Dummi’, ‘e figlie so’ tutte eguale…

Non mi dite che non  avete sentito niente,  che avete continuato a dormire come se niente fosse.

Che qua tutta la notte è stato un andirivieni continuo: medici, infermiere, ostetriche, flebo, ossitocina a palate.

Il tocografo registrava contrazioni sempre più intense e  ravvicinate, fino a che l’urlo: è nata, è nata.

E fin lì tutto bene, la creatura era viva e vegeta, una lieve patina di ittero, ma nella norma, apgar nove.

Il problema è stato dopo, al momento della registrazione all’anagrafe.

Chi è il padre?, e una serie di coppie d’occhi e dita levate: io, io, io, io.

L’addetto ha perso immediatamente la pazienza: signora, visto che lei è la madre, la prego di definirmi le generalità del padre.

Ma io subito ho precisato che non ero affatto la madre,  ma solo una specie di coso, di incubatore, di utero in affitto.

L’addetto si è spazientito ulteriormente: vabbè, non mi interessano i fatti vostri, ma qua occorrono un padre e una madre. O la volete disconoscere all’istante?

Noooo, ma che disconoscere, quella è figlia nostra. Diciamo che è stato il frutto di…

Del peccato?, ha chiesto l’addetto.

Noooo, ma che peccato e peccato! Di….

Di un errore di gioventù, un’improbabile leggerezza?

Nooo, ma quale errore di gioventù, uffà.

Di un adulterio?

Eh, una specie. Diciamo che è stato il frutto di un’inseminazione culturale, ecco.

L’addetto si è innervosito ancora di più: per piacere, a me queste schifezze che fate voi giovani d’oggi non mi interessano. Ditemi solo io mo’ qua che ci devo scrivere.

Nome: Buràn

Cognome: sconosciuto

Nata: l’8 gennaio 2007

Peso alla nascita: un tot di mega-byte

Altezza: un migliaio di pixel

Die di….?

Uffà, ma come siete noioso:  di questi qua che vedete e anche di certi altri e certe altre che oggi non sono potuti venire.

L’addetto ha scosso la testa e ha imboccato il corridoio. Da lontano lo sentivamo borbottare: so’ cose ‘e pazze…poi dice che uno si butta a destra, poi dice.

Se la volete vedere sta qua, un poco sofferta a causa del giro di link che teneva intorno al collo.

Ma guardate quant’è bella.

Tutta suo padre, tutta suo padre.

Come? Chi è il padre?

Mai! Nemmeno in punto di morte ve lo dirò!

Finalmente on-line il primo numero di Buràn, ancora un poco ammaccatello e frastornato.

Non lasciare che resti figlio unico, collabora all’inseminazione del secondo numero: redazione[at]buran.it

———————————–

Una lunga postilla al post:

 

io credo che il raggiungimento di un obiettivo sia bello quando riesce a riassumere e contenere anche pezzi di vita precedente, quando diventa somma ed espressione di molte esperienze, di desideri coltivati a lungo e cose mai raccontate.

In questi giorni buranici mi sono venute in mente alcune cose.

I miei esami di quinta elementare, ad esempio. Avevo il morbillo e così la commissione si presentò a casa e mi isolarono in una stanza. Il tema era: il più bel giorno della mia vita, e scrissi una lunga storia inventata di viaggi e avventure. Erano gli anni della guerra in Angola e io avevo un atlante fotografico sul quale sognavo il Taj Mahal e i templi di Angkor Vat. Raccontavo di popoli e usanze come fossero stati i miei vicini di casa. Io da bambina sognavo di fare l’esploratrice. Non sapevo ancora che i mondi interiori hanno più varietà e paesaggi e alture di quelli esteriori.

Dissero che era bello, ma fuori tema. Avrei dovuto scrivere di prime comunioni e cose così.

In quarto ginnasio ero un’adolescente timida, venivo da una media tutta femminile. Ero paffutella e impacciata. Così inventai il blog e la rete relazionale. Ma siccome non lo sapevo cos’era un blog, inventai una cosa senza nome.

Presi un quaderno, il primo giorno di scuola, e nelle prime due pagine scrissi una breve presentazione di me e poi lo passai in giro a tutta la classe, perché scrivessero di loro. La professoressa di italiano si arrabbiò, disse che queste cose si facevano fuori dalla scuola. Allora io presi un altro quaderno e iniziai a riscrivere i Promessi Sposi, sostituendo ai personaggi tutti quelli della scuola, preside e bidelli inclusi. Il quaderno girava allo stesso modo. Per ogni capitolo, i lettori lasciavano commenti, ribaltavano, suggerivano. Poi mi vietarono pure quello.

