spazio alla casualità 😀

  28. Flounder Says:

    hobbs, io pure prima facevo così. mi arrabbiavo sola sola e uno lo doveva scoprire.
    ma evidentemente ero così brava a dissimulare che non lo scopriva mai nessuno e allora non riuscivo mai a cambiare una sola virgola di quello che non mi piaceva.

    il fatto di non arrabbiarsi mai ha un suo preciso vantaggio interno: puoi sempre dire che la colpa è tutta degli altri. il che non ti migliora la vita, ma ti evita di rimboccarti le maniche.

  29. manginobrioches Says:

    ecco, ora lo sai. ed, eventualmente, puoi pure arrabbiarti.

  30. Flounder Says:

    brioche, sono onorata. 🙂
    (salvo verifiche, ma sappi che mi fido incondizionatamente)

  31. Flounder Says:

    mi sono appena pigliata una questione al supermercato con una signora di una certa età.
    voi non vi potete immaginare come sono scostumati gli anziani di oggi.
    ai miei tempi davano l’esempio.
    e allora le ho detto: signora, è per colpa della gente come voi che stiamo così, pieni di spazzatura e di prepotenza.
    la vecchiarella mi ha guardato e ha risposto: signuri’, penzate a sta ‘bbuono.

    nessuno mi dà soddisfazione, niente da fare 🙂

  32. PaoloFerrucci Says:

    Riuscire a differenziare la monnezza emotiva da tutto quello che ti si muove dentro è una conquista.
    E quando si ha troppo sonno arretrato quella monnezza fermenta più in fretta e fa star peggio.
    Si ha come l’impressione di non farcela; è come se quello che credi possibile e opportuno diventi a un tratto dubitabile e debole, togliendoti la forza.

    Quindi, separare quella monnezza e trattarla adeguatamente significa guadagnare in salute.

    Tanti auguri, naturalmente.

  33. anonimo Says:

    ma perché nessuno mi prende mai sul serio quando dico che so essere cattiva?
    cattiva a gratis quello mai, è vero.
    allora si vede che ti pagano!

  34. Flounder Says:

    non raccolgo provocazioni. no, no, non le raccolgo 😀

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