Creative blogging

Vorrei dare una scossa a questo blog, un piglio sperimentale.

Allora ho pensato: oggi scrivete prima i commenti, poi io ci adeguo il post.

(post postumo, in data 5 gennaio 2007)

Quell’anno la Befana rimuginava pensosa. Si era stufata, sì.
Dopo tanti anni passati al servizio dei bambini, ancora non aveva fatto carriera. E tutto per colpa di quella trascuratezza iniziale, quella prima sera che non aveva assolutamente voglia di uscire per le vie di Betlemme e che nessuno le aveva mai perdonato, nemmeno dopo anni e anni di onesto e onorato servizio.
Mentre lui, quello lì, aveva una slitta con le renne, un’uniforme rosso fiammante, una casa accogliente alla quale nel corso degli anni aveva apportato modifiche sostanziali: un anno la tavernetta, un anno la jacuzzi, un anno gli interruttori che si accendono a sfioramento.
E lei?
Lei era considerata poco meno di zero: per alcuni addirittura la sua perpetua, la segretaria.
Una casa che era poco più di una bicocca, abiti malandati che rammendava incessantemente.
Ma quante ne aveva sopportate per mano di quell’uomo?
E pensare che un tempo, ma molto tempo prima, si amavano.
Quando lei era una giovinetta, senza una ruga, con lunghi capelli neri. Lui magro e senza colesterolo (l’avreste mai detto?)
Allora la vita era più facile, non esistevano tante diavolerie e i bambini si accontentavano di poco. Semplice la lista: qui i buoni, lì i monelli.
Tutto l’anno se lo passavano tubando, stretti stretti come due piccioncini.
Poi avevano cominciato quelli là, gli psicologi infantili: i bambini cattivi non esistono, esistono solo bambini difficili, che vanno ascoltati, sostenuti, incoraggiati. Basta con questa lista antiquata e punitiva: regali per tutti.
E da allora il lavoro era raddoppiato.
Poi lui aveva fatto una serie di piccoli investimenti, rilevando quote di varie società produttrici di giocattoli in stato di fallimento. Aveva carisma e voce grossa, la gente lo stava a sentire, lo rispettava.
Da lì al desiderio di profitto il passo era stato breve: scritturato in pubblicità di ogni genere e tipo, le multinazionali se lo contendevano.
Truccatrici, curatori di immagine, fotografi, PR, linea telefonica dedicata per ricevere sms di richieste e profferte, e non sempre di oggetti innocenti. E dietro l’angolo Hollywood a braccia aperte.
Lui in giro per il mondo, e lei a rinfocolare il fuoco ormai consumato della passione (signore commentatrici, moderate i sospiri e i risentimenti personali), a sfornare inutili panettoni e pandori.
Certo, pure lei ci aveva provato a sfondare da qualche parte, ma niente di interessante. Qualche particina nelle remote province spagnole, dove di tanto in tanto biascicava una sconnessa maledizione mescendo acquavite, qualche falò folcloristico, ma nulla più di queste feste di paese.
D’altronde erano altri tempi, il sindacato non sapeva nemmeno cosa fosse.
Per non parlare del suo desiderio di maternità lungamente frustrato, che lui aveva rimandato di anno in anno, una volta con la scusa della renna ammalata, una volta per colpa degli straordinari, una volta con la promessa che avrebbero avuto un figlio solo dopo l’acquisto di una slitta nuova, turbofiammante e con due sediolini omologati peso max 16 kg.
