Corpo narrativo e corpo procreativo – piccola appendice circense

Io poi – mio malgrado – penso.

Che non è l’attività in cui riesco meglio, mi viene più facile registrare, raccontare, descrivere. In genere penso a posteriori, ma solo se mi vengono forniti buoni spunti.

Per esempio ieri sera mi è stato detto che in questa storia sono presenti i dieci comandamenti, forse non proprio tutti e dieci, ma una buona parte.

Il che è vero, non per scelta aprioristica, ma perché così è.

E allora ho pensato che ciò che mi attrae in  un’opera (letteraria, teatrale o cinematografica) e me la rende degna di interesse è la compresenza di tre poli fondamentali e il modo in cui la narrazione riesce a giostrarsi tra loro, senza ricorrere a effetti speciali. Il modo in cui illumina questo difficile ménage à trois.

Nello specifico i tre poli sono: l’etica collettiva, il tentativo di darsi un’identità personale e il sacro.

Questi tre elementi devono esserci sempre, foss’anche per negazione.

La tragicità di una narrazione o di un personaggio dipende  dall’assenza conclamata di uno dei tre o dal fatto che due degli elementi possano allearsi contro l’altro. Quando dico assenza, voglio intendere che comunque il divino (o un altro degli elementi fondamentali)  viene contemplato, seppur negato o distrutto. L’importante è che non sia ignorato.

La catarsi dipende invece dal ripristinato equilibrio tra i tre elementi, da un tentativo di risoluzione. Non necessariamente da un lieto fine, può trattarsi anche del riconoscimento dell’impossibilità di riuscire a far conciliare i tre elementi e da una svolta suicida.

Quando parlo di sacro non penso a narrazioni bigotte che contengano un messaggio divino.

Il sacro si dà anche nella sua assenza dal mondo.

Penso per esempio a certo teatro o cinema nordico, il cui dramma si configura tutto nello sforzo di contrapporre la libertà individuale al dato sociale senza impazzire, in totale assenza di ausilio religioso, di cui comunque si ha ricordo od esperienza.

Penso a certa letteratura dell’est.

Il sacro c’è e si pesa, se ne pesa la mancanza.

Oppure per esempio in un film come Dogville, che è un altro di quei film che – se sapessi fare un film – avrei voluto fosse mio.

Lì è il caso in cui si verifica appunto l’alleanza tra sacro e massa. La sovrapposizione. Non che il Dio si schieri, attenzione, ma viene usato come alibi.

Il rapporto tra i tre poli non si dà una volta per tutte.

Cambia in continuazione: cambia storicamente, geograficamente, cambia individualmente. Cambia secondo le scoperte scientifiche e le esigenze del mercato.

La questione non è meramente narrativa o estetica.

Un mondo o una vita in cui sia possibile trovare un senso si deve dibattere tra questi elementi: l’Io, la Società e il Trascendente. Equilibrarsi tra le infinite combinazioni possibili fino a trovare la propria, la più vicina possibile.

Io a volte cerco di spiegare questa cosa quando parlo della sacralità del corpo procreativo. Che non vuol dire che io voglia avere diciotto figli o dichiararmi contraria alla contraccezione, ma semplicemente richiamare l’attenzione sul fatto che qualunque scelta funzionale si compia sul proprio corpo corrisponde a un’alleanza o a un’estromissione del sacro.

Non è affatto una questione di peccato e punizioni, non voglio che la si legga in questi termini.

Per me il sacro è semplicemente quella cosa che innesca processi vitali, che fa sbocciare i fiori, che a volte ci fa commuovere di fronte a certi tramonti, per un sentimento di completezza o – al contrario – per la presa d’atto di una finitezza.

Secondo me il corpo è proprio il luogo di elezione del sacro.

Il corpo è il luogo che – più di ogni altro – racconta del nostro rapporto col sacro.

