Nessuno sa di sé, talvolta nemmeno Dio – post in progress/9

(Alla fin fine, poi,
forse si ha nostalgia del momento del lancio,
quando ancora non sai se il coltello ti colpirà o no.
Si ha nostalgia della possibilità che ci trafiggesse,

conficcandoci in quell’istante per l’eternità)

                                                                                                                                                                      Sphera


L’ultimo arrivato nel circo era Kareem, l’Intoccabile.
Così lo chiamavano nel suo villaggio, dopo che l’hagiam non era riuscito ad asportargli il prepuzio nel nome di Allah il Compassionevole, Allah il Misericordioso.
Suo padre aveva deciso di celebrare l’udhrat nella notte del destino, da bravo fedele.
Ma quella sera, benché si fosse ormai quasi alla fine del Ramadan, nessuno riuscì a toccare cibo, nemmeno dopo l’ora convenuta.
L’hagiam scosse il capo e sentenziò che una cosa simile non era mai accaduta nella storia dei tempi.
Hmoud e Nada gli offrirono del denaro e un grosso taglio di montone per essersi preso comunque il disturbo di giungere fino a casa loro, ma l’hagiam rifiutò: non poteva accettare nulla da una casa in cui l’impurità aveva rifiutato di farsi sradicare.
Tra Hmoud e Nada si insinuò il sospetto e da quel momento in poi restò ospite fisso. Della faccenda non se ne parlò mai più e nemmeno giacquero altre volte, per timore di chissà quale punizione divina.
Il bambino restò abbandonato a se stesso, privo di carezze e conforti. Trascorreva intere giornate in strada, schernito dai compagni ed evitato dagli adulti.
La sua pelle era liscia, inattaccabile. Il suo corpo non conosceva ferite, non aveva mai visto una sola goccia di sangue sgorgargli.
La sera che passò il circo, Kareem aveva già da tempo rinnegato il Compassionevole e il Misericordioso: trascorreva intere nottate a ubriacarsi e a perdersi in interminabili risse. La sera che passò il circo lo strapparono a uomini armati di pietre e colli di bottiglia che forse lo avrebbero ucciso.
Ma sul suo corpo, neppure una traccia.
Nei primi tempi Kareem l’Intoccabile si occupò dei pochi animali rimasti, ma quando dopo la grande carestia morirono uno dietro l’altro, si ritrovò a mangiare sassi e punte acuminate, sperando di infliggere al corpo un dolore così grande da trascinare con sé anche l’altro dolore che non poteva ascoltare, così grande da distrarsi dall’altro dolore che non poteva lenire.
Ma fu tutto inutile.
Tu sopravviverai, aveva giurato il Misericordioso ad Abramo, osservando compiaciuto il brandello di pelle strappato e offerto sull’altare di pietra. Anche tu sopravviverai, aveva giurato Kareem a se stesso, visto che non hai altra scelta.
A quelli del circo non importava.
Si accorsero presto che Kareem aveva due cuori, due stomaci, due fegati e che non esistevano passaggi comunicanti tra i doppi. Metà del suo essere era totalmente insensibile, l’altra metà sconosciuta e inaccessibile.
Zaira conosceva la cura, come sempre.
Ma non avrebbe potuto aiutarlo, non questa volta.
La cura ce l’aveva lì, sotto gli occhi, ogni giorno, ogni volta che Murzuek lanciava una lama su Alicia senza colpirla.
Colpisci me, pensava Kareem, colpiscimi. Fammi sanguinare, se puoi. Colpiscimi nel cuore fragile, quello che io stesso non riesco a trovare, dilaniami e prendimi.
E al suo turno si lasciava scivolare in gola le lame, si infilava frecce sottopelle, trapassandosi le cosce e le braccia da parte a parte.
Si appoggiava tizzoni incandescenti sulla lingua e così si offriva al pubblico, compiendo il giro della piazza fino a convincerli dell’assenza di inganno. Beveva petrolio, succhiava lamette e ingoiava aghi.
Sotto il costume circense un cilicio avvolgeva anche il sesso, serrato in un filo spinato nel disperato bisogno di offrirgli una tregua.
E di notte sognava, anche Kareem l’Intoccabile. Sognava del suo corpo sbocciato come un fiore rosso sangue.
Sognava la morte di Alicia, per sua stessa mano.
Io sopravviverò – si diceva. Non importa a che prezzo. Quale che sia, purché lui solo possa toccarmi.
(Il pubblico applaude smarrito, quasi che non abbia altra scelta. Qualcuno arretra di un passo, come a cercare spazio e aria nella congestione della folla. Come per timore che la massa possa coglierne i segreti pensieri)




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23 Risposte to “Nessuno sa di sé, talvolta nemmeno Dio – post in progress/9”

  1. Zu Says:

    Bene hai fatto a offrire la canzone dopo la lettura. Roba che si mastica, roba indigesta (non m’appartiene, ma la vedo).

  2. fuoridaidenti Says:

    Non ne ho letto nessuno dei tuoi post in progress. Volutamente. Aspetto la fine e nun voglio sape’ niente.