Ma quell’anno la Befana non sentiva ragioni: voleva i contributi arretrati, una blefaroplastica e un po’ d’amore. Non gliel’avrebbe fatta passare liscia.
Quell’anno la Befana si aprì un blog e iniziò a scrivere le sue storie (ogni riferimento a fatti e personaggi esistenti in vita non è del tutto casuale). Si trovò uno chaperon, un professore di storia dell’arte,  e si fece istruire.
La leggevano, ah, se la leggevano. La leggevano e la commentavano. Per un attimo pensò che avrebbe trascorso il resto della sua vita così, che magari avrebbe scritto anche un libro di memorie. Avrebbe avuto un banchetto sul quale appoggiarsi per gli autografi,  e talk-show, film a colori e in bianco e nero.
Tuttavia, all’approssimarsi della fatidica notte, si sentì rimordere la coscienza. Poco poco. Quel tanto che tuttavia la costrinse a indossare i suoi vecchi abiti, a montare sulla scopa e a volare sui tetti per distribuire i suoi doni.
Ma altro che vecchina sconnessa e ignorante: quell’anno avrebbe dispensato libri a piene mani.
Ma i bambini volevano dolci, sapeva anche quello. Tutto sommato non era colpa loro, non voleva tradirli.
Ebbe un’idea: avrebbe inciso le sue storie su libri in foglia di cioccolato (Effe, guai a lei se mi prende sul serio), così che i bambini ogni sera potessero leggerne una pagina e poi mangiarla avidamente, per poi sprofondarsi in sogni dolci, fondenti e nocciolati senza lavarsi i denti (che anche la Befana ha le sue piccole trasgressioni e talvolta  – ma solo talvolta – chiude un occhio).
Così fece, e trascorse intere notti davanti a un immenso pentolone, rimestando e sfornando volumetti di ogni genere e grandezza.
Allo scoccare della fatidica ora era pronta.
Ma i libri erano tanti, non sarebbe mai riusciti a infilarli nel suo sacco.
Allora si tirò su la gonna (non guardate!) e ne infilò buona parte sotto l’elastico delle lunghe calze.
Viaggiò tutta la notte, la povera Befana, infilandosi in comignoli e attraverso serrature.
Rientrò solo all’alba, per trovarsi di fronte a una sorpresa.
Dov’eri?, le chiese lui, dall’alto del pigiamone rosso fiammante e della barba bianchissima.
Al lavoro, rispose lei. Che voleva essere scostante e fredda, senza peraltro riuscirci.
Non starai ancora perdendo tempo con quel coso? Come si chiama? Quello che scrivi ogni notte?, chiese lui. Che l’ho letto, sai, l’ho letto tutto, da cima a fondo. E non è mica tanto male! E questo?, continuò, sollevandole la gonna e indicando la densa pozione profumata di vaniglia e cannella che le avvolgeva il giro coscia. Vuoi spiegarmi di cosa si tratta?
La Befana recuperò in un istante solo tutto l’orgoglio soppresso nel corso dei lunghi secoli e sussurrò: queste sono le mie nuove calze auto-leggenti (non si finirà mai di ringraziare Broono, il blog…ehm.. l’uomo migliore che io abbia mai incontrato,  per questa battuta. Dovrebbe essere il mio ghost-writer. Quanto vorrei Broono, eh, quanto?).
E però, aggiunse lui, raccogliendo un rivoletto di cioccolata con il dito e succhiandolo avidamente.
E però, pensò lei, tutta una vita spesa a convincermi che si dovesse essere brutte e devote, trascurate e abitudinarie, quando bastava semplicemente essere un po’ creativa.
Pensò così, la Befana, mentre lui la portava in braccio oltre la soglia.
Il resto è leggenda.