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31 Risposte to “Corpo narrativo e corpo procreativo – piccola appendice circense”

  1. IceKent Says:

    la discussione sul sacro e la divinità, sull’Uomo (il Mensch) ed il dio creato o creatore sarebbe certamente ben più lunga di un post o di un commento. il tuo scritto ha però dato degli indirizzi di massima, sia legandolo al racconto sul circo, che definendo il sacro a partire dalla sua assenza.
    ognuno di noi è bravissimo a crearsi degli alibi, quando necessitano, e dio è uno di questi.
    un saluto

  2. Flounder Says:

    mi interessa il dopo.
    quando l’alibi – quale che sia, anche quello sociale – viene meno e il sistema è esposto a rischio di disgregazione.

  3. cobblep0t Says:

    dio non si è mai esposto in effetti, e non tanto per assolvere alla sua abituale funzione di alibi, quanto piuttosto perchè probabilmente non esiste.

    il post è da incorniciare.

  4. sevensisters Says:

    Il tuo mi sembra un sacro che si accorda benissimo con il secondo polo, cioè la necessità di darsi un’identità personale. E forse il sacro “ufficiale” (quello delle religioni”) deriva dall’aver spogliato quel sentimento così confortevole che descrivi tu, da ogni comfort, appunto. Perchè se no sarebbe apparso come un sacro troppo facile, troppo a buon mercato. Il Sacro dev’essere invece accompgnato da obblighi, ansie, sacrifici, difficoltà…Insomma dal tentativo di superare le “umane debolezze”, di innalzarsi (in questo senso io vedo Nietzsche come un filosofo con grandissimo senso del sacro, seppur anti-religioso)…Una cosa facile da raggiungere ha poco valore, secondo la mentalità corrente.

  5. Flounder Says:

    come ho già detto, non sono brava a concettualizzare troppo a lungo, né a perdermi in discussioni metafisiche.
    io sono di sguardo corto, anche se sembro fornire un’impressone contraria.
    mi è capitato di trovarmi di fronte a persone che da un lato conducevano enormi battaglie ambientaliste, incazzate contro tutte le tecniche di sfruttamento eccessivo della terra e le alterazioni indotte dei cicli di semina e raccolta o dall’allevamento intensivo di pollastri e che però non vedevano la correlazione con l’utilizzo, da parte loro, della pillola anticoncezionale come analogo sistema di alterazione del corpo procreativo. perché anche la terra è un corpo procreativo, parlo per concetti estesi.
    ancora una volta, non sto conducendo una battaglia a favore del vaticano, no.
    è solo che la sacralità parcellizzata è strana.
    come se da un lato la si volesse abolire dalla propria esistenza individuale e dall’altro acchiapparla per la coda, perché non scompaia del tutto.
    non ha importanza se dio esista o meno, ha importanza secondo me il riconoscere che c’è qualcosa alla quale non possiamo attingere se non per intuizioni rapide e decidere cosa farne.
    un’identita tutta aderente al corpo sociale è fasulla, una tutta aderente al sacro è folle.

    (non so come m’è presa ‘sta botta teologica, oggi volevo scrivere un post sui criteri diagnostici dell’innamoramento)

  6. melpunk66 Says:

    flo
    mi piace questa tua “concezione” de sacro, perché rimanda a quella neolitica della grande madre, della forza generativa, del principo vitale femminile, il sacro, o sacro. una concezione del sacro che non si era ancora cristallizzata le senso relgioso proprio degli ultimi due millenni. saluti
    mel

  7. Flounder Says:

    mel, io ho l’impressione che tutto oggi vada nella direzione di negare realtà al corpo procreativo, sia esso individuale o globale, umano o terrestre.
    come i messaggi pubblicitari degli assorbenti, che ci tengono tanto a dirti che “quei giorni” potranno essere uguali a tutti gli altri.
    come le terapie antalgiche estese ormai a qualsiasi dolore, anche i più sopportabili o il parto con l’epidurale, sempre più diffuso.
    si cerca di negare la realtà del corpo procedendo per occultamento di prove, con la cancellazione di tutti i segnali di vitalità, con l’alterazione dei cicli biologici e l’eliminazione di una serie di passaggi rituali di cui anche il dolore fisico o la fatica costituiscono elemento importante. un tentativo di indurre indifferenziazione.
    forse la speranza è che il corpo, divenuto asettico, la smetta di cercare di elaborare una sua individualità specifica, non si ponga dubbi ma si adatti pedissequamente al corpo sociale.
    a quel punto il sacro gli verrà imposto dall’alto, debitamente confezionato e omologato per tutti.

    ma il sacro per fortuna se ne fotte e si ribella.