A diciassette anni arrivò una professoressa di italiano nuova.

Io non facevo i temi di letteratura, mai. Trovavo irritante stare lì a ripetere frasi e valutazioni altrui, né avevo la capacità di far critica letteraria autonoma.

Mi piacevano invece quelli in cui ti davano una frase o un testo da commentare e si poteva andare oltre, oltrissimo.

Quell’anno presi per la prima volta un due in italiano, a uno scritto, e piansi di rabbia.

Questo è un liceo, disse l’insegnante. Lei è tenuta a studiare, come tutti gli altri, e a rispondere alle interrogazioni. Io la punisco.

Anche in greco prendevo sistematici tre, ma con grandissime soddisfazioni.

L’’insegnante entrava e si accomodava, poi diceva: vi ho portato le versioni corrette. Ascoltate questa: è così che dovreste rendere i significati, è questo genere di sfumature che vorrei.

Poi leggeva ad alta voce.

La prima volta mi sono gongolata. Alla fine della lettura ho detto: è la mia, che voto ho avuto?

Tre meno meno.

Sbigottimento.

E’ che lei non ha capito nulla del testo, lo ha travisato completamente. Il senso è tutt’altro, ma lo ha raccontato in un modo così bello che meriterebbe dieci. Lei non traduce: lei inventa.

Un blog o una rivista che traduce blog è la rivalsa contro il tentativo di sterminio della fantasia e dell’inventiva, che viene sistematicamente perpetrato dall’alto.

Forse questa – più di ogni altra cosa – è l’essenza di ciò che Effe chiama “le scritture invisibili”, quelle che non avrebbero mai avuto voce in contesti istituzionalizzati.

 

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71 Risposte to “Dummi’, ‘e figlie so’ tutte eguale…”

  1. Effe Says:

    appena nato, e già parla (in molte lingue)

  2. didolasplendida Says:

    Ho letto Io e McMurdo
    il primo racconto sul lavoro, ho avuto paura di continuare a leggere gli altri, non ce la faccio a sopportare tanta bellezza, ne leggerò uno al giorno così da gustarmeli, centellinarmeli come un buon bicchiere di vino e così da garantirmi la mia dose di gioia quotidiana.
    però organizzare un pò di scritture di strada laggiù, in questi paesi? no? eh?
    potrebbe essere un’idea 🙂

  3. Giocatore Says:

    Ah, ora sì che posso dormire tranquillo!! :p

  4. giorgi Says:

    Ogni scarrafone è bello…
    SCHERZO!!! E’ proprio bella, belllissima, la leggerò con calma e piacere.
    Auguri anche a te, madrina (?)

  5. fuoridaidenti Says:

    Sta migliorando mano a mano che passa il tempo. Le gricce si spianano, sorride a tutte gengive!

  6. utente anonimo Says:

    Compilmenti mammà ,bellissimo progetto, davvero.
    Una sorsata di esotico, ogni mattina al posto del caffè.

  7. riccionascosto Says:

    Vabbuò, ma se ti dico che è un bel lavoro davvero (me la sono gustata, la lettura, con una tazza di infuso al ribes nero e ginseng – ma niente belladonna) poi anche qui mi si accusa di poo?
    Che a tutto c’è un limite… 😉

  8. Flounder Says:

    che vuol dire poo?
    che son giorni che leggo questa parola e nessuno me la spiega

  9. riccionascosto Says:

    poo= prestazione orale occasionale (definizione data nei commenti a questo post)

  10. Flounder Says:

    ahhh, anche lì, lo avevo letto e non capivo. credevo fosse una parola di gergo americano ma di derivazione cherokee per indicare – in modo spregiativo – un fan 🙂

  11. fotoreportress Says:

    Bella idea, grafica, contenuto, traduzioni…belli,bravi e belli.
    Ogni numero avrà un tema? Perché il primo sul lavoro mi coincide con il mio di lavoro, quindi aggiungo: grazie.

  12. Flounder Says:

    ogni numero avrà un tema, sì, oltre alla parte dedicata all’immaginario.
    il grafico è stato fantastico e mi perdonerà dei tormenti e dei solleciti.

  13. pispa Says:

    (pss.. niiinna naa niiinnanaaa.. chiudo la porta, riposa coi pugnetti chiusi… )

  14. DcD Says:

    Beeella! Ottima idea e ben realizzata.
    Davvero, complimenti.
    🙂
    Segnalo solo un problemetto tecnico che non so se capita anche a tutti gli altri visitatori: in “Halemba” e in “Repair works” le immagini finiscono sopra il testo.