(E soprattutto piantatela una buona volta di fare commenti inopportuni e fuori tema: leggetevi i post come si deve, una volta per tutte. Se non capite, chiedete.)

———————–

(post postumo di e.l.e.n.a.)

… So this is christmas

freddo, gesù che freddo faceva lungo il viale garibaldi.
a natale si è tutti più buoni, certo, ma non con lei.
perché la facevano restare lì, a battere i denti sotto il lampione drappeggiato e non si schiodavano dalle loro tavole imbandite, dai tacchini, i panettoni, la cioccolata, la frutta secca, il torrone, il caffé, l’ammazzacaffè… ?
scopate anche a natale, perdio!
non siate così tirchi…
anche io merito un regalo no?
siete dei poveracci voi … non come il professore
(pace all’anima sua)
lui sì che era un signore, un vero galantuomo…
quando lei aveva dei problemi…
(e ne aveva avuti)
lui le lasciava qualcosa nascosto ma che lei avrebbe trovato subito, una volta richiusa la porta alle spalle.
con lui niente macchina, sedili reclinabili, anfratti oscuri.
no, lui era l’unico a cui fosse permesso salire a casa sua.
lei cucinava persino per lui
lui la trattava come una donna non come una puttana
un giorno le aveva detto che assomigliava alla venere di botticelli
e lei era andata in biblioteca a cercare chi fosse questo botticelli
e quanto bella fosse questa venere qui, coi riccioli lunghi proprio come lei
si era persino commossa
e si era ripromessa che il prossimo lavoro di bocca
(il preferito dal professore)
sarebbe stato gratis
anzi, anche il successivo.
e dopo, subito dopo, avrebbero mangiato insieme le fragole bagnate nella cioccolata calda, speziata e con una goccia di rhum…e poi avrebbero letto qualche pagina di quel libro che a lei piaceva tanto anche se i clown le mettevano tristezza…

pensava a marcello il suo primo ragazzo.
e poi a tutti gli altri.
tutti pagavano in qualche modo le loro donne, il tornare a casa la sera, cornuti, delusi, arrabbiati… e ogni tanto con un mazzo di fiori o "un pensierino cara… per te…"
però solo a lei dicevano che era una puttana
solo a lei gettavano i soldi in faccia con disprezzo
"sbrigati che devo andare a prendere i bambini al doposcuola…"
che orrore… lo schifo non era aprire le gambe, no, era dar sfogo a quello schifo…
lui no, lui era diverso, lui era, come diceva sempre a sua sorella, "l’uomo migliore che io abbia mai incontrato…"
sua sorella la canzonava… come vorrei uno come lui, come hai detto che si chiama? … e come vorrei io essere come te….
"come una puttana?" rispondeva lei stupita…
"sì, come te che hai un piglio sentimentale nel prendere le cose della vita che a me mi manca… insegnami come fai…"
e ridevano
e sua sorella pensava a quel suo marito bravo e rispettabile onesto lavoratore puntuale e responsabile che non le aveva mai detto "ti amo"…
già, ti amo…
un giorno il professore glielo aveva detto a lei.
ma lei gli aveva detto di lasciar perdere una così… una come lei… ma si rendeva conto?
e lui aveva abbassato lo sguardo.

che, a dire il vero, lui non era morto per niente.
era solo andato via. Lontano.

porca miseria ladra che freddo stasera
prese lo specchietto dalla borsa, le labbra erano quasi viola…
d’allora era come fosse morto.
ne serbava il ricordo.
ci pensava ogni tanto, fino al punto in cui sentiva che stava per cedere e allora si ripeteva: è morto è morto è morto…
oh… finalmente qualcuno che si ferma…
-ehi, ma stai piangendo?
– no, no è il freddo di stanotte
– già… un freddo cane… è per questo che ho pensato di riscaldarmi un po’… lo fai senza preservativo?
la fede rifletteva un bagliore strano sotto il lampione…
– no… mi spiace…
– neanche a natale? eddai fammi un regalino…
– no… anzi, fammi un regalino tu… vattene per favore…
– ma tu guarda…se io la notte di natale dovevo incontrare una puttana come te… PUTTANA!
i tacchi risuonavano sul selciato fra i botti e una bottiglia di vino che un ubriaco le lanciò addosso, unendosi al cliente… "puttana!"
"vaffanculo" rispose mentre piangeva verso casa…

—————-

(post postumo di fotoreportress)

Pentita e redenta dai suoi trascorsi poco lusinghieri decise di fondare un’associazione onlus contro lo sfruttamento delle Befane, perché mai più, si diceva, mai più un Babbo qualsiasi avrebbe maltrattato una come lei.

Chiese l’aiuto del Professore, che da intellettuale e uomo di cultura com’era, non poté rifiutare.