  8. Flounder Says:

    con lo stesso spirito temo le discipline new-age, il buddhismo della soga gakkai e quel cinema americano che o esclude totalmente il sacro o lo spettacolarizza con la messa in scena di enormi catastrofi naturali, fenomeni sovranaturali e alieni buoni che vengono qui per restituirci i valori smarriti

  9. sevensisters Says:

    Wow! Voglio il post per capire se sono innamorato o no.

  10. e.l.e.n.a. Says:

    io l’avevo detto che “il dibattito no!”.

    fuori dal coro perché tutti sembrano seguire il corso dei tuoi pensieri, posso dirti, con tutta sincerità, che questo post messo qui un po’ mi dispiace?
    (lo so potevo non leggerlo e tanto meno commentarlo, ma non sono qui di passaggio, in qualche modo ci si conosce e non riuscivo a non dirtelo)
    messo così subito dopo la narrazione circense, è come se mi avesse bruscamente ricondotto alla realtà. insomma è come se avessi avuto bisogno di un tempo di decompressione, quel “famoso” restar a fissare i titoli di coda a sala buia alla fine del film senza esprimere opinioni su una cosa che ti è piaciuta moltissimo e di cui ti stai ancora inebriando.

    non prenderla a male, ti prego. è una sensazione mia. è come un brusco risveglio che non mi aspettavo.

    il fatto che non sia d’accordo interamente su quanto dici non so se sia accessorio o no. so che è così la sensazione. so che dogville non mi è piaciuto per niente perché mi sapeva di falso. di esercizio di stile. e che non capisco bene la contrapposizione fra l’essere ambientalisti e accettare la contraccezione. le donne stuprate che prendono (quando e se possono) la pillola del giorno dopo, non hanno in sé nessuna negazione o assenza del sacro, ma solo un grande dolore e io non posso che provare nei loro confronti, un’umana pietas e tutta la mia compassione.

    dio poi, non si può schierare per due motivi: o perché non esiste, o perché non sarebbe un dio.
    peraltro, alibi poi, credo lo sia sempre stato.

    non me ne volere, ti ripeto.
    scusa le parole di getto e anche un po’ confuse.
    io torno ad annusare l’odore del circo; anche se ha già levato le tende, si sente ancora forte.

  11. e.l.e.n.a. Says:

    scusa per la lunghezza!

  12. Gurbj Says:

    Sei in uno stato di grazia Flou:) Commentarti dispiace quasi. Sembra il bisbiglio in mezzo ad un pezzo delicato. Shhhhhh (brava davvero:))

  13. Flounder Says:

    elena, nessun dibattito, in verità.
    non era proprio mia intenzione. il richiamo ai post precedenti è casuale e nasce appunto dalla coincidenza con il film che ho visto ieri e che mi ha toccato molto: c’era una massa inconsapevole, un dio sullo sfondo e un uomo dimentico di sé.
    ho semplicemente trovato il filo conduttore delle cose che mi piace vedere o leggere e l’ho individuato.
    e nemmeno volevo scendere in profondità su chi soffre o compie delle scelte dolorose o necessitate,
    l’ho detto immediatamente: la mia non è una posizione integralista né bigotta.
    si richiama ad una serie di conversazioni con persone che separano nettamente il macrocosmo dal microcosmo individuale, o che vivono una religiosità del tutto cerebrale senza rapportarsela interiormente.
    anni fa ho scritto un articolo lungo per un settimanale, sulla Soka Gakkai. l’ho scritto con cognizione di causa, dati alla mano, atti di procedimenti penali per plagio e relative condanne in tutta europa e me ne sono presa di tutti i colori, con un’aggressività davvero poco consona ai buddhisti
    dio non si schiera, è evidente.
    ma ad alcuni piace disegnarlo così e identificarlo con luoghi comuni che poi vanno ad abitare la politica e la vita di tutti i giorni, a detrimento di tutti e principalmente del sentimento del sacro, che va scomparendo.
    non me ne ho a male. assolutamente no.