    DeCaDe

  15. ipsediggy Says:

    shit

  16. Flounder Says:

    al problemetto tecnico ci stiamo lavorando
    (arghhhh)

  17. Flounder Says:

    ma poi del resto lo dice la parola stessa…buràn…è un po’ soggetta ai venti, ecco..
    abbiate pacienza, che qua l’allattamento non è facile 🙂

  18. broono Says:

    Un malditesta di un certo livello m’ha costretto a leggerne solo uno.

    Ho scelto “Ma siamo africani” e alla fine della lettura ho capito che i motivi per i quali quel giorno a tavola “contestai” questo progetto, erano sbagliati.

    Vabbé, solito giro di parole…diciamo che ho sbagliato io.

  19. aitan Says:

    veramente un bel parto

    però secondo me assomiglia pure a mammà stu figlio ‘e cooperativa

    (vedo che hai rinnovato anche tu il template e aggiunto finestre e affacci

    molto evocativo il Matisse)

  20. Flounder Says:

    aitan, ho levato il babbo natale, perché era finita la stagione. nei miei quadri di sinistra c’è spesso la finestra, mi piacciono tutti i quadri con le finestre.
    (eppoi a New York mi sono drogata di Matisse, ultimamente mi sento odalisca dentro.)

    broono, sono contenta che tu riesca oggi a vederlo in un modo che è più vicino a quello che avevo tentato di ilustrarti, quando tuttavia non era ancora chiaro nemmeno nelle nostre menti ma sapevo già che volevo una forma così.
    vederlo tutto confezionato, ma soprattutto vedere tutte le storie insieme, mi ha commosso molto ieri sera.

  21. utente anonimo Says:

    congratulazioni!
    avete fatto un lavoro grosso assai e il risultato e’ davvero notevole.
    ha superato le mia aspettative.
    proprio una bella idea e poi partendo dall’idea a poter leggere adesso tutto il lavoro messo insieme…bravi!
    mi metto a leggere.

    cosima

  22. Flounder Says:

    cosima, aiutaci anche tu, insieme a carlo ed elisabetta 🙂

  23. ipsediggy Says:

    oh, shit in salsa indiana. mica che…

  24. Giocatore Says:

    Ci sarebbe una versione un po’ meno à la page e più provinciale, chessò…un Burìn?

  25. Wosiris Says:

    bravò davvero brù.

    dalla solerzia con la quale ti ho visto attacchinare e volantinare mi è stato subito evidente quanto tenessi a questo progetto.

    🙂

    ora leggo.

  26. mariastio Says:

    uh grazie..

  27. utente anonimo Says:

    brava, auguri.

    Matho

  28. Flounder Says:

    dicevo stasera ai miei compagni di merenda che mi sento un po’ così, svuotata, come dopo un esame di maturità.
    che all’idea di ricominciare a peregrinare tra blog stranieri, dialogare, chiedere permessi, discutere, spiegare, leggere e tradurre, mi vengono i sudori freddi.
    e però qua siamo fatti così, anche i compagni di merenda: non ci risparmiamo.
    non sappiamo dove andiamo, ma intanto camminiamo.
    dicevo dei destini che si compiono, in questi giorni, di porte che resteranno irrimediabilmente chiuse e altre che se ne apriranno, di conclusioni e inizi, di fatti mirabili che riempiranno tutto il mese di gennaio.
    e allora rinnovo l’invito: se avete blog stranieri che leggete, se avete la facoltà di attivare un passaparola che ci faccia piombare addosso storie belle come queste, fatelo.
    Buràn è un progetto collettivo e non autoreferenziale. Noi che lo abbiamo pensato, scompariamo dietro gli autori, dietro i segnalatori, dietro i traduttori.
    a me mi dà lo stesso piacere del cucinare una cena libanese o indiana, mi dà lo stesso piacere di quando visito un bel posto e qualcuno che amo ne resta affascinato e va a sua volta a visitarlo, come quando ascolto una canzone che mi fa impazzire e la passo per posta elettronica.
    ecco, è questa cosa qua.

  29. Nonostantetutto Says:

    Un bellissimo progetto, non c’è che dire, ed un bellissimo momento per nascere e per iniziare l’anno.

    In bocca al lupo a tutti.

    Le traduzioni dal napoletano valgono? 😉

    Grazie di tutto, Brunella.