L’associazione andava bene, ebbe molte adesioni da parte dei genitori degli ex bambini della Calzetta, e con i loro finanziamenti mise su diverse iniziative che la portarono di nuovo alla ribalta dei media. La cosa non la spaventava, ormai aveva una certa esperienza di interviste, riuscì persino a portare avanti con successo trattative con due editori che le tiravano la gonna di panno lenci. A contratto firmato, il suo secondo libro era praticamente finito, doveva solo recarsi in Sicilia a scegliere la copertina.

Adesso poteva permettersi di fare il viaggio in aereo, ma proprio mentre era in aeroporto in attesa dell’imbarco che stava controllando i feed delle topnews sul suo laptop wireless, ebbe una doccia fredda:  una foto dove in primo piano c’erano due delle sue più strette collaboratrici in testa ad un corteo con uno striscione con su scritto: “tremate, tremate, le streghe son tornate”.

Rimase sbigottita, rinunciò a partire, prese un taxi e tornò subito in sede.

Si rinchiuse in ufficio, avviò il pc e fece qualche ricerca in rete.

La foto incriminata, mai pubblicata prima di allora, era stata scattata durante la manifestazione del passato 31 ottobre, lo slogan ufficiale della manifestazione era: Halloween.

Lei aveva seguito con interesse l’evento e ricordava bene che ci fu un problema di contenimento di alcune facinorose fazioni di estremo femminismo, mai avrebbe immaginato che a guidarle fossero quelle due “false collaboratrici e giuda!”.

Eppure le sembrava di avergli dato una guida politica inequivocabile, le sembrava di avergli spiegato i delicati equilibri che erano i soli rapporti possibili con la dispotica Ministra Custode delle Pari Opportunità.

Quel tradimento l’avrebbe screditata agli occhi della Ministra con la quale aveva una discussione aperta su un progetto di importanza mondiale a cui teneva molto.

Le due infami, però, non potevano aver agito da sole, ci doveva essere stato lo zampino di qualche stregone.

Mentre rimuginava camminando nervosamente per i corridoi, intanto ingozzandosi alternativamente di caramelle, cioccolata, carbone, qualche macchinina e un campetto di calcio in miniatura che aveva rimediato scardinando le calzette di emergenza, arrivò davanti la porta dell’ufficio del Professore.

Era chiusa, il Professore non c’era, meglio!, pensò.

Forzò la serratura e si mise a scartabellare l’archivio, e più tirava fuori i documenti e più un vento innaturale formava un vortice di carta, cartelle e faldoni coi lacci.

All’improvviso tutto si quietò, le dita lunghe e ossute impugnavano le prove di quello che sarebbe stato in seguito nominato dalla stampa: l’HalloweenGate.

Aveva trovato delle foto-scandalo nelle quali si era auto-immortalato il Professore in atteggiamenti orgiastici durante un raduno di streghe: lui che cavalcava una scopa mentre una strega lo spingeva da dietro, proprio lì, con un’altra scopa; altre due streghe che affiancavano il volo del Professore, quella sulla destra glielo tirava su e quella sulla sinistra glielo tirava giù con delle piccole smorfie del naso (le foto ritraevano diversi momenti dai quali era possibile immaginare una sequenza).  

Il Professore con la complicità delle due brutte stregacce infami,  aveva organizzato un giro di streghe squillo di alto bordo che procurava a dei faccendieri stregoni con le mani in pasta un po’ dappertutto, babbioni che trafficavano soprattutto con le lobby maschiliste.

Furono proprio queste lobby a fare pressione sul Professore ricattandolo sulla sua attività illecita e costringendolo a tramare contro la Signora Befana ed il suo progetto, che poi si trattava di un Befana Day mondiale "per non dimenticare" con punti vendita di stock di calzette in tutte le piazze del mondo e distribuzione gratuita di nasi bitorsoluti da indossare.

I lobbisti machilisti agirono così per ovvi motivi: impedire l’emancipazione delle Befane a favore dello strapotere millenario dei Babbi.