    (di’ la verità, il nome dell’editore)

  3. Flounder Says:

    calma, io non ti voglio deludere pure a te.
    già deluderò broono e hanging, che si aspettano punte affilate e manifestazioni della Cosa e invece…

    io lo so, lo so, che poi dovremo aprire il dibattito. 😀

    zu, questa è una musica da dopo .
    (ho tutta un’idea che la musica a volte distragga e a volte accompagni, a volte compendi a volte surroghi. ma questo in generale, anche come colonna sonora della mia esistenza)

  4. Iddi0 Says:

    Figliola, nun pazzià.
    Io so perfettamente di Me, e anche di te, e di come finirà questa storia (che non può finire mai)

    Domine Iddio

  5. Effe Says:

    ma io credevo che La Cosa, a questo punto, fosse con evidenza il nome del circo.

  6. Effe Says:

    (naturalmente, questo pezzo necessita di lettura psicanalitica profonda)

  7. giorgi Says:

    Mi stamperò tutto quando finisci per una sana vecchia lettura cartacea. Ma la musica non resco a sentirla.

  8. Flounder Says:

    buongiorno.
    perdonatemi l’assenza. ho passato la giornata con Kareem l’Intoccabile.

  9. Flounder Says:

    l’Intoccabile è un personaggio complesso, effe. avrebbe avuto bisogno di molto più spazio. come tutti gli altri, contiene diverse esistenze, declinate sia al maschile che al femminile.
    la scelta di un sesso e un’appartenenza etnica e religiosa serve a semplificare la narrazione.
    ma dietro Kareem c’è molto di più.

  10. Flounder Says:

    in realtà mi ha fatto sorridere molto, di una sorta di tenerezza, questa mattina, la lettura del commento di Zu, quando dice che la cosa non gli appartiene.
    tutto questo circo ha tanti piani di lettura, uno dei quali è l’idea che il protagonista possa essere uno solo, intento a percorrere il proprio cerchio personale, a smarrirsi in profondità sconosciute di sé.
    questa è una possibile.
    l’altra è l’idea del cambio di posto e di prospettiva. oppure il senso della circolarità, in base al quale a partire da qualsiasi punto dato, si giungerà a completare il cammino.
    ce ne sono così tanti che io stessa fatico a definirli tutti.

  11. HangingRock Says:

    Ah, nonono. Chiariamo. Non mi aspetto affatto una manifestazione della cosa. Anzi, penso proprio il contrario, che non ci arriverai, che non puoi arrivarci. Il cerchio non può diventare punto.

  12. Flounder Says:

    grazie di avermi sollevato dall’incombenza, Hanging 🙂

  13. aitan Says:

    trovo bellissimo il personaggio di Kareem (quasi quanto le tue parentesi)

  14. monodose Says:

    così intenso che sarebbe stato davvero difficile diluirlo in più parole
    (grazie)

  15. Flounder Says:

    mauTo, ma quale editore? per dieci post?
    una volta, prima che Buràn esistesse, anche solo nella mia mente, avevo un desiderio, nemmeno tanto segreto: che Hobbs illustrasse i miei post.
    ecco, qui per esempio ci starebbe benissimo una galleria hobbsiana.

    giorgi, è Battiato: Tra sesso e castità.
    (che a me Battiato non è che mi piace sempre, ma la canzone era bella, il tema pertinente, lui musulmano e il senso del testo molto vicino a me)

  16. Hiroe Says:

    Nessuno sa di sè, talvolta nemmeno Dio. Parole sacre.
    Hiroe.

  17. Flounder Says:

    in certi giorni il sacro è dovunque.
    non solo nell’omonimo osso. 🙂

  18. Zu Says:

    (parlando di non appartenenza, mi riferivo a forme tanto insistite di automortificazione, non certo alle molteplici sfaccettature dell’esperienza umana esteriore e interiore)

  19. Flounder Says:

    zu, avevo capito che ti riferivi a quello. ma non bisogna mai dar nulla per scontato, nella vita.
    ci sono cose che escluderesti a priori e un giorno – nemmeno sai come – potresti ritrovarti a fare 🙂
    (anche in senso metaforico, non ti agitare)

  20. Zu Says:

    Come tutti, si cerca di colmare delle lacune, ma c’è modo e modo: forse un giorno anch’io mi flagellerò; per ora, mangio un gelato fiordilatte usando un cucchiaino fatto di cioccolato fondente Lindt.

  21. Flounder Says:

    ognuno ha le forme di espiazione che più gli si addicono: io voglio morire soffocata da un abbraccio
    (un giorno di questi dobbiamo studiare la fenomenologia dell’autolesionismo, il passaggio di confine tra punizione e autogratificazione)

  22. barneys Says:

    sopravvivere è tutto , per ora.

  23. zaritmac Says:

    Quando, dimmi, in quale notte senza luna è scappato il tuo Kareem al mio Zirkus? Perché s’èe nascosto e non s’è fattop trovare? Perché non ha lasciato che lo arruolassi? Perchè non s’è fatto trovare? E ora, impresaria, mi rodo d’invidia di non aver mai scritto che “si ritrovò a mangiare sassi e punte acuminate, sperando di infliggere al corpo un dolore così grande da trascinare con sé anche l’altro dolore che non poteva ascoltare, così grande da distrarsi dall’altro dolore che non poteva lenire.”. Bellissimo, come una lama che trafigge miracolosamente senza far male mettendoti tra le dita la filigranza della tua stessa anima.

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