    Rob.

  30. pispa Says:

    a me piacerebbe, interesserebbe molto sapere dove si può usufruire di uno spazio web di questo tipo.
    senza pagarlo una fortuna, quale provider può funzionare per una paginata in sequenza a colori, tipo la vostra (bella) rivista?
    ‘nsò capacie

  31. Effe Says:

    Donna Flo, le sue parole al commento 28 sono così esatte da essere un manifesto in breve, m’inchino (sciatica permettendo)

    (pispa, mi contatti, se vuole, per lo spazio webbico)

  32. Decablog Says:

    per questo, buràn, e altro, sappi, coeva, che ti amicalizzo. ci si (intra)vede. 🙂

  33. SENZAQUALITA Says:

    il mio avatar m’informa che un suo cognato (che vive nel pianeta Tlön) ha appena aperto un blog – interessa mica?

    p.s. purtroppo non posso tradurvelo, ché non ho molta dimestichezza con l’uqbaranto (la lingua tlönese è un ibrido fra il dialetto di uqbar e l’esperanto)

  34. Flounder Says:

    effe, son donna di volants e volantini, epifenomeni e manifesti, di piazza e strada.

    decablog, ma l’altro? l’altro?
    (mi inquieta, questo concetto vago di altro) 🙂

    pispa, effe è il proprietario di TUTTO il web. è tutto suo. noi siamo qui solo perché lo vuole lui, per sua gentile intercessione e grazia.

    roberto, tu non mi devi ringraziare. ma proprio di nulla.

  35. Flounder Says:

    adesso faccio un momento di outing e confesso una delle cose del mio passato che mi fanno un po’ vergognare (l’altra è aver fatto la cheer-leader con i pompon ai polsi e il gonnellino): prima di aprire il blog seguivo un corso di esperanto su web.
    mammamia, quanti esercizi, quanti compiti.
    è più facile il blog.

  36. Effe Says:

    Ma che bella neonata!!
    Complimenti alla mamma e ai papà!!

    Nasce sotto il segno del capricorno: mi pare una buona cosa, per questa creatura!

    AstrologicMarmot

  37. Flounder Says:

    la cheer-leader.
    la version popcorn delle cubiste.
    Sono basito, la credevo persona seria.

  38. broono Says:

    dateci una EEEEE
    dateci una FFFFF
    dateci una FFFFF
    dateci una EEEEE
    yeaaaahhhhhh!
    (più o meno così)

  39. Flounder Says:

    Lo so, tu non vuoi, tu neghi, tu smentisci, ma questa nuova notizia sui tuoi trascorsi non fa che confermare quanto in te ci sia lo spirito della leader che negli anni ha cercato sfoghi tra i più disparati, sempre mimetizzato da sostegno a qualcun altro.
    Ma non si scappa, sempre leader sei!

    Mi trovo ahimé costretto a registrare inoltre l’ennesimo caso di coscia scoperta, dunque.
    Sei incorreggibile.
    (e di notevole fascinosa gamba dotata)

  40. hobbs Says:

    ma cosa vai a pensare?
    i pompon erano montati su uno scafandro 😀

  41. Flounder Says:

    …io ho fatto la mascotte vestito da Gatto isidoro a una fiera felina. spero che basti…

  42. Flounder Says:

    io ti vorrei vedere in faccia, a te.
    ma che faccia ha un hobbs? 🙂

  43. aitan Says:

    io poi, per il fatto che uno non si deve mai prendere troppo sul serio, ieri pomeriggio pensavo a una cosa e ridevo da sola.
    e mi dicevo: voglio organizzare una truffa mediatica a quelli là di Buràn.
    mi apro due o tre blog su piatteforme straniere, con nick diversi ma comunque soglioleschi, nelle varie lingue di declinazione, ci schiaffo due o tre foto e quattro pensierini in varie lingue e poi scrivo alla redazione per proporre un testo adatto.
    poi quando era il mio turno di votarmi, mi davo uno zero. dicevo: questa qua ha uno stile abusato, mi ricorda troppo qualcuno, ma non so chi.
    poi ho pensato che ci voleva troppo tempo per fare tutta questa truffa, ma mi divertiva troppo immaginarla

  44. Flounder Says:

    uffa,
    sono stato sgamato di nuovo!

  45. Flounder Says:

    e secondo te io ero scema? 😉

  46. broono Says:

    voglio dire: è dal tuo post che ho avuto il legittimo sospetto e ho iniziato a immaginare una suite

  47. Flounder Says:

    Mi ero perso la postilla, accidenti!