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70 Risposte to “Creative blogging”

  1. Zu Says:

    io dolce te
    (si tenta di far meglio del furby, ma è dura)

  2. MariaStrofa Says:

    domani sul mio cineblog c’è un omaggio alla napoletanità, diciamo. A modo mio. Ahò mica sono OT, no?

    ciao: tu sei peggio di fuoridaidenti: ti si vede ogni morte di papa tisìv!

  3. anonimia Says:

    E’ una genialata! Comunque:

    Beh sì, direi che sono d’accordo!

  4. cioccococcola Says:

    il mio post è: anche a me piace molto la cioccolata, ma questa ricetta non l’ho mai provata!

  5. filang Says:

    Più lo leggo, più mi sembra che sia una delle più belle cose che hai scritto su questo blog.

  6. filang Says:

    Ops, filang,
    sono io in abiti da lavoro…

  7. filang Says:

    Ops e ariOps,
    io sono io, dagli altrui riconosciuto come aitan

  8. Franca_B Says:

    … e comunque il binomio libro + cioccolata lo trovo gudurioso un bel po’ 🙂

  9. Flounder Says:

    l’avevo capito.
    (tieni ‘e ccorna, mo’ con quel commento mi viene l’ansia da prestazione)

  10. anonimo Says:

    sì, il panettone…

  11. Miaotze Says:

    Ho mangiato troppo stasera e adesso ci metterò tre ore prima di digerire ed altrettante prima di addormentarmi, non parlate di cibo, pleez

  12. Doug Says:

    Dopo aver letto…sono senza parole, hai preso la decisione migliore. Imbarazzante, ovvio. Ma immagino la tua felicità. Lui è un grande. Sarete felici. T’invidio. Ne approfitto e ti utilizzo per una richiesta; un altro film in bianco e nero. Mi raccomando, non dimenticarlo. Un abbraccio flouflou, sei grande.

  13. broono Says:

    Sono lusingato…davvero….ma “[…]l’uomo migliore che io abbia mai incontrato[…]” forse è eccessivo.

    “[…]Quanto vorrei Broono, eh, quanto?[…]”

    è quando scrivi queste cose, che capisco perché torno qui ogni giorno.

    Grazie, davvero.
    Anch’io, davvero.

  14. sarmigezetusa Says:

    i p.p. sentitamente ringraziano

    (non c’entra ^_^)

  15. anonimo Says:

    (è ben la terza volta che leggo “piglio sentimentale” al posto di “sperimentale”.
    vorrà pur dir qualcosa, oltre al fatto che ho bisogno di una visita dall’oculista?)

    lisa

    lisa

  16. anonimo Says:

    (è che soffro di personalità multipla.
    forse, eh)

    lisa

  17. melpunk66 Says:

    bello davvero flound. però io la storia della signora blam che cerca inutilmente di sedurre il cameriere indossando maglie di ciniglia color pervinca lo avrei evitato. scusa la franchezza. a meno di non specificare che, a causa di un trauma infantile, la sfera sessuale del cameriere, Osvaldo Sornione, er fortemente influenzata da quel colore. Poi la faccenda incresciosa occorsa al Signor Baldenblad poteva essere un po’ asciugata, troppo ridondante. bellissima invece tutta la prima parte, con il trionfo di escursioni dotte nella pittura del 600, soprattutto De Ribera e gli altri minori. Comunque sai che ti dico? ho bevuto troppo Barbera stasera. ciao

  18. glider Says:

    reverse blogging?
    ma l’obiettivo qual’è?
    efficienza emotiva?
    risparmio lessicale?
    economia linguistica?

    gesoo!

    il primo blog kanban!
    il kaizen del post!

    どうもありがとう

  19. anonimo Says:

    Sms.

    Uova e mozz bufala. Ti amo.

    Mi

  20. zop Says:

    se devi adeguare il post ai commenti vorrei che tenssi conto del mio: caspita flounder, un post così erotico da te non me l’aspettavo!

    (PS: adoro la sperimentazione e ti applaudo! vuoi gemellarti con il DACdFP [Distributore Automatico Casuale di Frasi Pervenute] in preparazione?)

