I dati non sono definitivi – post in progress/4

Cammino già da tempo, ho compiuto più di metà percorso.
Immagino sotto di me i volti allibiti e timorosi della gente che guarda, i respiri trattenuti. Li immagino, li immagino solamente, non li ho mai potuti vedere. Tra poco arriverà il momento in cui mi toccherà fare un po’ di scena, come ogni volta, per riaccendere la tensione nel pubblico.
Fingerò di mettere un piede in fallo e la corda ondeggerà paurosamente, ma dopo un attimo sarò di nuovo al sicuro, confortata dal respiro di sollievo di queste centinaia di angeli custodi, di questi padri e madri amorevoli che ogni giorno mi offrono il pane che mangio e il vino che bevo.
Così pensava Arcadia tra sé, intervallando i suoi passi con brevi ricordi.
Sono qui, come in una galleria d’arte, circondata da piccoli ritratti tutti senza cornice, giacché da sempre la vita ci offre solo i giorni e spetta a noi collocarli nella giusta luce e in una cornice appropriata. Troppe volte ho sbagliato, lasciando nella penombra le immagini più belle e contornando di ebani e stucchi quelle meno significative, troppo distaccata da ciò che mi circondava o troppo immersa.
Il percorso era quasi terminato.
I cerchi attorno ai polsi continuavano a roteare simultaneamente e nemmeno una goccia d’acqua fu versata dal capo.
In quel momento sarebbe potuta scoppiare una guerra o il mondo intero precipitare e scomparire, ma per lei nulla sarebbe mutato. Era sola, stagliata sullo sfondo di una notte nera, avvolta dalle colonne di fumo che salivano sempre più in alto, fino a toccare le stelle. E d’improvviso ricominciò a pensare ai giorni che erano andati via, ai capelli che aveva tagliato centinaia di volte e con loro, ogni volta, aveva troncato le radici che volevano ancorarla al suolo, ed ogni volta il colpo d’accetta era stato sempre più doloroso, ed ogni volta la sua linfa, abbondante come un fiume in piena, scorreva e inondava il mondo. Quand’è che aveva scelto questa vita? O non era stata piuttosto la vita a sceglierla, vedendola così lontana da sé?
Allora comprese.
La zingara aveva ragione, conosceva ogni cosa.
Non c’è futuro per chi corre su un filo.
Un brivido la prese. Voleva scendere, correre da lei con una moneta d’argento per avere conferma di ciò che sentiva.
Ma ormai non ce n’era più bisogno.
Con passo veloce giunse alla fine della corda, gettò via i cerchi e con uno strattone si strappò la benda dagli occhi.
Il pubblico applaudì. Un applauso lungo che la invase tutta, come non era mai accaduto prima.
Allora si ricordò del bicchiere d’acqua sul capo. Trattenendo il respiro lo prese e bevve tutto d’un fiato. Poi lo scagliò lontano e sorrise alle centinaia di frammenti che brillavano vicino al fuoco.
E con lo sguardo ancora luccicante incontrò gli occhi di un giovane che la guardava affascinato, continuando ad applaudire.
Grande festa, signori e signore – urlò. Questa sera la funambola Arcadia si offre come un dono. Non per denaro, ma per amore. Forza signori, fatevi avanti, perché apparterrò per sempre a chi saprà danzare con me per tutta la notte.
(Piccoli strumenti riempiono l’aria di suoni. Il pubblico si disperde per un breve momento)

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7 Risposte to “I dati non sono definitivi – post in progress/4”

  1. utente anonimo Says:

    Lo sapevo, lo sapevo che non sarebbe caduta! Questa Arcadia qui è una tosta. Eh, eh, eh…
    Gnama

  2. Flounder Says:

    voi non potete sapere quanto mi stia piacendo questo circo.
    in un’altra vita voglio fare la psicanalista junghiana.
    in questa, invece, voglio scendere dal filo.

  3. ipsediggy Says:

    arcadia ne è scesa..

  4. broono Says:

    Io Arcadia l’avrei chiamata Sofia.
    Olso noun es Philo.

    (ma anche così è perfetta)

  5. Flounder Says:

    sooltano, la chiamo come vuoi tu.
    tu però mi devi fare una cortesia: trovarmi l’mp3 de Il sole ingannatore

  6. infieri1 Says:

    Fantastica come al solito. Abbraccio virtuale

  7. Flounder Says:

    uh, grazie mille
    (ma quanto tempo era che non ti vedevo da queste parti…)

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