    Ma…ma…tu non hai inventato solo il blog, no.
    Tu hai inventato il primo vero quaderno cartografico viaggiante!
    Nel suo vero senso!

    Tutto tu hai inventato!
    La ruota, la ruota!
    Raccontaci quando hai inventato la ruota!

    (non è che hai inventato pure me, no? Cioè, io sono reale, vero? Non è una roba di reti neurali e simulazioni, vero? Dimmi di no dimmi di no)

  48. utente anonimo Says:

    non te l’eri persa, l’ho appena messa su

    a te ancora non ti ho inventato. per il momento ti sto ancora progettando a grandi linee 🙂

  49. HangingRock Says:

    che bella postilla.
    molti fatti in comune piu’ un 8 in condotta fisso dal primo anno, ma io stavo in un istituto tecnico per il turismo che’ mi dissero che al liceo non ce l’avrei mai fatta.
    buran mi sono divertita molto a leggermelo, quasi tutto, molto belli tutti anche se devo dire che i sudamericani sono quelli che preferisco fino a qui.
    ma il signor oscar huerta, quanto bravo e’?!

    cosima

  50. e.l.e.n.a. Says:

    Buran è un’acrobazia. Niente affatto piccola, per giunta. Una rivista che sa stare in equilibrio su un solo sito, col piede infilato in un sacco di scarpe (per giunta profumate).

    (la lunga postilla mi è piaciuta assaissimo)

  51. Flounder Says:

    la postilla è la cugina adolescente del post. è timida, graziosa, arrossisce spesso ma sa quello che vuole. è tenera, sognatrice, fantasiosa, determinata e sincera. persino quando dice le piccole bugie. che le si perdonano con un sorriso e un bacio sulla guancia. la postilla è vivace e libera, un po’ vezzosa anche se ha lo sguardo serio quando scioglie i capelli al vento e dal vento si fa accarezzare e questo dispettoso le solleva il vestito di tela leggera coi piccoli fiori. la postilla e come una farfalla, dispiega le ali, i colori, i pensieri, si lascia ammirare, ma non fermatela: la uccidereste.

  52. Effe Says:

    eh, cosima, pensa te. a me Huerta non mi fa impazzire.
    invece mi sbrodolo per Alberto Chimal e Debret Viana.
    comunque sì, ‘sti sudamericani sono bravissimi.

    hanging, ma voi siete troppo buona a pensare che tutte queste scarpe profumino 🙂
    (o forse tenete il raffreddore?)

    elenuzza, la postilla interviene nei pranzi eleganti e ti fa fare brutte figure, ti tira la manica e il vestito mentre parli e ti interrompe di continuo per dire la sua.
    è una piccola, adorabile, sanguisuga.

  53. Effe Says:

    enniènte, l’ho già detto che lei scrive manifesti (l’ho già reso manifesto)
    C’è anche poi quella così chiamata Letteratura Grigia, che è tutto ciò che non ha l’imprimatur dell’istituzione editoriale e del codice isbn.
    Grigia e invisibile, e all’improvviso densa di colori e proprio in primo piano.

  54. e.l.e.n.a. Says:

    (ah, ci piace Huerta, alla commentatrice, eh? Ellosapevo.
    A me Debret Viana e Marshall More, anche)

  55. Flounder Says:

    giù le mani da debret viana… è mio! 🙂
    (ma poi come suona bene ‘sto nome)

    oh, vi vorrei dire una cosa ma non riesco a dirvela e cioè poi magari un giorno la dirò e non dirvela un po’ mi dispiace e un po’ mi fa star così, come quando hai un segreto e pur difendendolo vorresti rivelarlo, come camminare sulle uova, come aspettare qualcuno alla stazione e aver paura di non vedere il volto atteso, stare in ansia per qualcosa, che non si sa neanche bene cosa, tensione adrenalica ma spossante… insomma è da quando ho letto quel pezzo che sto sotto incantesimo…

  56. Flounder Says:

    noooo, non si fa così.
    e diccela, jà.
    magari in privato, con l’alfabeto muto, con un disegno.

    io pure vorrei dirvi una cosa bellissima, che sto facendo in questo momento. ma non la posso dire. fa parte di una missione segreta dell’agente flounder.
    (ma è belissimissima)

  57. utente anonimo Says:

    comunque a me mi piace assaissimo il fatto di Phil Jacobsen, e pure Oleg e pure Càstulo etc etc

  58. MosakSlot Says:

    mi ero persa le pose del pianto.
    convengo con voi sul signor debret viana.
    e mi esce un sospiro.

    cosima

  59. utente anonimo Says:

    auguri soprattutto alla mamma,allora.

    che se mi devo mettere a fare gli auguri ai papà…

    beh.

    ciao flo.