  21. Flounder Says:

    ma dai, è solo un po’ erotico.
    il resto è tutto da immaginare. 😉

  22. brezzamarina Says:

    non posso non aggiungere il mio commento preferito ai tuoi post “cosí, dammi un’altra coltellata dritta al cuore, fammi male!!”..;-p

  23. didolasplendida Says:

    non vorrei che ti venisse troppo amaro
    aggiungici le capresi e le pastiere và
    così il tasso glicemico vola 🙂

  24. e.l.e.n.a. Says:

    continuo a pensare che tu non ci abbia detto tutto del professore…

    (com’è zuccherino il primo commento)

  25. fotoreportress Says:

    Questo post è una vera furb-ata.

  26. ipsediggy Says:

    io volevo dire che a questo punto effettivamente non è possibile che sostanzialmente non vi siano alternative al paradosso!

  27. Flounder Says:

    zu, commento quanto mai azzeccato.

    mariastrofa, gli OT non mancano mai

    anonimia, basta con la mortificazione. e poi ricordo che questo resta un blog sessista.

    cioccococcola, nemmeno io l’ho mai provata. ma mi riservo di farlo 😉

    filang, trovo che in questo blog ci sia di meglio, magari scorrendo indietro nel tempo

    Franca_B, è ciò che pensò anche lui, in effetti

    A., sennò un buon libro 🙂

    Miaotze, le feste volgono al termine. tra poco ci mettiamo tutti a dieta

    Doug, viene un momento in cui bisogna scegliere, anche a costo di infrangere le tradizioni e deludere il popolo.

    lisa, ma certo che vorrà dire qualcosa: sei andata dritta dritta al cuore del post

    broono, ma come puoi pensare che data la circostanza non avrei detto esattamente come stavano le cose? pensavi che mi sarei vantata inutilmente quando i meriti sono i tuoi?

    glid, questo è un post “just in time”
    (poi apriremo una riflessione sul rapporto dialettico blogger-commentatore)

    melpunk, ma ti sei davvero letto tutto il blog della signora B.? sei un grande 😀

    mi, è per questo genere di cose che lei era diventata gelosa

    zop, gemellami, sì. gemellami tutta (è abbastanza erotico?)

    elena, il provezzore mi ha estorto una promessa, ma non è ciò che pensate 🙂

    fotoreportress, anche secondo me

    brezza, spero di esservi riuscita anche stavolta 🙂

    dido, l’anno prossimo

    iggy, sono assolutamente d’accordo. o si accettano le cose tal quali come ci vengono raccontate, o si cerca di scavalcarle e modificarle. non potendosi operare razionalmente, si procede per allegorie e paradossi.

    porca miseria, mai come questa volta avete fatto tutti commenti pertinenti.
    state diventando bravi lettori 🙂

  28. Flounder Says:

    potremmo complicare ulteriormente il gioco e stabilire che entro domani tutti i commentatori debbano scrivere il loro personalissimo post sulla base di questi commenti.
    il gioco si intitolerebbe: Post postumo.

  29. e.l.e.n.a. Says:

    mi tocco.

  30. Flounder Says:

    diamine, non pensavo – con questo post – di suscitare simili istinti. ma mica ti sei identificata con la protagonista? 😀

  31. broono Says:

    Mi unisco a Elena e mi tocco anch’io.
    Sono occasioni che non vanno perse, queste.

    (ma il post va scritto qui nei commenti o ognuno nel proprio blog?)

  32. anonimo Says:

    azz flo’. pure io avevo letto sentimentale al posto di sperimentale. è che in questi giorni con la scusa del suono che si fa corpo, è tutta ‘na musica.

  33. e.l.e.n.a. Says:

    fatto!

  34. e.l.e.n.a. Says:

    (cioè io non so dove vada scritto il post e così l’ho affidato a flou)

  35. Flounder Says:

    il post lo scrivete dove volete voi.
    io ne ho letto or ora uno, bellissimo, quello di elena.
    se la padrona mi autorizza, lo pubblico qui.
    oppure lo metta nel suo blog, che splendido.