    gurbj, in questi ultimi giorni sono molto lontana da quello che si può definire uno stato di grazia.
    mi sento i piedi di cemento e le parole sono valvola di sfogo, come sempre.

  14. aitan Says:

    ¡qué viva pachamama!

  15. Flounder Says:

    (o Donna Tonnina)

  16. Flounder Says:

    seven, il post è in via di elaborazione.
    sto sfruttando la consulenza della settenne 🙂

  17. utente anonimo Says:

    quanto mi sta sull’anima quella storia delle attiviste ambientaliste che non vedono altro che gli “orti” altrui.

    alterare il ciclo biologico la vedo come una mezza bestemmia, rapportata alla sacralità che c’è nel corpo (esteso e non).
    è che odio sforzare i tempi, in generale.

    lisa

  18. Flounder Says:

    anche fumare è una bestemmia.
    devo smettere, devo smettere per forza.
    comincio a detestarmi.

  19. utente anonimo Says:

    vabbè, ora non esageriamo…
    io mi detesto per molto meno.
    (per dire) 🙂

    lisa

  20. Effe Says:

    conoscevo un uomo religioso assai
    Non sapeva di chiese e canoni
    Ma il mondo si svegliava quando si svegliava lui, e si addormentava quando si addormentava lui
    Era un poeta, un folle di dio, un intoccabile e sacro
    Faceva il barbone, per scelta.
    Chissà che fine ha fatto

  21. Flounder Says:

    (avrà un blog?)

  22. Giocatore Says:

    Io non spero nella resurrezione del corpo: mica vorrà condannarmi al mio mal di schiena in eterno? Sono un eretico, “origenista”: il corpo è una punizione per l’anima 😉 (o una prigione, se preferisce Platone)
    🙂

  23. e.l.e.n.a. Says:

    quella del dibattito era una semplice battuta. so che non era intenzione.
    ma, forse, ho preso male questo post, per una sorta di interruzione dell’incanto. tutto qui.

    qual è il film che hai visto?

  24. Flounder Says:

    Giocatore, anche io sono del parere che il corpo sia una prigione.
    lo scrissi altrove e lo ripeto.

    elena, quello di schreiber, Ogni cosa è illuminata
    (che poi quando mi sprofondo in questi abissi poetici devo cercare di tornarne immediatamente a galla, la verità è questa)

  25. e.l.e.n.a. Says:

    tu hai parlato di abissi poetici, di tornare a galla…
    è un film che associo alla fluidità, allo scorrere, al senso liquido, permeante.
    nel quale immergersi. ma, la mia difficoltà è aver voglia di uscirne fuori. perché ci starei sino a diventar viola e tumida in quel fluttuare acqueo…

  26. Flounder Says:

    elenuzza, ci starei pure io.
    con lo stesso spirito con cui mi ammollo nelle acque termali: fino a farmi raggrinzire i polpastrelli e tutto il resto.
    (ma non posso spiegare tutto, no, non posso)

  27. e.l.e.n.a. Says:

    ok, un giorno ce ne andiamo a saturnia, stiamo in acqua tutta notte e mi racconti.

  28. Flounder Says:

    se tu un giorno passerai mai di qua, io ti porterò a quella de L’amore molesto

  29. Zu Says:

    Flounder, per il post stavolta avevi trascurato la colonna sonora… 🙂

  30. Flounder Says:

    ma quanto è divertente quel film 🙂

  31. Flounder Says:

    e quanto era giovane michael palin

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