  60. Flounder Says:

    non ho visto con accuratezza, buran.
    ma mi è parsa bella(o) di fuori, densa(o) di dentro e estesa geograficamente in un modo quasi spaesante.
    guarderò meglio domani, forse.
    intanto vi meritate i complimenti per il nuovo nato.
    f_e_d

  61. utente anonimo Says:

    però mo’ basta co’ ‘sto buràn.
    fatemi andare avanti, io devo scrivere il mio post quotidiano 🙂

  62. dirtyinbirdland Says:

    e vabbè, dai, un po’ di complimenti prenditeli, su.

    brava.
    bravi.

    (mi farete perdere a testa, un giorno, con tutte queste storie)

    lisa

  63. melpunk66 Says:

    Bravi Bravissimi- E’ bellissima, Buràn 🙂 originale, una grafica bellissima, articolazione strepitosamente semplice e lineare. vi aspettavo da giorni, e ora ci siete 🙂 Auguri Auguri

  64. BellaLu Says:

    che buran soffi, sofffioni e soffittature. in bocca al lupo, guaglio’!
    ps
    adoro il nick flounder-sogliola
    mi fa impazzire!!!!

  65. aitan Says:

    L’essenza è quindi la rivalsa? non so, è liberatorio ma forse le scritture invisibili (visibilissime poi) sono più di questo. Per esempio, la scrittura era un monologo, adesso è una conversazione.
    Bellissima Buràn, scompiglia che è un piacere.

  66. sabrinamanca Says:

    che bella postilla!

    (un giorno ti devo raccontare del mio esame di stato,
    magari a voce)

  67. Flounder Says:

    Come ti capisco! Ti dico solo che la mi a insegnante di latino e greco si chiamava Rosencrantz e ci faceva fare le versioni di greco al contrario, cioè verso il greco. Il mio tre in quel caso valeva sette. Logica ineccepibile.

  68. Effe Says:

    no, bella lu. l’essenza non è la rivalsa, ma il disimbrigliamento. e poi quello che dici tu, la conversazione, il confronto.
    un bel po’ di anni fa ho insegnato in una serie di istituti tecnico-professionali e ragionerie. poiché ero consulente esterno non avevo obblighi di programma e potevo fare quello che volevo.
    ufficialmente insegnavo tecnica degli scambi con l’estero, in realtà abbiamo fatto di tutto.
    questi ragazzi erano abituati – come tutti – a ripetere pedissequamente, terrorizzati dallo slancio creativo per la paura del cattivo voto e dell’individualità.

    sabrina, noi in classe tenevamo un mostro, un tizio che a 15 anni è andato dritto all’università e a 18 era fisico nucleare, in svizzera. lo mettevano da solo sulla cattedra a tradurre senza dizionario dal greco al latino e viceversa. prendeva tutti dieci, ma era così infelice di essere trattato da scimmietta ammaestrata, che poi fuori scuola lo scoprivamo felice con poco, e ci stupivamo.

    aitan, te lo dico pure a te: tra due domeniche, non pigliate impegni.

    melpunk, tu mo’ mi imbarazzi conquesto slancio 🙂

    lisa, i complimenti ce li prendiamo tutti. ma non come fatto narcisistico. è piuttosto una molla per proseguire e coinvolgere altri.

    mosak, ma non sono la madre. questo è l’unico caso al mondo in cui oltre al pater, pure la mater è incerta.

    fed, eri sparita. dov’eri?

    e in ogni caso debret viana è di buràn. dunque mio 🙂

  69. fuoridaidenti Says:

    ne convengo, debret viana è cosa di Flounder, lei lo scovò.
    Epperò prestacelo un poco, ja’.

  70. Flounder Says:

    sarebbe stato bellissimo quello scherzetto che avevi in mente di farci. peccato (eddài, ce lo fai uguale?)

  71. Anonimo Says:

    io in realtà tengo un blog straniero, mi pare inglese, di cui non mi ricordo nemmeno più il titolo. me lo ha regalato molto tempo fa un mio commentatore, una volta che avevo chiuso questo, accompagnandolo con una mail divertentissima, in cui mi veniva spiegato che era una sorta di asilo politico, tipo un paradiso fiscale.

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