  36. broono Says:

    In quanto ghost writer nonché uomo (e che uomo!) avrei concluso con “Il resto è leggendO” ma dato che tu sei donna (e che donna, cavolo) va bene la declinazione al femminile, ma allora propongo un più appropriato “il Testo è leggenda”.

    Detto questo ora copriti quelle cosce che qui è pieno di guardoni che han già cominciato a fare reload mille volte per guardare e riguardare.

    Sei fantasiostica.

  37. Flounder Says:

    ma io coperta sto!
    femmina morigerata sugno.

    (oggi mi sono comprata la scopa di saggina, una scenetta a dir poco divertente: me la sono fatta accorciare perché era troppo lunga. continuavo a dire al negoziante: ma io non ci devo spazzare, ci devo volare)

  38. broono Says:

    Ai dubbi del negoziante avresti potuto tranquillamente rispondere dicendogli di leggere il tuo blog per scoprire che non scherzavi.

    No, non perché avrebbe scoperto che sei befana, ma che voli.

  39. broono Says:

    eccomunque ho notato con piacevole stupore che Buran (messaggio epifan-promozionale) che vedrà la luce proprio dopo il passaggio della befana, ha la grafica del logo fatta di sbaffi di cioccolata.

    Tutto (involontariamente?) torna.

  40. Flounder Says:

    ma molto involontariamente, sia detto.
    (io pensavo che Buràn fosse fatto di caffè)

  41. broono Says:

    Ma certo che è casuale, mica intendevo metterlo in dubbio.
    Non era la volontarietà, che avevo inteso nel punto interrogativo.

    Può essere che sia caffé.
    In realtà potrebbe essere fatto di entrambi, visto che entrambi sono alimenti originari di terre (e storie) lontanissime, giunti a noi per mano di esploratori.

    (prima di scrivere ‘sta cazzata mi sono andato a leggere per curiosità la storia del cioccolato e ho scoperto che ci sono leggende sulla sua origine che sembrano inventate da te, tanto sono belle)

  42. e.l.e.n.a. Says:

    certo che sì, flou, ma direi qui, così se ci sono altri cimenti si leggono tutti vicino…

    (due post lo stesso giorno… ma che mi fai fare flou! 🙂

  43. hobbs Says:

    ho fatto bene ad aspettare allora.

  44. anonimo Says:

    cavolo… non sapevo che la vita sessual-sentimentàl dei professori di storia dell’arte fosse così colorata!

    (cosa di cui non posso che esserne assai lieta, ovviamente :D)

    lisa

  45. zop Says:

    l’hai fatto veramente poi!!!! flounder… non ho parole… son qui tutto… gemellato!

  46. Flounder Says:

    ma certo che l’ho fatto veramente!
    sono una di parola, io 😉

  47. Flounder Says:

    (e comunque il post non è ancora terminato…eheh..)

  48. anonimo Says:

    ah, ma allora alla fine il provezzore…
    la befana tiene molte piu’ risorse di quello li’ con l’uniforme rossa.
    brava. e anche a elena per l’intenso post-postumo.

    cosima

  49. Flounder Says:

    ma povero provezzore, qua dentro ha passato un guaio. ormai fa parte dell’arredo del blog 🙂

  50. aitan Says:

    chapeu, qui tutto si tiene, anche la realtà extrabloggistica, anche le calze autoleggenti
    filang

    io lo so che qui dentro c’è pure di meglio, ma filang è sempre un po’ distratto, lui corre dietro alle cose di Spagna e Latinamerica e si perde il meglio del prodotto autoctono
    (e comunque io oggi sono contento (anche se mi spiace non poter fare domani l’assistente della befana bella e creativa (ma le conserverò qualche libro)))

  51. fotoreportress Says:

    ehm, io ci ho provato, vai un po’ a vedere dalle mie parti e se pensi che possa andar bene pubblicalo qui.

    Ciao, Très.

  52. dirtyinbirdland Says:

    in bocca al lupo, flou, per Buràn 🙂 sono molto curiosa di conoscervi 🙂

  53. Flounder Says:

    chi ha paura della befana?

  54. Flounder Says:

    la Befana seduce un passante.

  55. HangingRock Says:

    ah, ma non puoi cavartela mica solo con queste foto! Dove sta quella in cui la befana fa la lapdance? E quella in cui palpa il culo dell’assessore? vogliamo il minority report 🙂

  56. Flounder Says:

    purtroppo non è stato documentato tutto, ma oggi ho sviluppato una serie di teorie interessantissime, basandomi sull’osservazione e sul dato empirico.
    primo: le donne rifuggono la bruttezza più degli uomini, come se fungesse da specchio, mentre gli uomini restano comunque curiosi.
    da qui si sviluppano probabili sottoteorie che in parte scardinano le conoscenze acquisite e in parte le confermano.
    secondo: i bambini confermano l’esistenza di un immaginario erotico legato ai rapporti tra Babbo Natale e la Befana. due bambine più scalmanate mi hanno chiesto se Babbo Natale mi abbia mai regalato biancheria sexy. ovviamente ho negato.
    terzo: la timidezza è strettamente legata all’apparire. indossando una maschera è possibile tutto o quasi. credo che adotterò una serie di maschere e parrucche per il luogo di lavoro, gli incontri galanti e quant’altro.
    quarto: io ero nata per fare l’animatrice Valtur. non avrebbero mai dovuto mandarmi a scuola.

  57. HangingRock Says:

    Dalle teorie di questo commento scaturiscono i seguenti corollari, che in parte scardinano le conoscenze acquisite e in parte le confermano.
    Primo: le donne sono attratte dalla bellezza più degli uomini.
    Secondo: il tuo blog è popolato di bambini.
    Terzo: la sfrontatezza è strettamente legata all’essere.
    Quarto: la scuola non serve a una mazza. Eri nata per fare l’animatrice, e l’animatrice fai.

  58. Flounder Says:

    mia mamma ha sempre sostenuto che io avessi il gusto dell’horror.
    io ho sempre pensato al sottile fascino della bruttezza e al suo silenzioso potere di seduzione.

  59. Flounder Says:

    una delle cose più divertenti è stato l’incontro assolutamente fortuito col venditore di scope, che si è commosso al riconoscere la scopa che mi aveva venduto lui e lo raccontava a tutti i passanti, che me l’aveva venduta lui, a 4 euro, ma proprio lui, lui in persona.
    manco fossi stata la befana vera.
    (o sì?)

  60. anonimo Says:

    certe piccole areofagie.
    un blog che quando scappa, uno non è che si possa sempre trattenere.

    lisa

    (pardon)

  61. Flounder Says:

    eccheddiamine 🙂

  62. Flounder Says:

    (qui si ha l’ansia. così, giusto per dirvelo)

  63. anonimo Says:

    (che ansia Flou? che ansia? che ansia?)
    Gnama

  64. aitan Says:

    un vero peccato non aver colto l’occasione ed aver perso l’evento

    ufffffffffff

  65. Flounder Says:

    gnamina, qua stanno per compiersi una serie di destini 😀

    aitan, ti saresti divertito proprio assai. la prossima giornata di strada è per il 1° aprile.

  66. anonimo Says:

    una serie di destini, dici? Ma parli di domani? Ma che succede? Buràn? Non lo so, eh? Io azzardo…

  67. Flounder Says:

    se dico una serie è una serie.
    son finite le vacanze, si rientra nei ranghi. gennaio sarà un mese di fuoco, fiamme, ferro e passione (l’ordine è casuale)

  68. anonimo Says:

    :O uàààuuu! Pure iooo. Ma carnevale quando inizia?

    Serie, serie. Se dici una serie…

  69. broono Says:

    Io posso fare passione?
    (ferro sarei poco credibile)

  70. Flounder Says:

    sì
    (basta che non fai le pappardelle)

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